Biometria, Bruxelles sgancia la bomba sull'Europa

L'identificazione obbligatoria dei passeggeri aerotrasportati diventa un must anche al di qua dell'Atlantico. Fosse tutto qui ci si potrebbe quasi rilassare
L'identificazione obbligatoria dei passeggeri aerotrasportati diventa un must anche al di qua dell'Atlantico. Fosse tutto qui ci si potrebbe quasi rilassare

Viaggiatori di tutto il mondo, uniti sotto la bandiera della biometria e dell’identificazione obbligatoria al check-in e check-out in aeroporto: già divenuta standard da tempo per i voli verso gli Stati Uniti, la schedatura di tratti somatici quali volto e impronte digitali potrebbe presto diventare anche una caratteristica tipica di ogni passaggio dagli aeroporti del Vecchio Continente.

A prevederlo è una proposta della Commissione Europea, acquisita e segnalata dal Washington Post : dalla tempistica non ben precisata, il piano obbligherà chiunque viaggi in aereo da e verso la UE a sottoporsi a un confronto automatizzato con un database gestito a livello comunitario , in cui saranno eventualmente scansionate e registrate le impronte e i tratti del volto dei passeggeri.

Il sistema viene descritto dagli ufficiali europei come “l’unico modo per essere davvero sicuri di identificare le persone”. “Con i dati biometrici – dice la fonte del Post, rimasta anonima – è molto più facile tracciare le persone e sapere chi è entrato e chi è uscito, inclusi i possibili terroristi”. Le nuove norme sarebbero d’altronde in perfetta sintonia con la tendenza generale , che vede le soluzioni di identificazione biometrica acquisire una importanza sempre maggiore all’interno dei sistemi di sicurezza delle nazioni evolute.

Negli Stati Uniti il Dipartimento della Homeland Security – il gigantesco bureau figlio dell’era Bush che si occupa della salvaguardia dei confini americani – è già in possesso di un database di 85 milioni di impronte digitali , e l’FBI fa affidamento da tempo sul suo archivio “privato” per la lotta al crimine organizzato. La biometria va per la maggiore anche in Giappone, dove fare un breve viaggio significa finire per sempre negli archivi identificativi nipponici . E la tecnologia alla base dell’ID del corpo continua a progredire e raffinare le proprie capacità, senza considerare il prossimo Echelon a base biometrica il cui codename , Server in the Sky, cita una famosa canzone frikkettona dei Beatles.

Un fiume di informazioni e dati sensibili, codificati secondo il Post attraverso standard comuni tesi a favorire l’interoperabilità e lo scambio tra i vari paesi. Rispetto alle misure in vigore negli USA, il piano UE aggiunge il tracciamento anche di chi lascia il continente, oltre a chi vi entra.

Come prevedibile, la proposta UE stimola reazioni di segno opposto sia negli States che in Europa : “Non solo supportiamo questo tipo di provvedimenti, ma li applaudiamo”, ha dichiarato il portavoce del DHS Russ Knocke, che sottolinea come simili misure identificative “possono scompaginare la capacità dei terroristi di muoversi facilmente attraverso i confini internazionali. Possono inoltre servire a proteggere i cittadini americani in viaggio oltre l’Atlantico”.

Di segno diverso il parere di Susan Gurley, direttore esecutivo di Association of Corporate Travel Executives , che a nome di 2.500 dirigenti aziendali mette in evidenza che un database così esteso come quello che sta nascendo negli USA e nel mondo è particolarmente prono a rischi di abuso . Secondo Gurley “un accesso non autorizzato a informazioni di questa natura potrebbe esporre i piani di viaggio dei dirigenti”, e che “si tratta di un altro modo per sapere precisamente cosa stai facendo e dove stai andando”.

I difensori della privacy europei denunciano il rischio di simili pratiche di schedatura indiscriminata e dalla qualità tecnologica opinabile, che “seguono alla cieca” le follie statunitensi “senza il minimo accenno all’accessibilità e all’affidabilità”. “Aggiungere centinaia di milioni di impronte digitali di dubbia qualità in cima a un database inaccurato aumenterà esponenzialmente la percentuale di fallimento” sostiene allarmato Simon Davies, direttore dell’organizzazione con base a Londra Privacy International .

Piuttosto significativamente, la Commissione Europea è ad ogni modo impegnata su più fronti per quanto riguarda i dati personali e la privacy dei cittadini, per cui se viene descritta come “necessaria” la creazione di un database biometrico iper-comprensivo, parimenti si sottolinea la necessità di una maggiore protezione della riservatezza delle informazioni personali .

Il gruppo di lavoro Articolo 29 , che funge da consulente della Commissione per simili faccende, spingerà con tutta probabilità per l’istituzione di leggi più stringenti per la salvaguardia dei dati personali. Ad anticiparlo è Peter Schaar, Commissario della privacy per lo stato federale tedesco e presidente del suddetto gruppo Articolo 29, che anticipa al Financial Times quelle che saranno le considerazioni esposte all’organo esecutivo del parlamento comunitario il prossimo 18 febbraio.

Schaar sostiene convinto l’idea che l’indirizzo IP delle connessioni Internet vada considerato come un dato personale , ricadendo quindi nelle stesse protezioni di legge di cui godono nome e cognome, ragione sociale, indirizzo, email e quant’altro. Non solo: il gruppo Articolo 29 è orientato verso la riduzione dei tempi della data retention , a dispetto delle richieste di alcune forze di polizia.

Se a tali iniziative si associano le varie operazioni antitrust già aperte nei confronti di Google e Microsoft , il quadro che ne viene fuori è un approccio regolatorio alle dinamiche di un mercato hi-tech “gone wild” che secondo ars technica spicca nettamente nei confronti del panorama statunitense, in cui le pratiche antitrust “non sono comuni” e non portano a nulla di realmente significativo, e le discussioni su privacy e data retention sono ancora allo stadio iniziale.

Alfonso Maruccia

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12 02 2008
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