Altro che la BBC, qui c'è mamma Rai

I vertici del braccio online dell'emittente pubblica incontrano la Rete. E dipingono un quadro fatto di buone intenzioni, frustrate dalle proporzioni pachidermiche della azienda di stato. Ma qualche novità è all'orizzonte

Roma – Un sentiero per il paradiso (?) costellato di buone intenzioni. I vertici di Rai Net, a colloquio con gli emissari della Internet nostrana, mostrano un’apertura e un’inclinazione a comprendere le dinamiche e le metriche della Rete quasi inaspettati: si tratta di una notizia interessante, soprattutto se arriva da un’azienda che tutto sommato è e resta una delle principali fabbriche di contenuti italiane . Che ora guarda con attenzione a Internet, mescolando tecnologia, nuovi modelli di business e riflessioni sul futuro e sul ruolo da giocare nella partita della distribuzione digitale.

Innanzitutto, pare che a Rai Net abbiano compreso i termini del problema: c’è un archivio storico, ci sono contenuti attuali, ci sono prodotti da traghettare verso il pubblico online. Tutto questo va offerto alla maggior parte possibile dei potenziali fruitori del Belpaese, con tecnologie e strumenti adeguati e con un occhio di riguardo per le richieste e le esigenze di tutti : qualche frizione in materia di DRM e protezione dei flussi c’è e ci sarà, ma da parte dei vertici dell’azienda (presente anche l’AD Piero Gaffuri) pare esserci molta voglia di provare a comprendere fino in fondo le richieste che arrivano dal pubblico, e – fin dove possibile – assecondarle.

Prova sia di questa buona volontà, ricorda lo stesso Gaffuri, il rapporto poco conflittuale e molto sereno di Rai con YouTube: nessuno nomina mai direttamente la concorrenza e le sue scelte , ma Rai Net ci tiene a precisare di aver trascinato l’intero carrozzone dell’emittente pubblica verso un accordo con il videoportale di Google, consapevole di avere davanti una realtà ormai impostasi all’attenzione dei navigatori e con la quale occorreva trovare un punto di convergenza . La Rai, spiegano i dirigenti armati di diapositive e grafici alla bisogna, ha un’età media degli spettatori piuttosto alta: online questo valore può abbassarsi in modo significativo, e questo può tramutarsi in un vantaggio competitivo.

Così come Rai Net sa, e lo ripete a tutto il resto dell’azienda di cui fa parte, il mercato online è poi molto diverso da quello tradizionale. Il problema è, ed è lo spunto principale venuto fuori dalla conversazione, che i modelli di business impostati restano ancorati al vecchio paradigma frontale e unidirezionale : i diritti televisivi per gli eventi come le Olimpiadi prevedono ancora limitazioni geografiche e di formato pressoché invalicabili, limitazioni che se in TV possono risultare ininfluenti sul web costituiscono un macigno per la duttilità e la flessibilità dei servizi offerti. Per non parlare poi dei diritti sul materiale d’archivio, che nel caso Rai e delle sue Teche risale a decenni in cui Internet non esisteva neppure.

Il problema sembra insomma essere il seguente (ed è un problema che probabilmente è universale): da una parte c’è qualcuno che negozia i diritti TV per show, partite di calcio, eventi, e lo fa con le logiche antiche ; dall’altra ci sono coloro, in questo caso Rai Net, deputati a fare sperimentazione e costruire nuovi modelli di business e nuovi meccanismi e strumenti di fruizione dei contenuti . Come da tradizione, per il momento nella migliore delle ipotesi tra questi due soggetti c’è un braccio di ferro in corso per trainare la trattativa verso le rispettive esigenze: nella peggiore delle ipotesi non si riesce neppure a trovare un compromesso.

Da parte sua, e sul piano pratico e tecnologico, Rai Net sta prendendo iniziativa per spingersi avanti nell’ammodernamento dell’offerta, e – viene detto tra le righe – cerca anche di andare incontro alle esigenze di quanti vivono situazioni di scarsa accessibilità tecnologica al sito (vedi alla voce Linux e Moonlight) tentando di battere strade diverse . Come detto, c’è e ci sarà ancora della frizione tra “il sistema” e “gli hacker”, ma pare di capire che dall’altra parte della barricata ci sia una certa empatia per i sentimenti di chi guarda con perplessità all’attuale configurazione delle leggi su copyright e diritto d’autore, che impongono certi tipi di limitazioni tecniche e concettuali.

Rai resta un editore, un’emittente, con tutto ciò che questo comporta sul piano delle responsabilità e della difesa delle posizioni “conservatrici” dell’attuale assetto dei diritti sui contenuti: ma pare che dentro Rai Net abbiano compreso che la situazione attuale, con la tecnologia che spinge e moltiplica le possibilità, non sia destinata a permanere identica per sempre. Se oggi il sito fa lo stesso numero di spettatori in un mese di quanti ne fa una singola trasmissione in TV in 2 ore, tra 10 anni potrebbe non essere più così: vale la pena premunirsi oggi e iniziare a studiare il piano di migrazione verso i canali di distribuzione e l’offerta futura, visto che Oltremanica e Oltralpe già ci lavorano da tempo.

Ah sì, dulcis in fundo: a breve (tra 2-4 settimane) dovrebbe partire la catch-up TV di Rai , ovvero il palinsesto riproposto per 7 giorni online come si è già visto sul sito de La7. Sempre che ci si riesca a districare tra una liberatoria firmata all’ultimo minuto e un contratto che non prevede la messa online di un prodotto: come detto da qualcuno durante la tavola rotonda/chiacchierata, “Il maggior ostacolo alla web Tv non sono i contenuti ma gli uffici legali”.

Luca Annunziata

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