Apple ottiene il brevetto per il multitouch

A due anni dall'avvento del melafonino, l'azienda di Cupertino si vede riconosciuta la paternità dello smanettamento multiplo. Tra dubbi, perplessità e qualche certezza

Se n’era parlato sin dalla presentazione di iPhone, suscitando non poche polemiche, ma adesso è ufficiale: lo US Patent and Trade Office ha confermato l’attribuzione ad Apple del brevetto relativo all’interfaccia di controllo multitouch utilizzata sul melafonino, e la Mela è pronta a tirar fuori le unghie per difendere quanto acquisito. Come prevedibile la notizia ha suscitato polemiche, qualcuno persino si preoccupa per lo sviluppo del mercato di settore.

esempio di multitouch su iPhone Il testo della licenza è accreditato a nome di Steve Jobs, nonché ad altri dirigenti dell’azienda, per “un metodo da utilizzare con un device informatico che abbia un display touch screen, in grado di riconoscere ed associare a particolari azioni il tocco di uno o più dita”. In particolare, il lungo testo del brevetto certifica come proprietà intellettuale di Apple tutte le gesture rese famose da iPhone, passando dal “pinch”, ovvero la gesture che permette di zoomare con due dita sia per ingrandire che per rimpicciolire una porzione di schermo, allo scroll delle pagine, dalla gesture utile a ruotare un’immagine a quella utile per scorrere le varie schermate.

A dar maggiore risalto alla notizia, sono state le parole del COO dell’azienda Tim Cook che, interrogato circa la strategia che Apple adotterà per difendersi dall’avanzare della concorrenza rappresentata soprattutto da RIM, dal redivivo Palm e dai vari googlefonini, ha risposto utilizzando toni battaglieri che lasciano poco spazio all’immaginazione: “Non tollereremo il fatto di vedere violata la nostra proprietà intellettuale e assicuro che utilizzeremo tutte le armi a nostra disposizione per evitare che ciò accada” ha dichiarato in un’intervista. Cook comunque non ha voluto fare alcun nome specifico, ritenendo le proprie parole come niente di più che un chiaro avvertimento: “Non voglio parlare di nessuna azienda in maniera specifica. Noi crediamo fermamente che la competizione sia un fattore positivo che spinge tutti a migliorare e – aggiunge – siamo pronti ad armarci e muoverci contro chiunque”.

È facilmente comprensibile come, alla luce della tanto agognata assegnazione del brevetto, le armi di cui parla Cook siano con molta probabilità quelle legali. Inoltre, stando ad alcuni rumor, le dichiarazioni del COO di Apple sarebbero rivolte soprattutto a Palm, azienda con cui si è accasato Jon Rubinstein, ex vice presidente del settore iPod dell’azienda di Cupertino, che ha di recente mostrato al CES il nuovo Palm Pre , smartphone che, a detta di molti, proprio nelle gesture ricorda da vicino il già famoso predecessore marchiato dalla mela morsicata.

In un tale clima, appare quanto mai nata sotto una cattiva stella una nuova applicazione sviluppata per Android dal developer Luke Hutchison che, come è possibile vedere nel video riproposto in basso, ricorda molto da vicino le famose gesture ormai messe al sicuro da Apple. In tempi diversi, quella di Hutchinson verrebbe acclamata come una vera e propria piccola rivoluzione in grado, forse, di rimpicciolire il gap tra l’osannato OS X Mobile e Android . Ma alla luce del brevetto, qualcuno si chiede cosa ne sarà dell’applicazione, ma c’è anche chi osserva come non si tratti di un’applicazione ufficiale di Google e che BigG in un modo o nell’altro introdurrà comunque multitouch e derivati. Le ipotesi al momento sono numerose, soprattutto considerato che prima di Apple, sull’applicazione di Hutchinson potrebbe intervenire BigG stessa, eliminandola da remoto da qualsiasi dispositivo munito di Android, ma appare come uno scenario quasi irreale al momento.

C’è comunque chi si chiede cosa accadrà a chi ha già commercializzato tecnologie simili, Synaptics in primis. Come ben sanno i lettori di Punto Informatico , l’annuncio dell’introduzione di nuove gesture sui touchpad dell’azienda ha fatto gridare allo scandalo molti utenti Apple per via della netta somiglianza tra le nuove gesture di Synaptics e quelle a cui è ben avvezzo chiunque utilizzi un notebook dell’azienda di Cupertino. Per il momento sembra possibile parlare soltanto di illazioni o congetture: ulteriori chiarimenti sulla nuova posizione che Apple adotterà in materia saranno disponibili solo col tempo.

Sia come sia, una cosa appare certa: Apple è stata in grado di capitalizzare al meglio ciò in cui ha investito, anche grazie al lancio di iPhone, al quale in molti attribuiscono una vera e propria rivoluzione del settore degli smartphone. Ad Apple va riconosciuto il merito di aver reso il prodotto touch screen appetibile al pubblico consumer, al punto da aver ridisegnato forse i canoni del classico smartphone ed al punto che ogni azienda del settore si è inserita nel filone lanciando il proprio toccafonino .

Vincenzo Gentile

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  • Canestro scrive:
    E' una farsa e nient'altro
    Intel non può obiettare o contestare nulla ad AMD e allo spin off della fonderia in favore della società mediorientale. Se lo fa è giusto per dare un contentino a qualche azionista bacchettone che si crede in diritto di far la voce grossa. Perchè se davvero intende revocare gli accordi di cross licensing allora AMD ci mette un millesimo di secondo a revocare il permesso di usare le istruzioni a 64 bit delle cpu x86, suo brevetto. E Intel non potrà più produrre una sola cpu compatibile con quelle che ci sono adesso a meno di non impiegare tecniche che in ogni caso avrebbero un impatto negativo sulle prestazioni della cpu.
    • Babala scrive:
      Re: E' una farsa e nient'altro
      C'è anche da dire che AMD nel caso in cui dovesse arrivare a difendersi da una causa, oltre che barattarla con quella già in corso contro Intel, avrebbe chi le paga le spese processuali. Avrebbe il sostegno di IBM che ha interesse affinchè AMD resti in vita ma sopratutto avrebbe fondi praticamente illimitati da parte degli investitori arabi. Per uno sceicco che volesse prendersi la briga di giocare un po' una spesa di 100 milioni di dollari, ad esempio, sarebbe coperta in meno di una settimana dai petroldollari. E potete contarci, nessuno sceicco si farebbe facilmente scalzare il piede ormai saldamente piantato in una fonte hi-tech così evoluta.
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