Apple e HP nei guai per lo store online

Le due aziende citate negli USA per aver violato un paio di brevetti sulla personalizzazione degli acquisti. Si tratta di patent datate. Le due corporation, tra l'altro, sono in buona compagnia

Roma – Quando proprio non sai a chi fare causa, punta tutto su Apple o un altro grande nome del settore: le sue attività spaziano su così tanti ambiti che, prima o poi, qualcosa di contestabile si troverà. È quanto sta accadendo in un tribunale del Texas dove, rifacendosi ad un paio di brevetti depositati oltre dieci anni fa, un’azienda locale ha trascinato in giudizio due dei principali nomi del comparto IT. Vale a dire proprio Apple , e un altro colosso del calibro di HP .

Sotto accusa, secondo quanto sostenuto da Clear With Computers , ci sarebbero le modalità di vendita personalizzate sugli store online delle due rispettive aziende: sia Apple che HP consentono al consumatore di scegliere che tipo di variante intende apportare all’allestimento base dei computer in vendita, aggiungendo memoria RAM, un hard disk più capiente, accessori e software.

I due brevetti detenuti dall’azienda texana riguarderebbero le modalità di selezione dei componenti da aggiungere o modificare durante il processo d’acquisto, nonché un algoritmo per la creazione dell’offerta economica personalizzata in base alle esigenze espresse dall’acquirente.

Come sottolinea Crunchgear , le due rivendicazioni risalgono al 1994 e al 1997 : sebbene siano dunque con quasi assoluta certezza precedenti all’introduzione degli store elettronici di Apple e HP, il tempo trascorso dalla concessione del brevetto e la conseguente adozione da parte di moltissimi produttori del sistema descritto per la creazione di configurazioni on-demand dei propri computer pone probabilmente alcuni dubbi sulla sostenibilità in tribunale delle tesi di Clear With Computers.

Il sistema di ordinazione su misura, insomma, sarebbe ormai allo “stato dell’arte”. Tanto più che anche Dell, tanto per fare un nome di un altro pezzo grosso del commercio elettronico di PC, adotta da anni un approccio simile per l’acquisto dei suoi desktop e laptop online. Il diritto in materia di brevetti è tuttavia questione quanto mai complessa: per venirne a capo occorrerà molto tempo e una buona dose di azzeccagarbugli .

Clear With Computers, comunque, non sembra minimamente intimorita dalle dimensioni dei suoi potenziali avversari . Da Apple e HP pretende l’immediata cessazione dell’impiego delle sue tecnologie coperte da brevetto, danni (normali e “enhanced”: sarebbe a dire “danni migliorati” in stile D&D?) e, ovviamente, tutte le spese legali sostenute per trollegiare portare avanti le proprie tesi in tribunale.

Luca Annunziata

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  • iRoby scrive:
    Invidia di Skype
    Ormai questa azienda vive di invidia nei confronti del successo di Skype.Google ha successo nella pubblicità online e nel search e Microsoft parte prima con Live ma dato che nessuno la caga, vuole Yahoo! che ha già un enorme numero di utenti.Skype fa soldi con la telefonia VoIP e a Microsoft viene il languorino anche nella telefonia.Ormai vivono di invidia, copia continua delle tecnologie altrui quando non riesce ad acquisirle.
  • bubba scrive:
    geniale...
    " Il VoIP si utilizza quasi esclusivamente per le chiamate voce. "La vera sfida per i prossimi mesi sarà di far emergere le possibilità di integrazione con il canale dati" Cioe il VoIP (voice over IP) NASCE su un canale dati (IP appunto) e serve APPUNTO per veicolare la voce. E la sfida per M$ sara' 'far emergere le possibilita' di integrazione col canale dati'?? oscure nubi si stagliano all'orrizzonte.. gh. forse intenderà infestare di emoticons e instant messages il voip? o inventarsi il MSoIP (aka SIP modificato con varianti incompatibili e proprietarie M$ )?
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