Bitcoin vs JP Morgan, tra flessioni e accuse di truffa

Mentre la Cina sta cercando di chiudere le sue frontiere alle criptovalute, Bitcoin si trova sotto attacco da parte delle banche d'affari e dei mercati. E nei suoi giorni più neri dell'anno
Mentre la Cina sta cercando di chiudere le sue frontiere alle criptovalute, Bitcoin si trova sotto attacco da parte delle banche d'affari e dei mercati. E nei suoi giorni più neri dell'anno

JP Morgan ha attaccato Bitcoin: una valuta per criminali, dice, se non una vera e propria bolla finanziaria pronta a scoppiare bruciando i milioni di dollari di chi l’ha scelta.


La banca d’affari è intervenuta sulla questione dell’utilità e credibilità della criptovaluta nel corso di una conferenza organizzata da Barclays e proprio nei giorni più difficili per Bitcoin: dal 2 settembre ad oggi è calato di più di mille dollari di valore, fino a scendere sotto i 4mila dollari (per la precisione 3.907). Si tratta, insomma, di un vero e proprio crollo, soprattutto se si guarda al punto di partenza: il 2 settembre, giorno del suo picco, quando la moneta aveva raggiunto la quotazione di 5.013,91 dollari.

Partendo dall’osservazione di questo trend negativo delle ultime settimane, il CEO di JP Morgan James Dimon ha pertanto accusato la criptovaluta di non essere che una “frode” destinata a “fare una brutta fine”: la stessa del prezzo dei tulipani in Olanda nel 1600, arrivati a costare più di una casa per poi sgonfiarsi improvvisamente e irrimediabilmente, diventando nella storia la prima bolla del mercato finanziario. E aggiunge : “se avessimo trader che fanno trading di Bitcoin li licenzierei in un secondo”.

Dimon ha attaccato anche l’utilità di Bitcoin: innanzitutto non rispetta le regole dei mercati finanziari, inoltre “è utile solo ai criminali o altri che cercano di nascondere come trasferiscono denaro. Se si è in Venezuela, in Ecuador o in Corea del Nord, se si è uno spacciatore o un assassino allora è meglio usare i bitcoin rispetto ai dollari. Quindi ci potrebbe essere un mercato, anche se limitato”.

Della stessa opinione, peraltro, anche Allianz che parla di una valuta che “dovrebbe valere la metà di quanto vale adesso”. Una linea, peraltro, seguita anche dalla Securities and Exchange Commission che in più di un’occasione ha parlato di valuta speculativa e insicura per i consumatori.

Tutto questo non aiuta naturalmente Bitcoin, che se la deve vedere anche con le ostilità delle autorità nazionali ( come la Cina ) preoccupate dalla possibilità di effettuare transazioni in completa autonomia: anche per questo dopo le parole di JP Morgan il prezzo è ulteriormente sceso, fino ad un picco del meno 21 per cento rispetto ai massimi storici, un crollo che ha bruciato capitalizzazioni di mercato per 15,5 miliardi.

In ogni caso il fronte dei sostenitori delle criptovalute resta compatto : per esempio Fred Wilson, partner di Union Square Ventures e uno dei primi investitori in startup collegate a bitocoin, parla di miopia da parte di Dimon (“occorre avere una mente aperta per vedere il futuro”); Balaji Srinivasan, CEO della startup 21.co, parla invece di vera e propria ignoranza rispetto alle caratteristiche di bitcoin, che certo non avrà una stabilità di prezzo giornaliera né una forte regolamentazione, ma da parte sua può essere liberamente utilizzata per transazioni transnazionali, può essere programmata per tracciare in maniera sicura le transazioni e non richiede un conto in banca. Sulla stessa linea anche un ex dirigente JP Morgan, Alex Gurevich, che dice a Dimon di non occuparsi di bitcoin dal momento che non è preparato sull’argomento.


Claudio Tamburrino

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