Arriva il rivale di Starlink che Musk non si aspettava: Logos Space

Arriva il rivale di Starlink che Musk non si aspettava: Logos Space

Logos Space, startup fondata da veterani NASA e Google, ha ottenuto l'autorizzazione dalla FCC a lanciare 4.000 satelliti LEO.
Arriva il rivale di Starlink che Musk non si aspettava: Logos Space
Logos Space, startup fondata da veterani NASA e Google, ha ottenuto l'autorizzazione dalla FCC a lanciare 4.000 satelliti LEO.

Il cielo sopra le nostre teste sta diventando sempre più affollato. Mentre Elon Musk continua a infarcire l’orbita terrestre bassa con i suoi satelliti Starlink, la FCC americana ha appena dato il via libera a un nuovo giocatore che promette di fare altrettanto. Si chiama Logos Space, vuole lanciare oltre 4.000 satelliti. Ma la startup fondata da ex dipendenti NASA e Google, gioca su un altro campo: quello dei governi, delle aziende, delle agenzie.

Da una parte c’è Starlink, che ormai ha circa 6.000 satelliti operativi e continua a lanciarne a ritmo industriale. Dall’altra c’è Amazon  Project Kuiper, che però procede con la velocità di un bradipo (tanto che ha chiesto una proroga alla FCC). C’è Eutelsat che ci prova con dignità europea. E poi c’è Jeff Bezos con Blue Origin e il suo progetto TeraWave, con 5.280 satelliti in orbita terrestre bassa e 128 in orbita terrestre media. E ora si aggiunge Logos Space.

Ecco dove Logos Space prende una strada diversa. Mentre Starlink vende abbonamenti a chiunque abbia 120 dollari al mese e voglia guardare YouTube dalla baita in montagna, Logos si concentra esclusivamente su clienti enterprise e governi. Niente utenti privati.

Nel comunicato ufficiale, l’azienda spiega la filosofia: Di fronte alla crescente minaccia di cyberattacchi, hacking e jamming, le imprese e le amministrazioni necessitano di reti sicure. Così hanno costruito un sistema pensato per essere difficilissimo da attaccare.

È una scommessa intelligente, forse l’unica che ha senso in un mercato dove Starlink ha già vinto la battaglia dei numeri. Non si può battere Musk, ma si può puntare su un segmento di mercato dove la sicurezza vale più della velocità o del prezzo: militari, intelligence, multinazionali che gestiscono infrastrutture critiche, governi che non vogliono dipendere da un servizio controllato da un miliardario capriccioso.

4.000 satelliti entro il 2035 (forse)

Logos Space ha tempo fino al 2035 per completare il dispiegamento della sua costellazione. La FCC ha imposto anche una tappa intermedia, metà dei satelliti devono essere in orbita entro sette anni. Il problema è trovare razzi disponibili per i lanci. Amazon ha già chiesto una proroga proprio per questo motivo, c’è carenza di vettori.

SpaceX domina il mercato dei lanci commerciali, e non è entusiasta di aiutare la concorrenza a mettere in orbita costellazioni rivali. Blue Origin sta ancora cercando di far funzionare New Glenn in modo affidabile. E le alternative europee o cinesi non sono accessibili per le aziende americane con contratti governativi sensibili.

Quindi Logos Space potrebbe trovarsi nella situazione paradossale di avere l’autorizzazione, i soldi, la tecnologia, i satelliti pronti… e nessun razzo disponibile per lanciarli.

Il cielo come una discarica

Stiamo riempiendo l’orbita terrestre bassa di spazzatura tecnologica a un ritmo insostenibile. Starlink da solo ha migliaia di satelliti, molti dei quali finiranno per disintegrarsi nell’atmosfera dopo qualche anno. Poi ci sono Kuiper, TeraWave, Logos, e chissà quanti altri progetti che verranno approvati nei prossimi mesi.

Gli astronomi sono già disperati, i satelliti rovinano le osservazioni, creano scie luminose nelle fotografie del cielo profondo, interferiscono con la ricerca scientifica. E il rischio di collisioni aumenta esponenzialmente con ogni nuovo satellite lanciato.

Fonte: Logos Space
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Pubblicato il
6 feb 2026
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