BlackRock: muore la globalizzazione, serve una valuta digitale

BlackRock: muore la globalizzazione, serve una valuta digitale

Secondo BlackRock dalla guerra uscirà un nuovo ordine mondiale meno globalizzato, ma nel quale le valute digitali potranno avere un ruolo centrale.
Secondo BlackRock dalla guerra uscirà un nuovo ordine mondiale meno globalizzato, ma nel quale le valute digitali potranno avere un ruolo centrale.

Sembra essere molto incisiva ed importante la tradizionale lettera di Larry Fink, CEO dei fondi di investimento BlackRock, a proposito dell’attuale stato dell’economia mondiale. La sua analisi arriva infatti ad analizzare anche il ruolo delle valute digitali, ma parte anzitutto da una considerazione di massima che in qualche modo segna la storia dei tempi moderni: la globalizzazione, per come la conoscevamo, non esiste più.

Quella globalizzazione che doveva portare il mondo ad essere più piccolo e intrinsecamente correlato da interessi economici, dunque, è stata spazzata via da un mese di guerra. Questo punto di vista è firmato da Fink, ma è supportato da anche molti altri storici e analisti finanziari che vedono in questo elemento un vero snodo della storia. Cade forse un sistema fallace, evidentemente fragile poiché basato su un ingenuo equilibrio che nessun vero conflitto aveva mai messo alla prova. Quel che ne uscirà sarà un equilibrio diverso, con un baricentro spostato (ancora non sappiamo in che direzione) e con maggior solidità complessiva.

In questo nuovo equilibrio il ruolo della valuta digitale potrà andare ben oltre il solo ruolo speculativo che oggi Bitcoin & co. hanno interpretato e le stablecoin avranno una dimensione internazionale che potrà rivestire funzione centrale. Ma quali saranno le valute che potranno emergere? Su quali investire oggi in vista di quel che verrà?

Un nuovo equilibrio mondiale

Avevamo già visto le connessioni tra nazioni, aziende e persino tra le persone messe a dura prova dopo due anni di pandemia. Ha lasciato molte comunità e persone a sentirsi sole ed a guardarsi  dentro. Credo che questo abbia moltiplicato la polarizzazione e il comportamento estremista che stiamo vedendo nella società di oggi.

Secondo Larry Fink, il mondo che uscirà da questa guerra sarà molto più frammentato, con un accesso al credito più complesso e con equilibri da riscrivere (nei quali, si legge tra le righe, la Russia rischia di perdere gran parte della propria influenza). Si impone per la prima volta un tema di sicurezza energetica, il “green” diventa qualcosa che incarna un valore nuovo ed ulteriore ed ogni singolo Paese al mondo dovrà trovare nuove fonti di approvvigionamento cercando una transizione quanto più rapida e quanto meno onerosa possibile. Banalmente, la transizione verso l’auto elettrica imporrà forti investimenti per costruire una rete di approvvigionamento e questo dovrà essere finanziato rapidamente per favorire una veloce evoluzione, ma tutto ciò dovrà avvenire senza shock ulteriori sugli idrocarburi o il processo di cambiamento sarà fortemente penalizzato.

E poi ci sono le valute digitali

Tutto ciò mette in evidenza un fattore ulteriore: la crisi attuale è anche e fortemente una crisi valutaria. Se ingenuamente si poteva pensare che le criptovalute sarebbero diventate l’espressione di un nuovo fattore evolutivo della globalizzazione, avverrà forse l’esatto contrario: proprio la morte funzionale della globalizzazione imporrà la necessità di avere un nuovo tassello di interscambio che si potrà basare su una valuta digitale, facile da transare, equilibrata e stabile. Meglio se sostenibile, perché anche questo elemento sarà ovviamente centrale.

La guerra spingerà le nazioni a rivalutare le loro dipendenze valutarie. Già prima della guerra, diversi governi stavano cercando di svolgere un ruolo più attivo nelle valute digitali ed a definire i quadri normativi nei quali operano. La banca centrale statunitense, ad esempio, ha recentemente lanciato uno studio per esaminare il potenziale impatto di un dollaro digitale statunitense. Un sistema di pagamento digitale globale, progettato accuratamente, può migliorare la regolamentazione delle transazioni internazionali riducendo il rischio di riciclaggio di denaro e corruzione. Le valute digitali possono anche aiutare a ridurre i costi dei pagamenti transfrontalieri, ad esempio quando i lavoratori espatriati restituiscono i guadagni alle loro famiglie.

Larry Fink, CEO BlackRock

Larry Fink, CEO BlackRock

BlackRock non parla esplicitamente di criptovalute, ma più generalmente di valute digitali. Il riferimento potrebbe essere al massimo nella direzione delle stablecoin, ma in realtà non c’è riferimento alcuno a Bitcoin, Ethereum o simili. Il modello del “dollaro digitale” potrebbe essere quello di Tether, USD Coin o Binance USD, con gli Stati Uniti che faranno la voce grossa per imporre la propria valuta come nuovo standard internazionale (e con somma probabilità la corrispettiva valuta forte cinese tenterà medesima strada a tempo debito).

Siccome vediamo un crescente interesse da parte dei nostri clienti, BlackRock sta studiando sia le valute digitali e le stablecoin, sia le tecnologie sottostanti per capire come possono aiutarci a servire i nostri clienti.

Che ne sarà delle criptovalute tradizionali in questo frangente? Tutto lascia supporre che potranno trovare nuovo credito da un mercato più maturo e da nuova ricerca in grado di evolverne i sistemi di validazione, il che potrebbe rendere le quotazioni attuali più solide rispetto a quanto non accada con i chiaroscuri di questo periodo.

Una cosa sono le criptovalute e un’altra sono “valute digitali” che ci si immagina legate ad un riconoscimento ufficiale ed istituzionale: BlackRock ha fatto capire da che parte intende stare e di solito non sbaglia. Ma questo non significa che per le crypto attuali non restino ampi spazi di manovra legati alla valuta digitale che verrà: dal disordine di un nuovo ordine geopolitico potrebbero aprirsi grosse opportunità e tutto quel che è blockchain è ben posizionato per far valere i propri argomenti.

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Pubblicato il 25 mar 2022
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