Quanto sta accadendo in India dimostra due cose. La prima è che, a volte, le autorità intervengono con misure totalmente insensate se non addirittura controproducenti, pensando di raggiungere un obiettivo o di risolvere un problema, finendo invece col fare il proverbiale buco nell’acqua. La seconda, invece, è che ormai gli utenti sanno affidarsi alle VPN per aggirare blocchi e censure.
L’India ha fermato Telegram per un esame
La vicenda è quanto meno bizzarra. A Nuova Delhi si è deciso per un ban temporaneo a Telegram, fino al 21 giugno, motivato dalla prospettiva di tutelare i cittadini in vista del più grande e importante esame del Paese, quello di ammissione alla facoltà di medicina (National Eligibility Entrance Test). L’obiettivo dichiarato è quello di impedire che attraverso il servizio siano venduti test fasulli prima dell’appuntamento o venga diffusa disinformazione, come se non esistessero altri canali attraverso cui veicolare le truffe.
L’unico risultato ottenuto è stato spingere chi vuole utilizzare l’applicazione verso una Virtual Private Network. Appfigures ha riferito alla redazione di TechCrunch che, nella sola giornata di martedì, i download sono aumentati del 49%, da una media quotidiana di 139.000 a 208.000. Le più cercate e scaricate sono Proton VPN (+113% su App Store e +64% su Google Play) e Turbo VPN (+85% su App Store e +35% su Google Play). In crescita anche NordVPN (+41% su App Store) ed ExpressVPN (+31% su Google Play).
Il rapporto complicato con le VPN
Telegram conta circa 150 milioni di utenti nel Paese. Una volta a conoscenza della decisione, ha provato a evitare il ban intervenendo con la rimozione dei canali individuati come responsabili di truffe, raggiri e disinformazione sull’argomento, ma lo sforzo si è rivelato inutile. Ricordiamo infine che l’India è da tempo alle prese con un braccio di ferro con le VPN, imponendo la divulgazione di alcune informazioni relative a chi le usa, compromettendo così potenzialmente la privacy.