L'assicurazione sulla vita, con lo smartwatch

Le polizze sulla vita offerte dal big delle assicurazioni John Hancock invogliano i clienti ad accettare il monitoraggio dei parametri biometrici.

Proprio nei giorni in cui si parla di come le nuove generazioni di dispositivi indossabili possano tornare utili per un monitoraggio efficace dei parametri biometrici e vitali (sulla questione Apple Watch-ECG abbiamo interrogato un esperto), una delle più grandi e longeve compagnie assicurative d’oltreoceano annuncia che per la sottoscrizione delle polizze sulla vita sarà necessario accettare la raccolta e la condivisione di informazioni sulle proprie abitudini.

L’assicurazione col tracking

John Hancock, controllata dalla canadese Manulife Financial, dichiara che entro breve adotterà anche negli Stati Uniti una formula già sperimentata con buoni risultati in Sudafrica e nel Regno Unito. Si chiama Interactive Life Insurance e il nome è già di per sé piuttosto esplicativo per comprenderne la natura: chi sottoscrive il contratto accetta di fornire dati riguardanti l a propria alimentazione e attività fisica, in cambio di bonus sul premio da pagare e dell’accesso a promozioni o gift card. La raccolta delle informazioni può avvenire mediante dispositivi come gli indossabili della linea Fitbit o il già citato Apple Watch.

La tipica situazione win-win? Parrebbe di sì: da una parte la compagnia si garantisce la possibilità di contenere le spese legate ai rimborsi riconosciuti ai clienti in caso di malore o decesso, dall’altra gli assicurati hanno uno stimolo in più per condurre una vita sana, a beneficio della propria salute. C’è però chi storce il naso di fronte a una simile prospettiva: le associazioni dei consumatori e le autorità preposte alla tutela della privacy, che nutrono dubbi sulle modalità di impiego delle informazioni raccolte e sui criteri decisionali attuati per stabilire se un cliente ha diritto o meno a uno sconto sul premio da versare.

John Hancock Vitality

Stando a quanto afferma Brooks Tingle, numero uno della divisione di John Hancock che si occupa di assicurazioni, è ancora troppo presto per stabilire se il lancio del programma Vitality (così è stata battezzata l’iniziativa) si tradurrà in un risparmio concreto per le casse del gruppo. Le statistiche fin qui elaborate dimostrano in ogni caso come i partecipanti abbiano un’aspettativa di vita media più lunga di 13-21 anni rispetto al resto della popolazione.

Va comunque sottolineato come, almeno in un primo momento, l’utilizzo di un device indossabile non sia obbligatorio, anche se requisito fondamentale per l’accesso a uno sconto significativo. Sono due le possibilità offerte: inserire manualmente le informazioni richieste tramite un’applicazione o un sito Web per ricevere in cambio gift card al raggiungimento di determinati obiettivi (con una dinamica molto simile ai meccanismi di gamification) oppure mettersi al polso uno smartwatch o smartband che si occupa del tracking beneficiando così di una riduzione fino al 15% del premio assicurativo.

Fonte: Reuters

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  • /usr/local/ΕΨΗΕΛΩΝ scrive:
    Sinceramente non sono così stupito. Per le auto stiamo introducendo la scatola nera che, al di là delle possibili preoccupazioni (legittime e oggeto di discussione) per la privacy degli automobilisti rappresentano una sacrosanta tutela. Tutela degli interessi di chi guida correttamente, ricostruendo un incidente in cui questi ha nessuna o minor colpa; tutela della collettività, riducendo il numero delle frodi e quindi il costo collettivo. Direi che mi sembra un'evoluzione più che naturale. Con una enorme differenza: nel mercato italiano, le assicurazioni sulla vita non sono obbligatorie come le RCA.
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