In seguito alla divulgazione involontaria dei dati di circa 700 clienti da parte di Revolut, il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato una verifica immediata su eventuali problemi di sicurezza, chiedendo a tutti gli istituti bancari italiani di effettuare controlli approfonditi nei propri sistemi. L’autorità ha inoltre contattato l’omologa lituana per uno scambio di informazioni.
Altre banche nel mirino dei cybercriminali?
Come è noto, il gruppo IAmNotVillain ha utilizzato l’indirizzo PEC della Procura di Reggio Calabria per chiedere i dati di 680 clienti a Revolut. L’accesso è avvenuto tramite un infostealer (e probabilmente un dipendente distratto). I cybercriminali aveva chiesto un riscatto di 3 milioni di dollari in criptovalute (entro le 18:30 del 17 settembre) per evitare la pubblicazione o la vendita dei dati.
Dato che la PEC era legittima (ora non più funzionante), il Garante della privacy ha avviato una verifica per appurare se vi siano stati casi simili a quello di Revolut e per richiamare gli istituti bancari ad un controllo efficace al proprio interno.
Dagli uffici dell’Autorità Garante è partita una comunicazione alla rete dei responsabili di protezione dati (Dpo) degli istituti bancari invitando a procedere ad una solerte verifica all’interno sui propri sistemi e, nel caso di falle accertate, a provvedere a prendere subito contatto con l’Autorità.
In pratica, il Garante invita tutte le banche italiane ad effettuare un controllo approfondito in modo da escludere la presenza di comunicazioni ricevute dallo stesso indirizzo PEC. L’autorità Garante ha inoltre contattato l’omologa lituana (dove si trova la sede legale di Revolut) per avviare uno scambio di informazioni utile a rafforzare l’azione di contrasto.
Come scritto nel comunicato, l’autorità si è mossa anche sul fronte del Ministero dell’Interno, quindi ha probabilmente chiesto di verificare eventuali altri abusi delle PEC. Nel fine settimana, il Viminale ha smentito il furto di 147 GB di dati.