Alberto Dalmasso: la politica ascolti le startup

Alberto Dalmasso: la politica ascolti le startup

L'Italia aiuti di più le piccole aziende innovative perché possono rappresentare il futuro del nostro Paese: parola di Alberto Dalmasso, CEO Satispay.
L'Italia aiuti di più le piccole aziende innovative perché possono rappresentare il futuro del nostro Paese: parola di Alberto Dalmasso, CEO Satispay.

Siamo un grande Paese e ho fiducia nel fatto che qualsiasi sarà il nuovo Governo metterà tutte le sue energie per continuare a contribuire nella definizione dei migliori approcci e strumenti che l’Occidente può mettere in campo per affrontare il drammatico momento che il mondo intero sta vivendo. Le priorità per le Istituzioni continueranno ad essere tante e complesse, ma parallelamente potranno contare sul serio lavoro di una nuova generazione di imprenditori che si sta formando grazie alle opportunità aperte dall’evoluzione tecnologica e della normativa europea per costruire il tessuto economico di domani; l’unica cosa di cui questa generazione ha bisogno è di non essere tenuta in svantaggio rispetto a operatori già fortemente consolidati e internazionali, il resto lo definirà la sana e giusta competizione di mercato“. Sono queste le parole di Alberto Dalmasso, CEO e co-founder di Satispay, il quale in occasione dell’evento “10Years Later” organizzato da H-Farm lancia un appello alla politica italiana: investire sulle piccole aziende significa investire sul futuro e di questo l’Italia non può fare a meno.

In un momento nel quale dovrebbe essere la politica a dettare soluzioni chiare e visionarie sul futuro economico del Paese, proprio la politica sembra esimersene per evitare di dover fare conti che restringerebbero il bacino elettorale possibile. Dalmasso lancia così un appello nel vuoto pneumatico che la politica ha generato attorno a questo tipo di problematica, in attesa che futuri governi e futuri ministri possano cogliere il senso delle sue parole:

I tanti giovani che negli ultimi 10 anni si sono cimentati nella non facile sfida di fare impresa e innovazione in Italia, non si aspettano particolari favori dalla politica, come è giusto che sia. Apprezzano e traggono vantaggio da una normativa sulle start up ben fatta, ma poi ognuno nel suo settore lavora costruendo su studio, competenze nonché sincero e forte desiderio di contribuire alla crescita del Paese. L’unica cosa che ci aspettiamo è che se esiste una normativa europea di riferimento per il comparto, nel nostro caso specifico la Direttiva PSD2 varata per favorire la nascita di nuovi campioni europei nei pagamenti, non accada che proprio in Italia dove è nato un sistema come Satispay per risolvere le problematiche degli esercenti sui pagamenti elettronici, passi una legge sul POS che ignorando la raccomandazione europea di neutralità rispetto alle tecnologie e sistemi di pagamento, continua a parlare solo di strumenti datati come le carte, escludendo dalle opzioni i nuovi circuiti.

Alberto Dalmasso

Dalmasso, oggi a capo di un nome come Satispay ( iOS | Android) che ha scritto la storia italiana delle startup, alla politica chiede visione e capacità di leggere un’evoluzione necessaria: non un interventismo compulsivo legato alle emergenze del momento, ma una pianificazione più logica ed un dialogo più serrato con quelle piccole aziende che possono diventare il futuro industriale ed imprenditoriale del Paese.

I Governi che si succedono a turno si occupano delle grandi crisi industriali del Paese, che cambiano a volte nome ma restano le stesse, dandogli massima priorità, mentre servirebbe invertire l’ordine e la massima priorità dovrebbe essere sulle giovani e piccole imprese innovative di oggi, perché loro saranno le grandi aziende di domani, che permetteranno di trattenere talenti e attrarne dall’estero. Il Paese che avrà più aziende innovative sarà quello che crescerà di più.

Satispay ce l’ha fatta e oggi può parlarne con il senno del poi dopo aver attraversato il guado di un mercato sicuramente complesso da affrontare. Molte altre piccole startup potrebbero non avere simil fortuna e non sempre per incapacità, ma spesso anche per il mancato supporto che affrontare una rivoluzione può richiedere. L’Italia può fare di più, insomma: “Iniziative come Restart Italia hanno mostrato l’urgenza di una politica dell’innovazione. A distanza di 10 anni ringrazio per quanto fatto, ma devo dire che fino a quando non verrà invertito l’ordine delle priorità e inquadrato il bisogno di accelerare lo scale up, l’urgenza non sarà soddisfatta. Anche l’Istituzione di un Ministero dell’Innovazione è un segno importante, ma ancora non basta. L’innovazione deve essere priorità trasversale“.

Un messaggio che la politica, impegnata in queste ore in una vuota e tesa campagna elettorale, dovrebbero cogliere e far proprie.

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Pubblicato il 12 set 2022
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