Articolo21/ Microsoft: con noi o contro di noi

Dal sito delle libertà civili un intervento sulla policy Microsoft verso gli OEM, una policy che parte dal concetto secondo cui senza Windows un computer è nudo ed esposto a pirateria e problemi tecnici. Timori da Linux?
Dal sito delle libertà civili un intervento sulla policy Microsoft verso gli OEM, una policy che parte dal concetto secondo cui senza Windows un computer è nudo ed esposto a pirateria e problemi tecnici. Timori da Linux?


Web – “Non lasciare i tuoi clienti fuori al freddo”. Questo lo slogan pubblicitario coniato da Microsoft e distribuito sul sito Internet dedicato agli OEM (gli assemblatori e i rivenditori finali di personal computer), per contrastare il fenomeno dei “Naked PC”, ovvero dei computer venduti senza la preinstallazione del sistema operativo.

“Un computer – sostiene Microsoft – non può funzionare senza sistema operativo, quindi vendere un PC senza la licenza di Windows espone il cliente finale al rischio di incorrere in pirateria, virus informatici, e frustranti problemi tecnici”.

La software house di Bill Gates, in un eccesso di leggerezza alquanto spropositato, dimentica che esistono sistemi operativi alternativi a Windows e che il cliente finale dell’OEM (che vende computer, non sistemi operativi) deve essere messo in grado di installare, sul proprio PC, il software che più desidera.

Nel documento incriminato, che è stato rimosso dalla home page di Microsoft ma che è stato prontamente ripreso da molte fonti autorevoli dell’informazione IT tra cui The Register , Microsoft consiglia ai propri rivenditori di “avvertire i propri clienti che acquistare un PC ‘nudo’, e conseguentemente acquistare software pirata, non è una buona scelta: vi sarebbero problemi tecnici, problemi negli aggiornamenti, problemi con i virus e con la legge”.

Ovviamente, la comunità di utilizzatori di Linux, e più in generale degli utenti di sistemi operativi non Microsoft (Linux, appunto, ma anche BSD, Solaris-x86, OS/2 IBM, BeOS, Novell Netware e altri ancora) è insorta contro la politica commerciale della Microsoft, giustamente ritenuta troppo aggressiva ed irrispettosa della concorrenza, dato che l’imposizione di un sistema operativo preinstallato precluderebbe ai fautori dei sistemi operativi alternativi di rivolgersi, per la fornitura dei nuovi PC, agli OEM di Microsoft che rappresentano la quasi totalità dei produttori e distributori di computer al mondo.

In pratica, secondo quanto stabilito da Microsoft nel suo documento, se un utente di Linux decidesse di acquistare un computer prodotto da case come Compaq e Dell, ma anche dall’assemblatore di PC sotto casa, dovrebbe obbligatoriamente pagare quella che i sostenitori di Linux definiscono la “Microsoft Tax”, ovvero la licenza per un prodotto software (il sistema operativo Windows 98, ME, o addirittura 2000, che ha un costo ben maggiore) che non useranno mai perché la loro scelta, fin dall’inizio, è quella di installare Linux. E a poco vale, in quest’ottica, il rimborso che in certe circostanze si può ottenere.


Facendo un paragone con la vita reale, è come se la Fiat mi imponesse di utilizzare forzatamente, per esempio, la benzina Shell, e nello sventurato caso in cui decidessi di rifornirmi di carburante alla Esso, debba comunque pagare alla Shell una quota obbligatoria perché: “Senza la benzina la macchina non funziona, quindi o fai il pieno da noi o il venditore, dietro compenso elargitogli in ricchi premi e cotillon (nella fattispecie, giochi Microsoft, orologi ed altri accessori di dubbia utilità informatica), potrà sentirsi obbligato a ‘denunciarè l’accaduto al produttore della benzina”.

Attraverso il metodo della delazione, naturalmente giustificata dal desiderio di giustizia degli OEM e non da un rientro economico (ecco perché Microsoft offre ai delatori dei premi simbolici piuttosto che trenta danari d’argento), un utente di Linux vedrebbe in pericolo la propria privacy e addirittura rischierebbe di finire in una “lista nera” di sospettati, perché sospetto è l’utilizzo che fanno del software…

Questa posizione ricorda molto l’atteggiamento della BSA, associazione per la tutela del software proprietario, che è stata la protagonista di una serie di spot al vetriolo dove affermava, sullo sfondo di carceri e torture di vario genere, che “copiare software è reato”. La pubblicità in questione è stata sospesa perché non corrispondente alla realtà; evidentemente Microsoft, socio di riferimento della BSA, ha deciso di passare alla guerra di trincea e di usare i canali distributivi dell’hardware OEM (coincidenti, per ovvie ragioni, con quelli del software) come chiave di volta per imporre il suo balzello anche agli utenti di sistemi operativi differenti da Windows.

Un atteggiamento retrogrado che rivela la paura dell’azienda per l’avanzata dell’open source: il problema, per Microsoft, inizia a spostarsi dal “Dove vuoi andare oggi” a quello che la gente ha già deciso per il domani.

Una copia della documentazione ufficiale Microsoft sull’argomento “Naked PC” è disponibile su questo sito .

Antonello Iunco
Articolo21

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08 05 2001
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