Assemblare per giocare

Dimenticate i grossi cassoni, rumorosi e dai consumi che fanno spavento. Ecco una configurazione che in un case micro ATX racchiude tutto il necessario per giocare alla grande

Roma – L’esperienza ci ha insegnato che l’estate è un periodo morto per il mercato informatico e, vista la chiusura per ferie della maggior parte degli uffici stampa europei, ci si ritrova ad avere la redazione invasa da un quantitativo di materiale da riconsegnare decisamente superiore alla media. Ebbene, durante il mese di Agosto abbiamo svolto i soliti lavori di pulizia e messa in ordine del magazzino: da buoni appassionati di hardware, ci siamo ritrovati con una miriade di scatole colorate e componenti tali da farci sentire come bambini nel paese dei balocchi.

Nel marasma dei componenti ne abbiamo trovato anche diversi di piccola taglia: dimensioni contenute ma tanta potenza. Da qui, l’idea di discostarsi dallo stereotipo e pensare ad un sistema gaming capace di offrire prestazioni sufficienti a far girare qualunque gioco di ultima generazione ma contenuto in un cabinet micro ATX. Attenzione abbiamo riposto anche ai costi, alla rumorosità ed ai consumi! Stanchi di assistere al lancio di componenti dal costo esorbitante e schede video che, da sole, costano più di un intero computer e richiedono case appositamente progettati, abbiamo voluto mettere i panni dell’utente e chiederci se ciò sia sempre necessario .

L’intento non è comunque quello di soddisfare i bisogni del videogamer professionista il quale necessita sempre, a torto o ragione, del massimo numero di fps e di un sistema che non mostri improvvisi cali o perdite di potenza (si evitano così scie che rendono poco chiare le scene 3D o perdite di frame). Potrebbe sembrare il componente meno importante, invece crediamo sia quello da scegliere per primo e dunque adeguare le altre parti allo spazio a disposizione oppure alla fine dopo aver calcolato lo spazio occupato dai componenti disponibili. Nel nostro caso abbiamo scelto un modello mini tower, proposto dall’europea Fractal Design che ben si adatta ai nostri obiettivi: piccolo e utile a tenere il sistema in silenzio.

La linea non differisce da quella del fratello maggiore Define R3 e, in un volume decisamente ridotto, ne ripropone tutti gli elementi chiave e la cura costruttiva. Questo prodotto supporta gli standard micro ATX e mini ITX, indi non è impiegabile con schede madri di grossa taglia. La denominazione ufficiale è Define Mini . Il prezzo è pari a circa 90 Euro.


Il cabinet Fractal Design Define Mini

Il frontale è imponente e monolitico, con un un grosso portello realizzato in plastica ad effetto spazzolato. Il portello è dotato di maniglia sul lato destro, e di cerniere di fissaggio su quello sinistro. L’uniformità del design è interrotta da un piccolo led incastonato nella parte superiore e nei pressi del pannello di servizio.


Il frontale, pulito ed imponente

Il pannello di servizio è dotato di due connessioni USB 2.0, una connessione ad alta velocità USB 3.0, due jack per audio e tasto d’accensione e spegnimento, anch’esso realizzato con la stessa finitura già vista per il portello. Mancano connessioni FireWire IEEE 1394 ed external Serial ATA; è altresì assente il tasto per il reset di sistema.


Il pannello di servizio

Gli slot per unità da 5,25 pollici sono due, localizzati in alto e dotati di coperchio removibile; più in basso troviamo due slot per ventole da 120×120 millimetri con funzioni di aspirazione, provvisti di filtro antipolvere. Nella parte interna del portello è stato posizionato un pannello fonoassorbente per l’abbattimento delle emissioni acustiche durante il funzionamento.


Apertura del portello

L’interno mostra una discreta cura costruttiva: l’acciaio SECC è di spessore consistente per garantire una certa rigidità strutturale, ed è verniciato in nero opaco contro l’ossidazione. La piastra di supporto principale è dotata di finestra, che permette l’installazione di dissipatori dotati di backplate senza dover ogni volta smontare la scheda madre. Diverse asole passacavo permettono un assemblaggio visivamente pulito, con la possibilità di far sparire tutti i cavi sul retro ed ottenere un flusso d’aria efficiente.


L’interno del case

Entrambi i cestelli da 5,25 e 3,5 pollici sono dotati di sistema di fissaggio tool-less, che permette di bloccare le unità in sede senza l’ausilio di viti ed attrezzi; quello da 3,5 pollici, ove è possibile installare anche dischi da 2,5 pollici, è di tipo modulare, dotato di una parte centrale che può essere rimossa quando si debbano installare schede grafiche talmente lunghe che andrebbero a cozzare contro il cestello stesso.


I cestelli per i dischi


Cestello per dischi di tipo modulare

Nella foto che segue potete osservare parte del sistema di raffreddamento, con la ventola di scarico posteriore da 120×120 millimetri e la seconda sede per un’ulteriore ventola superiore delle stesse dimensioni. La seconda feritoia è  sigillata da una porzione quadrata di pannello fonoassorbente.


Sistema di raffreddamento

Il prodotto è orientato alla massimizzazione del comfort acustico: invece di prese d’aria ed amenità simili troviamo superfici interamente tappezzate da pannelli fonoassorbenti, capaci di contenere le doti canore dei sistemi di raffreddamento per dischi, processore e schede video, evitando la propagazione del rumore verso l’esterno.


Parte del sistema di insonorizzazione

Per la scheda madre abbiamo scelto una Asus Maximus IV Gene-Z , dotata di chipset Intel Z68 per processori Sandy Bridge LGA 1155. Il prodotto rappresenta l’ennesimo step evolutivo delle proposte GENE ma questa volta in formato micro ATX: si tratta di una scheda madre pensata per offrire alte prestazioni ed un buon numero di feature sicuramente adatta all’assemblaggio di macchine da gioco dall’ingombro ridotto ma molto potenti. Maximus IV GENE-Z offre tutte le specifiche tecniche chiave tipiche dei modelli Republic of Gamers (RoG) di tipo ATX con le uniche limitazioni relative alla sezione d’espansione per mere questioni di spazio. Prezzo pari a circa 160 Euro.


La scheda madre Asus Maximus IV GENE-Z

Scendendo nel dettaglio è possibile individuare una sezione d’alimentazione completa governata dalla tecnologia  Extreme Engine Digi+ e composta da 8 fasi per la CPU, 4 fasi per il core grafico integrato e 2 fasi per le memorie. I componenti della circuiteria di alimentazione sono ben distanziati dal socket, in modo da non ostacolare l’installazione di dissipatori per CPU sovradimensionati come quelli tower. I componenti attivi della sezione d’alimentazione sono interamente coperti da due elementi in alluminio anodizzato interconnessi da una heat pipe in rame, utile per tenerne a bada le temperature.


Il socket LGA 1155

Il sottosistema memorie è dotato di quattro slot per l’installazione di moduli di memoria DDR3 2200 MHz (in modalità overclock). Il quantitativo massimo supportato è pari a 32 gigabyte, e sono presenti funzionalità di regolazione automatica Asus MemOK! che, tramite la pressione di un tasto sul PCB, permette l’avvio del sistema con parametri di funzionamento sicuri. L’occhio attento può individuare, lungo il perimetro destro ed in prossimità degli slot memorie, alcuni punti di rilevazione per la misurazione delle tensioni in tempo reale, un “must have” per tutti gli overclocker.


Slot per memorie DDR3, tasto Asus MemOK! e punti di rilevazione tensioni

La sezione relativa alle schede d’espansione è, per forza di cose, ridotta: possono essere installate un massimo di tre schede PCI-Express grazie a due slot 16x ed uno slot 4x; sono possibili configurazioni video multi VGA SLI o CrossfireX utilizzando i due slot rossi a 8x + 8x.


Porte d’espansione

Il chipset Intel Z68 è sovrastato coperto da un grosso dissipatore passivo in alluminio su cui svetta il bel logo Asus R.O.G, che identifica la natura gaming di questo prodotto. Poco distante troviamo alcuni riser per connessioni USB 2.0 e 3.0, un display LED che fornisce informazioni in tempo reale, permettendo di individuare al volo problematiche hardware o di configurazione bios, tasti d’accensione e reset e porte Serial-ATA (2.0 in grigio, 3.0 in rosso con supporto a funzionalità Raid 0,1,5,10).


Chipset, connessioni lungo il perimetro del PCB e porte S-ATA

Il pannello I/O offre molteplici connessioni: le otto porte USB 2.0 sono accompagnate da due ulteriori porte USB 3.0 (colorate in blu) e due porte external Serial ATA/USB (colorate in rosso); sono presenti connessioni per mouse e tastiere tradizionali, gigabit LAN, HDMI con audio, coassiale per fibra ottica e sistema audio a sei jack di tipo 7.1. In caso di errata configurazione dei parametri del bios e mancato avvio del sistema è possibile ritornare alle impostazioni originarie tramite la pressione del tasto con la freccia circolare posizionato a metà strada tra le due serie di connettori USB.


Connessioni I/O e tasto di reset del bios

La scelta di questa scheda madre nasce da diverse considerazioni. Anzitutto il fattore di forma rientra esattamente in quello che cercavamo; al contempo le feature offerte permettono di gestire la connettività con qualunque dispositivo di ultima generazione e la possibilità di aggiornare in futuro il proprio sistema grazie ad una seconda VGA. Infine il sistema di dissipazione completamente passivo garantisce la massima silenziosità mentre le spiccate doti da overclocker offrono la possibilità all’utente di apportare eventuali ottimizzazioni. L’ultimo prodotto di casa Sapphire, Radeon HD 6950 Dirt3 , offre un gigabyte di memoria GDDR5, una veloce GPU Cayman con architettura VLIW-4 superscalare ed un sistema di raffreddamento particolarmente efficiente che massimizza il comfort acustico e tiene a bada le temperature, il tutto ad un prezzo vicino ai 200 Euro.


Sapphire Radeon HD 6950 1GB GDDR5

Il prodotto non brilla tanto per performance assolute, quanto per l’ottimo rapporto tra prezzo, prestazioni ed efficienza del sistema di dissipazione. Il dissipatore proprietario è realizzata con un sistema ad heatpipe in rame, con radiatore dotato di fini lamelle e doppia ventola a bassa rumorosità.


Costruzione interna del dissipatore

La scheda altro non è che una Radeon HD 6950 standard su PCB proprietario Sapphire, con moduli di memoria disposti ad L attorno alla GPU ed a questa connessi tramite bus a 256-bit, sezione d’alimentazione estesa, doppio connettore a 6-pin per l’alimentazione supplementare e connettore per ventole nella parte più a destra. Gli elementi attivi della sezione di alimentazione sono dotati di dissipatore passivo, e giovano del raffreddamento diretto derivante dall’aria fresca soffiata dalle ventole verso il radiatore principale.


Il PCB della scheda

Il comparto delle uscite video è gestito dalla tecnologia ATI Eyefinity che permette la gestione simultanea di più di due monitor. Le connessioni prevedono due porte DVI-I (convertibili in VGA 15-pin tramite adattatori forniti in dotazione), una porta HDMI con audio ed una porta DP, che va sempre utilizzata in caso di configurazioni a tre monitor.


Pannello video

Giungiamo ad uno degli aspetti cruciali, la scelta del microprocessore. A seguito dell’esperienza maturata nel corso degli anni ci siamo resi conto che, a parità di architettura per la CPU , i giochi moderni gradiscono ancora i MHz e fanno perno in larga parte su non più di due core . L’avere a disposizione una CPU maggiormente avvezza al multithreading diventa cosa superflua, poiché resterebbe praticamente inutilizzata . Del resto, questa è una delle giustificanti delle tecnologie turbo di entrambi i produttori Intel ed AMD, che massimizzano la velocità di uno o più core per garantire la massima erogazione di potenza quando l’applicativo non sfrutta appieno le potenzialità di calcolo parallelo delle proprie CPU.

Potete verificare con mano caricando uno dei vostri videogame e, contemporaneamente, aprendo il task manager di Windows: vi ritroverete con una situazione di questo genere:

Lord of the Rings Lineage II World of Tanks
Duke Nukem Borderlands

Esistono comunque alcuni titoli che beneficiano maggiormente della presenza di una CPU quad-core o superiore ma si tratta ancora di casi isolati e soprattutto non sono ancora in grado di sfruttare appieno simili “mostri di potenza”, tanto che è proprio la VGA a costituire, nella maggior parte dei casi, il collo di bottiglia.


Metro 2033 (maggiore attenzione al multi core)

Non a caso, fenomeno riscontrato con i notebook gaming di ultima produzione, vengono proposte configurazioni che puntano su microprocessori Core i7 cual core anziché quad core od, addirittura, Core i5. Ciò dipende dal fatto che gli applicativi “quad” si contano sulla punta delle dita e che le macchine dual, grazie alla tecnologia Turbo, riescono a raggiungere frequenze di clock estremamente elevate rispetto alle sorelle quad (ad esempio una CPU Intel Core i7 2630QM quad core è capace di raggiungere i 2,9 GHz in modalità Turbo a singolo core ed i 2,8 GHz in modalità dual core mentre una CPU Intel Core i7 2620M dual core , prevede una frequenza di 3,4 GHz in modalità turbo a singolo core e 3,2 GHz dual core). 

Tale ragionamento ci spinge a porre l’attenzione su due microprocessori completamente differenti, sia per architettura che per prezzo, e che ci permettano di saggiare le differenze prestazionali tra dual core e quad core . La scelta cade sui modelli Intel Core i3-2100 (100 Euro circa) ed Intel Core i7-2600K (250 Euro circa).


Caratteristiche Core i3-2100

Il Core i3-2100 è dotato di due core, tecnologia Intel Hypethreading per la gestione di quattro thread indipendenti, 3 megabyte di cache L3 e velocità di clock di 3,1 GHz. Basso l’assorbimento energetico, grazie al TDP massimo di 65 Watt.


Caratteristiche Core i7-2600K

Il Core i7-2600K è realizzato con lo stesso processo produttivo del modello più economico (32nm) e dispone di quattro core fisici con tecnologia Hyperthreading per la gestione di 8 thread in simultanea, cache L3 pari a 8 megabyte e velocità di clock pari a 3,4 GHz. I consumi crescono data l’alta complessità della CPU: il TDP massimo passa a 95W, e richiede un miglior sistema di raffreddamento per tenere a bada le temperature. Siamo dei giocatori e vogliamo una macchina che costi poco e dia tante soddisfazioni . Fra gli obiettivi che ci siamo dati abbiamo quello di un design moderno , che sia sobrio ed, al contempo, capace di sposarsi con qualsiasi ambiente, che faccia poco rumore e che non consumi troppo .

Appare chiaro che, nella scelta del cabinet, ci si deve affidare a specialisti come Fractal Design, con il modello Define Mini . Questo prodotto è dotato di sistema di raffreddamento a tre ventole , sistema di insonorizzazione tramite pannelli fonoassorbenti incollati lungo le superfici interne, doppio cestello modulare per dischi 3,5 pollici ed asole passacavo con guarnizioni in gomma . Gli ingombri sono contenuti in soli 210x395x490mm (LxAxP), ed il peso a secco è pari a 9,5 kg .


Fractal Design Define Mini

Per la scheda madre vogliamo un prodotto top di gamma che, oltre alle solite caratteristiche di espandibilità e feature aggiuntive, permetta di effettuare una configurazione “fine” del proprio sistema, contenga i consumi e garantisca un certo livello di affidabilità grazie ad una componentistica di prim’ordine. Lo specialista, in questo caso, è Asus, ed il prodotto che scegliamo è Maximus IV Gene Z , con chipset Intel Z68 , supporto a configurazioni DDR3 dual channel 2200MHz e, dulcis in fundo, doppio slot PCI Express V2.0 per la creazione di configurazioni CrossFireX / SLi . È ovvio che quest’ultima possibilità ci interessa solo nel caso di espandibilità futura: al momento in cui la macchina viene assemblata ci siamo messi nei panni dell’utente che non può spendere molto e che, almeno inizialmente, non è interessato alla doppia VGA.


Asus Maximus IV GENE – Z

La scheda video è il cuore vero e proprio di una macchina gaming, dovendo disporre di un’ elevata potenza di calcolo capace di gestire scene complesse con applicazione di filtri AA ed AF , dimensioni di quadro almeno Full HD 1080p e supporto per le ultime API (DirectX 11). La scelta cade su uno dei best buy del momento, Sapphire Radeon HD 6950 dotata di 1GB di memoria GDDR5 e concorrente diretta di NVIDIA GeForce GTX 560Ti (anche questa sarebbe stata a nostro avviso una buona scelta) . Il costo è di circa 200 euro Iva inclusa .


Sapphire Radeon HD 6950 1GB GDDR5

Per il microprocessore valgono i commenti nella pagina precedente: ci servono due core accompagnati da una buona dotazione di cache, elevata velocità di clock e, possibilmente assorbimenti energetici contenuti . Imperativo cardine, deve costare poco . È chiaro che, con queste pretese, siamo più che lieti di ben spendere circa 110 euro per un Intel Core i3-2100 funzionante a 3,1 GHz e, nel package retail, comprensivo di dissipatore . Se si ha disponibilità monetaria elevata, si può prendere in considerazione l’ipotesi di un Core i5 o Core i7 . Verificheremo i benefici di queste scelte.


CPU Intel

E per le memorie ? Quattro od otto gigabyte? A questo quesito preferiamo non rispondere subito poiché è base delle analisi che troverete nelle pagine seguenti. Comunque sia, mai meno di quattro gigabyte per motivi di costo / opportunità. Abbiamo a disposizione un kit da 4GB DDR3 (2x 2GB) Patriot Viper Extreme (costo pari a circa 50 Euro) ed un kit da 8GB DDR3 (2x 4GB) ancora Patriot Viper Extreme (costo pari a circa 85 Euro).


Quattro od otto gigabyte?

Per la sezione storage abbiamo scelto un’unità tradizionale da 500 gigabyte prodotta da Western Digital , con velocità di rotazione dei piatti pari a 7.200 giri al minuto , buffer di 8 megabyte ed interfaccia di connessione Serial ATA 2.0 . L’imperativo era, in questo caso, la volontà di rimanere su un costo inferiore a 50 euro. Del resto, la scelta del disco dipende esclusivamente dalle esigenze dell’utente , dati i costi irrisori per l’acquisto dei modelli con capienza maggiore.


Western Digital Caviar 500GB – 7200 RPM

Infine per fornire corrente all’intero sistema abbiamo scelto un alimentatore Coolermaster Silent Pro Gold da 600W (130 Euro), silenzioso e dotato di sufficiente potenza. Il prodotto prevede anche la possibilità di collegare solo i cavi che sono necessari al fine di ottimizzare l’assemblaggio. Di seguito riportiamo i grafici con tutti i risultati ottenuti nelle nostre sessioni di laboratorio. I test prendono in considerazione quattro differenti scenari:

  • Processore Core i3-2100, 4 GB di memoria di sistema, frequenze standard per la scheda video
  • Processore Core i7-2600K, 4 GB di memoria di sistema, frequenze standard per la scheda video
  • Processore Core i7-2600K, 8 GB di memoria di sistema, frequenze standard per la scheda video
  • Processore Core i7-2600K, 4 GB di memoria di sistema, overclock per la scheda video

 
3DMark06

Il benchmark sintetico 3DMark06 rende giustizia alle macchine dotate di microprocessore Intel Core i7, che riescono a strappare un netto margine di miglioramento rispetto a quella con i3-2100 per via dello sfruttamento integrale delle possibilità offerte in calcolo multithreading dalle più evolute CPU Intel. È ovvio che con un ulteriore incremento delle frequenze di funzionamento della scheda video si riescono a strappare ulteriori punti, mentre la presenza di 8 gigabyte di memoria di sistema non comporta alcun beneficio al confronto delle configurazioni con 4 gigabyte.


Alien vs. Predator

Ma fatti salvi i numeri di benchmark sintetici, quando i risultati sono quelli di giochi reali ci viene quasi da sorridere: con questo primo titolo, ad eccezione del caso che prende in considerazione una macchina overcloccata, non ci sono differenze velocistiche tra macchine dotate di Intel Core i3-2100 o Core i7-2600K. È un chiaro segno che i giochi difficilmente sfruttano a dovere processori multicore, come già evidenziato in precedenza: prodotti economici come gli i3 influiscono poco sui numeri puri quando sono affiancati da un acceleratore grafico decente. In tutti i casi è garantita la giocabilità nelle modalità di gioco Full HD ed oltre, con o senza filtri.


Dirt 3

Con Dirt 3 si ripete la stessa situazione vista in Alien vs. Predator: le uniche differenze prestazionali sono individuabili in caso di overclock della scheda video, mentre il cambio di microprocessore o di quantitativo di memoria di sistema influisce solo marginalmente. Nessun problema in caso di utilizzo a risoluzioni superiori a quella Full HD.


Crysis 2

Crysis 2 sottostà alle monotone leggi sinora rilevate: lo scenario è identico a quello degli altri test: la giocabilità è garantita con risoluzione Full HD ma senza applicare i filtri di AA, fatto che riduce le prestazioni al di sotto del limite dei 30 fps.


Lost Planet

In Lost Planet la situazione di “calma piatta” viene movimentata in un solo caso: sembra che con questo titolo 8GB di memoria sortiscano un effetto benefico nel test con risoluzione a 1080p.


Metro 2033

Metro 2033 è un titolo che, sebbene non più recente, continua a rappresentare una vera sfida per ogni moderno sistema, dato l’intensivo uso di feature DX11 e di una complessità delle scene 3D da paradiso visivo. La nostra macchina non consente di ottenere una corretta giocabilità se si utilizzano risoluzioni superiori a quella Full HD. Rileviamo che questa volta esistono delle leggere differenze fra un sistema Core i3 ed uno Core i7 e che la configurazione con scheda video overcloccata garantisce ancora un certo margine di guadagno. I test sulle performance videoludiche hanno restituito risultati chiari: l’installazione di una più costosa CPU Core i7 al posto di un modello Core i3 nella nostra macchina gaming non garantisce beneficio prestazionale alcuno: la maggior parte dei titoli videoludici fa perno sulle sole performance dell’acceleratore grafico e di uno o due core del microprocessore. La scelta di un Core i7 anziché un Core i3 comporta, invece, differenze nei consumi e nella dissipazione.


Consumi complessivi del sistema

La macchina dotata di Core i7 consuma mediamente 40 Watt in più rispetto a quella con Intel Core i3. Questo svantaggio si traduce, come già visto, in incrementi prestazionali sui giochi irrisori e sporadici.


Rumorosità complessiva del sistema

Anche dal punto di vista della rumorosità notiamo un peggioramento. Appare evidente che per smaltire il maggior calore prodotto dalla CPU non è solo la ventola del suo dissipatore che deve aumentare il numero di giri ma anche quelle interne al case.


Temperature

Le temperature seguono lo stesso andamento della rumorosità e dei consumi, essendo diretta causa / conseguenza delle altre due grandezze: la CPU più complessa mostra valori sotto sforzo decisamente più elevati che, nel caso in esame, ammontano a ben 15°C. Le temperature più elevate, inoltre, generano un maggior quantitativo di aria calda all’interno del case che, inevitabilmente, scalda tutti i componenti: la scheda video, ad esempio, è più calda di 4°C nella macchina i7 a confronto con quella i3.

Appare chiaro che usando una CPU dual core si può anche pensare di lasciare installato nel sistema il dissipatore stock fornito assieme alla CPU stessa. Se invece si opta per un processore più potente è necessario passare ad un dissipatore più performante e probabilmente migliorare ancora anche il raffreddamento interno del case. Giungiamo al termine di questa lunga lettura con le idee molto chiare. La macchina che abbiamo assemblato si è dimostrata molto prestante, ha permesso di giocare in modalità Full HD in quasi tutti i casi in esame e, solo in quelli più estremi, ha ceduto (purtroppo dovrete accontentarvi in tali casi di ridurre il dettaglio grafico). In generale possiamo definire il mix di componenti scelto efficace e poco oneroso: l’esperimento ci ha permesso inoltre di sfatare alcuni miti.


Il sistema assemblato

Quando si gioca, più di quattro gigabyte di memoria di sistema non servono . Vero . Se si dispone di un sistema operativo a 64-bit che permetta di sfruttare appieno i quattro gigabyte installati nel proprio sistema, ci si ritrova nella situazione in cui circa due gigabyte vengono riservati all’OS, risorse eventuali e programmi che girano in background, ed altri due gigabyte con cui saziare la fame di memoria dei moderni titoli videoludici. Le prove di laboratorio hanno dimostrato che il passaggio da quattro ad otto gigabyte di memoria di sistema non comporta alcun beneficio in termini di FPS (fotogrammi al secondo) nella pratica ludica. Ovviamente, accade il contrario in caso di applicazioni video e professionali, che diventano avide di memoria, o se si eseguono più programmi in contemporanea, ciascuno richiedente il proprio pegno in RAM.

Quando si gioca, microprocessori con più di due core non servono . Generalmente vero . Le moderne CPU a quattro o più core sono state pensate per applicazioni di calcolo avanzato, rendering 3D multithread, gestione di più programmi in contemporanea e, generalmente, applicazioni che necessitano di potenza di calcolo bruta. Nella nostra esperienza ci siamo accorti che i moderni titoli videoludici raramente sfruttano più di due core della CPU, e che la maggior parte del lavoro viene svolto dal processore video della vostra scheda VGA. Il maggior numero di core può essere sfruttato solo se in background ci sono delle applicazioni attive come Skype o Ventrilo per comunicare con i propri amici durante le sessioni di gioco online.

Quando si gioca, non c’è differenza tra Core i3, Core i5 e Core i7 . Vero . La stessa macchina non ha garantito performance superiori quando abbiamo effettuato l’aggiornamento da Core i3 a Core i7: i due core aggiuntivi della più veloce CPU Intel sono stati sfruttati solo sporadicamente e con risultati poco confortevoli, tali da non giustificare il sovrapprezzo. In futuro esamineremo anche sistemi basati su altri tipi di architetture, come quelle AMD, per capire se la situazione differisce o meno da quella che vi stiamo raccontando oggi.

Quando si gioca, i maggiori benefici in termini di FPS dipendono dall’acceleratore grafico . Vero . È la GPU a sorbirsi il 90% del lavoro (sempre che il sistema sia comunque bilanciato), e maggiori frequenze di clock a parità di prodotto comportano un pari aumento di prestazioni (lo abbiamo visto a seguito di overclock della scheda grafica).

Una macchina da gioco è ingombrante e rumorosa . Falso . Abbiamo assemblato un computer micro ATX totalmente insonorizzato, che scalda poco e che può essere collocato in ogni spazio per via del volume ridotto.

Una macchina da gioco è costosa . Falso . La spesa complessiva per questo computer, se dotato di processore Intel Core i3-2100, è pari a circa 800 euro IVA inclusa.

Possibili migliorie ed aggiornamenti . Un sistema come quello che vi abbiamo proposto può essere soggetto a migliorie ed a futuri upgrade. Di certo la rumorosità e l’efficienza del sistema di dissipazione, in particolare di quello della CPU, potrebbe essere migliorata grazie all’utilizzo di un radiatore più efficiente rispetto a quello fornito in dotazione da Intel. Altro aspetto interessante risiede nella possibilità di installare una seconda VGA in futuro ed utilizzarla in modalità CrossFireX per ottenere prestazioni superiori anche fino al doppio.


C’è spazio per una seconda VGA

A cura di Dino Fratelli e Marino Berrè

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