Amiga e dintorni in Italia nel dopo-Commodore

Fabrizio Bartoloni racconta 14 anni di attese e polemiche dopo il crollo di Commodore, i cui sistemi avevano invaso la penisola. Cosa è accaduto da allora, gli eventi, le nuove speranze

Roma – Al fallimento di Commodore, nel 1994, l’Italia poteva vantare uno dei maggiori bacini di utenza dei suoi computer. La turba silente di coloro che erano interessati solo a godersi l’immensa softeca ludica, quasi sempre pirata, migrò in massa ad altri lidi ma una folla di affezionati duri e puri decise di organizzarsi e restare. Cominciarono a rincorrersi sin dal primo giorno, assieme ad ipotesi plausibili e concrete, una pletora di voci incontrollate e leggende urbane che davano Amiga acquisita via via da Microsoft, Samsung e altre aziende interessate ora al rilancio della piattaforma, ora a smembrarla per recuperare i preziosi brevetti e gettare via il resto.

A parte qualche missiva infuocata nella posta di Microcomputer o TGM, l’atteggiamento iniziale della comunità nostrana fu tutto sommato passivo e di attesa, le testate che prima trattavano il marchio C= lo stavano depennando e tra le specialistiche soltanto Amiga Magazine ed Enigma AMIGA Run mostravano una certa vivacità paragonabile alle riviste inglesi d’importazione cui s’era costretti a ricorrere.

La prima frattura ideologica giunse dal fronte degli scettici di un possibile riscatto attraverso hardware proprietario; tra questi Aaron Digulla nel 1995 lanciò AROS con l’intento di ricreare un Workbench sui comuni PC, e proprio due nostri compatrioti diedero un contributo significativo, Fabio Alemagna agli esordi e Paolo Besser ora mediante il suo progetto VmwAROS .

Nello stesso periodo, i primi timidi segnali di attività sul suolo italico arrivarono dalla nicchia della Demoscena. Chiusa la parentesi di un risicato manipolo di scener storici in grado di competere alla pari col resto d’Europa (Terminator, Darkman, Executor etc.) il corso di programmazione assembly di Randy/Comax stimolò una armata Brancaleone di aspiranti coder, alcuni più talentuosi degli altri come Metal Designer o Mr.Buck, a trascorrere notti insonni sulla tastiera diventando abbastanza numerosi da presentarsi ai demoparties scandinavi e, sino ad allora impensabile, tenerne in loco. Proprio da quell’ambiente si affacciavano i talenti dietro alcuni capolavori videoludici come Shadow Fighter(1995) , Breathless(1995) o Fightin’ Spirit(1996) in un paese come il nostro che per tradizione era visto dall’estero alla stregua di un covo di pirati informatici.

Ci volle però il biennio nero ’97-98, col drastico abbandono del mercato di molte softhouse anglosassoni, a convincere tutti che non era più possibile aspettare interventi esterni: nacquero applicativi importanti made in Italy mentre altri come i programmi per videotitolazione della pisana ClassX o X-Arc di Federico Pomi si portarono sullo stesso livello di quelli stranieri e, per una volta, stavamo diventando, da passivi consumatori, orgogliosi produttori di software di qualità.
Questo fattore unito alla imminente disponibilità di schede d’espansione PowerPC in grado di ridare un minimo di potenza bruta, fu colto al volo dalla Jasa Communications per organizzare ad Empoli la prima storica edizione di Pianeta Amiga , quella del 1997, manifestazione viva a tutt’oggi, accolta da un successo di pubblico allora davvero inaspettato con stand commerciali di aziende locali e straniere letteralmente presi d’assalto.

Fuori dall’annuale pellegrinaggio empolitano, la comunità ormai autocosciente passava dalle chiacchierate nel canale IRC #amigaita all’organizzazione di AMIGA Group Italia , per tutti AGI, a sua volta suddivisa in realtà provinciali i cui referenti degli usergroup locali smistavano richieste ed offerte di aiuto, presenziavano ai mercatini e manifestazioni tecnologiche di zona.

La morte di Amiga Magazine, a chiusura di quell’annata, fu un altro duro colpo in parte assorbito dall’altissimo livello di penetrazione per l’epoca raggiunto da Internet in una comunità altrimenti geograficamente sparpagliata e povera di altri canali istituzionali d’informazione. Esisteva e ancora esiste un mirror di Aminet a Napoli , il più grande deposito al mondo di software amighista, sino a tempi non distantissimi il più grande deposito di software online tout court, e tra gli upload figuravano ormai parecchie produzioni commerciali in versione dimostrativa ( STFax di Simone Tellini, Personal Paint della Cloanto , Tornado3D di Massimiliano Marras fra i tanti) o freeware in arrivo dallo Stivale ed apprezzate anche oltre confine.

Se Atene piange, Sparta non ride: lasciata alle spalle la concorrenza della rivista Jackson ormai defunta, Enigma Amiga Run cambiava nome in Enigma Amiga Life ed editore, salvo venir trascinata dal tracollo di quest’ultimo mentre pionieristiche pubblicazioni in CD quali AmyResource e Amiga.it (nessuna parentela con l’omonimo URL) godevano di una certa popolarità.

Lontano da questo misto di volontariato e autarchia informatica, il marchio passava di mano in mano senza trovare qualcuno seriamente intenzionato ad un rilancio hardware, erano uscite le tanto attese revisioni 3.5 e 3.9 del sistema operativo a far piazza pulita dell’accrocco di patch fatte in casa, ma del Frankenstein in cui si erano trasformati gli A1200 e A4000 per attrezzarsi di periferiche moderne nessuno lassù sembrava curarsene.

Doveroso correggere il nessuno in un quasi-nessuno , perché a parte gli utopistici A5000 di PowerComputing e altri tentativi artigianali, i tedeschi di Phase5 (ora B-Plan), forti della loro esperienza nel campo delle schede acceleratrici, con le beta del sistema operativo Morphos stavano prendendo le misure a quello che sarebbe stato finalmente un computer moderno e al passo coi tempi presentato per la prima volta proprio a Pianeta Amiga 2001 sotto il nome di Pegasos . Il successo della macchina dotata di G3/G4, USB, OpenFirmware, Firewire e altre caratteristiche solo sognate sino ad allora dalla base di utenti, pungolò i detentori dei diritti ufficiali spingendoli finalmente a far uscire qualcosa di concreto, grazie ad un accordo di produzione in licenza col costruttore britannico Eyetech che portò alla nascita di AmigaOne accompagnato dal tanto sospirato Os4 (se n’era paventata una uscita ad ogni cambio di guardia della dirigenza e ormai non ci credeva più nessuno). Quella che doveva essere una buona notizia segnò invece una spaccatura fratricida nella già piccola comunità italiana tra puristi della Boing Ball e coloro che vedevano nel binomio Pegasos/Morphos la via da seguire.

Siamo ormai ai giorni nostri di questo excursus ed ecco, dopo l’uscita di produzione di PegasosII e AmigaOne quasi insperato fare la sua comparsa un hardware italiano, la SAM440 di ACube, motherboard PowerPC in grado di far funzionare Os4 accanto ad alcune distribuzioni di Linux e a breve AROS . Un taglio più nostalgico arriva dall’attivissimo Michele C. Battilana, già patron di Cloanto e organizzatore del Codex Alpe Adria (ex-Amiga Alpe Adria), tramite l’approccio software del suo Amiga Forever , in grado di far rivivere sul PC/Mac di casa l’esperienza di Amiga senza bisogno di essere degli esperti di (Win)Uae e senza l’obbligo di installare nulla.
Per quelli rimasti attaccati al media cartaceo poi, seppur disponibile solo in abbonamento, lontano dalle edicole, continua ad uscire una rivista su questo universo a parte, chiamata Bitplane .

In sostanza, la storia di Amiga nel nostro paese non è ancora giunta al capolinea, la passione dei suoi supporter sembra conferirle un’aura di immortalità che Ghz di potenza sui PC non riescono a scalfire: Amiga è per sempre.

Fabrizio Bartoloni

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