BitTorrent Inc., fallito il P2P che piace alle major

L'azienda che voleva monetizzare il re dei protocolli di file sharing consegnandolo in mano alle major torna sui propri passi. Complice la crisi economica, lo store pro-copyright chiude: al suo posto rimangono il DNA e l'hardware
L'azienda che voleva monetizzare il re dei protocolli di file sharing consegnandolo in mano alle major torna sui propri passi. Complice la crisi economica, lo store pro-copyright chiude: al suo posto rimangono il DNA e l'hardware

La corrispondenza d’amorosi sensi tra BitTorrent e le major è finita. Secondo i piani originali, il BitTorrent Entertainment Network avrebbe dovuto rappresentare l’occasione giusta per l’industria di Hollywood di mettere le mani in pasta nel P2P, sdoganando nel contempo e in maniera definitiva il protocollo inventato da Bram Cohen dalla nomea di tool prediletto da “pirati” telematici e affini. Il risultato? Un fiasco totale .

Lo store di video digitali non ha mai fruttato come avrebbe dovuto, e la società si trova in questo periodo costretta ad affrontare (un po’ come tutto il resto del mondo imprenditoriale, sia on-line che off-line) licenziamenti e riorganizzazione degli obiettivi aziendali. Quindi, via i rami secchi della corporation , primo fra tutti il canale di digital delivery in mano all’industria, già sepolto dal silenzio assordante del disinteresse generale .

A BT Inc. non è riuscito il trucco di monetizzare il P2P sic et simpliciter , veicolando almeno una parte della folla oceanica di utenti che scaricano e condividono i contenuti gratuitamente verso quelle gabbie distributive che l’industria ancora considera imprescindibili per la sopravvivenza del proprio status quo nei secoli dei secoli del business multimediale.

“È una questione di focus e di economia” conferma il vice-presidente di BT Simon Morris, una questione che ha spinto l’azienda a focalizzarsi “sul core tecnologico piuttosto che sul merchandising e viste le difficili condizioni economiche, non possiamo più permetterci di investire in sforzi finanziari che non arrivano nemmeno vicini al pareggio”.

Via lo store digitale, e via anche la funzionalità di ricerca interna dei torrent disponibile sul sito , sostituita dall’engine di Ask.com a cui è stata in sostanza “appaltata” tutta la parte che concerne quegli utenti desiderosi di sapere dove poter scaricare l’ultimo blockbuster hollywoodiano in poco meno di trenta minuti di download.

Le tecnologie “core” su cui BT si concentrerà d’ora in poi sono due, DNA e l’ hardware BitTorrent-powered . Nel primo caso l’azienda sta provando a spingere come standard d’elezione per la distribuzione di contenuti in contesti professionali la versione proprietaria del protocollo, che si evolve in parallelo a quello open source comunemente implementato nei client di P2P come Azureus , mentre nel secondo l’idea è quella di intercettare e monetizzare la crescente fame di banda per i download su Internet embeddando il network direttamente nei dispositivi di rete, router, media server, NAS, DVR-PVR e quant’altro.

Alfonso Maruccia

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08 12 2008
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