La Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti ha vietato l’importazione di tutti i router consumer prodotti in paesi stranieri. È prevista la possibilità di chiedere un’esenzione che dovrà essere approvata dal Dipartimento della Guerra o da Dipartimento della Sicurezza interna. Il ban avrà un impatto notevole sul mercato perché anche i dispositivi di aziende statunitensi sono prodotti all’estero.
Effetti collaterali del ban
A fine 2024, le autorità statunitensi avevano ipotizzato il ban per i router di TP-Link, in quanto rappresentano un pericolo per la sicurezza nazionale. I dispositivi verrebbero utilizzati dai cybercriminali cinesi (finanziati dal governo) per spiare i cittadini statunitensi. Circa un mese fa, TP-Link è stata denunciata dal Procuratore Generale del Texas.
Le autorità statunitensi hanno stabilito che i router prodotti in paesi stranieri nascondono vulnerabilità “supply chain” (introdotte durante la produzione o prima della spedizione) che possono causare danni alle infrastrutture critiche, alla difesa nazionale e all’economia.
Pertanto, tutti i router consumer prodotti fuori dagli Stati Uniti sono stati inseriti nella Covered List della FCC (PDF). Ciò comporta il divieto di importazione e vendita dei nuovi modelli. I router già approvati dalla FCC possono essere ancora venduti. Gli utenti possono continuare ad usare quelli già acquistati.
I produttori che chiederanno e riceveranno l’approvazione condizionale (PDF) dal Dipartimento della Guerra o dal Dipartimento della Sicurezza interna potranno ricevere l’autorizzazione dalla FCC. In pratica verrà valutata l’assenza di rischi per la sicurezza nazionale.
Il divieto causerà ovviamente la scomparsa di tutti i router cinesi (almeno il 60% del mercato), ma avrà conseguenze più ampie. I router di molte aziende statunitensi sono prodotti all’estero, quindi dovrebbero spostare la produzione negli Stati Uniti per evitare il ban.
Nel comunicato della FCC è scritto che le vulnerabilità dei router prodotti in paesi stranieri sono state sfruttate dai cybercriminali cinesi dei gruppi Volt, Flax e Salt Typhoon per colpire le infrastrutture critiche. Volt Typhoon ha però sfruttato le vulnerabilità dei router di Netgear e Cisco, due note aziende statunitensi.