Amazon, piazza pulita dei piazzisti delle recensioni

Lo store online non tollera il business della reputazione a pagamento: dove non arrivano le rimozioni mirate delle recensioni fasulle arriva la denuncia in tribunale
Lo store online non tollera il business della reputazione a pagamento: dove non arrivano le rimozioni mirate delle recensioni fasulle arriva la denuncia in tribunale

Amazon incardina il proprio business sul confronto diretto tra il venditore e il consumatore, facendo della reputazione dei prodotti un elemento capace di orientare i propri utenti e i cittadini della Rete nelle scelte di consumo: per questo motivo non tollera le recensioni disoneste, per questo motivo si è mossa per denunciare gli amministratori di servizi che promettono onore e gloria ai venditori di Amazon in cambio di un corrispettivo in denaro.

I siti che lo store di Jeff Bezos ha colpito con una denuncia , fra cui buyazonreviews.com (ora offline), buyamazonreviews.com , bayreviews.net e buyreviewsnow.com , apparentemente gestiti da tale Jay Gentile e da altri soggetti ignoti, agiscono da intermediari tra recensori e venditori, così da assicurare una solida reputazione al cliente, edificata su commenti costruiti ad arte e oculatamente disseminati sulle pagine dei prodotti scelti, per una somma variabile, a partire da circa 20 dollari a contributo. Un meccanismo che Amazon ha appreso essere fondato sulla collaborazione di utenti prezzolati, che effettuino anche acquisti reali corredati da recensioni autentiche, ma che si dichiarino disposti a mostrare tutto il loro entusiasmo per prodotti selezionati, il cui acquisto si conclude in una simulazione atta ad ingannare la piattaforma con la spedizione di una scatola vuota.

Lo store online, che da tempo si confronta con recensioni disoneste e che da tempo si riserva il diritto di rimuoverle , ha rilevato che “nonostante le recensioni fasulle originate da questi servizi siano poche, rischiano di attentare alla fiducia che gli utenti, e la vasta comunità dei venditori e dei produttori, ripongono in Amazon, infangandone il marchio”. Una delle accuse che la piattaforma formula nei confronti dei siti, non a caso, è la violazione di trademark, anche per quanto riguarda i domini : i marchi e i loghi di Amazon, denuncia l’azienda, “sono stati associati al business della vendita delle recensioni senza autorizzazione, in un modo che probabilmente può ingenerare confusione o errori, o ingannare il cliente”, suggerendo qualche tipo di affiliazione.

Amazon ricorre poi alle leggi a tutela dei consumatori per puntare il dito contro le recensioni artefatte: se le condizioni d’uso del sito cercano di scoraggiare i commenti sollecitati dai pagamenti, il quadro normativo punisce coloro che agiscano per orientare i sentimenti del mercato con certa propaganda ingannevole.

Il sistema di recensioni e di gestione della reputazione su Amazon è un patrimonio degno di essere codificato in brevetti , tanto efficace da aver trasformato lo store online in una valida alternativa ai motori di ricerca verticali: su queste basi, e probabilmente per chiarire la propria estraneità a queste truffe ai danni dei consumatori, la piattaforma di e-commerce chiede che gli intermediari delle recensioni ora denunciati cessino le loro attività, segnalino gli account coinvolti e le recensioni prezzolate e corrispondano un adeguato risarcimento danni.

Gaia Bottà

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13 04 2015
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