Allofmp3.com torna online, ma è braccato

Il celebre sito russo è ora di nuovo raggiungibile ma rimane nel mirino dei discografici. Putin potrebbe usarlo come merce di scambio per il WTO. Dall'Italia partita una denuncia già trasmessa a Mosca

Roma – Ieri mattina i molti appassionati di musica che acquistano brani musicali a prezzi stracciati su AllofMp3.com , celeberrimo sito russo, avranno tirato un sospiro di sollievo: all’annuncio che per alcuni giorni campeggiava in home page, in cui si spiegava che il sito non era disponibile per manutenzione sui server, si è ora sostituita la home page vera e propria, che offre l’accesso a un catalogo impressionante di musica . Venduta a due lire, anzi a centesimi di dollaro.

La preoccupazione che aveva colto i sostenitori di questo sito rimane però ben giustificata: AllofMp3.com, così come altri siti russi di “settore” già piuttosto noti, ad esempio Mp3Search.ru potrebbero presto diventare merce di scambio per Putin, il leader del Cremlino che, per poter accedere all’Organizzazione mondiale del commercio, WTO , deve trovare il modo di dimostrare la propria buona volontà contro l’illegalità commerciale e la contraffazione.

Conditio sine qua non per accedere al WTO e agli accordi commerciali che rappresenta, infatti, è di far rispettare il mercato legale delle opere dell’ingegno . Una misura con cui persino la Cina deve fare i conti se vuole rimanere nel WTO in cui è entrata di recente. Quindi se il Cremlino intende davvero traghettare il proprio paese in quel consesso internazionale, è più che probabile che i grandi produttori di musica e cinema occidentali, veri e proprio bulldozer del commercio internazionale, vengano a chiedere il conto .

Già nei colloqui di questi giorni si è parlato molto di produzione e smercio pirata in Russia di CD e DVD: le autorità russe, per controbattere certe osservazioni in seno al WTO, hanno parlato di una vasta opera di repressione che ha compreso indagini su oltre cento siti Internet ritenuti in un modo o nell’altro coinvolti in attività di pirateria. In alcuni casi i processi sono già partiti.

L’ <ndustria è peraltro già sul piede di guerra, anche in Italia : FIMI , la Federazione dell’Industria musicale italiana, ha confermato ieri a Punto Informatico che la denuncia presentata contro AllofMp3.com lo scorso gennaio è stata trasmessa al Governo russo e al Procuratore generale di Mosca. “Stando alle ultime informazioni in nostro possesso – spiega FIMI – sarebbe in corso un’azione penale”. L’anno scorso le etichette italiane erano riuscite a far chiudere allofmp3.it , sito italiano di “riferimento” per il portale russo.

Come si ricorderà, le etichette occidentali accusano AllofMp3.com e i siti di”genere” di non aver voluto stringere accordi commerciali con chi quella musica ha prodotto e di non versare royalty sulle vendite agli artisti. Ma AllofMp3.com dichiara di agire nella legalità in quanto intrattiene rapporti economici con l’omologa russa della SIAE, che a sua volta non ha però felici rapporti con l’industria occidentale. E lo fa all’interno di un vuoto normativo che fino a questo momento ha consentito al sito di uscire indenne dalle indagini delle autorità russe sulla sua attività.

Che AllofMp3.com ostenti tranquillità è evidenziato dal continuo proliferare di offerte sulle proprie pagine, anche suddivise per paese. Ad esempio un album di Claudio Baglioni composto da 44 tracce, cantautore italiano peraltro molto attivo nella lotta alla pirateria, viene venduto a poco più di 6 dollari. E i file, al contrario di quanto accade nei più costosi jukebox online occidentali, sono in formato mp3, senza alcuna limitazione DRM, dunque destinati a circolare in rete senza possibilità di controllo da parte degli artisti.

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  • Akiro scrive:
    e nelle scuole...
    ... si continua ad insegnare Microsoft.capisco che da qualche parte si debba iniziare ma perchè non tener bene in mente che spesso glistudenti non hanno dei genitori miliardari e che il software lo devono pagare con i soldi di stipendi normali?E' inutile insegnare a ragazzi di 14,15,16 anni ad utilizzare prodotti da 1000/2000 euro anche perchè tanto quando usciranno dalle scuole magari non saranno più utilizzate...ai miei tempi si insegnava la base, o dei linguaggi di programmazione più didattici... aveva i suoi contro, ovvio, ma qui si passa da un estremo all'altro!
  • Anonimo scrive:
    Pensa a laurearti
    pensa a laurearti e ricordati che più il software è gratis (perchè in pratica più che open è free) e meno lavoro c'e' per te.... vieni nel mondo della consulenza e dei 1000 euro al mese caro Ing. perchè resta solo quello...anche grazie all'open
  • firefox88 scrive:
    Nella mia modesta opinione...
    Mi accingo ad esprimere un'opinione sicuramente impopolare, ma lo faccio con educazione e con la massima apertura verso eventuali obiezioni. Infatti non sono un professionista dell'informatica, ma solo uno studente che bene o male conosce ed utilizza i vari Sistemi Operativi.Io sono per la diffusione di prodotti come OpenOffice e Firefox, che considero veri e propri fiori all'occhiello del mondo Opensource.Solo non mi piace Linux, e posso capire perché gli enti pubblici siano riluttanti ad installarlo.1) Linux è CAOS, disordine puro. Esistono letteralmente una marea di distribuzioni sviluppate da software house PIU' O MENO qualificate, e non c'è alcuna garanzia che il funzionamento di una certa distribuzione sia coerente con il funzionamento di un'altra.Se già il passaggio da Windows a Linux è difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il passaggio da una certa distribuzione Linux a un altra (provare per credere): gli esperti saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non possiamo non considerare che all'interno degli enti pubblici esistono utenti con un livello di competenza piuttosto basso.2) Linux pretende che l'utente sappia utilizzare la riga di comando, e questo non soltanto per svolgere compiti "particolari", ma anche per svolgere semplici operazioni fondamentali e vitali come il mount, l'installazione di un programma, l'aggiornamento del sistema, l'installazione di un driver. Io non voglio la riga di comando, anche se la saprei usare benissimo, volendo. La mia giornata dura 24 ore e voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e per tutto. Perché non mi diverto a smanettare quando lavoro al computer: l'informatica per me ha un valore puramente utilitaristico.3) A proposito di interfacce, Gnome e KDE non sono particolarmente innovative, e non sono migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi, è un calco dell'interfaccia di Windows.4) Linux non è più sicuro di Windows. Un sistema Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un sistema Linux aggiornato.5) Molti dicono che Linux sia stabile e Windows no. Forse questo era vero per la famiglia 95/98/ME. Ma Windows NT non è, di per sé, "instabile". Lo rende instabile l'utente, installando una marea di roba inutile, caricando driver che generano conflitti, installando porcherie come dialer e simili, non aggiornando il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT ben tenuto non si blocca tanto facilmente.Poi, perdonate l'argomentazione rozza e poco lungimirante, Windows è molto più produttivo di Linux se ragioniamo in tempi brevi.Se devo svolgere un progetto e ho fretta, sarei poco furbo a scegliere Linux: solo per installarlo faccio le 4 di notte. Poi devo lavorare un paio d'ore per fare tutte quelle cosettine in linea di comando, seguendo le indicazioni di quello o quell'altro forum.Caos, caos, caos... Prima di essere "operativo" passano due giorni. E poi la ricerca del software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa opensource con cui si fa poco o niente...
    • pKrime scrive:
      Re: Nella mia modesta opinione...

      Mi accingo ad esprimere un'opinione sicuramente
      impopolare, ma lo faccio con educazione e con la
      massima apertura verso eventuali obiezioni.Ok, con la tua stessa educazione e umiltà, vedrò come posso risponderti esponendo al meglio le mie idee.
      sono per la diffusione di prodotti come
      OpenOffice e Firefox, veri e propri
      fiori all'occhielloInfatti l'uso di questi programmi sarebbe un grosso passo avanti anche sotto Windows, non tanto per Firefox, che andrebbe a sostituire una componente già integrata nel S.O., ma per OpenOffice.
      non mi piace Linux, posso capire perché
      gli enti pubblici siano riluttanti ad
      installarlo.Ognuno ha le sue esigenze, molti sostituiscono la parola Linux con Windows nella frase che hai scritto, e lo fanno con sincerità e ragion veduta.
      1) Linux è CAOS, disordine puro.
      [...]
      il passaggio da Windows a Linux è
      difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il
      passaggio da una certa distribuzione Linux a un
      altra (provare per credere): gli esperti
      saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non
      possiamo non considerare che all'interno degli
      enti pubblici esistono utenti con un livello di
      competenza piuttosto
      basso.Se fosse questo il problema, basterebbe individuare una distro e far finta che non esistano le altre... ad esempio prendiamo tutti (nelle PA) Ubuntu e vedi che avremo poco di che pentircene... comunque non la vedo nera come te, tra i vantaggi di Linux c'è che indipendentemente dal "motore", puoi metterci il "cruscotto" che più ti aggrada.Per il livello di competenza, sono convinto che funzioni al contrario:se tutto ciò che faccio è navigare in Internet, scrivere qualche letterina con Word e fare qualche grafico in Excel non avrò problemi a fare lo stesso sotto Linux+Kde+OpenOffice; se lavoravo professionalmente con Photoshop, avrò delle difficoltà a fare lo stesso con Gimp.
      2) Linux pretende la riga di comando, anche per
      svolgere semplici operazioni fondamentali e
      vitali come il mount, l'installazione di un
      programma, l'aggiornamento del sistema,
      l'installazione di un driver.
      [...]
      La mia giornata dura 24 ore e
      voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e
      per tutto. "Usare" Linux è facile almeno quanto "usare" Windows, i problemi di cui parli riguardano l'"amministrazione" del sistema.La separazione (reale!) tra amministrazione e utenza è uno dei più grandi punti di forza dei sistemi operativi seri (che annoverano un solo escluso: Microsoft!).Dopo che il sistema è stato configurato a doverel'utente avrà "una UI al suo servizio in tutto e per tutto": mount verrà gestito dall'interfaccia grafica.Programmi e aggiornamenti (sono tra l'altro compiti di amministrazione) vengono gestiti in maniera ancora più semplice: sulle Debian salvo casi particolari installi (lo saprai) conapt-get install nome-programmal'os ti scarica configura e installa tutto mentre pensi ad altro (tradotto: aumenta la tua produttività)Altre distribuzioni usano gestori diversi ma analoghi.Per non parlare delle tante chicche accessorie di amministrazione, Backup (reali) da remoto, desktop (reale) remoto, la possibilità, quando si hanno più macchine uguali, di eseguire l'installazione su una sola di esse, e poi copiarne il contenuto dell'hd sulle altre (smontando gli hd, usando supporti removibili o la rete, per i più bravi).
      Perché non mi diverto a smanettare
      quando lavoro al computer: l'informatica per me
      ha un valore puramente
      utilitaristico.Una frase simpatica, non ricordo di chi, dice:"L'informatica si occupa di computer quanto l'astronomia si occupa di telescopi."Linux è uno strumento, di quelli maledettamente utili.
      3)Gnome e KDE non sono particolarmente innovative, e non sono
      migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi,
      è un calco dell'interfaccia di
      Windows.Sono impostate in modo da non disorientare chi viene da Windows e Mac, ma se ti senti "creativo" accomodati pure che cercando un po' avrai di che sorprenderti!
      Un sistema
      Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un
      sistema Linux
      aggiornato.Però Linux sarà sempre "più aggiornato" di Windows, che, poverello, deve aspettare quei quattro anni per sostituire elementi sostanziali del sistema operativo. Comunque non sono d'accordo: Windows, per funzionare correttamente, ha bisogno di permessi molto larghi, che minano la sicurezza del sistema operativo. Quando la sicurezza di Windows è importante si ricorre a difese hardware.
      5) che Linux sia stabile e Windows
      no.
      [...]
      Lo rende instabile l'utente,E chi sennò?
      installando una marea di roba inutile, caricando
      driver che generano conflitti, installando
      porcherie come dialer e simili, non aggiornando
      il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT
      ben tenuto non si blocca tanto
      facilmente.Se sai cosa ci dovrai fare, installi quello che ti serve, e poi non lo tocchi più, hai speranze di farcela. Comunque, a proposito dell'utente, il fatto è questo: un'installazione Windows perfetta, data in mano a uno sprovveduto, dopo pochi mesi è da rifare, questo non succede con un'installazione Linux.
      Windows è molto più produttivo di
      Linux se ragioniamo in tempi
      brevi.
      sarei poco furbo a scegliere Linux: solo per
      installarlo faccio le 4 di notte.Ognuno ha le sue esigenze. L'installazione di Linux mi ha sempre preso meno tempo di quella Windows, come mai? Forse perchè formatta un hard disk di diversi GB in pochi secondi? E' un'ipotesi. Cos'hai provato a installare?
      Poi devo
      lavorare un paio d'ore per fare tutte quelle
      cosettine in linea di comando, seguendo le
      indicazioni di quello o quell'altro
      forum.Migrare significa comunque dover imparare cose nuove, non c'è dubbio che questo sia un costo, ma non è legato a problemi di Linux. Che ti serve? Manuali? Assistenza? Red Hat sarà lieta di "venderti" per lo stesso prezzo di "un" Windows, un S.O. installabile su quante macchine vuoi, con tutta l'assistenza che cerchi; non dire che il tedesco è poco produttivo perchè non lo sai parlare.
      Caos, caos, caos... Prima di essere "operativo"
      passano due giorni.Due giorni per una nuova installazione (globale) che durerà anni sono niente; comunque ci vuole molto meno
      E poi la ricerca del
      software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi
      OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa
      opensource con cui si fa poco o
      niente...Accanto ai progetti commerciali "seri" (Macromedia) c'è tutto un mare di fuffa closed con cui si fa poco o niente... e la paghi!Che ti serve? Scommetti che ce l'abbiamo?
      • firefox88 scrive:
        Re: Nella mia modesta opinione...

        Ehm... White Flag!Appunto :(
        • pKrime scrive:
          Re: Nella mia modesta opinione...
          - Scritto da: firefox88


          Ehm... White Flag!

          Appunto :(Capisco la risposta a tono alla mia scpacconata, ma ricordiamo che si parlava di mandare avanti una PA, credo che per quello esista tutto (o quasi) l'occorrente.Per il resto dipende dalle esigenze, non nego che le esigenze di alcuni implichino l'uso di piattaforme proprietarie, così come altre cose puoi farle solo con Linux, l'importante è non fare scelte per partito preso o per moda, in entrambi i casi.Ciao
      • Anonimo scrive:
        Re: Nella mia modesta opinione...
        - Scritto da:
        - Scritto da: pKrime

        Che ti serve? Scommetti che ce l'abbiamo?

        Questa è un po' di roba che uso tutti i giorni:
        sulla versatilita' ,efficacia e comodita' (IDE integrati con altro ecc) non saprei... ma di strumenti +- opensource (o che cmq che girano su linux) x la gestione/programmazione di sistemi embedded ne esistono eccome.proprio ieri guardavo quel piccolo gioiellino di cpu royalty-free basato su un core sparcV8 (il LEON).gli strumenti consigliati vanno da gcc + gdb con gui, a eCos RTOS a snapgear a Eclipse eccwww.gaisler.comma c'e' tanto altro ,ovviamente.una delle cose che guardai di piu, ai tempi, era uClinux (e relativi strumenti) , nato per motorola MMU-less e poi evoluto per tante cpu
        • Anonimo scrive:
          Re: Nella mia modesta opinione...
          - Scritto da:

          una delle cose che guardai di piu, ai tempi,
          era uClinux (e relativi strumenti)eCos di Cygnus non è male, ma come la maggior parte degli strumenti OSS è destinato a CPU top-notch confrontabili con la potenza di quelle wintel. Nel mondo embedded le CPU a 8 bit che costano meno di 5$ al pezzo tengono ancora più dell'80% del mercato, e questa situazione non è destinata a cambiare per i prossimi anni, per motivi che sarebbe veramente lungo approfondire qui. E' in quell'ambito che scarseggiano strumenti professionali per linux.uClinux su Dragonball funzionava discretamente, ma ha un footprint più grande di un qualsiasi realtime executable (AMX, CMX, RTX-C, SMX...), che peraltro si compra in sorgente royalty free e già certificato. Non vedo un grande vantaggio... le versioni commerciali con patch RTAI, tra l'altro, costano più o meno lo stesso prezzo dei summenzionati, pur non risolvendo il problema del footprint. E' vero che sulle applicazioni embedded non critiche uno può passare a linux perché gli piace linux... ma non è una motivazione propriamente ingegneristica. :)
    • golan77 scrive:
      Re: Nella mia modesta opinione...
      Ciao firefox88, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Ti faccio i miei complimenti, il tuo modo di presentare la tua opinione è lodevole. Provo a risponderti a braccetto.- Scritto da: firefox88
      Mi accingo ad esprimere un'opinione sicuramente
      impopolare, ma lo faccio con educazione e con la
      massima apertura verso eventuali obiezioni.
      Infatti non sono un professionista
      dell'informatica, ma solo uno studente che bene o
      male conosce ed utilizza i vari Sistemi
      Operativi.

      Io sono per la diffusione di prodotti come
      OpenOffice e Firefox, che considero veri e propri
      fiori all'occhiello del mondo
      Opensource.Sono forse i più popolari, ma io metterei in lista anche altri "pilastri", come ad esempio Apache, tanto per citarne uno.

      Solo non mi piace Linux, e posso capire perché
      gli enti pubblici siano riluttanti ad
      installarlo.

      1) Linux è CAOS, disordine puro. Esistono
      letteralmente una marea di distribuzioni
      sviluppate da software house PIU' O MENO
      qualificate, e non c'è alcuna garanzia che il
      funzionamento di una certa distribuzione sia
      coerente con il funzionamento di
      un'altra.Non è esatto: esiste ad esempio il Linux Standard Base (per appianare le (poche) divergenze tra distribuzioni); la grossa differenza nelle distribuzioni è semmai nell'utilizzo, che richiede competenze in parte non trasversali. Per il resto, le distribuzioni non creano particolari problemi.Considera poi che dietro Debian, Slackware o Ubuntu non ci sono sofware house, ma i migliori programmatori del mondo.
      Se già il passaggio da Windows a Linux è
      difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il
      passaggio da una certa distribuzione Linux a un
      altra (provare per credere): gli esperti
      saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non
      possiamo non considerare che all'interno degli
      enti pubblici esistono utenti con un livello di
      competenza piuttosto
      basso.Sbagliato: la migrazione tra distribuzioni è quasi sempre indolore... e di solito comunque riservata ai sistemisti, non agli utenti.

      2) Linux pretende che l'utente sappia utilizzare
      la riga di comando, Sbagliatissimo... stai parlando di dieci anni fa.e questo non soltanto per
      svolgere compiti "particolari", ma anche per
      svolgere semplici operazioni fondamentali e
      vitali come il mount, l'installazione di un
      programma, l'aggiornamento del sistema,
      l'installazione di un driver. Io non voglio la
      riga di comando, anche se la saprei usare
      benissimo, volendo. La mia giornata dura 24 ore e
      voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e
      per tutto. Perché non mi diverto a smanettare
      quando lavoro al computer: l'informatica per me
      ha un valore puramente
      utilitaristico.Allora prova ubuntu, che è una delle distribuzioni più semplici da utilizzare.

      3) A proposito di interfacce, Gnome e KDE non
      sono particolarmente innovative, e non sono
      migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi,
      è un calco dell'interfaccia di
      Windows.Allora dai una occhiata a XGL e Compiz, e poi mi dirai chi è il vero innovatore. Trovi degli screenshot cercando con Google.

      4) Linux non è più sicuro di Windows. Un sistema
      Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un
      sistema Linux
      aggiornato.Sbagliato. Le banche usano Unix, Linux e BSD, tanto per citare; ma se vogliamo parlare di sicurezza "normale", dimmi se un linux sicuro costa quanto un windows altrettanto sicuro (risposta: linux costa molto meno, get the REAL facts). Linux, a parità di sicurezza, costa meno perchè è più semplice (e richiede quindi meno skill) renderlo sicuro, e richiede costi di licenze prossimi o uguali allo zero.

      5) Molti dicono che Linux sia stabile e Windows
      no. Forse questo era vero per la famiglia
      95/98/ME. Ma Windows NT non è, di per sé,
      "instabile". Lo rende instabile l'utente,
      installando una marea di roba inutile, caricando
      driver che generano conflitti, installando
      porcherie come dialer e simili, non aggiornando
      il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT
      ben tenuto non si blocca tanto
      facilmente.Su questo concordo pienamente.


      Poi, perdonate l'argomentazione rozza e poco
      lungimirante, Windows è molto più produttivo di
      Linux se ragioniamo in tempi
      brevi.In tempi brevi? Decisamente sì, D'accordo anche su questo. Windows ha il vantaggio di un parco utenti già skillato. Se linux potesse avere uno "sprint" iniziale, si troverebbe presto in vantaggio. Tale sprint potrebbe essere promosso dalla PA nazionale, che poi raccoglierebbe i frutti economici di tale iniziativa.
      Se devo svolgere un progetto e ho fretta, sarei
      poco furbo a scegliere Linux: solo per
      installarlo faccio le 4 di notte. Ubuntu dapper drake (che uscirà stabile il 1 giugno 2006) si installa in media in circa 20 minuti, e di solito riconosce tutto. Puoi provare, se non altro.Poi devo
      lavorare un paio d'ore per fare tutte quelle
      cosettine in linea di comando, seguendo le
      indicazioni di quello o quell'altro
      forum.Leggi sopra: la riga di comando è evitabile, se devi solo fare l'utente e non l'amministratore.
      Caos, caos, caos... Prima di essere "operativo"
      passano due giorni. E poi la ricerca del
      software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi
      OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa
      opensource con cui si fa poco o
      niente...Su questo hai in parte ragione, ma... che male c'è a poter scegliere??Spero di aver risposto alle tue domande riuscendo a chiarirti meglio il mio punto di vista sulle obiezioni da te sollevate, e spero che possa essere utile per stimolarti ad approfondire l'argomento.Cordialmente,Simone
      • golan77 scrive:
        Re: Nella mia modesta opinione...
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.E' davvero un peccato che tu sia "non autenticato", hai scritto delle cose notevoli.Ti rispondo qui di seguito.Su LSB la vediamo diversamente: io credo che, lungi dall'essere perfetta, è comunque una iniziativa che ha dato i suoi frutti, e le principali distribuzioni aderiscono in maniera sostanziale. Le mille altre distribuzioni poco diffuse hanno una importanza minore in questo nostro contesto."migliori programmatori del mondo": se assumiamo che lo "stipendio" ci dia una indicazione almeno indicativa della bontà di un programmatore, quelli che lavorano a progetti FLOSS sono di solito impiegati di grosse aziende (ibm, hp, google, sun) e vengono pagati quanto i loro colleghi Microsoft... ciò per me significa che sono tra i migliori programmatori del mondo... Se "scomodi" i sistemi real-time, ovviamente passiamo ad una nicchia di qualità ancora più ristretta (e remunerata).Il resto del tuo intervento è ragionevole, ma io stavo confrontando windows e linux, e mi stavo limitando solo alla pubblica amministrazione.Di Open/Free BSD ho una alta opinione, ma non ho volutamente introdotto le differenze nell'articolo per non generare troppa confusione.Apple è stata innovatrice alle spalle di Xerox e altri; attualmente è diventata molto più geniale, ma non credo che Apple sia così superiore ai recenti KDE (limitandoci alla grafica); non dimentichiamoci poi che si tratta comunque di P.A., e non di tutta l'informatica mondiale.Se ti va scrivimi una email con due righe, mi piacerebbe poter scambiare qualche altra idea con te.Grazie del tuo intervento.Cordialmente,Simone
    • Alessandrox scrive:
      Re: Nella mia modesta opinione...
      - Scritto da: firefox88
      1) Linux è CAOS, disordine puro. Esistono
      letteralmente una marea di distribuzioni
      sviluppate da software house PIU' O MENO
      qualificate, e non c'è alcuna garanzia che il
      funzionamento di una certa distribuzione sia
      coerente con il funzionamento di
      un'altra.Cioe'? Che intendi per coerenza? Le uniche vere differenze tra le distribuzioni possono essere1) piccole differenze alla struttura delle directory del filesystem e del loro uso2)Livello di aggiornamento dei vari componenti (librerie, binari vari di sistema, applicazioni ecc.);tralasciando l' ottimizzazione dei binari per le varie categorie di CPU, in pratica un eseguibile e' (a parita' di librerie) funzionante allo stesso modo su tutte le distro...E poi quante versioni di UNIX esistono? Questo ha creato problemi alla loro diffusione? Qualcuno ha avanzato dubbi sulla loro validita' per questo motivo?
      Se già il passaggio da Windows a Linux è
      difficoltoso, è altrettanto difficoltoso il
      passaggio da una certa distribuzione Linux a un
      altra (provare per credere): gli esperti
      saprebbero "adattarsi" con pochi click, ma non
      possiamo non considerare che all'interno degli
      enti pubblici esistono utenti con un livello di
      competenza piuttosto
      basso.Spiegami quali sarebbero queste difficolta'... casomai ce ne sono meno che non X il passaggio da windows a Linux...Di la verita' tu Linux non l' hai nemmeno visto in fotografia.
      2) Linux pretende che l'utente L' utente esperto... si
      sappia utilizzare
      la riga di comando, e questo non soltanto per
      svolgere compiti "particolari", ma anche per
      svolgere semplici operazioni fondamentali e
      vitali come il mount, l'installazione di un
      programma, l'aggiornamento del sistema,
      l'installazione di un driver. Spiegami come mai riesco a installare drivers di periferiche e a montare e smontare suporti removibili tutto dall' interfaccia di Kde...Sono un privilegiato?E' vero in certi casi (particolari) la riga comandi e' molto utile se non necessaria ma non e' la norma, almeno per l' utente comune, nelle operazioni comuni.D' altra parte solo un pazzo affiderebbe l' installazione, la configurazione e l' amministrazione anche di un PC con linux ad un utente senza adeguate conoscenze ed esperienze.Esistono i tecnici... perche' si vuol far fare tutto agli utenti normali? Per risparmiare? Ah beh qui' ci rimettete anche con windows...
      Io non voglio la
      riga di comando, anche se la saprei usare
      benissimo, volendo. La mia giornata dura 24 ore e
      voglio una UI che sia al mio servizio in tutto e
      per tutto. Perché non mi diverto a smanettare
      quando lavoro al computer: l'informatica per me
      ha un valore puramente
      utilitaristico.Mah conosco gente 60 anni lavorano quotidianamente con linux e senza usare righe comandi...facendo tutto quello che i loro colleghi fanno con windows... saranno dei geni?
      3) A proposito di interfacce, Gnome e KDE non
      sono particolarmente innovative, e non sono
      migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi,
      è un calco dell'interfaccia di
      Windows.Ohh questa e' un mito, anzi una mistificazione da sfatare: ti diro' che OS/2 aveva gia' l' interfaccia di Windows 95/98 quando Microsoft commercializzava solo Windows3.1Chi e' che avrebbe copiato?IO direi oiuttosto che certi design sono universali... o lo sono diventati con il tempo ma Windows NON ha innovato proprio un bel nulla... ha solo riutilizzato, magari con qualche piccolo perfezionamento "ergonomico", nulla piu'.
      4) Linux non è più sicuro di Windows. Un sistema
      Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un
      sistema Linux
      aggiornato.
      5) Molti dicono che Linux sia stabile e Windows
      no. Forse questo era vero per la famiglia
      95/98/ME. Ma Windows NT non è, di per sé,
      "instabile". Lo rende instabile l'utente,
      installando una marea di roba inutile, caricando
      driver che generano conflitti, installando
      porcherie come dialer e simili, non aggiornando
      il sistema o l'antivirus. Un sistema Windows NT
      ben tenuto non si blocca tanto
      facilmente.Cosa infatti un po' piu' difficile con Linux...certo poi ogni soluzione, ogni filosofia ha i suoi pro e i suoi contro.POi sai tutti i sistemi sono piu' o meno intrinsecamente insicuri.... sta di fatto che sui PC con Linux mai un virus, ne un dialer...Quanto all' installazione... io l' ho eseguita tutta da GUI... (dipende sempre dalla distribuzione), il tempo poi dipende anche da quanti pacchetti sw si intende installare, li c'e' molto piu' che il sistema base, per questo il tempo puo' essere po' piu' lungo che X installare windows. Peccato veniale vista la quantita' di (buon) sw incluso.
    • firefox88 scrive:
      Re: Nella mia modesta opinione...
      Mi rispondo "da solo" in modo da dare una risposta unica per tutti.Innanzitutto, grazie per le risposte.Per rispondervi...Io Linux l'ho utilizzato, ma, vi confesso, per poco tempo. Ho provato Mandrake Linux (e a suo tempo dovetti riparare il firmware del mio povero lettore CD della LG), ho provato UBUNTU, KUBUNTU (ubuntu con KDE) e SUSE. Lo so, è un po' poco... Però da quel poco che ho visto mi sono fatto un'idea... è nella natura umana.Inizialmente Ubuntu mi ha stupito positivamente. Ma poi sono iniziati i problemi nel far riconoscere le periferiche. Ho avuto problemi strani con la stampante (un'HP Deskjet 930C) e mi sono immaginato, appunto, i dipendenti di un'azienda, di uno studio legale o del settore pubblico a imprecare perché la loro vecchia stampante stampa fogli con caratteri strani. Poi non funzionava la webcam (perdonate ancora la rozzezza) e il modem USB (poi misi un router, ma a quel tempo avevo il modem USB). Non vi dico, quindi, i problemi per metterlo in rete con un PC portatile e fargli condividere la connessione a Internet... Alla fine ci sono riuscito, seguendo non so quale tutorial... Poi volevo installare Apache+MySQL (dovevo realizzare alla svelta un sito web e avevo necessità di provarlo in locale) ma ho dovuto seguire un lungo iter compilando i sorgenti, ecc... Su Windows con AppServ faccio in 20 secondi.Giustamente voi mi direte: "Tutte queste cose, nell'ambito del settore pubblico, le devono fare gli amministratori, e non gli utenti singoli...". Ipotizziamo quindi di installare Ubuntu su tutti i computer di un ministero. Dopo un anno di casini, finalmente i dipendenti riuscirebbero ad adattarsi: molto bene.Ma poi salta fuori un bug mostruoso, ed è necessaria una patch in breve termine. In quel momento gli ottimi programmatori che NEL TEMPO LIBERO si occupano di mantenere Ubuntu sono in vacanza, sono ad un convegno da qualche parte, si sono stancati di mantenere Ubuntu e lavorano ad un altro progetto, ecc... Io, Stato italiano, a chi mi rivolgo? A qualche hacker smanettone che va a consultare il codice di persona? Oppure formatto tutti i computer e installo un'altra distrubuzione A PAGAMENTO, tipo Red Hat, mantenuta da una corporation. Beh, in quest'ultimo caso, viene meno il vantaggio principale di Linux, ovvero l'assenza di costi.Perdonate la rozzezza delle mie argomentazioni... Ma credo che siano in parte condivise.Grazie ancora
      • firefox88 scrive:
        Re: Nella mia modesta opinione...
        Capisco quello che dici... Sono d'accordo sul fatto che non si possa fare a meno né di Windows, né di Linux.Spero che Linux sia destinato a spadroneggiare nel settore server ancora per molti, molti anni. Apache e MySQL sono due creature eccezionali, con ASP, ISS e roba simile non mi sono mai trovato bene.Dal basso della mia inesperienza, per quanto riguarda il settore desktop continuo a preferire Windows o Mac.
    • Akiro scrive:
      Re: Nella mia modesta opinione...

      1) Linux è CAOS, disordine puro. Esistono
      letteralmente una marea di distribuzioni
      sviluppate da software house PIU' O MENO
      qualificatebasta sceglierne una qualificata : suse, mandrivia, fedora...
      2) Linux pretende che l'utente sappia utilizzare
      la riga di comandoquello è l'amministratore di sistema.Inoltre per installare qualcosa non serve obbligatoriamente utilizzar la linea di comando, ci sono ovunque interfacce.
      3) A proposito di interfacce, Gnome e KDE non
      sono particolarmente innovative, e non sono
      migliori dell'interfaccia di Windows. Gnome, poi,
      è un calco dell'interfaccia di
      Windows.non sono innovative?non so a che versione stai, ti assicuro che già dalla Mandrake 8.2 non notavo molte differenze tra windows e linux, o meglio, differenze ci sono ma nulla di così negativo come lo dipingi tu, solo diverso e spesso (spesso) estremamente utile.
      4) Linux non è più sicuro di Windows. Un sistema
      Windows aggiornato è (in)sicuro tanto quanto un
      sistema Linux
      aggiornato.uhm...solita storia... le patch per linux escono prima. Linux è più robusto anche perchè veramente raramente necessita di un reboot.
      5) Molti dicono che Linux sia stabile e Windows
      no. Linux è estremamente stabile... ovviamente a volte può capitare di incappar in qualche bug o errore, ma almeno non riavvio.
      Poi, perdonate l'argomentazione rozza e poco
      lungimirante, Windows è molto più produttivo di
      Linux se ragioniamo in tempi
      brevi.questo sicuramente, fino a quando ci sarà ostruzionismo da parte dello stato.
      Se devo svolgere un progetto e ho fretta, sarei
      poco furbo a scegliere Linux: solo per
      installarlo faccio le 4 di notte. se sei poco pratico anche per windows impieghi tot ore.Hai mai provato ad installare un s.o. Linux? ok, magari all'inzio dovrai far qualche regolazione (video, tastiera,...) ma credo che molte cose siano comuni e dipendenti dal tipo di uso che si deve fare del pc.
      E poi la ricerca del
      software! Accanto ai progetti open "seri" (vedi
      OpenOffice), c'è tutto un mare di fuffa
      opensource con cui si fa poco o
      niente...-__________-
  • Santos-Dumont scrive:
    PA brasiliana si affida al software free
    Mentre in Italia come sempre si latita per non violare l'orticello dei vari potentati, in Brasile il governo sia federale che statale spinge sull'acceleratore e organizza corsi di formazione per utenti e tecnici, al fine di ridurre la dipendenza da fornitori di software closed.Già da alcuni giorni sono iscritto al programma educativo CDTC (http://cursos.cdtc.org.br) e aspetto che aprano le iscrizioni per i nuovi corsi. Ce n'é di tutti i tipi, veramente... :)
    • Cobra Reale scrive:
      Re: PA brasiliana si affida al software free
      Non mi resta che augurare buoni corsi a te ed a tutti gli altri che avranno modo di intraprendere la tua stessa, fantastica, avventura.
      • Santos-Dumont scrive:
        Re: PA brasiliana si affida al software free
        - Scritto da: Cobra Reale
        Non mi resta che augurare buoni corsi a te ed a
        tutti gli altri che avranno modo di intraprendere
        la tua stessa, fantastica,
        avventura.Grazie. :)Spero che questi esempi concreti infondano un po' più di decisione anche nelle nostre autorità e che presto anche in Italia si veda altrettanta determinazione.
  • alfridus scrive:
    Re: La PA italiana diffida del software
    Egregio Professor Brunozzi,mi qualifico come semplice buon lettore di PI, da molti anni, fin dalla sua nascita.Il Suo intervento, equilibrato ed approfondito, ha suscitato risposte del medesimo tenore e concretezza.Ho letto pagine e pagine di interventi interessanti, ben motivati ed esposti, e me ne compiaccio sia con Lei, sia con tutti gli intervenuti.In realta', tutti insieme avete aperto un forum in cui confrontarvi e formare delle concrete proposte operative, e mi auguro che PI colga l'occasione per dedicare a questo avvenimento - ahime' non consueto - un forum specifico; al quale suggerirei di concedere l'accesso solo ad utenti registrati, per evitare flame di inutili polemiche.Faccio a Lei ed a tutti gli intervenuti i miei piu' fervidi auguri di buon lavoro!doct.alfridus
    • golan77 scrive:
      Re: La PA italiana diffida del software
      Gentile alfridus,la ringrazio per i suoi complimenti.Dal "prof" iniziale, deduco che lei sia umbro, o sbaglio? :-)Purtroppo, come in ogni forum, non tutti gli interventi sono stati corretti o educati... pazienza!Cordialmente,Simone Brunozzi- Scritto da: alfridus
      Egregio Professor Brunozzi,
      mi qualifico come semplice buon lettore di PI, da
      molti anni, fin dalla sua
      nascita.
      Il Suo intervento, equilibrato ed approfondito,
      ha suscitato risposte del medesimo tenore e
      concretezza.
      Ho letto pagine e pagine di interventi
      interessanti, ben motivati ed esposti, e me ne
      compiaccio sia con Lei, sia con tutti gli
      intervenuti.
      In realta', tutti insieme avete aperto un forum
      in cui confrontarvi e formare delle concrete
      proposte operative, e mi auguro che PI colga
      l'occasione per dedicare a questo avvenimento -
      ahime' non consueto - un forum specifico; al
      quale suggerirei di concedere l'accesso solo ad
      utenti registrati, per evitare flame di inutili
      polemiche.

      Faccio a Lei ed a tutti gli intervenuti i miei
      piu' fervidi auguri di buon
      lavoro!

      doct.alfridus
      • alfridus scrive:
        Re: La PA italiana diffida del software
        Egregio Professore,mi sono rifatto a quanto Ella ha asserito nella Sua presentazione:"La mia recente esperienza professionale...omissis...sia come docente che come tecnico..."Per il resto, credo davvero convenga aprire un Forum specifico - con anche qualche regola di comportamento... ;-).Cosa ne pensa dell'idea di sotterrare le Majors con email di utenti/utonti? La cosa potrebbe divenire intercontinentale.Che diamine, ci sono altri sistemi per far convivere gli interessi di tutte le parti in causa!Forse il peso di una iniziativa del genere potrebbe far riflettere che sia meglio allargare anche agli utilizzatori il tavolo delle discussioni, chissa'!...Per una cosa cosi', sarei disposto a farmi perseguire per spam.NON MOLLIAMO, non molliamo mai![e mettiamola sul ridere, non siamo troppo seri, la risata ha buttato giu' Papi e Re]Cordialmente,doct.alfridus
        • golan77 scrive:
          Re: La PA italiana diffida del software
          Gentile alfridus,lei è simpaticissimo!Ritengo, tuttavia, che qualsiasi iniziativa del genere abbia bisogno di uno stratega d'eccezione, e di tante buone intenzioni intorno... chiamiamolo realismo, o chiamiamolo pessimismo.Ho comunque qualche speranza che nei prossimi tempi si riesca a tirare fuori qualcosa di interessante.A prestoSimone- Scritto da: alfridus
          Egregio Professore,
          mi sono rifatto a quanto Ella ha asserito nella
          Sua
          presentazione:
          "La mia recente esperienza professionale...
          omissis
          ...sia come docente che come tecnico..."

          Per il resto, credo davvero convenga aprire un
          Forum specifico - con anche qualche regola di
          comportamento...
          ;-).

          Cosa ne pensa dell'idea di sotterrare le Majors
          con email di utenti/utonti? La cosa potrebbe
          divenire
          intercontinentale.
          Che diamine, ci sono altri sistemi per far
          convivere gli interessi di tutte le parti in
          causa!
          Forse il peso di una iniziativa del genere
          potrebbe far riflettere che sia meglio allargare
          anche agli utilizzatori il tavolo delle
          discussioni,
          chissa'!...
          Per una cosa cosi', sarei disposto a farmi
          perseguire per
          spam.

          NON MOLLIAMO, non molliamo mai!

          [e mettiamola sul ridere, non siamo troppo seri,
          la risata ha buttato giu' Papi e
          Re]

          Cordialmente,
          doct.alfridus
  • Anonimo scrive:
    Re: La PA italiana diffida del software aperto
    Sono un funzionario responsabile della IT in un comune di 20.000 abitanti.Credo che il problema sia stato ben posto, e ritengo ridicole e superficiali proprio buona parte delle risposte /commenti all'articolo.Mi sembra evidente che una situazione così variegata per dimensioni, storia, possibilità economiche, contesti, non possa far pensare a una soluzione immediata e concentrata nelle due paginette di una notizia di PI.L'articolo mette intelligentemente l'accento sulla necessità e l'opportunità di pensare in prospettiva; questo è il punto di partenza per ogni critica o suggerimento che ambiscano di essere costruttivi.A questo proposito mi ritrovo a dover affrontare una produzione legislativa di notevole portata (un esempio è il nuovo codice dell'amministrazione digitale) dove si prospetta di imporre la possibilità per tutti di usare lo strumento informatico per lo scambio di informazioni.In Toscana abbiamo da quasi dieci anni la Rete Telematica Regionale, che raccoglio tutti i comuni e complessivamente oltre 500 enti pubblici. In questi anni abbiamo fatto numerose esperienze di interconessione fra Enti, e ci siamo scontrati con quello che la legge vuole attuare con due righe di Diktat.Bene, se si vuole dare attuazione pratica ritengo che occorra anche un altro passaggio normativo, di analoga fonte e peso:- la definizione ( a cura del cnipa???) dei formati(tracciati,strutture,dizionario,...) dei dati di interscambio della PA , nei vari campi di intervento- l'obbligo per le aziende produttrici di software per la PA che tratta i dati soggetti a interscambio di fornirne l'esportabilità in formato standard di cui sopra, a costo zero in quanto tutti i contratti di manutenzione software comprendono gli aggiornamenti di legge e il costo di un'export valido per tutti è unitariamente molto basso.due righine di legge che risolverebbero molti problemi, anche un'area per volta...così non dovrei più fare ventisette diversi formati di export per l'istat, il ministero, la provincia e chi più ne ha più ne metta.E io potrei lavorare per far funzionare meglio i miei server, quasi (quasi!!!) tutti linux :)) perché il comune risparmia e io lavoro meno....buone cose a tuttiAlessio Masinia.masini chiocciola comune.monsummano-terme.pt.it
    • golan77 scrive:
      Re: La PA italiana diffida del software
      Buongiorno Alessio, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.La ringrazio della cordialità, e dello spunto di riflessione da lei segnalato.Non nascondo che sono tentato di creare un qualche punto di incontro per idee e suggerimenti in tal senso... lei, dal "di dentro", che ne pensa?Cordialmente,Simone- Scritto da:
      Sono un funzionario responsabile della IT in un
      comune di 20.000
      abitanti.
      Credo che il problema sia stato ben posto, e
      ritengo ridicole e superficiali proprio buona
      parte delle risposte /commenti
      all'articolo.
      Mi sembra evidente che una situazione così
      variegata per dimensioni, storia, possibilità
      economiche, contesti, non possa far pensare a una
      soluzione immediata e concentrata nelle due
      paginette di una notizia di
      PI.
      L'articolo mette intelligentemente l'accento
      sulla necessità e l'opportunità di pensare in
      prospettiva; questo è il punto di partenza per
      ogni critica o suggerimento che ambiscano di
      essere
      costruttivi.
      A questo proposito mi ritrovo a dover affrontare
      una produzione legislativa di notevole portata
      (un esempio è il nuovo codice
      dell'amministrazione digitale) dove si prospetta
      di imporre la possibilità per tutti di usare lo
      strumento informatico per lo scambio di
      informazioni.
      In Toscana abbiamo da quasi dieci anni la Rete
      Telematica Regionale, che raccoglio tutti i
      comuni e complessivamente oltre 500 enti
      pubblici. In questi anni abbiamo fatto numerose
      esperienze di interconessione fra Enti, e ci
      siamo scontrati con quello che la legge vuole
      attuare con due righe di
      Diktat.
      Bene, se si vuole dare attuazione pratica ritengo
      che occorra anche un altro passaggio normativo,
      di analoga fonte e
      peso:
      - la definizione ( a cura del cnipa???) dei
      formati(tracciati,strutture,dizionario,...) dei
      dati di interscambio della PA , nei vari campi di
      intervento
      - l'obbligo per le aziende produttrici di
      software per la PA che tratta i dati soggetti a
      interscambio di fornirne l'esportabilità in
      formato standard di cui sopra, a costo zero in
      quanto tutti i contratti di manutenzione software
      comprendono gli aggiornamenti di legge e il costo
      di un'export valido per tutti è unitariamente
      molto
      basso.

      due righine di legge che risolverebbero molti
      problemi, anche un'area per
      volta...
      così non dovrei più fare ventisette diversi
      formati di export per l'istat, il ministero, la
      provincia e chi più ne ha più ne
      metta.
      E io potrei lavorare per far funzionare meglio i
      miei server, quasi (quasi!!!) tutti linux :))
      perché il comune risparmia e io lavoro
      meno....

      buone cose a tutti
      Alessio Masini
      a.masini chiocciola comune.monsummano-terme.pt.it
      • vaccaricarlo scrive:
        Re: La PA italiana diffida del software

        Non nascondo che sono tentato di creare un
        qualche punto di incontro per idee e suggerimenti
        in tal senso... lei, dal "di dentro", che ne
        pensa?Scusate se mi intrometto: sarei d'accordissimo!La + grande mancanza che sentiamo, noi PA che stiamo migrando, è proprio quella del confronto con esperienze simili.Siamo disponibili!Carlo Vaccari
      • Anonimo scrive:
        Re: La PA italiana diffida del software
        - Scritto da: golan77
        Buongiorno Alessio, sono Simone Brunozzi, autore
        dell'articolo.

        La ringrazio della cordialità, e dello spunto di
        riflessione da lei
        segnalato.

        Non nascondo che sono tentato di creare un
        qualche punto di incontro per idee e suggerimenti
        in tal senso... lei, dal "di dentro", che ne
        pensa?

        Cordialmente,

        SimoneSono sicuro che potrebbero venire fuori spunti interessanti; altro fatto è riuscire a farli valutare nelle giuste sedi... ma se non si comincia a proporre, non c'è speranza!Se si attiva qualcosa di specifico, posso informare della cosa almeno tutti i miei omologhi della rete telematica. E poi, PI lo leggono tutti, no?Alessio


        buone cose a tutti

        Alessio Masini

        a.masini chiocciola
        comune.monsummano-terme.pt.it
        • golan77 scrive:
          Re: La PA italiana diffida del software
          Concordo!Vediamo se nei prossimi giorni viene fuori qualcosa di buono! Proverò a farmi venire qualche idea.SalutiSimone- Scritto da:

          - Scritto da: golan77

          Buongiorno Alessio, sono Simone Brunozzi, autore

          dell'articolo.



          La ringrazio della cordialità, e dello spunto di

          riflessione da lei

          segnalato.



          Non nascondo che sono tentato di creare un

          qualche punto di incontro per idee e
          suggerimenti

          in tal senso... lei, dal "di dentro", che ne

          pensa?



          Cordialmente,



          Simone

          Sono sicuro che potrebbero venire fuori spunti
          interessanti; altro fatto è riuscire a farli
          valutare nelle giuste sedi... ma se non si
          comincia a proporre, non c'è
          speranza!
          Se si attiva qualcosa di specifico, posso
          informare della cosa almeno tutti i miei omologhi
          della rete telematica.

          E poi, PI lo leggono tutti, no?
          Alessio




          buone cose a tutti


          Alessio Masini


          a.masini chiocciola

          comune.monsummano-terme.pt.it
      • Anonimo scrive:
        Re: La PA italiana diffida del software
        - Scritto da: golan77
        Buongiorno Alessio, sono Simone Brunozzi, autore
        dell'articolo.

        La ringrazio della cordialità, e dello spunto di
        riflessione da lei
        segnalato.

        Non nascondo che sono tentato di creare un
        qualche punto di incontro per idee e suggerimenti
        in tal senso... lei, dal "di dentro", che ne
        pensa?

        Cordialmente,

        Simone
        Mi risulta esistere una mailing list pensata per lo scambio di idee tra dipendenti della PA: http://www.rospa.it/Non so però il livello di partecipazione (la lista è privata).Vi segnalo anche: http://www.opensourceacademy.org.uk/che è in pratica la corrispondente iniziativa inglese.
    • Anonimo scrive:
      Re: La PA italiana diffida del software
      Ciao, innanzitutto faccio i complimenti a entrambi, quindi rispondo a questo passo:
      Bene, se si vuole dare attuazione pratica ritengo
      che occorra anche un altro passaggio normativo,
      di analoga fonte e
      peso:
      - la definizione ( a cura del cnipa???) dei
      formati(tracciati,strutture,dizionario,...) dei
      dati di interscambio della PA , nei vari campi di
      intervento
      - l'obbligo per le aziende produttrici di
      software per la PA che tratta i dati soggetti a
      interscambio di fornirne l'esportabilità in
      formato standard di cui sopra, a costo zero in
      quanto tutti i contratti di manutenzione software
      comprendono gli aggiornamenti di legge e il costo
      di un'export valido per tutti è unitariamente
      molto
      basso.

      due righine di legge che risolverebbero molti
      problemi, anche un'area per
      volta...
      così non dovrei più fare ventisette diversi
      formati di export per l'istat, il ministero, la
      provincia e chi più ne ha più ne
      metta.io lavoro nel settore del turismo, il quale si e' mosso autonomamente: i piu' grossi player hanno messo in piedi delle specifiche pubbliche, aperte e condivise:http://www.opentravel.org/con questo sistema, l'interscambio dei dati e il passaggio da un provider ad un altro e' "quasi" indolore.nella PA penso che il CNIPA (ma preferirei si operasse a livello europeo) dovrebbe dare avvio ad una iniziativa del genere, coinvolgendo tutti gli enti pubblici.Corrado Campisanocorrado a.t ngi.it
  • Alessandrox scrive:
    La mia esperienza di migrazione -
    FLOSS
    Le difficolta' tecniche che ho incontrato, nell' uso desktop:-ACROBAT: problema da indagare ma sembra che certi documenti PDF non riesca a stamparli su nessuna spampante, guardo il file PS direttamente generato (quindi indipendentemente dal driver della stampante) ed e' VUOTO... problema risolto installando Acrobat X win32 (il 5.1 e' piu' che sufficente) sotto Wine.-STAMPA: alcune multifunzione (RICOH) supportate ma con driver ppd evidentemente con qualche bug visto che certi documenti PDF (contenenti immagini raster e/o campi/form editabili) non ne vuol sapere di stamparli... (comunque risolto conuna stampante di riserva sulla quale si stampa perfettamene tutto).-Posta Elettronica: Thunderbird, almeno per ora, e' assolutamente inadeguato nell' uso professionale a causa della sua arretratezza nella gestione dei tipi MIME e degli allegati, infatti in certi (troppi) casi sul documento allegato NON e' possibile effettuare alcuna azione, si puo' solo salvare (tutte le altre opzioni sono disabilitate), altre volte sempre con documenti dello stesso tipo e con la stessa estensione si possono aprire correttamente con l' applicazione di default. Comportamento questo troppo aleatorio... e verificato SOLO in Linux, non sotto windows o altri S.O.KMAIL: a volte (stesso comportamento aleatorio), almeno se impostato con protocollo IMAP (non ho provato con POP3), certi documenti NON li scarica completamente ma solo i primi 7-8 byte, e' senz' altro un bug ma tanto e' bastato a CASSARLO.Il problema e' stato risolto usando MOzilla_suite/SeaMonkey, che si comportano PERFETTAMENTE in tutte le situazioni (tra l' altro molto stabili e veloci), con una gestione e-mail superiore a thunderbird, sicuramente piu' affidabile nella gestione degli allegati e dei tipi mime, tanto che non capisco per quale nefasto motivo sia stato tolto dal ramo di sviluppo principale (almeno prima di aver reso TB piu' affidabile).Piccolezze si dira' ma anche solo una di queste NON risolte, avrebbe potuto creare dei grossi problemi e dovendo confrontare la stessa funzionalita' in ambito Windows... (stiamo parlando di lavoro, non di uso amatoriale/casalingo). Proseguendo:-WEB: certi siti di homebanking vogliono per forza di cose IE, altrimenti (anche usando il trucco dello spoofing dell' UA) non si vede niente o altre volte si vede il codice HTML (quei bast§§§§ avranno impostato IIS per iniare certe pagine cone text/plain invece che come text/html); altre volte e' richiesta la MS-JVM ecc. ecc.... insomma non sempre la cosa e' aggirabile con le opportune estensioni X Firefox e l' uso di IE e' obbligatorio-CERTI DOCUMENTI OFFICE: specialmente Excel contenenti codice vario/macro, sono usabili SOLO e unicamente tramite Office (anche il 97 e' sufficente).-Certi programmi gestionali specifici di settore (nel campo finanziario) fatti con VB/FoxPro.TUTTI i suddetti problemi sono stati egregiamente risolti tramite Wine/CrossOver: sia IE che Office 97/2000/2003 che il gestionale in VB funzionano benissimo (anzi forse anche piu' velocemente).Tuttavia, anche se brillante, e' pur sempre un ripiego... meglio sarebbe se i gestionali fossero multipiattaforma, se i documenti non fossero proprietari e se le pagine HTML e le WEB application fossero costruite seguendo gli standard...Ora che questi problemi sono stati risolti (o comunque "aggirati") i PC sono usati con tutte le funzionalita' equivalenti ai sistemi con Windows, almeno per l' uso che ne fanno (e-mail, WEB, terminal service, applicazioni office, acesso a risorse condivise); anche nell' usabilita' non ho riscontrato particolari difficolta' da parte dell' utenza, l' apprendimento e' stato abbastanza veloce, al pari dei sistemi windows.Sicuramente la mia esperienza non sara' esaustiva di tutte le possibili complicazioni che si possono incontrare nella migrazione verso sistemi FLOSS, comunque rende l' idea di come anche difficolta' tecniche apparentemente piccole e banali possano in ambito lavorativo costituire problemi gravi specialmente se la soluzione FLOSS e' confrontata con l' equivalente proprietaria (o semi proprietaria) che da questi problemi e' esente (magari ne ha diversi ma e' un altro discorso).Quel che ho fatto e' stato piu' che altro un' esperimento e anche se con qualche difficolta' nella fase iniziale di allestimento, alla fine il risultato e' qualcosa di professionalmente usabile. Certamente, memore dei problemi affrontati e delle soluzioni gia' trovate, se dovessi ripetere l' esperienza di migrazione ci metterei meno tempo e con meno difficolta'.
    • golan77 scrive:
      Re: La mia esperienza di migrazione -
      F
      Ciao Alessandrox, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Ti ringrazio per questa tua importante testimonianza: quasi tutte le tue note le ho provate nel corso della mia esperienza.Purtroppo il discorso driver/accesso a pagine web particolari è annoso, e lontano dall'essere risolto.Mi sembra che il tuo intervento sia stato molto costruttivo ed efficace: i miei complimenti!Cordialmente,Simone- Scritto da: Alessandrox
      Le difficolta' tecniche che ho incontrato, nell'
      uso
      desktop:

      -ACROBAT: problema da indagare ma sembra che
      certi documenti PDF non riesca a stamparli su
      nessuna spampante, guardo il file PS direttamente
      generato (quindi indipendentemente dal driver
      della stampante) ed e' VUOTO... problema risolto
      installando Acrobat X win32 (il 5.1 e' piu' che
      sufficente) sotto
      Wine.

      -STAMPA: alcune multifunzione (RICOH) supportate
      ma con driver ppd evidentemente con qualche bug
      visto che certi documenti PDF (contenenti
      immagini raster e/o campi/form editabili) non ne
      vuol sapere di stamparli... (comunque risolto
      conuna stampante di riserva sulla quale si stampa
      perfettamene
      tutto).

      -Posta Elettronica: Thunderbird, almeno per ora,
      e' assolutamente inadeguato nell' uso
      professionale a causa della sua arretratezza
      nella gestione dei tipi MIME e degli allegati,
      infatti in certi (troppi) casi sul documento
      allegato NON e' possibile effettuare alcuna
      azione, si puo' solo salvare (tutte le altre
      opzioni sono disabilitate), altre volte sempre
      con documenti dello stesso tipo e con la stessa
      estensione si possono aprire correttamente con l'
      applicazione di default. Comportamento questo
      troppo aleatorio... e verificato SOLO in Linux,
      non sotto windows o altri
      S.O.
      KMAIL: a volte (stesso comportamento aleatorio),
      almeno se impostato con protocollo IMAP (non ho
      provato con POP3), certi documenti NON li scarica
      completamente ma solo i primi 7-8 byte, e' senz'
      altro un bug ma tanto e' bastato a
      CASSARLO.
      Il problema e' stato risolto usando
      MOzilla_suite/SeaMonkey, che si comportano
      PERFETTAMENTE in tutte le situazioni (tra l'
      altro molto stabili e veloci), con una gestione
      e-mail superiore a thunderbird, sicuramente piu'
      affidabile nella gestione degli allegati e dei
      tipi mime, tanto che non capisco per quale
      nefasto motivo sia stato tolto dal ramo di
      sviluppo principale (almeno prima di aver reso TB
      piu'
      affidabile).

      Piccolezze si dira' ma anche solo una di queste
      NON risolte, avrebbe potuto creare dei grossi
      problemi e dovendo confrontare la stessa
      funzionalita' in ambito Windows... (stiamo
      parlando di lavoro, non di uso
      amatoriale/casalingo).
      Proseguendo:

      -WEB: certi siti di homebanking vogliono per
      forza di cose IE, altrimenti (anche usando il
      trucco dello spoofing dell' UA) non si vede
      niente o altre volte si vede il codice HTML (quei
      bast§§§§ avranno impostato IIS per iniare certe
      pagine cone text/plain invece che come
      text/html); altre volte e' richiesta la MS-JVM
      ecc. ecc.... insomma non sempre la cosa e'
      aggirabile con le opportune estensioni X Firefox
      e l' uso di IE e'
      obbligatorio
      -CERTI DOCUMENTI OFFICE: specialmente Excel
      contenenti codice vario/macro, sono usabili SOLO
      e unicamente tramite Office (anche il 97 e'
      sufficente).
      -Certi programmi gestionali specifici di settore
      (nel campo finanziario) fatti con
      VB/FoxPro.

      TUTTI i suddetti problemi sono stati egregiamente
      risolti tramite Wine/CrossOver: sia IE che
      Office 97/2000/2003 che il gestionale in VB
      funzionano benissimo (anzi forse anche piu'
      velocemente).
      Tuttavia, anche se brillante, e' pur sempre un
      ripiego... meglio sarebbe se i gestionali fossero
      multipiattaforma, se i documenti non fossero
      proprietari e se le pagine HTML e le WEB
      application fossero costruite seguendo gli
      standard...

      Ora che questi problemi sono stati risolti (o
      comunque "aggirati") i PC sono usati con tutte le
      funzionalita' equivalenti ai sistemi con Windows,
      almeno per l' uso che ne fanno (e-mail, WEB,
      terminal service, applicazioni office, acesso a
      risorse condivise); anche nell' usabilita' non ho
      riscontrato particolari difficolta' da parte
      dell' utenza, l' apprendimento e' stato
      abbastanza veloce, al pari dei sistemi
      windows.

      Sicuramente la mia esperienza non sara' esaustiva
      di tutte le possibili complicazioni che si
      possono incontrare nella migrazione verso sistemi
      FLOSS, comunque rende l' idea di come anche
      difficolta' tecniche apparentemente piccole e
      banali possano in ambito lavorativo costituire
      problemi gravi specialmente se la soluzione FLOSS
      e' confrontata con l' equivalente proprietaria (o
      semi proprietaria) che da questi problemi e'
      esente (magari ne ha diversi ma e' un altro
      discorso).

      Quel che ho fatto e' stato piu' che altro un'
      esperimento e anche se con qualche difficolta'
      nella fase iniziale di allestimento, alla fine il
      risultato e' qualcosa di professionalmente
      usabile. Certamente, memore dei problemi
      affrontati e delle soluzioni gia' trovate, se
      dovessi ripetere l' esperienza di migrazione ci
      metterei meno tempo e con meno
      difficolta'.
    • Anonimo scrive:
      Re: La mia esperienza di migrazione -
      FLOSS

      Tuttavia, anche se brillante, e' pur sempre un
      ripiego... meglio sarebbe se i gestionali fossero
      multipiattaforma, se i documenti non fossero
      proprietari e se le pagine HTML e le WEB
      application fossero costruite seguendo gli
      standard...PDF infatti non è proprietario vero?P.S. gli standard li FA la Microsoft
      • golan77 scrive:
        Re: La mia esperienza di migrazione -
        F
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Gli standard vengono approvati anche da consorzi di aziende... recentemente, ad esempio, Open Document Format ha ricevuto l'approvazione di molti big del settore... è un segnale positivo, non credi?Cordialmente,Simone- Scritto da:

        Tuttavia, anche se brillante, e' pur sempre un

        ripiego... meglio sarebbe se i gestionali
        fossero

        multipiattaforma, se i documenti non fossero

        proprietari e se le pagine HTML e le WEB

        application fossero costruite seguendo gli

        standard...

        PDF infatti non è proprietario vero?
        P.S. gli standard li FA la Microsoft
      • Alessandrox scrive:
        Re: La mia esperienza di migrazione -
        F
        - Scritto da:

        Tuttavia, anche se brillante, e' pur sempre un

        ripiego... meglio sarebbe se i gestionali
        fossero

        multipiattaforma, se i documenti non fossero

        proprietari e se le pagine HTML e le WEB

        application fossero costruite seguendo gli

        standard...

        PDF infatti non è proprietario vero?
        P.S. gli standard li FA la MicrosoftPDF e' comunque COMPLETAMENTE documentato (e non e' poco) e ci sono applicazioni FLOSS che li gestiscono. Tuttavia al momento non ci sono alternative (parlo di documenti portabili indipendenti dalla piattaforma) e se mi mandano in allegato i PDF che faccio? Li rifiuto? :s E purtroppo ACROBAT e' l' unico in ambito Linux che mi consente di scrivere nei campi/form.Buon lavoro! :)-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 17 maggio 2006 12.15-----------------------------------------------------------
        • Anonimo scrive:
          Re: La mia esperienza di migrazione -
          F


          PDF infatti non è proprietario vero?

          P.S. gli standard li FA la Microsoft

          PDF e' comunque COMPLETAMENTE documentato (e non
          e' poco) e ci sono applicazioni FLOSS che li
          gestiscono. Tuttavia al momento non ci sono
          alternative (parlo di documenti portabili
          indipendenti dalla piattaforma) e se mi mandano
          in allegato i PDF che faccio? Li rifiuto?Anch'io li odio cordialmente!Quello che mi da fastidio è il due pesi e due misure; fossero stati fatti da Microsoft sarebbero additati come il MALE, arrivando invece da adobe allora va tutto bene :)
    • Anonimo scrive:
      Re: La mia esperienza di migrazione -
      F
      due commenti:
      -ACROBAT: problema da indagare ma sembra che
      certi documenti PDF non riesca a stamparli su
      nessuna spampante, guardo il file PS direttamente
      generato (quindi indipendentemente dal driver
      della stampante) ed e' VUOTO... problema risolto
      installando Acrobat X win32 (il 5.1 e' piu' che
      sufficente) sotto
      Wine.io ho avuto esperienze piu' contorte:di solito riesco a stampare tutto da linux, ma una volta m'e' capitato di non riuscire a stampare, due pagine per foglio, un pdf di 200 pagine.Riavvio con windows e lo stampo, dopidiche' provo a stamparne un altro (300 pagine, 4 pagine per foglio) e non ci riesco (stessi sintomi del primo su linux: stampante in palla).Riavvio con linux e stampo il secondo correttamente... Che conclusioni ne trarresti ?
      -STAMPA: alcune multifunzione (RICOH) supportate
      ma con driver ppd evidentemente con qualche bug
      visto che certi documenti PDF (contenenti
      immagini raster e/o campi/form editabili) non ne
      vuol sapere di stamparli... (comunque risolto
      conuna stampante di riserva sulla quale si stampa
      perfettamene
      tutto).in effetti il supporto alle stampanti non e' proprio il massimo, specie se si compra qualche modello 'speciale' (nel senso di 'in offerta')
      • Alessandrox scrive:
        Re: La mia esperienza di migrazione -
        F
        - Scritto da:
        due commenti:

        -ACROBAT: problema da indagare ma sembra che

        certi documenti PDF non riesca a stamparli su

        nessuna spampante, guardo il file PS
        direttamente

        generato (quindi indipendentemente dal driver

        della stampante) ed e' VUOTO... problema risolto

        installando Acrobat X win32 (il 5.1 e' piu' che

        sufficente) sotto

        Wine.
        io ho avuto esperienze piu' contorte:
        di solito riesco a stampare tutto da linux, ma
        una volta m'e' capitato di non riuscire a
        stampare, due pagine per foglio, un pdf di 200
        pagine.
        Riavvio con windows e lo stampo, dopidiche' provo
        a stamparne un altro (300 pagine, 4 pagine per
        foglio) e non ci riesco (stessi sintomi del primo
        su linux: stampante in
        palla).
        Riavvio con linux e stampo il secondo
        correttamente...
        Che conclusioni ne trarresti ? Cioe' la seconda volta hai stampato correttamente da Linux e non da Windows?Azz... questo e' un m i s t e r o (doloroso)

        -STAMPA: alcune multifunzione (RICOH) supportate

        ma con driver ppd evidentemente con qualche bug

        visto che certi documenti PDF (contenenti

        immagini raster e/o campi/form editabili) non ne

        vuol sapere di stamparli... (comunque risolto

        conuna stampante di riserva sulla quale si
        stampa

        perfettamene

        tutto).
        in effetti il supporto alle stampanti non e'
        proprio il massimo, specie se si compra qualche
        modello 'speciale' (nel senso di 'in
        offerta')Mah... nel mio caso si tratta di una multifunzione non proprio economica... 9.000 euro (!), Cmq per il resto e' perfetta e probabilmente tutto si potrebbe risolvere inserendo il supporto Postscript nella stampante che e' opzionale (ma lo fanno pagare e caro anche).Ad ogni modo confido in una versione prossima dei driver, magari scrivo anche a chi li mantiene per segnalargli il problema, queste possibilita' non vanno mai dimenticate. Speriamo che in futuro sia l' azienda produttrice stessa a fornire supporto, in fondo non e' un impegno cosi' grande fornire dei ppd decenti.
        • nattu_panno_dam scrive:
          Re: La mia esperienza di migrazione -
          F
          - Scritto da: Alessandrox
          (!), Cmq per il resto e' perfetta e
          probabilmente tutto si potrebbe risolvere
          inserendo il supporto Postscript nella stampante
          che e' opzionale (ma lo fanno pagare e caro
          anche).
          Ad ogni modo confido in una versione prossima dei
          driver, magari scrivo anche a chi li mantiene per
          segnalargli il problema, queste possibilita' non
          vanno mai dimenticate. Speriamo che in futuro sia
          l' azienda produttrice stessa a fornire supporto,
          in fondo non e' un impegno cosi' grande fornire
          dei ppd
          decenti.CUPS fornisce un supporto postscript ottimo, ma come dicevi le stampanti che lo supportano sono costose, oppure solo determinati modelli. Che vuoi, a loro poco frega del cliente, le specifiche non le danno, e manco driver decenti.
  • Trovaidea scrive:
    Re: La PA italiana diffida del software
    Analisi interessante ma secondo me incompleta.La problematica principale, secondo me, non è emersa nell'articolo di Simone Brunozzi, la migrazione a sistemi FLOSS non è possibile per mancanza di personale capace di gestire tali sistemi. Non intendo dire che il personale delle PA sia incompetente ma che semplicemente non è formato a sufficienza sullargomento.Il personale delle PA probabilmente conosce questo mondo per passione o per curiosità, ma non sono mai stati "formati" sul campo a livello aziendale.Le PA prima di pensare a migrare i loro sistemi dovrebbero provvedere alla formazione del proprio personale e questo comporta prima del risparmio un investimento.Inoltre, come ormai troppo spesso accade in Italia, stiamo solo trasferendo un problema:prima dipendenti dalle multinazionali americanedopo dipendenti dagli sviluppatori FLASS anche loro non nostrani.Ma noi Italiani quando ci impegneremo a creare qualcosa di nostro?-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 17 maggio 2006 11.17----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 27 settembre 2007 17.07-----------------------------------------------------------
    • golan77 scrive:
      Re: La PA italiana diffida del software
      Modificato dall' autore il 17 maggio 2006 11.17
      --------------------------------------------------
      • Trovaidea scrive:
        Re: La PA italiana diffida del software
        Lei ha evidenziato la necessità di formare, la cito:"Con la massa critica di migliaia di PA, uffici, scuole e università, i vantaggi rispetto a soluzioni proprietarie sarebbero enormi: risparmio di costi di licenza, suddivisione delle spese di sviluppo su migliaia di enti utilizzatori, formati di dati aperti per un vero interscambio, gestione remota dei backup, formazione continua condivisa."Se ho capito bene cosa intende, per lei questa è un'opportunità e non un ostacolo.Prima di arrivare alla realizzazione della sua "utopistica" (mi passi il termine) proposta, ci sarebbe da smantellare il ns attuale sistema universitario a favore dell' OP.... circa 10 anni di lavoro?Molto più facile da realizzare, ma costoso, l'addestramento da parte delle varie PA del proprio personale.Cosa che però è di ostacolo al cambio, in quanto ha dei notevoli costi, e sopratutto "cozza" con le esigenze continue di sanare i bilanci statali.Ovviamente questa è la mia opinione personale.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 27 settembre 2007 17.07-----------------------------------------------------------
        • golan77 scrive:
          Re: La PA italiana diffida del software
          Salve di nuovo!La ringrazio per il tono cordiale della discussione (non è facile trovarne in forum aperti :-P).Non intendo dire che la formazione nazionale andrebbe fatta in coincidenza con uno smantellamento di massa... suggerisco invece (e qui concordo con lei sul termine "utopia") di destinare dei fondi ad una formazione di alta qualità a livello nazionale (con e-learning, materiale informativo, corsi dislocati), in modo da creare l'humus cognitivo per poter poi procedere, nel corso degli anni, ad una graduale migrazione.Cordialmente,Simone- Scritto da: Trovaidea
          Lei ha evidenziato la necessità di formare, la
          cito:
          "Con la massa critica di migliaia di PA, uffici,
          scuole e università, i vantaggi rispetto a
          soluzioni proprietarie sarebbero enormi:
          risparmio di costi di licenza, suddivisione delle
          spese di sviluppo su migliaia di enti
          utilizzatori, formati di dati aperti per un vero
          interscambio, gestione remota dei backup,
          formazione continua
          condivisa."

          Se ho capito bene cosa intende, per lei questa è
          un'opportunità e non un
          ostacolo.
          Prima di arrivare alla realizzazione della sua
          "utopistica" (mi passi il termine) proposta, ci
          sarebbe da smantellare il ns attuale sistema
          universitario a favore dell' OP.... circa 10 anni
          di
          lavoro?
          Molto più facile da realizzare, ma costoso,
          l'addestramento da parte delle varie PA del
          proprio
          personale.
          Cosa che però è di ostacolo al cambio, in quanto
          ha dei notevoli costi, e sopratutto "cozza" con
          le esigenze continue di sanare i bilanci
          statali.
          Ovviamente questa è la mia opinione personale.

          http://www.trovaidea.it
          La community per gente creativa
  • Anonimo scrive:
    Opportunità FLOSS per la PA
    Va da sé che questa idea, che mi frulla per il capo da quando facevo il consulente per la PA, sia tacciabile di vetero-tutto e di anti-mercato...Con 8'000 Comuni, un soggetto pubblico o privato, o una joint venture fra pubblico e privato, avrebe di fronte a sé un mercato potenziale straordinario per lo sviluppo di una piattaforma FLOSS per le attività ordinarie.Per quanto riguarda la gestione dell'angrafe, della contabilità, della fiscalità, ..., c'è poca differenza fra Milano e Trenzano (4'000 anime, provincia di Brescia). Solo le dimensioni della base dati e le esigenze computazionali.Sistema informativo comunale modulare FLOSS: un'utopia?Linux + MySQL + Php.Secondo me ci si riesce.
    • golan77 scrive:
      Re: Opportunità FLOSS per la PA
      Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Ti rispondo brevemente: sono d'accordo con te, e ritengo il FLOSS una grande opportunità per tutta la PA italiana (e straniera).Per essere puntiglioso, io sceglierei Linux + PostgreSQL + Python... :-)Cordialmente,Simone- Scritto da:
      Va da sé che questa idea, che mi frulla per il
      capo da quando facevo il consulente per la PA,
      sia tacciabile di vetero-tutto e di
      anti-mercato...

      Con 8'000 Comuni, un soggetto pubblico o privato,
      o una joint venture fra pubblico e privato,
      avrebe di fronte a sé un mercato potenziale
      straordinario per lo sviluppo di una piattaforma
      FLOSS per le attività
      ordinarie.

      Per quanto riguarda la gestione dell'angrafe,
      della contabilità, della fiscalità, ..., c'è poca
      differenza fra Milano e Trenzano (4'000 anime,
      provincia di Brescia). Solo le dimensioni della
      base dati e le esigenze
      computazionali.

      Sistema informativo comunale modulare FLOSS:
      un'utopia?

      Linux + MySQL + Php.

      Secondo me ci si riesce.
      • Anonimo scrive:
        Re: Opportunità FLOSS per la PA
        - Scritto da: golan77
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo....fazioso, come tutti i giornalisti e gli articoli di PI

        Ti rispondo brevemente: sono d'accordo con te, e
        ritengo il FLOSS una grande opportunità per tutta
        la PA italiana (e
        straniera).già, il software commerciale è il diavolo e chi ci lavora è un demone... bla bla bla

        Per essere puntiglioso, io sceglierei Linux +
        PostgreSQL + Python...
        :-)i quali saranno sicuramente gli strumenti che più conosci e che vorresti imporre a colpi di articoli mediatici pacchettizzatibravo! finalmente un vero giornalista disinteressato

        Cordialmente,

        Simone
        ciao ;)
        • golan77 scrive:
          Re: Opportunità FLOSS per la PA
          Il tuo post è privo di buon senso.Mi dai del fazioso senza motivare; ti arrocchi nella tua posizione senza motivare. Che scrivi a fare?Cordialmente,Simone- Scritto da:

          - Scritto da: golan77

          Ciao, sono Simone Brunozzi, autore
          dell'articolo.

          ...fazioso, come tutti i giornalisti e gli
          articoli di
          PI




          Ti rispondo brevemente: sono d'accordo con te, e

          ritengo il FLOSS una grande opportunità per
          tutta

          la PA italiana (e

          straniera).

          già, il software commerciale è il diavolo e chi
          ci lavora è un demone... bla bla
          bla




          Per essere puntiglioso, io sceglierei Linux +

          PostgreSQL + Python...

          :-)

          i quali saranno sicuramente gli strumenti che più
          conosci e che vorresti imporre a colpi di
          articoli mediatici
          pacchettizzati

          bravo! finalmente un vero giornalista
          disinteressato




          Cordialmente,



          Simone



          ciao ;)
  • Anonimo scrive:
    IL FREE SOFTWARE E' MORTO
    ... e con lui anche la filosofia farlocca dell'open sourcemi chiedo perchè mai PI insiste in un'ideologia che ha fallito in ogni angolo del mondo
    • Anonimo scrive:
      Re: IL FREE SOFTWARE E' MORTO
      - Scritto da:
      ... e con lui anche la filosofia farlocca
      dell'open sourceIl close source e i programmi commerciali hanno fatto il loro tempo.
      mi chiedo perchè mai PI insiste in
      un'ideologia che ha fallito in ogni angolo del
      mondoMi chiedo percheà PI insiste con un'ideologia come quella dei programmi commerciali che sta fallendo in ogni angolo del mondo.(Notare come ho ribattuto punto per punto alla logica delle tue affermazioni.)
    • golan77 scrive:
      Re: IL FREE SOFTWARE E' MORTO
      Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Il tuo è un intervento non motivato, se ti va fornisci qualche dato e qualche riferimento, così possiamo discuterne. In caso contrario sparare "affermazioni" senza motivarle mi sembra piuttosto inutile.Cordialmente,Simone- Scritto da:
      ... e con lui anche la filosofia farlocca
      dell'open
      source

      mi chiedo perchè mai PI insiste in un'ideologia
      che ha fallito in ogni angolo del
      mondo
      • Rief scrive:
        Re: IL FREE SOFTWARE E' MORTO
        [OT]Ho cancellato il commento, se possibile rimettetemi il rank. Comunque non ho detto nulla di male, era una mia opinione che non offendeva nessuno.[/OT]L'Opensource non può morire, finchè ci saranno persone che usano il computer ci sarà l'open source. I programmi closed possono morire, quelli open continuano a esistere perchè per ogni persona che lascia perdere un progetto ce ne sono altre 100 che sono disposte a seguirlo. Inoltre ricordati una cosa, lo scopo di un programma closed non è la perfezione perchè se uscisse il programma perfetto, dopo la sua uscita non si venderebbe piu. I bachi nei programmi closed sono per forza all'ordine del giorno. Viceversa una buona parte dell'open source, tipo quello gratuito, ha la caratteristica che in quanto gratuito non viene fatto per soldi ma per passione.complimenti per la trollata priva di sensoRief-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 17 maggio 2006 17.26-----------------------------------------------------------
        • Anonimo scrive:
          Re: IL FREE SOFTWARE E' MORTO
          - Scritto da: Rief
          [OT]Ho cancellato il commento, se possibile
          rimettetemi il rank. Comunque non ho detto nulla
          di male, era una mia opinione che non offendeva
          nessuno.[/OT]

          L'Opensource non può morire, finchè ci saranno
          persone che usano il computer ci sarà l'open
          source. I programmi closed possono morire, quelli
          open continuano a esistere perchè per ogni
          persona che lascia perdere un progetto ce ne sono
          altre 100 che sono disposte a seguirlo. Inoltre
          ricordati una cosa, lo scopo di un programma
          closed non è la perfezione perchè se uscisse il
          programma perfetto, dopo la sua uscita non si
          venderebbe piu. I bachi nei programmi closed sono
          per forza all'ordine del giorno. Viceversa una
          buona parte dell'open source, tipo quello
          gratuito, ha la caratteristica che in quanto
          gratuito non viene fatto per soldi ma per
          passione.questo vale solo in teoria

          complimenti per la trollata priva di senso
          Rief
    • Santos-Dumont scrive:
      Ah si?
      Cosa mi dici di questo?http://cursos.cdtc.org.brNon é un'ideologia. E' un principio per cui l'amministrazione pubblica non può dipendere da fornitori potenzialmente aventi interessi diversi da quelli dello stato.- Scritto da:
      ... e con lui anche la filosofia farlocca
      dell'open
      source

      mi chiedo perchè mai PI insiste in un'ideologia
      che ha fallito in ogni angolo del
      mondo
      • Anonimo scrive:
        Re: Ah si?
        - Scritto da: Santos-Dumont
        Cosa mi dici di questo?
        http://cursos.cdtc.org.br
        Non é un'ideologia. E' un principio per cui
        l'amministrazione pubblica non può dipendere da
        fornitori potenzialmente aventi interessi diversi
        da quelli dello
        stato.
        insomma, comunisti della peggio specie...il mondo è libero amico mio... fatti pure guidare per manina dallo stato
        • Cobra Reale scrive:
          Re: Ah si?

          insomma, comunisti della peggio specie...

          il mondo è libero amico mio... fatti pure guidare
          per manina dallo
          statoNon è che soffri di manie di persecuzione, come Berlusconi, che vede comunisti dappertutto?Per dimostrare di non essere comunisti, è proprio necessario essere come Fantozzi, cioé servili nei confronti delle megaditte straniere? Se questo è il tuo ideale di Stato Italiano, c'è da rizzarsi i capelli in testa! :|
          • Anonimo scrive:
            Re: Ah si?
            - Scritto da: Cobra Reale

            Per dimostrare di non essere comunisti, è
            proprio necessario essere come Fantozzi, cioé
            servili nei confronti delle megaditte
            straniere ?L'acredine pseudonazionalistica contro le multinazionali USA è in genere una scusa sustanziata da pruriti antiamericanisti ed antioccidentali (come se i più importanti contributors e evangelist OSS non fossero stipendiati dalle maggiori università dell'Occidente o dalle stesse multinazionali, IBM in primis...). La retorica di chi sostiene l'opensource rimane identica anche quando si fa presente che abbiamo, a livello applicativo, solo fornitori nazionali di software per le PA: CINECA, Finsiel, Almaviva... allora ci si fissa sul SO (ma qualcuno può fare il software per le macchine IBM meglio di IBM ?) o sul database (come se ci fosse un vero concorrente di Oracle).Certo, si può sempre usare OpenOffice al posto di Office: se qualcuno vuol calcolare quanto si risparmierebbe in questo modo, dopo aver dimostrato sistematicamente che non esistono problemi per convertire i milioni di documenti già esistenti...
  • Anonimo scrive:
    Analisi parziale e superficiale
    Mi scusi Brunozzi, ma con la PA ho a che fare da diversi anni e mi permetto di dissentire dalla sua analisi.Innanzi tutto devo ricordare che esiste una legge che richiede alla PA di utilizzare "piattaforme non proprietarie"; per questo motivo già una decina di anni fa furono moltissimi i progetti basati su Unix e su Linux. Purtroppo il FLOSS non è mai "hassle free" come invece è spesso il software e i SO proprietari, quindi necessita di personale specializzato, di esperienza e motivato. Se conosce la PA saprà che non ci sono più fondi per reclutare consulenti esterni mentre il personale, molto spesso, soffre delle croniche patologie del servizio pubblico: non licenziabilità, assunzione per raccomandazioni, cialtronismo, arretratezza culturale ecc. ecc. Le faccio un esempio: in una ASL c'è un SI gestito da un vecchio dirigente assunto per meriti politici; questi conosche bene AS/400 e su quello si basa. I client sono WinXP perchè nessuno ha voglia, tempo e soldi, per installare Linux sui PC che già arrivano con il SO preinstallato. Modificare le applicazioni esistenti e portarle su Linux costerebbe troppo. Quando devono iniziare un nuovo progetto (sempre che ci siano i soldi) si basano sulla migliore offerta della ditta "di fiducia" (e non è assolutamente detto che sia Microsoft, anzi!..) e su pacchetti e offerte economiche e facili da gestire.In poche parole: la PA, come molte fiorenti aziende private, non si fidano del FLOSS perchè, alla fine dei conti, costano di più in personale e in manutenzione.
    • golan77 scrive:
      Re: Analisi parziale e superficiale
      Buongiorno, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.La ringrazio anzitutto per la critica costruttiva e sana.Le rispondo a braccio.- Scritto da:
      Mi scusi Brunozzi, ma con la PA ho a che fare da
      diversi anni e mi permetto di dissentire dalla
      sua
      analisi.
      Innanzi tutto devo ricordare che esiste una legge
      che richiede alla PA di utilizzare "piattaforme
      non proprietarie"; per questo motivo già una
      decina di anni fa furono moltissimi i progetti
      basati su Unix e su Linux.Purtroppo l'applicazione di tale legge sembra essere poco efficace, non crede? Parlo solo della mia esperienza umbra, e spero vivamente che in altre regioni la situazione sia migliore.

      Purtroppo il FLOSS non è mai "hassle free" come
      invece è spesso il software e i SO proprietari,Beh, qui mi permetto di dissentire parzialmente: anche i SO proprietari hanno parecchi problemi, ma partono da posizioni vantaggiose rispetto a FLOSS (certificazione, installazione pregressa, eccetera); è pur vero che in alcuni casi le "soluzioni integrate" sono più stabili, come spesso accade nel caso CINECA.
      quindi necessita di personale specializzato, di
      esperienza e motivato. Se conosce la PA saprà che
      non ci sono più fondi per reclutare consulenti
      esterni mentre il personale, molto spesso, soffre
      delle croniche patologie del servizio pubblico:
      non licenziabilità, assunzione per
      raccomandazioni, cialtronismo, arretratezza
      culturale ecc. ecc.Qui concordo perfettamente con lei.

      Le faccio un esempio: in una ASL c'è un SI
      gestito da un vecchio dirigente assunto per
      meriti politici; questi conosche bene AS/400 e su
      quello si basa. I client sono WinXP perchè
      nessuno ha voglia, tempo e soldi, per installare
      Linux sui PC che già arrivano con il SO
      preinstallato. Modificare le applicazioni
      esistenti e portarle su Linux costerebbe troppo.E' una situazione "classica", e concordo con lei sul fatto che una migrazione è molto difficile. E' uno di quei casi in cui servirebbe un intervento generalizzato dall'alto.
      Quando devono iniziare un nuovo progetto (sempre
      che ci siano i soldi) si basano sulla migliore
      offerta della ditta "di fiducia" (e non è
      assolutamente detto che sia Microsoft, anzi!..) e
      su pacchetti e offerte economiche e facili da
      gestire.
      In poche parole: la PA, come molte fiorenti
      aziende private, non si fidano del FLOSS perchè,
      alla fine dei conti, costano di più in personale
      e in
      manutenzione.Qui non concordo: con una attenta progettazione e una visione strategica, i costi sono più bassi per il software FLOSS. Basta vedere l'esempio del comune di Monaco, o delle ferrovie francesi, o del Carnegie Mellon Campus. E' pur vero che per ottenere tali vantaggi ci vogliono delle serie scelte politiche le quali, mancando in Italia, influenzano il "risultato" della sfida del FLOSS.Cordialmente,Simone
    • Alessandrox scrive:
      Re: Analisi parziale e superficiale
      Tralasciando gli argomenti ai quali non posso rispondere...
      Le faccio un esempio: in una ASL c'è un SI
      gestito da un vecchio dirigente assunto per
      meriti politici; questi conosche bene AS/400 e su
      quello si basa. I client sono WinXP perchè
      nessuno ha voglia, tempo e soldi, per installare
      Linux sui PC che già arrivano con il SO
      preinstallato. In questo caso avrete sicuramente pagato anche per la preinstallazione (non e' gratis) quindi non sono casi in cui e' conveniente sostituire il Sistema preinstallato con un altro, casomai in questa situazione possono ricadere PC con sistemi obsoleti da aggiornare (mentre non e' detto che l' HW sia da buttare, se e' ancora buono piu' si usa piu' rende), allora si il passaggio a S.O. alternativi puo' essere preso in considerazione.L' alternativa e' farsi mandare PC con gia' preinstallato S.O. alternativo. Certe catene di assemblatori gia' lo fanno (UBUNTU preinstallato e configurato).
      Modificare le applicazioni
      esistenti e portarle su Linux costerebbe troppo.Quanto ad AS400, per Linux ci sono dei SW che funzionano come il ClientAccess di IBM (che conosco bene, avendolo installato e configurato molte volte). Quindi i server possono benissimo rimanere AS400... Una soluzione mista propriataria/FLOSS e' perfettamente utilizzabile anche se i server sono proprietari. Se poi i server sono AS400 e' anche piu' facile.
      Quando devono iniziare un nuovo progetto (sempre
      che ci siano i soldi) si basano sulla migliore
      offerta della ditta "di fiducia" (e non è
      assolutamente detto che sia Microsoft, anzi!..) e
      su pacchetti e offerte economiche e facili da
      gestire.
      In poche parole: la PA, come molte fiorenti
      aziende private, non si fidano del FLOSS perchè,
      alla fine dei conti, costano di più in personale
      e in
      manutenzione.Nella mia esperienza i sistemi FLOSS costano un po' di piu' (ma non esageratamente) in fase di installazione/configurazione/personalizzazione ma DOPO hanno un funzionamento piu' stabile nel tempo, con meno sorprese (a patto di usare WH che si sa' compatibile, che comunque non e difficile da trovare). Consiglio pero' di affidarsi ad aziende che offrano supporto anche post installazione, nel caso del S.O. se non e' la stessa azienda che rilascia la distribuzione a fornire supporto, almeno dovrebbe fornirlo la ditta che si cura dell' installazione (esempio nel caso di istro come UBUNTU dietro cui c'e' una comunita' e non un' azienda).
    • Anonimo scrive:
      Re: Analisi parziale e superficiale

      Purtroppo il FLOSS non è mai "hassle free" come
      invece è spesso il software e i SO proprietari,
      quindi necessita di personale specializzato, di
      esperienza e motivato.e quì casca l'asino: infrastrutture tecnologiche che consentono il perdurare di demotivazione, dequalificazione e trascuratezza, sono davvero produttive ?un robot chirurgo che consenta a una persona incompetente di medicina di compiere interventi, salva più vite di quante ne perde ?l'hassle-addiction é anche un valore, non solo un prezzo ! Se conosce la PA saprà che
      non ci sono più fondi per reclutare consulenti
      esterni mentre il personale, molto spesso, soffre
      delle croniche patologie del servizio pubblico:
      non licenziabilità, assunzione per
      raccomandazioni, cialtronismo, arretratezza
      culturale ecc. ecc.
      veramente io anche in gruppi privati grandi e piccoli ho riscontrato queste patologie, ma delle colpe della dirigenza (e quelli sono di nomina politica/nepotistica) che demotivano e dequalificano il personale non ne vogliamo parlare ?la colpa é sempre e solo dei lavoratori cialtroni e non licenziabili e magari dei sindacati ?questa non le sembra un'analisi parziale e superficiale ?
  • Anonimo scrive:
    Università di Genova
    Noi a Genova abbiamo la possibilità di sceglere se usare Linux ( tra l'altro delle distribuzioni serie ) e quindi openoffice, gcc e tutti i vari strumenti open, oppure windows. Devo ammettere che sono rimasto molto sorpreso dalla possibilità di scegliere. Unica cosa che manca è un mac, ma daltronde con tre laboratori ibridi linux/windows non abbiamo problemi. Unico appunto, forse, è che ci ritroviamo a studiare su schede in powerpoint, ma daltronde powerpoint è un formato potente e leggibile da openoffice o staroffice, sicuramente migliore dei cloni.Secondo me le università informatiche italiane dovrebbero imparare da quella di Genova: è veramente confortante pensare che nonostante le proprie idee i professori abbiano deciso di rispettare quelle di tutte le persone.Inoltre a lezione, quando ci sono differenze per esempio tra la programmazione in linux e quella in windows i professori specificano bene tutte le possibilità.E' un ottimo esempio di libertà informatica incondizionata...
    • Anonimo scrive:
      Re: Università di Genova
      non e' cosi al politecnico di torino:'(
      • Anonimo scrive:
        Re: Università di Genova
        - Scritto da:
        non e' cosi al politecnico di torino
        :'(Dovresti protestare, formalmente. E' un diritto di tutti...oltretutto l'università di Torino è considerata la migliore dopo la Normale di Pisa o sbaglio? Siamo messi bene :$. Io intanto mi tengo la mia ^_^.
    • golan77 scrive:
      Re: Università di Genova
      Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Sono felice di apprendere che a Genova avete la possibilità di scegliere... è sicuramente un ottimo passo avanti.In quale facoltà e corso di laurea avviene tutto ciò? Oppure (faccio l'ottimista) è generalizzato in tutto l'ateneo?Cordialmente,Simone - Scritto da:
      Noi a Genova abbiamo la possibilità di sceglere
      se usare Linux ( tra l'altro delle distribuzioni
      serie ) e quindi openoffice, gcc e tutti i vari
      strumenti open, oppure windows. Devo ammettere
      che sono rimasto molto sorpreso dalla possibilità
      di scegliere. Unica cosa che manca è un mac, ma
      daltronde con tre laboratori ibridi linux/windows
      non abbiamo problemi. Unico appunto, forse, è che
      ci ritroviamo a studiare su schede in powerpoint,
      ma daltronde powerpoint è un formato potente e
      leggibile da openoffice o staroffice, sicuramente
      migliore dei
      cloni.

      Secondo me le università informatiche italiane
      dovrebbero imparare da quella di Genova: è
      veramente confortante pensare che nonostante le
      proprie idee i professori abbiano deciso di
      rispettare quelle di tutte le
      persone.

      Inoltre a lezione, quando ci sono differenze per
      esempio tra la programmazione in linux e quella
      in windows i professori specificano bene tutte le
      possibilità.

      E' un ottimo esempio di libertà informatica
      incondizionata...
      • Anonimo scrive:
        Re: Università di Genova
        L'università di cui parlavo è l'Ateneo di Genova ( meglio conosciuto come DISI, Dipartimento di Informatica e Scienze dell'Informazione) in fondo a Via Dodecaneso. Si trova nel complesso delle università scientifiche, in quell'orrenda struttura in mezzo al verde.Mi rammarico però di sapere che la mia è una delle poche università a concedere la possibilità di usare piu sistemi. Pensavo che le università seguissero un sentiero comune invece a quanto pare mi sbagliavo. Secondo me molte università andrebbero riformate: mi piacerebbe una bella riforma del sistema informatico italiano perchè ormai chi non conosce Unix non è nessuno e viceversa con Windows. L'istruzione ai vari sistemi è importantissima sia per trovare lavoro presso grandi aziende, tutti sappiamo quanto linux sia importante nei server, sia per non precludersi possibilità importanti per un informatico.Un professore qualificato dovrebbe avere il compito di specificare e mostrare almeno un minimo di storia informatica e sui sistemi operativi come introduzione alla materia informatica.E' una questione etica: la libertà in campo universitario deve essere massima per permettere a tutte le menti di lavorare serenamente. Molti miei professori lasciano questa "libertà" e anche se per una buona parte dei miei compagni è inutile, per me è davvero una buona cosa. Unico appunto da fare, il nostro forum è blindato peggio di una banca :D. Fosse per me creerei qualcosa tipo Wikipedia, però dei professori informatici, dove ogni professore mette le proprie conoscenze. Ma forse questo è pretendere troppo. Avranno i loro motivi se per loro è giusto che solo chi paga ha accesso alle informazioni del forum.Da anonimo faccio un commento sarcastico da prendere sul ridere: al contrario dei miei professori, il mio rettore, quando è venuto in aula per inaugurare il corso ha chiaramente deriso linux dicendo che è un sistema retrogrado e antico perchè per esempio utilizza ancora la shell :D a favore di Windows e sopprattutto di mac considerandolo il futuro. Ora, non che non possa pensare a modo suo, ma questo commento era largamente fuori luogo e sopprattutto non da rettore di un'università. Mi aspettavo un pò piu di serietà :D. Comunque è l'unica persona ad essere pesantemente di parte ma dimostra come non prendere le parti sia spesso un'impresa.
        • golan77 scrive:
          Re: Università di Genova
          Ciao,grazie delle precisazioni.Il commento del tuo Rettore è vergognoso... ma sintomatico della situazione.Cordialmente,Simone- Scritto da:
          L'università di cui parlavo è l'Ateneo di Genova
          ( meglio conosciuto come DISI, Dipartimento di
          Informatica e Scienze dell'Informazione) in fondo
          a Via Dodecaneso. Si trova nel complesso delle
          università scientifiche, in quell'orrenda
          struttura in mezzo al
          verde.

          Mi rammarico però di sapere che la mia è una
          delle poche università a concedere la possibilità
          di usare piu sistemi. Pensavo che le università
          seguissero un sentiero comune invece a quanto
          pare mi sbagliavo. Secondo me molte università
          andrebbero riformate: mi piacerebbe una bella
          riforma del sistema informatico italiano perchè
          ormai chi non conosce Unix non è nessuno e
          viceversa con Windows. L'istruzione ai vari
          sistemi è importantissima sia per trovare lavoro
          presso grandi aziende, tutti sappiamo quanto
          linux sia importante nei server, sia per non
          precludersi possibilità importanti per un
          informatico.

          Un professore qualificato dovrebbe avere il
          compito di specificare e mostrare almeno un
          minimo di storia informatica e sui sistemi
          operativi come introduzione alla materia
          informatica.

          E' una questione etica: la libertà in campo
          universitario deve essere massima per permettere
          a tutte le menti di lavorare serenamente. Molti
          miei professori lasciano questa "libertà" e anche
          se per una buona parte dei miei compagni è
          inutile, per me è davvero una buona cosa. Unico
          appunto da fare, il nostro forum è blindato
          peggio di una banca :D. Fosse per me creerei
          qualcosa tipo Wikipedia, però dei professori
          informatici, dove ogni professore mette le
          proprie conoscenze. Ma forse questo è pretendere
          troppo. Avranno i loro motivi se per loro è
          giusto che solo chi paga ha accesso alle
          informazioni del
          forum.



          Da anonimo faccio un commento sarcastico da
          prendere sul ridere: al contrario dei miei
          professori, il mio rettore, quando è venuto in
          aula per inaugurare il corso ha chiaramente
          deriso linux dicendo che è un sistema retrogrado
          e antico perchè per esempio utilizza ancora la
          shell :D a favore di Windows e sopprattutto di
          mac considerandolo il futuro. Ora, non che non
          possa pensare a modo suo, ma questo commento era
          largamente fuori luogo e sopprattutto non da
          rettore di un'università. Mi aspettavo un pò piu
          di serietà :D. Comunque è l'unica persona ad
          essere pesantemente di parte ma dimostra come non
          prendere le parti sia spesso
          un'impresa.
    • Anonimo scrive:
      Re: Università di Genova


      E' un ottimo esempio di libertà informatica
      incondizionata...Non so se ti rendi conto di cosa dici, poter scegliere il sistema operativo è diventata una questione di principio e rispetta la LIBERTA' delle persone farlo..Il punto è che ormai non c'è più differenza tra cos'è uno strumento e cos'è un'idea, a partire dal fatto che quando si parla di OpenSource si pensa solo al mondo linux (non posso distribuire i sorgenti di un software per windows?)Io non credo che un muratore si faccia problemi ad usare un martello di una marca o di un altra anche se, naturalmente, può avere le sue preferenze e possono esistere martelli di varie qualità. Ma il muratore che deciderà di usare il martello X anzichè Y avrà delle ragioni precise e pratiche, non credo che si sentirà un paladino della giustizia e della libertà per lo strumento che usa.Non voglio attaccarti, mi hai solo dato uno spunto per una mia riflessione, mi rivolgo a tutti quelli che fanno politica prima che informatica.
    • Anonimo scrive:
      Re: Università di Genova
      - Scritto da:
      ci ritroviamo a studiare su schede in powerpoint,
      ma daltronde powerpoint è un formato potente e
      leggibile da openoffice o staroffice, sicuramente
      migliore dei
      cloni.Powerpoint potente?È la peggior porcheria tra i software di presentazione.Hai mai visto Scala Multimedia? O anche altri software meno specializzati?La sua fortuna è che è integrato in office e dai una parvenza grafica a quanto fai con office.E poi il programma di presentazione di StarOffice/OpenOffice ha superato Power Point pure essendo molto limitati anche loro.
  • Anonimo scrive:
    Re: La PA italiana diffida del software
    condivido ma un un paio di puntualizzazioni:"Effettivamente va mossa una critica al mondo FLOSS: per vari motivi (il principale: mancanza di tessuto aziendale fertile in campo FLOSS) la qualità dei software FLOSS e le garanzie di assistenza non competono bene con soluzioni spesso più costose, ma affidabili.Un dirigente deve garantire dei servizi, e se deve scegliere tra spendere 100 per un servizio che funziona quasi bene, o spendere 70 per un servizio che funziona un pochino meno bene del primo, sceglierà il servizio più costoso ma più affidabile."in realtà servizi,assistenza e qualità di funzionamento le ditte fornitrici nella mia esperienza le dichiarano e basta, poi al momento buono non ci sono ma ai dirigenti tanto basta, non verificano, registrano le dichiarazioni e si trincerano dietro al brand" La presenza di software proprietari, che spesso utilizzano formati di dati chiusi, impedisce di poter fornire una soluzione alternativa parziale. Non è possibile ad esempio proporre una piccola soluzione per un piccolo settore, dato che tutti i dati sono fortemente interconnessi, e basati su piattaforme software e DBMS proprietarie.I Dati , poi, rappresentano un ulteriore problema: come gestire tutti i dati esistenti? Come convertirli o migrarli verso una nuova piattaforma? Come certificare che il trasferimento è avvenuto senza problemi? Come rispondere ad eventuali violazioni?"ma un dirigente che non mette in contratto interoperabilità e convertibilità dei dati, fa il suo mestiere ?"i tecnici che si devono occupare della gestione dei servizi informatici possono opporre resistenza a nuove soluzioni tecniche, che comportano il bisogno di aggiornare le proprie competenze; "questo nella mia esperienza é vero per una parte dei tecnici: altri si aggiornano a proprio carico perchè la PA di riferimento non passa loro i corsi ma non viene consentito loro di appllicare le loro conoscienze sul lavoro (e non sto parlando di fare applicativi di parecchi anni uomo al posto delle ditte, ma di impostare le infrastrutture e le procedure di contorno e indicare alcuni vincoli ai fornitori)
    • golan77 scrive:
      Re: La PA italiana diffida del software
      Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Concordo con tutto: 1) I dirigenti vogliono le spalle coperte, innanzitutto; alcuni di loro vanno oltre (si preoccupano dell'effettiva efficacia delle "certificazioni"), ma altri si limitano ad aggirare il problema.2) Il dirigente, nel caso che citi, non fa di certo il suo mestiere. Il punto è: chi lo controlla? Chi prende provvedimenti?3) Come ho già scritto in un altro commento, i tecnici sono di due categorie: i "pigri" (che critico), e quelli "bloccati" dall'alto (ovvero ben intenzionati, ma impossibilitati a fare cose buone).Cordialmente,Simone- Scritto da:

      condivido ma un un paio di puntualizzazioni:

      "Effettivamente va mossa una critica al mondo
      FLOSS: per vari motivi (il principale: mancanza
      di tessuto aziendale fertile in campo FLOSS) la
      qualità dei software FLOSS e le garanzie di
      assistenza non competono bene con soluzioni
      spesso più costose, ma
      affidabili.
      Un dirigente deve garantire dei servizi, e se
      deve scegliere tra spendere 100 per un servizio
      che funziona quasi bene, o spendere 70 per un
      servizio che funziona un pochino meno bene del
      primo, sceglierà il servizio più costoso ma più
      affidabile."


      in realtà servizi,assistenza e qualità di
      funzionamento le ditte fornitrici nella mia
      esperienza le dichiarano e basta, poi al momento
      buono non ci sono ma ai dirigenti tanto basta,
      non verificano, registrano le dichiarazioni e si
      trincerano dietro al
      brand


      " La presenza di software proprietari, che spesso
      utilizzano formati di dati chiusi, impedisce di
      poter fornire una soluzione alternativa parziale.
      Non è possibile ad esempio proporre una piccola
      soluzione per un piccolo settore, dato che tutti
      i dati sono fortemente interconnessi, e basati su
      piattaforme software e DBMS
      proprietarie.
      I Dati , poi, rappresentano un ulteriore
      problema: come gestire tutti i dati esistenti?
      Come convertirli o migrarli verso una nuova
      piattaforma? Come certificare che il
      trasferimento è avvenuto senza problemi? Come
      rispondere ad eventuali
      violazioni?"

      ma un dirigente che non mette in contratto
      interoperabilità e convertibilità dei dati, fa il
      suo mestiere
      ?


      "i tecnici che si devono occupare della gestione
      dei servizi informatici possono opporre
      resistenza a nuove soluzioni tecniche, che
      comportano il bisogno di aggiornare le proprie
      competenze;
      "

      questo nella mia esperienza é vero per una parte
      dei tecnici: altri si aggiornano a proprio carico
      perchè la PA di riferimento non passa loro i
      corsi ma non viene consentito loro di appllicare
      le loro conoscienze sul lavoro (e non sto
      parlando di fare applicativi di parecchi anni
      uomo al posto delle ditte, ma di impostare le
      infrastrutture e le procedure di contorno e
      indicare alcuni vincoli ai
      fornitori)
  • Anonimo scrive:
    POLICTECNICO di TORINO
    qui a torino sono proprio dei campioni dell'assurdo, oltre che del servilismo bieco al mondo microsoft. Non esiste una sola postazione open in tutte le strutture. Su tutti i computer windowze ce gia' preinstallato office xp rndendo quindi inutile usare openoffice. Infatti per installare OO devi attivare una complicata procedura di installazione del menu start (e neanche io voglio aspettare 15 minuti di installazione). Questo sì che e' scoraggiare l'uso di software open.Epoi continuiamao ad usare explorer 6. Invece di mozilla firefox, decisamente migliore, che non viene neanche offerto come programma di installazione opzionale.BEH PERO' INVITIAMO STALLMANN IN AULA MAGNA....E CI IMBRODIAMO CON LUI CON LUSINGHE E DISCORSI SUI MASSIMI SISTEMI...CHE BUFFONATAps esiste anche un progetto linux al poli, ma e' proprio un contentino che e' stato dato dal rettore a quattro "invasati" del pinguino, che hanno saputo solo realizzare un sito dozzinale pieno di informazioni generighe su software open. Tristezza :'(
    • golan77 scrive:
      Re: POLICTECNICO di TORINO
      Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Che peccato... e dire che al Politecnico di Torino ci sono molte competenze nel mondo FLOSS.Davvero peccato.Cordialmente,Simone- Scritto da:
      qui a torino sono proprio dei campioni
      dell'assurdo, oltre che del servilismo bieco al
      mondo microsoft. Non esiste una sola postazione
      open in tutte le strutture.


      Su tutti i computer windowze ce gia'
      preinstallato office xp rndendo quindi inutile
      usare openoffice. Infatti per installare OO devi
      attivare una complicata procedura di
      installazione del menu start (e neanche io voglio
      aspettare 15 minuti di installazione). Questo sì
      che e' scoraggiare l'uso di software
      open.

      Epoi continuiamao ad usare explorer 6. Invece di
      mozilla firefox, decisamente migliore, che non
      viene neanche offerto come programma di
      installazione
      opzionale.


      BEH PERO' INVITIAMO STALLMANN IN AULA MAGNA....E
      CI IMBRODIAMO CON LUI CON LUSINGHE E DISCORSI SUI
      MASSIMI SISTEMI...CHE
      BUFFONATA

      ps esiste anche un progetto linux al poli, ma e'
      proprio un contentino che e' stato dato dal
      rettore a quattro "invasati" del pinguino, che
      hanno saputo solo realizzare un sito dozzinale
      pieno di informazioni generighe su software open.


      Tristezza :'(
      • Anonimo scrive:
        sempre al poli
        io non ne vedo...e comunque sicuramente hanno poc voce in capitolo. perche' le macchinette di stampa degli statini funzionano con windosw? Devono solo far girare un browser (mozilla) e un java app ? Perche' sprecare una licenza di windows? Perche' allora si continua ad aggiornare le copie di office, quando per scrivere si potrebbe usare open office? Peche' si usa explorer invece di mozilla?perche' i nuovi pc del sistema bibliotecario, non usano piu' bsd come una volta ma windows XP PROFESSIONAL???? anche qui serve solo un broswer internet (niente autocad o simili)io critico questo. E pago queste mancanze con una retta molto alta.
    • Anonimo scrive:
      Re: POLICTECNICO di TORINO
      Se questi sono i nuovi ingegnIeri informatici siamo a posto. :D Passi che non sappiano programmare, ma che non sappiano neppure l'ITALIANO! :D Ma l'avete il correttore ortografico in open office? :D P.S. neanche il nome della scuola sei riuscito a scrivere correttamente... In miniera!!! :D
      • golan77 scrive:
        Re: POLICTECNICO di TORINO
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Mi dispiace che tu faccia così caso a qualche svista grammaticale... mi sembra di aver visto ben di peggio, nei commenti in giro. Ho comunque notato il ":D", quindi immagino tu fossi solo ironico e non pesante.Cordialmente,Simone- Scritto da:
        Se questi sono i nuovi ingegnIeri informatici
        siamo a posto. :D

        Passi che non sappiano programmare, ma che non
        sappiano neppure l'ITALIANO! :D

        Ma l'avete il correttore ortografico in open
        office? :D

        P.S. neanche il nome della scuola sei riuscito a
        scrivere correttamente... In miniera!!! :D
        • Anonimo scrive:
          Re: POLITECNICO di TORINO

          Mi dispiace che tu faccia così caso a qualche
          svista grammaticale...Da un futuro ingegnere mi aspetto che sappia scrivere nella sua lingua madre, o almeno saper usare un dannatissimo correttore ortografico!!!Non ha NESSUNA scusa. :D
          notato il ":D", quindi immagino tu fossi solo
          ironico e non pesante.No era PESANTE e pedante :) P.S. il nome della sQuola adesso è giusto!
          • Anonimo scrive:
            Re: POLITECNICO di TORINO

            Da un futuro ingegnere mi aspetto che sappia
            scrivere nella sua lingua madre, o almeno saper
            usare un dannatissimo correttore
            ortografico!!!
            Non ha NESSUNA scusa. :D Tu hai le prove che lui non sappia scrivere in italiano corretto e che non sappia usare un correttore ortografico?Saperlo usare != volerlo usare. ;)
          • Anonimo scrive:
            Re: POLITECNICO di TORINO


            Da un futuro ingegnere mi aspetto che sappia

            scrivere nella sua lingua madre, o almeno saper

            usare un dannatissimo correttore

            ortografico!!!

            Non ha NESSUNA scusa. :D

            Tu hai le prove che lui non sappia scrivere in
            italiano corretto e che non sappia usare un
            correttore
            ortografico?Prova a leggere il post originale e sappimi dire... sembra di leggere il peggior Bukowski ubriaco!
            Saperlo usare != volerlo usare. ;)Se riferito al cervello ci credo :D
          • Anonimo scrive:
            Re: POLITECNICO di TORINO
            - Scritto da:


            Da un futuro ingegnere mi aspetto che sappia


            scrivere nella sua lingua madre, o almeno
            saper


            usare un dannatissimo correttore


            ortografico!!!


            Non ha NESSUNA scusa. :D



            Tu hai le prove che lui non sappia scrivere in

            italiano corretto e che non sappia usare un

            correttore

            ortografico?

            Prova a leggere il post originale e sappimi
            dire... sembra di leggere il peggior Bukowski
            ubriaco!Beh in effetti, un pochino... :D


            Saperlo usare != volerlo usare. ;)
            Se riferito al cervello ci credo :D
          • Anonimo scrive:
            Re: POLITECNICO di TORINO




            Da un futuro ingegnere mi aspetto che sappia



            scrivere nella sua lingua madre, o almeno

            saper



            usare un dannatissimo correttore



            ortografico!!!



            Non ha NESSUNA scusa. :D





            Tu hai le prove che lui non sappia scrivere in


            italiano corretto e che non sappia usare un


            correttore


            ortografico?



            Prova a leggere il post originale e sappimi

            dire... sembra di leggere il peggior Bukowski

            ubriaco!

            Beh in effetti, un pochino... :DIn qualcosa siamo d'accordo ;)
    • Anonimo scrive:
      Re: POLICTECNICO di TORINO
      - Scritto da:
      qui a torino sono proprio dei campioni
      dell'assurdo, oltre che del servilismo bieco al
      mondo microsoft. Non esiste una sola postazione
      open in tutte le strutture.


      Su tutti i computer windowze ce gia'
      preinstallato office xp rndendo quindi inutile
      usare openoffice. Infatti per installare OO devi
      attivare una complicata procedura di
      installazione del menu start (e neanche io voglio
      aspettare 15 minuti di installazione). Questo sì
      che e' scoraggiare l'uso di software
      open.

      Epoi continuiamao ad usare explorer 6. Invece di
      mozilla firefox, decisamente migliore, che non
      viene neanche offerto come programma di
      installazione
      opzionale.


      BEH PERO' INVITIAMO STALLMANN IN AULA MAGNA....E
      CI IMBRODIAMO CON LUI CON LUSINGHE E DISCORSI SUI
      MASSIMI SISTEMI...CHE
      BUFFONATA

      ps esiste anche un progetto linux al poli, ma e'
      proprio un contentino che e' stato dato dal
      rettore a quattro "invasati" del pinguino, che
      hanno saputo solo realizzare un sito dozzinale
      pieno di informazioni generighe su software open.


      Tristezza :'(Ora, non per difendere il Politecnico di Torino, ma agisce come agisce qualunque altra università/ente pubblico di questo Paese: bisogna spendere per far girare soldi e per guadagnarci qualcosa.Nonostante ciò i laboratori della facoltà di informatica sono tutti equipaggiati sia con Linux che con Windows in dual boot, e parte dei server web utilizzano anch'essi Linux (altri utilizzano Windows).Certo potrebbero fare di più, ma con i sistemi Linux ci vuole personale competente, voglia di lavorare, e poi non ci si può mangiare abbastanza sopra. Ma questo non è un problema del Politecnico di Torino, dipende piuttosto da una mentalità molto diffusa in tutta Italia.
    • Anonimo scrive:
      Re: POLICTECNICO di TORINO
      Ciao, sono stato per 4 anni, fino al 2004, Sistemista nel laboratorio CCL (ora LabInf) del DAUIN (Dipartimento automatica ed informatica) del Politecnico di Torino. Dopo ho avuto una breve esperienza al Ladispe, sempre nel DAUIN. Bene, in entrambi i laboratori sono presenti postazioni Linux, dirò di più il CCL è stato per anni il punto di riferimento per il FLOSS rivolto agli studenti al PoliTO. Di lì sono passate anche figure storiche della rete e persone che attualmente grazie a quell'esperienza ci mangiano (io ad esempio continuo a vivere grazie a quello che ho imparato). Da come parli è evidente che ti riferisci ad un laboratorio particolare, quindi ti invito a non fare di tutta l'erba un fascio.Il poli ospita poi diverse figure istituzionali per l'Open Source in Italia, come il professor Meo ad esempio, e molti progetti di ricerca su queste tematiche. Nel 2004, poco prima della mia partenza, si parlava di sperimentazioni IPv6 in laboratori di informatica di base grazie all'uso di Linux e FreeBSD. Qualcosa al poli si muove, e non è roba da poco.Cordiali saluti- Scritto da:
      qui a torino sono proprio dei campioni
      dell'assurdo, oltre che del servilismo bieco al
      mondo microsoft. Non esiste una sola postazione
      open in tutte le strutture.


      Su tutti i computer windowze ce gia'
      preinstallato office xp rndendo quindi inutile
      usare openoffice. Infatti per installare OO devi
      attivare una complicata procedura di
      installazione del menu start (e neanche io voglio
      aspettare 15 minuti di installazione). Questo sì
      che e' scoraggiare l'uso di software
      open.

      Epoi continuiamao ad usare explorer 6. Invece di
      mozilla firefox, decisamente migliore, che non
      viene neanche offerto come programma di
      installazione
      opzionale.


      BEH PERO' INVITIAMO STALLMANN IN AULA MAGNA....E
      CI IMBRODIAMO CON LUI CON LUSINGHE E DISCORSI SUI
      MASSIMI SISTEMI...CHE
      BUFFONATA

      ps esiste anche un progetto linux al poli, ma e'
      proprio un contentino che e' stato dato dal
      rettore a quattro "invasati" del pinguino, che
      hanno saputo solo realizzare un sito dozzinale
      pieno di informazioni generighe su software open.


      Tristezza :'(
      • golan77 scrive:
        Re: POLICTECNICO di TORINO
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Ottime notizie, finalmente! Mi sembrava troppo strano che al Politecnico di Torino il FLOSS fosse messo così male... Il Professor Meo è in effetti un vero punto di riferimento.Cordialmente,Simone- Scritto da:
        Ciao, sono stato per 4 anni, fino al 2004,
        Sistemista nel laboratorio CCL (ora LabInf) del
        DAUIN (Dipartimento automatica ed informatica)
        del Politecnico di Torino. Dopo ho avuto una
        breve esperienza al Ladispe, sempre nel DAUIN.

        Bene, in entrambi i laboratori sono presenti
        postazioni Linux, dirò di più il CCL è stato per
        anni il punto di riferimento per il FLOSS rivolto
        agli studenti al PoliTO. Di lì sono passate anche
        figure storiche della rete e persone che
        attualmente grazie a quell'esperienza ci mangiano
        (io ad esempio continuo a vivere grazie a quello
        che ho imparato). Da come parli è evidente che ti
        riferisci ad un laboratorio particolare, quindi
        ti invito a non fare di tutta l'erba un
        fascio.
        Il poli ospita poi diverse figure istituzionali
        per l'Open Source in Italia, come il professor
        Meo ad esempio, e molti progetti di ricerca su
        queste tematiche. Nel 2004, poco prima della mia
        partenza, si parlava di sperimentazioni IPv6 in
        laboratori di informatica di base grazie all'uso
        di Linux e FreeBSD. Qualcosa al poli si muove, e
        non è roba da
        poco.
        Cordiali saluti

        - Scritto da:

        qui a torino sono proprio dei campioni

        dell'assurdo, oltre che del servilismo bieco al

        mondo microsoft. Non esiste una sola postazione

        open in tutte le strutture.






        Su tutti i computer windowze ce gia'

        preinstallato office xp rndendo quindi inutile

        usare openoffice. Infatti per installare OO devi

        attivare una complicata procedura di

        installazione del menu start (e neanche io
        voglio

        aspettare 15 minuti di installazione). Questo sì

        che e' scoraggiare l'uso di software

        open.



        Epoi continuiamao ad usare explorer 6. Invece di

        mozilla firefox, decisamente migliore, che non

        viene neanche offerto come programma di

        installazione

        opzionale.





        BEH PERO' INVITIAMO STALLMANN IN AULA MAGNA....E

        CI IMBRODIAMO CON LUI CON LUSINGHE E DISCORSI
        SUI

        MASSIMI SISTEMI...CHE

        BUFFONATA



        ps esiste anche un progetto linux al poli, ma e'

        proprio un contentino che e' stato dato dal

        rettore a quattro "invasati" del pinguino, che

        hanno saputo solo realizzare un sito dozzinale

        pieno di informazioni generighe su software
        open.





        Tristezza :'(
  • pKrime scrive:
    Migrazione graduale
    In genere si pensa a una migrazione improvvisa e totale verso il software libero, ma mi sembra una cosa difficilmente attuabile e non necessaria.Si cominciasse col far convivere le due soluzioni software, iniziando ad esempio con soluzioni "invisibili", tipo sistemi che facciano i backup da remoto, e magari espandendosi pian piano ai vari rami, con kde+OpenOffice per scrivere le letterine.Su internet ho trovato diversi racconti di migrazioni riuscite in ambito aziendale, avvenute gradualmente istruendo il personale a:cliccare su Firefox invece che su IEcliccare su Thunderbird invece che Outlooksu OpenOffice e non su Officee dopo questi primi passi, cambiare (senza dirlo!!) windows con linux+kde.Si cominciasse a fare così per rimpiazzare le insatallazioni pirata.Voglio capire, che so, il progettista cad, che non vuole imparare daccapo tutto ciò che gli serve per lavorare professionalmente, ma per i lavori di segreteria non ci sono scusanti, andiamo!E poi chi ha detto che le vecchie installazioni devono essere cancellate? Si lascia qualche computer configurato alla vecchia maniera, in modo da avere sempre la possibilità di recuperare vecchi dati, qualora ce ne fosse bisogno.Episodi di "smarrimento" compaiono ogni qual volta si cambia versione di windows (di recente tutti i computer aziendali sono stati invitati a lasciar perdere Windows 2000), quindi non mi sembra il caso di farci troppi problemi.Basta avere un amministratore dei computer abbastanza volenteroso.
    • golan77 scrive:
      Re: Migrazione graduale
      Ciao pKrime, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Concordo con te sulla "gradualità", e concordo che i piccoli passi spesso portano a grandi cambiamenti.Cordialmente,Simone- Scritto da: pKrime
      In genere si pensa a una migrazione improvvisa e
      totale verso il software libero, ma mi sembra una
      cosa difficilmente attuabile e non
      necessaria.

      Si cominciasse col far convivere le due soluzioni
      software, iniziando ad esempio con soluzioni
      "invisibili", tipo sistemi che facciano i backup
      da remoto, e magari espandendosi pian piano ai
      vari rami, con kde+OpenOffice per scrivere le
      letterine.

      Su internet ho trovato diversi racconti di
      migrazioni riuscite in ambito aziendale, avvenute
      gradualmente istruendo il personale
      a:

      cliccare su Firefox invece che su IE
      cliccare su Thunderbird invece che Outlook
      su OpenOffice e non su Office

      e dopo questi primi passi, cambiare (senza
      dirlo!!) windows con
      linux+kde.

      Si cominciasse a fare così per rimpiazzare le
      insatallazioni
      pirata.
      Voglio capire, che so, il progettista cad, che
      non vuole imparare daccapo tutto ciò che gli
      serve per lavorare professionalmente, ma per i
      lavori di segreteria non ci sono scusanti,
      andiamo!

      E poi chi ha detto che le vecchie installazioni
      devono essere cancellate? Si lascia qualche
      computer configurato alla vecchia maniera, in
      modo da avere sempre la possibilità di recuperare
      vecchi dati, qualora ce ne fosse
      bisogno.

      Episodi di "smarrimento" compaiono ogni qual
      volta si cambia versione di windows (di recente
      tutti i computer aziendali sono stati invitati a
      lasciar perdere Windows 2000), quindi non mi
      sembra il caso di farci troppi
      problemi.

      Basta avere un amministratore dei computer
      abbastanza
      volenteroso.
  • CoD scrive:
    Noi stiamo usando ubuntu
    Ok ci vorra' del tempo e per ora alcuni applicativi "essenziali" rimangono disponibili solo per windows ma... la facolta' in cui lavoro (Lingue a Genova) sta da tempo sperimentando soluzioni open source.Da alcuni mesi abbiamo installato su alcune macchine ubuntu che e' indubbiamente la distribuzione piu' adatta ad una facolta' per meta' scientifica e per meta' umanistica.Professori, collaboratori e persino qualche studente si sono trovati subito bene, a parte un minimo di perplessita' nei primi 10 minuti per riconoscere quali programmi servivano al caso loro.Nell'ambito della multilingualita', poi, linux e' decisamente avanti rispetto alle soluzioni di microsoft (che ancora oggi supporta male la tencologia unicode) ed avendo noi sezioni come quella di arabistica abbiamo bisogno di un sistema operativo in grado di gestire files con codifica utf-8.Stiamo anche sviluppando noi stessi alcuni software open source per la ricerca (io sono tra gli sviluppatori)Insomma: ci stiamo muovendo a poco a poco.Tutto e' iniziato dalla sezione di francesistica e piano piano va diffondendosi.E' vero che c'e' diffidenza, ma l'idea della interoperabilita' e della condivisione libera del sapere sono molto sentite in ambito universitario.Senza contare che, grazie al cielo, abbiamo un servizio tecnico che di linux ha gia' una notevole esperienza.C'e' molto da fare ma ne vale la pena.
    • golan77 scrive:
      Re: Noi stiamo usando ubuntu
      Ottime notizie, CoD!Sono convinto che la strada giusta è questa.Perchè non dedichi qualche manciata di minuti per descrivere succintamente l'intervento/migrazione? Potrebbe essere utile a tutti... magari puoi pubblicare un articolo su PI :-)Cordialmente,Simone- Scritto da: CoD
      Ok ci vorra' del tempo e per ora alcuni
      applicativi "essenziali" rimangono disponibili
      solo per windows ma... la facolta' in cui lavoro
      (Lingue a Genova) sta da tempo sperimentando
      soluzioni open
      source.

      Da alcuni mesi abbiamo installato su alcune
      macchine ubuntu che e' indubbiamente la
      distribuzione piu' adatta ad una facolta' per
      meta' scientifica e per meta'
      umanistica.

      Professori, collaboratori e persino qualche
      studente si sono trovati subito bene, a parte un
      minimo di perplessita' nei primi 10 minuti per
      riconoscere quali programmi servivano al caso
      loro.

      Nell'ambito della multilingualita', poi, linux e'
      decisamente avanti rispetto alle soluzioni di
      microsoft (che ancora oggi supporta male la
      tencologia unicode) ed avendo noi sezioni come
      quella di arabistica abbiamo bisogno di un
      sistema operativo in grado di gestire files con
      codifica
      utf-8.
      Stiamo anche sviluppando noi stessi alcuni
      software open source per la ricerca (io sono tra
      gli
      sviluppatori)

      Insomma: ci stiamo muovendo a poco a poco.
      Tutto e' iniziato dalla sezione di francesistica
      e piano piano va
      diffondendosi.

      E' vero che c'e' diffidenza, ma l'idea della
      interoperabilita' e della condivisione libera del
      sapere sono molto sentite in ambito
      universitario.
      Senza contare che, grazie al cielo, abbiamo un
      servizio tecnico che di linux ha gia' una
      notevole
      esperienza.

      C'e' molto da fare ma ne vale la pena.
  • nattu_panno_dam scrive:
    I contadini della PA diffidano?
    Ma è normale che lo facciano, adesso hanno un sistema che pur schifosamente e costossimino funziona e pensano che funzionerà anche in futuro.La diffidenza nasce dal fatto che non ci capiscono na mazza, e che al massimo sanno di cosa di stà parlando quando si parla di attrezzi agricoli.I tecnici non vogliono aggiornarsi? Non sono nemmeno capaci di farlo, è questo il punto. In una professione del genere l' informazione stà alla base di tutto, in seconda l' esperienza.
    • Anonimo scrive:
      Re: I contadini della PA diffidano?
      - Scritto da: nattu_panno_dam
      Ma è normale che lo facciano, adesso hanno un
      sistema che pur schifosamente e costossimino
      funziona e pensano che funzionerà anche in
      futuro.

      La diffidenza nasce dal fatto che non ci
      capiscono na mazza, e che al massimo sanno di
      cosa di stà parlando quando si parla di attrezzi
      agricoli.

      I tecnici non vogliono aggiornarsi? Non sono
      nemmeno capaci di farlo, è questo il punto. In
      una professione del genere l' informazione stà
      alla base di tutto, in seconda l'
      esperienza.sapessi quanti casini ho risolto a superconsulenti privati che calavano dall'alto nella mia PA con l'atteggiamento dei marziani fra i selvaggi come il tuo !poi però il capo manda me a cambiare il toner alle stampanti e questi minchiocefali a impostare le infrastrutture e i corsi di aggiornamento e certificazione me li pago io e li faccio nel tempo liberonon fare di tutta l'erba un fascio,
      • golan77 scrive:
        Re: I contadini della PA diffidano?
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Come già scritto in risposta a questo Thread, i tecnici si dividono in due categorie: i pigri, e quelli "bloccati" dall'alto.Mai generalizzare troppo!! :-)Cordialmente,Simone- Scritto da:

        - Scritto da: nattu_panno_dam

        Ma è normale che lo facciano, adesso hanno un

        sistema che pur schifosamente e costossimino

        funziona e pensano che funzionerà anche in

        futuro.



        La diffidenza nasce dal fatto che non ci

        capiscono na mazza, e che al massimo sanno di

        cosa di stà parlando quando si parla di attrezzi

        agricoli.



        I tecnici non vogliono aggiornarsi? Non sono

        nemmeno capaci di farlo, è questo il punto. In

        una professione del genere l' informazione stà

        alla base di tutto, in seconda l'

        esperienza.


        sapessi quanti casini ho risolto a
        superconsulenti privati che calavano dall'alto
        nella mia PA con l'atteggiamento dei marziani
        fra i selvaggi come il tuo
        !
        poi però il capo manda me a cambiare il toner
        alle stampanti e questi minchiocefali a impostare
        le infrastrutture e i corsi di aggiornamento e
        certificazione me li pago io e li faccio nel
        tempo
        libero

        non fare di tutta l'erba un fascio,


      • nattu_panno_dam scrive:
        Re: I contadini della PA diffidano?
        Ok, il 5% di casi particolari ci sono sempre e probabilmente quelli di cui parli sono i soliti superluser che intasano anche l' IT esterno.
        • golan77 scrive:
          Re: I contadini della PA diffidano?
          Ciao di nuovo!Credo che non si tratti del 5%, ma di una percentuale superiore.E' comunque un dato difficilmente calcolabile.Cordialmente,Simone- Scritto da: nattu_panno_dam
          Ok, il 5% di casi particolari ci sono sempre e
          probabilmente quelli di cui parli sono i soliti
          superluser che intasano anche l' IT
          esterno.
          • nattu_panno_dam scrive:
            Re: I contadini della PA diffidano?
            L' imho era sottointeso, di statistiche non ne vedo comunque.
    • nattu_panno_dam scrive:
      Re: I contadini della PA diffidano?
      Si, con "contadini" non mi riferivo solo ai tecnici. Di braccia rubate all' agricoltura ce ne sono su tutti i livelli, ma il problema è soprattutto la mancanza di buonsenso che dilaga in tutti i settori. PS= questo posto è solo un post di sfogo, niente di realmente serio.-----------------------------------------------------------Modificato dall' autore il 17 maggio 2006 11.45-----------------------------------------------------------
  • Anonimo scrive:
    Re: La PA italiana diffida del software
    La scelta di utilizzare software open source non è una scelta che deve essere fatta dal dirigente locale (che non la fa per i motivi descritti), ma dovrebbe essere una strategia politica per lo sviluppo del paese.In Italia ci sono circa 75.000 aziende it e la media è sotto le 10 persone, con un fatturato medio procapite di circa 260.000 euro.Queste non hanno le risorse per fare quello che serve per rendere "sicura" l'adozione di open source a qualsiasi dirigente.Non hanno i soldi nemmeno per le brochure a colori,per capirsi.A malapena sbarcano il lunario.Quello che serve è un piano strategico di sviluppo del mercato IT italiano che passa dai seguenti punti:1) Definizione di un insieme di tecnologie e prodotti open source sui quali impegnarsi.2) Lanciare dei centri regionali di competenza presso ai quali far aggregare le piccole aziende IT.3) Assegnare ai questi centri di competenza regionale l'identificazione di un insieme di prodotti di uso standard che sono usati da tutta la PA4) Finanziare la loro impelementazione coordinandola.5) Adottare soluzioni di produttività individuale come open office per isparmiare sulle licenze e avere i soldi.6) Disinvestire gradualmente dalle soluzioni proprietarie a vantaggio di prodotti sviluppati in modalità open source e collaborativa.7) Assumere sufficienti risorse IT pagate come si deve per fare il project management e la manutenzione evolutiva a fianco dei piccoli fornitori associati ai centri di competenza.In quest amaniera avremmo che1) Il mercato PA non sarebbe più appannaggio dei soliti noti2) Le piccole aziende IT potrebbero crescere in fatturato e competenza3) Le piccole aziende IT porterebbero le nuove competenze alle PMI italiane dando un contributo decisivo alla riutilizzazione delle soluzioni e alla modernizzazione del mercato italiano.4) La ricchezza sarebbe ridistribuita, i costi abbattuti e la concorrenza aumentata.L'open source è innanzitutto una enorme occasione per svincolare il paese dalla dipendenza tecnologica dal software estero e per far crescere una generazione di sviluppatori nostrani.E' una questione che riguarda anche la sicurezza informatica della pubblica amministrazione e la conoscenza dell'interno dei prodotti che vengono usati.La sua indipendenza da specifiche tecnologie proprietarie e l'avvio di un meccanismo virtuoso di trasferimento tecnologico verso le PMI.E' un programma per il ministero dell'innovazione tecnologica.
    • golan77 scrive:
      Re: La PA italiana diffida del software
      Ciao, sono Simone Brunozzi, l'autore dell'articolo.Le tue note sono davvero interessanti, e mi trovi a condividerle in pieno.Purtroppo credo che un tale programma "politico" non sia di facile proposizione, nè attuazione.Saluti,Simone- Scritto da:
      La scelta di utilizzare software open source non
      è una scelta che deve essere fatta dal dirigente
      locale (che non la fa per i motivi descritti), ma
      dovrebbe essere una strategia politica per lo
      sviluppo del
      paese.

      In Italia ci sono circa 75.000 aziende it e la
      media è sotto le 10 persone, con un fatturato
      medio procapite di circa 260.000
      euro.
      Queste non hanno le risorse per fare quello che
      serve per rendere "sicura" l'adozione di open
      source a qualsiasi
      dirigente.
      Non hanno i soldi nemmeno per le brochure a
      colori,per
      capirsi.

      A malapena sbarcano il lunario.

      Quello che serve è un piano strategico di
      sviluppo del mercato IT italiano che passa dai
      seguenti
      punti:

      1) Definizione di un insieme di tecnologie e
      prodotti open source sui quali
      impegnarsi.

      2) Lanciare dei centri regionali di competenza
      presso ai quali far aggregare le piccole aziende
      IT.

      3) Assegnare ai questi centri di competenza
      regionale l'identificazione di un insieme di
      prodotti di uso standard che sono usati da tutta
      la
      PA

      4) Finanziare la loro impelementazione
      coordinandola.

      5) Adottare soluzioni di produttività individuale
      come open office per isparmiare sulle licenze e
      avere i
      soldi.

      6) Disinvestire gradualmente dalle soluzioni
      proprietarie a vantaggio di prodotti sviluppati
      in modalità open source e
      collaborativa.

      7) Assumere sufficienti risorse IT pagate come si
      deve per fare il project management e la
      manutenzione evolutiva a fianco dei piccoli
      fornitori associati ai centri di
      competenza.

      In quest amaniera avremmo che

      1) Il mercato PA non sarebbe più appannaggio dei
      soliti
      noti

      2) Le piccole aziende IT potrebbero crescere in
      fatturato e
      competenza

      3) Le piccole aziende IT porterebbero le nuove
      competenze alle PMI italiane dando un contributo
      decisivo alla riutilizzazione delle soluzioni e
      alla modernizzazione del mercato
      italiano.

      4) La ricchezza sarebbe ridistribuita, i costi
      abbattuti e la concorrenza
      aumentata.

      L'open source è innanzitutto una enorme occasione
      per svincolare il paese dalla dipendenza
      tecnologica dal software estero e per far
      crescere una generazione di sviluppatori
      nostrani.

      E' una questione che riguarda anche la sicurezza
      informatica della pubblica amministrazione e la
      conoscenza dell'interno dei prodotti che vengono
      usati.
      La sua indipendenza da specifiche tecnologie
      proprietarie e l'avvio di un meccanismo virtuoso
      di trasferimento tecnologico verso le
      PMI.

      E' un programma per il ministero dell'innovazione
      tecnologica.
  • Anonimo scrive:
    Sì, ma... i vaini ?
    Mi pare che l'autore dell'articolo si sia dimenticato un dettaglio: i soldi.Intanto, qual è il rapporto dei costi tra hardware e software ? Non credo che nelle PA usino solo assemblati da supermarket. AIX non gira mica sul brandless game oriented, ci vuole un bel AS/400, si parte da centomila euri: e l'autore si è dimenticato (o non ha mai visto) le migliaia di macchine DEC, Bull, Honeywell, Olivetti (!) che ancora girano nelle PA, ancora assistite a vita con costi stratosferici ? I bei sistemoni Compaq e HP con ancora i rispettivi Tru64 e HP-UX ? E Sun ?Tra workstation, server di tutti i calibri, net appliances, aggeggi di backup, NAS e razzi vari ci sono miliardi di hardware. Il software che valore complessivo ha ? Cosa si risparmia a usare FLOSS (ma che è, un filo interdentale ?) ? Poi ci sono i costi delle applicazioni. Già ce ne sono poche per i SO opensource rispetto al mainstream, e le esigenze delle PA sono peculiari. Facciamo riscrivere al CINECA e agli altri fornitori qualche decina di milioni di LOC per le applicazioni personalizzate ? E in quanti secoli ? Direi che le migrazioni non si fanno, verso FLOSS ma neanche verso altre soluzioni commerciali, soprattutto perché hanno costi diretti elevatissimi. Le responsabilità e tutto il resto vengono dopo.
    • golan77 scrive:
      Re: Sì, ma... i vaini ?
      Ciao, sono Simone Brunozzi, l'autore dell'articolo.Fai bene a notare che esiste un parco macchine, spesso vetusto, da prendere in considerazione; nel mio articolo lo accenno come "inerzia":"... L'esistenza di software già in uso, di hardware già acquistato, di contratti di assistenza software di durata pluriennale..."Tuttavia, Linux Debian o OpenBSD possono girare su tutte le macchine che hai citato... il che significa che il rinnovo del parco macchine non è strettamente necessario.Inoltre alcune di queste macchine "anzianotte" possono essere rimpiazzate con server entry level, di basso costo, che spesso le superano in prestazioni.Usando il "filo interdentale" FLOSS si può risparmiare in licenza diretta, in assistenza (da monopolista a concorrenziale), in manutenzione software.Cordialmente,Simone- Scritto da:
      Mi pare che l'autore dell'articolo si sia
      dimenticato un dettaglio: i
      soldi.

      Intanto, qual è il rapporto dei costi tra
      hardware e software ? Non credo che nelle PA
      usino solo assemblati da supermarket. AIX non
      gira mica sul brandless game oriented, ci vuole
      un bel AS/400, si parte da centomila euri: e
      l'autore si è dimenticato (o non ha mai visto) le
      migliaia di macchine DEC, Bull, Honeywell,
      Olivetti (!) che ancora girano nelle PA, ancora
      assistite a vita con costi stratosferici ? I bei
      sistemoni Compaq e HP con ancora i rispettivi
      Tru64 e HP-UX ? E Sun
      ?

      Tra workstation, server di tutti i calibri, net
      appliances, aggeggi di backup, NAS e razzi vari
      ci sono miliardi di hardware.

      Il software che valore complessivo ha ? Cosa si
      risparmia a usare FLOSS (ma che è, un filo
      interdentale ?) ?


      Poi ci sono i costi delle applicazioni. Già ce ne
      sono poche per i SO opensource rispetto al
      mainstream, e le esigenze delle PA sono
      peculiari. Facciamo riscrivere al CINECA e agli
      altri fornitori qualche decina di milioni di LOC
      per le applicazioni personalizzate ? E in quanti
      secoli ?


      Direi che le migrazioni non si fanno, verso FLOSS
      ma neanche verso altre soluzioni commerciali,
      soprattutto perché hanno costi diretti
      elevatissimi. Le responsabilità e tutto il resto
      vengono
      dopo.
  • Anonimo scrive:
    ha ragione
    E' penoso doverlo fare ma devo dargli ragione.Ho lavorato per la regione, tre comuni, un ospedale pubblico.Il software aperto ancora non è in grado di convincere le dirigenza (tutta) delle PA. Potrà convincere questo o quel politico o magari qualche dirigente rivoluzionario (magari perché parte da zero) ma chi si trova bene con quello che ha, malvolentieri passa a qualcosa di diverso imbarcandosi in "onerose" conversioni e verifiche di ogni genere.Si parla di verificare le spese, gli effettivi risparmi di cui si beneficia, ecc... ma ci scordiamo di una cosa... non sono soldi loro quelli che spendono e in quanto a malfunzionamenti la tecnica dello "scaricabarile" è collaudatissima con le soluzioni proprietarie.Per adesso accontentiamoci di vedere qua e la qualche OpenOffice in più.
    • matcion scrive:
      Re: ha ragione

      ma chi si trova bene con quello
      che ha, malvolentieri passa a qualcosa di diverso
      imbarcandosi in "onerose" conversioni e verifiche
      di ogni
      genere.
      Se uno si trova bene con quello che ha, te lo credo che non vuole cambiare. Che motivo ne avrebbe?E poi, i costi per le licenze non ci sono sempre, ci sono al momento dell'acquisto. Se il sistema l'ho già, passare a un sistema FLOSS che non ha costi di licenze non mi fa risparmiare, perchè io le licenze le ho già pagate, magari anni fa. Il risparmio sulle licenze si ha solo confrontando nuove installazioni.Altrimenti bisogna confrontare i costi di assistenza.
      • Anonimo scrive:
        Re: ha ragione

        E poi, i costi per le licenze non ci sono sempre,
        ci sono al momento dell'acquisto. Se il sistema
        l'ho già, passare a un sistema FLOSS che non ha
        costi di licenze non mi fa risparmiare, perchè io
        le licenze le ho già pagate, magari anni fa. Il
        risparmio sulle licenze si ha solo confrontando
        nuove
        installazioni.
        Altrimenti bisogna confrontare i costi di
        assistenza.D'accordo, tieniti il tuo Windows 95 e Office 97 per sempre, anche quando non saranno più supportati. Se poi smettono di funzionare e dovrai fare l'upgrade, te lo compro io XP, mi sento generoso.
        • Anonimo scrive:
          Re: ha ragione
          'mbè? Che hai contro Win98 e Office97? Mi ci hanno fatto lavorare fino a 2 settimane fa, impedendomi tra l'altro di usare Firefox per "motivi di sicurezza". (rotfl)(rotfl)(rotfl)
  • Anonimo scrive:
    simone.brunozzi aTt gmail.com
    "Ma da che pulpito..".... come si dice in questi casi.Uno che utilizza GMail di GOOGLE (super multinazionale dal piffero) o che poi si mette a fare la predica contro Microsoft, windows etc.... a favore del software open-source nella PA..........se il buon esempio parte dall'indirizzo email...................... ... a buon intenditore poche parole...(geek)
    • Anonimo scrive:
      Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
      - Scritto da:
      "Ma da che pulpito..".... come si dice in questi
      casi.
      Uno che utilizza GMail di GOOGLE (super
      multinazionale dal piffero) o che poi si mette a
      fare la predica contro Microsoft, windows etc....
      a favore del software open-source nella
      PA......

      ....se il buon esempio parte dall'indirizzo
      email...................... ... a buon
      intenditore poche
      parole...

      (geek)a me la prima metà del predicozzo sa di luoghi comuni.si fa ore di seghe mentali sul perchè secondo lui le migrazioni verso l'oss non vengono fatte per diffidenza e dimentica di dire che le migrazioni COSTANO.insomma un pò come dire non si usa open source perchè siamo arretrati ma nella sua logoroica analisi neanche un dato alla situazione reale costi, tempi, inevitabili malfunzionamenti, applicativi proprietari da ricomissionare, documenti da convertire, personale da formare, etc etc sono tutte cosette che non trova spazio.la seconda metà la leggerò domani tanto visto l'inizio......
      • golan77 scrive:
        Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Hai perfettamente ragione, le migrazioni COSTANO. Infatti, a tal proposito, sottolineo che il vantaggio di software FLOSS risiede soprattutto in scelte strategiche a lungo termine (dove al costo iniziale subentra il TCO, Total Cost of Ownership).Riguardo alla mia presunta omissione di "costi, tempi, inevitabili malfunzionamenti, applicativi proprietari da ricomissionare, documenti da convertire, personale da formare", mi sembra che invece questo cose le accenno eccome, purtroppo senza poter scendere nei dettagli (è un articolo, non un libro).Se comunque trovi "logorroica" la mia analisi, fai bene a smettere di leggere. Non ho certo la pretesa di saper comunicare con tutti.Cordialmente,Simone

        a me la prima metà del predicozzo sa di luoghi
        comuni.
        si fa ore di seghe mentali sul perchè secondo lui
        le migrazioni verso l'oss non vengono fatte per
        diffidenza e dimentica di dire che le migrazioni
        COSTANO.
        insomma un pò come dire non si usa open source
        perchè siamo arretrati ma nella sua logoroica
        analisi neanche un dato alla situazione reale
        costi, tempi, inevitabili malfunzionamenti,
        applicativi proprietari da ricomissionare,
        documenti da convertire, personale da formare,
        etc etc sono tutte cosette che non trova
        spazio.
        la seconda metà la leggerò domani tanto visto
        l'inizio......
        • Anonimo scrive:
          Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
          - Scritto da: golan77
          Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.

          Hai perfettamente ragione, le migrazioni COSTANO.se le migrazioni costano e lo sai allora non mi pare molto valida un'analisi che tiene conto solo dei costi delle licenze che sono ridicoli verso i costi di formazione, migrazione sw, conversione documenti, riscrittura di centinai di sw scritti ad hoc per gli os in uso e con tecnologie/linguaggi per essi
          Infatti, a tal proposito, sottolineo che il
          vantaggio di software FLOSS risiede soprattutto
          in scelte strategiche a lungo termine (dove al
          costo iniziale subentra il TCO, Total Cost of
          Ownership).si ma sarebbe stato meglio analizzarli un pochetto non trovi.un lungo articolo per dire che (secondo te) non si migra principalmente per atteggiamento mentale quando invece le migrazioni sarebbero vantaggiose e poi neanche motivi questa vantaggiositàmi pare che il castello cada dalle fontamentasecondo me le migrazioni sono molto più costose di un uso più saggio di quello che già si ha.non serve migrare a open office con tutti i costi che la migrazione comporta basterebbe smettere la corsa alla nuova versione di ms office che tanto office 97 nel 98% dei casi bastava e avanzava.quindi una suite a costo zero (ms office che le pa già hanno) costa meno di una suite a costo zero ma che richiede tempo e denaro in migrazione, formazione, conversione documenti, riscrittura di applicativi ad hoc che le pa già usanonon basta dire che si presuppone che nel lungo termine i costi di migrazione saranno compensati dai costi delle licenze.in ballo non esisto solo le licenze dell'os e della suite office

          Riguardo alla mia presunta omissione di "costi,
          tempi, inevitabili malfunzionamenti, applicativi
          proprietari da ricomissionare, documenti da
          convertire, personale da formare", mi sembra che
          invece questo cose le accenno eccome, purtroppo
          senza poter scendere nei dettagli (è un articolo,
          non un
          libro).un breve accenno ma dall'impostazione dell'articolo si direbbe che i veri problemi siano la diffidenza e l'inerzia verso il nuovo.curioso perchè dal punto di vista pratico 'diffidenza e inerzia' trovano giustificazione proprio negli aspetti che non sono stati trattati

          Se comunque trovi "logorroica" la mia analisi,
          fai bene a smettere di leggere. Non ho certo la
          pretesa di saper comunicare con
          tutti.trovo che si voglia fare un'esame di un'aspetto tecnico basandosi su impressioni di quegli che sono stati d'animo altrui.che senso ha parlare di inerzia a lasciare os proprietari?nessuno!almenochè non si spieghi che l'inerzia è data dal fatto che 'la macchina' produttiva delle pa funziona su quelle soluzioni e che si debbano spendere maree di soldi per migrare a nuove soluzioni che non aggiungono niente di nuovo, che richiedono la riformazione del personale, che richiedono la conversione di mln di documenti, che richiedono di buttare vià centinaia e centinaia di sw ad hoc che le pa già usano.insomma questa benedetta inerzia non è un parametro calato dal cielo ma è un parametro che trova motivazione proprio nelle cose che hai omesso di trattare.ti sei mai chiesto come mai nelle banche come in diversi enti pubblici si continui ad usare database trattati da cobol?eppure cobol dovrebbe essere un'anticaglia morta e sepoltà...invece no!le migrazioni hanno costi e tempi troppo onerosi e spesso è più conveniente continuare a mantenere quello che si ha piuttosto che cercare nuove cose perchè fanno moda.il discorso cambierebbe completamente se si parlasse di nuove 'strutture' ma qui si parla di conversione di vecchie strutture funzionati.....insomma trovo tutto il discorso semplicisticoma è una mia opinione ed è pure impopolare

          Cordialmente,

          Simone
          ciao
    • golan77 scrive:
      Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
      Ciao, sono Simone Brunozzi, e ti rispondo:Gmail funziona benissimo, ed è questo il motivo per cui la utilizzo come email. Il software FLOSS, o le soluzioni "libere", non vanno usati A PRESCINDERE, ma solo se uguagliano o superano altre soluzioni.La "predica", poi, non è contro Microsoft... è solo a favore di software FLOSS.Cordialmente,Simone- Scritto da:
      "Ma da che pulpito..".... come si dice in questi
      casi.
      Uno che utilizza GMail di GOOGLE (super
      multinazionale dal piffero) o che poi si mette a
      fare la predica contro Microsoft, windows etc....
      a favore del software open-source nella
      PA......

      ....se il buon esempio parte dall'indirizzo
      email...................... ... a buon
      intenditore poche
      parole...

      (geek)
    • Anonimo scrive:
      Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
      Ecco un bel talebano dell'IT. Mai pensato che una simile attitudine integralista porterebbe qualsiasi IT manager a mostrarti la porta?bye
      • golan77 scrive:
        Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
        Ciao, sono Simone Brunozzi, autore dell'articolo.Caro "non autenticato",non capisco perchè la mia attitudine debba essere "integralista".Ho asserito che il software FLOSS, se adottato con le dovute maniere, porta a dei vantaggi.Non ho mica fatto un flame contro Microsoft o altri.Se poi questo atteggiamento mi conduce alla "porta"... beh, ben venga.Cordialmente,Simone- Scritto da:
        Ecco un bel talebano dell'IT. Mai pensato che una
        simile attitudine integralista porterebbe
        qualsiasi IT manager a mostrarti la
        porta?
        bye
        • Anonimo scrive:
          Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
          c'e' un equivoco: il mio post non era rivolto al tuo articolo, bensi' al commento anonimo fatto al medesimociaoale
          • golan77 scrive:
            Re: simone.brunozzi aTt gmail.com
            Ciao ale,purtroppo avevo inteso che si riferisse a me.Grazie :-)Cordialmente,Simone- Scritto da:
            c'e' un equivoco: il mio post non era rivolto al
            tuo articolo, bensi' al commento anonimo fatto al
            medesimo
            ciao
            ale
  • Cobra Reale scrive:
    Siamo INDIETRO...
    Come da topic:'(:'(
  • Anonimo scrive:
    Non ci vuole molto a capire...
    Che il motivo per cui il FLOSS non si afferma nella PA italiana è dovuto anche all'intervento oliatorio e grassatorio del DRAGA e dei suoi PRETORIANI sparsi per il mondo.Chissà quanti soldi avrà versato M$ alle PA per continuare a perpetrare la cancerogena diffusione dei suoi accrocchi e per mantenere il posticino caldo ai cacciatari/sparagestionaliVB che "mantengono" questi sistemi...Altro che inerzia, quà si pestano i calli ai padrini dell'informatica...
    • Anonimo scrive:
      Re: Non ci vuole molto a capire...
      - Scritto da:
      Che il motivo per cui il FLOSS non si afferma
      nella PA italiana è dovuto anche all'intervento
      oliatorio e grassatorio del DRAGA e dei suoi
      PRETORIANI sparsi per il
      mondo.

      Chissà quanti soldi avrà versato M$ alle PA per
      continuare a perpetrare la cancerogena diffusione
      dei suoi accrocchi e per mantenere il posticino
      caldo ai cacciatari/sparagestionaliVB che
      "mantengono" questi
      sistemi...

      Altro che inerzia, quà si pestano i calli ai
      padrini
      dell'informatica...anche ..certo..però.. ha ragione l'autore dell'articolo.io stesso volevo fare migrare l'azienda dove lavoro a linux.ma la cosa non è molto semplice.hanno migliaia di dati da convertire. non ci sono equivalenti dei loro obsoleti e decadenti programmi gestionali con database di infima categoria.La migrazione non è che si possa fare dall'oggi al domani e siccome sta gente nn capisce troppo di pc se non funzionasse qualkosa sarebbe subito colpa mia e sarebbe la fine del mondo.alla fine.. perkè dovrei prendermi la responsabilità dei malfunzionamenti e delle pelaghe che una migrazione sicuramente porta con sè?
      • Anonimo scrive:
        Re: Non ci vuole molto a capire...
        Si tratta anche di vedere quante licenze regolari hanno.Ho esperienza di diversi comuni che non hanno nemmeno la metà delle licenze che occorrerebbero....R2
        • Anonimo scrive:
          Re: Non ci vuole molto a capire...
          - Scritto da:
          Si tratta anche di vedere quante licenze regolari
          hanno.
          Ho esperienza di diversi comuni che non hanno
          nemmeno la metà delle licenze che
          occorrerebbero....
          R2ci fai qualche nomeio ho esperienza di marmotte che incartano il cioccolato nelle pa di tongabonga
          • pKrime scrive:
            Re: Non ci vuole molto a capire...

            ci fai qualche nome
            io ho esperienza di marmotte che incartano il
            cioccolato nelle pa di
            tongabongaEcco la marmotta!! la stavamo aspettando!Ok, comunque è più facile credere ai comuni senza licenze che alle marmotte col cioccolato
    • eymerich scrive:
      Re: Non ci vuole molto a capire...

      caldo ai cacciatari/sparagestionaliVB che
      "mantengono" questiChe però non hanno quasi equivalenti neisitemi Open.Inoltre sottovaluti il costo di migrazione, passare da Office a OpenOffice è una cosa, sbagliare paghe e contributi vul dire fare un bagno di sangue di dimensioni bibliche.Per ... per risparmiare 10.000 euro/anno di licenze ... quando solo di stipendi ai dipendenti spendi 20 volte tanto?Se funziona ti danno una pacca sulle spalle ... se non funziona ti buttano dalla finestra. Ma chi è tanto pazzo da prendersi la responsabilità di una decisione del genere.Bisogna menarla su altri fronti, sostituire Office con OpenOffice, combattere il software piratato e la pratica dell'under-licensing, cominciare dai mail server ... ma una migrazione disastrosa farebbe più male che bene.
    • Anonimo scrive:
      Re: Non ci vuole molto a capire...
      - Scritto da:
      Che il motivo per cui il FLOSS non si afferma
      nella PA italiana è dovuto anche all'intervento
      oliatorio e grassatorio del DRAGA e dei suoi
      PRETORIANI sparsi per il
      mondo.

      Chissà quanti soldi avrà versato M$ alle PA per
      continuare a perpetrare la cancerogena diffusione
      dei suoi accrocchi e per mantenere il posticino
      caldo ai cacciatari/sparagestionaliVB che
      "mantengono" questi
      sistemi...

      Altro che inerzia, quà si pestano i calli ai
      padrini
      dell'informatica...si vede allora che siam più furbi di voi cantinari nullafacenti e nullacapaci (rotfl)
  • Anonimo scrive:
    La PA italiana?
    Ha stufato la PA Italiana..........Quella è gente che per fare una cosa anche giusta vanno obbligati.Sono dei TONTOLONI interessati al loro giardinetto che cercano di "coltivare" al meglio.
    • Anonimo scrive:
      Re: La PA italiana?
      Con un paio di giorni di ritardo, ho visto nel forum gli atteggiamenti che incontro quotidianamente: intolleranza, nullafacenza delle PA etc., insieme a interventi pacati e responsabili.Per me la strada non è A contro B, ma di capire quale è caso per caso la soluzione migliore. Posso essere d'accordo a sostituire Office con OpenOffice, ci penserei un po' di più a sostituire Oracle con MySql (dipende cosa ci fai...) e non sostituirei un sistema specifico con uno FLOSS.Per ogni sostituzione (o nuova acquisizione), da proprietario a Open Source O VICEVERSA, serve uno studio che evidenzi il TCO (total cost of ownership ) del passaggio, in termini di costo iniziale, licenze, manutenzione, responsabilità, assistenza, aspetti legali, riusabilità, conoscenze interne, uso di standard etc.
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