Cerf: IPv6 o morte

Il papà di Internet ribadisce l'urgenza di adottare il nuovo protocollo. Non ci sono problemi tecnici ad ostacolare la transizione, dice, è solo una questione economica. Ne va del futuro della Rete

Roma – Vint Cerf, padre del protocollo TCP/IP e tra i fondatori di Arpanet, torna a parlare della sua creatura e del suo futuro. E lo fa nella doppia veste di Internet Evangelist di Google, ribadendo il ru olo centrale che la Rete sta assumendo e assumerà nella vita di tutti, e di tecnico: se è vero che Internet è e diverrà sempre più il fulcro della società, occorre al più presto trasformare l’attuale infrastruttura IPv4 in una più moderna basata su IPv6 . Per non rischiare che il futuro possa essere messo a repentaglio dalla carenza di accesso.

Vint Cerf, padre di Internet La questione sul tavolo è nota : IPv4, l’attuale protocollo utilizzato dalla maggioranza dei servizi e degli apparati che danno vita ad Internet, con i suoi quattro terzetti mette a disposizione un numero troppo limitato di indirizzi a cui associare i dispositivi che navigano in rete. 4,2 miliardi di IP sono troppo pochi per consentire la nascita della cosiddetta “Internet delle cose”: entro un paio d’anni al massimo, ma le stime più pessimistiche parlano anche del 2009 come scadenza ultima, questi indirizzi si esauriranno. E a quel punto per entrare in rete sarà necessario mettersi in fila, oppure restarne tagliati fuori.

L’esplosione di nuovi dispositivi mobili in grado di collegarsi al web, come i cellulari di ultima generazione di cui iPhone e G1 sono esempi eclatanti, secondo Cerf non farà altro che esacerbare il problema: se basta questo a peggiorare le cose, figurarsi cosa accadrebbe in presenza di una domotica veramente avanzata (dove frigo e lavastoviglie avrebbero tutti un proprio IP), in un panorama di oggetti di uso comune tutti taggati e inseriti in rete per renderli rintracciabili e interattivi.

Con l’avvicinarsi del termine ultimo si scatenerà la corsa ad accaparrarsi gli ultimi indirizzi utili : saranno senz’altro le aziende a fare la parte del leone in questa gara, così da garantirsi uno spazio vitale adeguato per i propri futuri piani di espansione online. E dire che, ribadisce Cert, “le questioni tecniche per IPv6 sono risolte. IPv6 è pronto”: la faccenda, secondo lo scienziato, sarebbe unicamente legata alle ragioni economiche di chi provvede a fornire connettività, ma “la community degli ISP di tutto il mondo dovrebbe darsi una svegliata”.

Cerf cita la propria esperienza di conferenziere e quanto ha visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie quando ha avuto a che fare con alcuni tra i principali player del settore: AT&T, Verizon, BT. Nessuno, per Cerf, avrebbe chiara la portata del problema , tutti “persistono nella mentalità del nessuno lo chiede “: commettono un errore grave, secondo Cerf, “non tenendo conto come dovrebbero della continuità dei propri affari”.

Attendere ancora prima di passare all’azione potrebbe rivelarsi un problema: il rischio, ribadisce ancora lo scienziato, è che la fretta possa portare a commettere degli errori nell’implementazione del nuovo protocollo, inficiandone l’utilità. Da parte sua, Google ha già svolto il suo compito: ora tocca agli altri portarsi al passo, provvedendo ad implementare il nuovo standard il prima possibile.

340.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000.000 indirizzi dovrebbero essere abbastanza per consentire a tutti di navigare senza pensieri. Abbastanza anche per consentire di dare vita ad una rete di dispositivi geolocalizzati che condividono con tutti le informazioni acquisite, che permettono cioè di far circolare realmente la conoscenza. Vint Cerf in una posa inconsueta Automobili , lavatrici, occhiali, l’impianto elettrico di casa: per Cerf tutto sarà connesso e in grado di dare vita a relazioni fino ad oggi impensabili.

Si tratta, continua, di “pochi esempi del modo in cui Internet continuerà a circondarci e ad esserci utile in futuro”. La Rete altro non è, per Cerf, che il prodotto dell’immaginazione e dell’inventiva umana : “Internet è un manufatto software e, come abbiamo imparato negli scorsi decenni, non esistono praticamente limiti a quello che il software può fare”. Se qualcosa può essere pensata, ci sono buone speranze che possa venire anche programmata: “Nella Internet del futuro, software, informazioni, archivi si mescoleranno assieme, e interagiranno con un complesso tessuto fatto di elettrodomestici, apparecchiature e persone”.

E Google , conclude Cerf, “Sarà lì a dare una mano per dare un senso a tutto questo, organizzando e rendendo tutto accessibile e utile”. Come dire : un colpo al cerchio e uno alla botte.

Luca Annunziata

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  • xxxxxxxxxx scrive:
    Ora diteci anche...
    ...dove si manda il curriculum
  • Antonio Macchi scrive:
    petrolio agli sgoccioli.
    i computer esistono ormai da 50 anni... non potevano svegliarsi un po' prima...mi sa che il petrolio e' agli sgoccioli... altro che amore per la scienza.
  • Guido Angeli scrive:
    e in italia
    i ricercatori in cocopro a 800 euro al mese...
    • ... scrive:
      Re: e in italia
      non solo, in italia i fondi per la ricerca sui superpc vengono spesi in progetti agghiaccianti, tipo l'APENEXT, dove dietro ci hanno mangiato in modo assurdo, e attualmente nemmeno è in grado di far girare un hello world, perché non c'è un compilatore per quella piattaforma, ma solo un simulatore, che simula male, e un accrocco di compilatore c fatto in casa che non ottimizza nemmeno a = 3;ovviamente non hanno pensato a fare un port del gcc, ma che scherzi, il raccomandato di turno che lavora nel progetto non sa nemmeno cos'è il gcc...(purtroppo sono testimone di queste cose, sono stato anche all'innaugurazione dell'APENEXT)
      • XYZ scrive:
        Re: e in italia
        - Scritto da: ...
        non solo, in italia i fondi per la ricerca sui
        superpc vengono spesi in progetti agghiaccianti,
        tipo l'APENEXT, dove dietro ci hanno mangiato in
        modo assurdo, e attualmente nemmeno è in grado di
        far girare un hello world, perché non c'è un
        compilatore per quella piattaforma, ma solo un
        simulatore, che simula male, e un accrocco di
        compilatore c fatto in casa che non ottimizza
        nemmeno a =
        3;
        ovviamente non hanno pensato a fare un port del
        gcc, ma che scherzi, il raccomandato di turno che
        lavora nel progetto non sa nemmeno cos'è il
        gcc...

        (purtroppo sono testimone di queste cose, sono
        stato anche all'innaugurazione
        dell'APENEXT)Quoto! Vergogna...
        • xxxxxxxxxx scrive:
          Re: e in italia

          Quoto!
          Vergogna...Infatti io ho portato via le scatole per sopravvivere,visto che non ero ne' figli'e'papa' ne schiavetto-inside.
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