Apple, lo streaming va su tutto?

Non solo iOS e desktop: la musica che fluirà con l'integrazione di Beats potrebbe ammettere anche gli utenti Android. Nell'agone dello streaming musicale Cupertino dovrà giocare tutte le proprie carte per recuperare il ritardo

Roma – Nel mese di maggio del 2014 Apple ha investito 3 miliardi di dollari per Beats e l’ omonima piattaforma dedicata allo streaming: mentre il mercato musicale è da tempo in fermento e Google ha scoperto le proprie carte con YouTube Music Key per allinearsi ai già affermati operatori di settore, da Cupertino sono affiorate solo indiscrezioni. L’ultima divinazione, già concreta secondo 9to5mac , descrive un prodotto ampiamente delineato, che si prepara al lancio su tutte le piattaforme, Android compreso.

Il servizio di streaming deve ancora essere battezzato con un nome ma si starebbe già insinuando nei prodotti offerti dalla Mela, sospeso tra l’archivio musicale degli utenti e le funzioni che pendono dal cloud: gli sviluppatori sono già al lavoro, svelano le fonti della testata, l’app Music per iOS sarebbe pronta a integrare le nuove funzioni, così come il versante desktop di iTunes. Anche Apple TV presto potrà godere di un’app dedicata.
Cupertino, pur di non lasciare nulla di intentato nel recuperare il distacco rispetto alla concorrenza, avrebbe scelto di aprire il servizio anche alla vasta platea degli utenti Android, mettendo a disposizione per la prima volta un’app dedicata al sistema operativo concorrente.

L’interfaccia, prevedibilmente, sarà pienamente uniformata allo stile Apple e Cupertino avrebbe disposto le modalità per far convergere negli ID Apple gli account degli utenti che fruiscano già dei servizi di Beats, e per integrare le funzioni già a disposizione di iTunes con lo streaming musicale, con le sue playlist, le funzioni dedicate alla condivisione e alla promozione degli artisti, simili a quelle previste per il fu Ping.

9to5mac azzarda anche un prospetto dei prezzi del servizio: Apple vorrebbe riconquistare il terreno rispetto alla concorrenza proponendo un’offerta più che competitiva, 7,99 dollari al mese, meno di quanto richiedano la versione a pagamento di Spotify, Rdio e numerosi altri attori, pari al prezzo di lancio di Google Play Music. Ma più di quanto suggerivano precedenti indiscrezioni, che indicavano in 5 dollari il costo dell’abbonamento mensile, pari a 60 dollari all’anno, cioè alla media della disponibilità di spesa su iTunes degli utenti più appassionati.

Il momento del lancio? Le fonti consultate dalla testata raccontano di un processo di integrazione particolarmente complesso e disordinato, rallentato da una mancanza di chiarezza da parte dei vertici di Cupertino: se in precedenza si mormorava che la data di inaugurazione fosse fissata per il prossimo mese di marzo, è ora più probabile sia slittata a giugno, in occasione della Worldwide Developers Conference.

Gaia Bottà

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