Antitrust, Microsoft incassa una mezza vittoria

Il giudice non ritiene valide le testimonianze di alcuni dei maggiori concorrenti di Microsoft. All'accusa rimangono poche cartucce da sparare
Il giudice non ritiene valide le testimonianze di alcuni dei maggiori concorrenti di Microsoft. All'accusa rimangono poche cartucce da sparare


Washington (USA) – Non bastano le parole di Michael Tiemann di Red Hat o quelle di Jim Barksdale, a suo tempo deus ex machina di Netscape, a convincere il giudice Colleen Kollar-Kotelly che Microsoft abbia tramato contro i sistemi concorrenti “terrorizzando” i costruttori di personal computer.

Il giudice ha infatti ascoltato negli ultimi giorni numerosi testimoni che i nove stati americani che ancora perseguono Microsoft nel procedimento antitrust le hanno posto di fronte. Ma nessuno di questi sembra avere portato il giudice a considerare in modo nuovo il ruolo di Microsoft, su cui pesa la condanna in primo grado per abuso di posizione dominante.

Per l’accusa a questo punto la situazione si fa difficile. Se da un lato nei prossimi giorni, infatti, in aula arriveranno altri testimoni “eccellenti”, dall’altro il giudice ha già spiegato di non essere disponibile ad accettare l’allargamento delle accuse contro Microsoft, in quanto le sanzioni che devono essere decise contro l’azienda non possono derivate da imputazioni che non sono previste dalla denuncia originale che ha portato Microsoft in tribunale.

La situazione per Microsoft appare dunque ora più rosea. Dopo aver convinto ad un accordo il Dipartimento di Giustizia e gli altri stati che l’hanno perseguita in questo lungo procedimento antitrust, l’azienda di Bill Gates assapora la speranza di riuscire a impedire ai nove stati “dissidenti” di appesantire ulteriormente la propria posizione processuale.

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01 04 2002
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