Google Android atterra a New York

Una partnership stretta in virtù di un progetto per portare Internet sui cellulari. Solo sui cellulari. Peccato che qualcuno ci sia arrivato prima. E che il nuovo G1 di HTC e T-Mobile non sia proprio un adone
Una partnership stretta in virtù di un progetto per portare Internet sui cellulari. Solo sui cellulari. Peccato che qualcuno ci sia arrivato prima. E che il nuovo G1 di HTC e T-Mobile non sia proprio un adone

Sarà un apparecchio in grado di portare a compimento quella “integrazione tra Internet e telefonia” nella quale “tutti abbiamo finora fallito”: è con queste parole che Cole Brodman, CTO di T-Mobile, sceglie di presentare al mondo il nuovo cellulare G1 (aka HTC Dream ), frutto della collaborazione dell’azienda tedesca con Google.

Manager presentano G1 È stata una conferenza stampa di vecchio stampo, interrotta di quando in quando dalle foto di rito con in mano il prodotto, quella che si è tenuta ieri a New York: dichiarazioni strategiche, molte parole sulla filosofia del progetto, poche dimostrazioni pratiche di quanto il nuovo terminale – primo al mondo ad incorporare un sistema operativo Android – sia in grado di fare o non fare. Un video preconfezionato svela alcune caratteristiche del prodotto, senza promettere troppo e neppure troppo poco, ma pure senza quella zampata vincente in grado di slogare le mascelle.

Il nuovo G1, frutto di 3 anni di lavoro di HTC, Google e T-Mobile, non è esattamente il telefonino più bello mai visto sulla Terra. Sotto molti aspetti ricorda un fortunato modello commercializzato dall’operatore tedesco con il nome di Sidekick , e pur incorporando un generoso display touch con risoluzione 480×320, tastiera QWERTY a scomparsa, WiFi, GPS e fotocamera da 3.1 megapixel, nell’aspetto non riesce a catturare lo sguardo come altri esemplari della stessa HTC, o (peggio ancora) della concorrenza.

Si potrebbe pensare che si tratti di un terminale pensato prettamente per il pubblico enterprise, pubblico per il quale l’aspetto conta fino ad un certo punto, ma è lo stesso Brodman a chiarire che invece T-Mobile punta tutto sui consumer . D’altronde, senza il supporto ad Exchange sarà difficile fare breccia nei cuori delle grandi aziende e dei professionisti. Non solo: mentre Google, HTC e T-Mobile lavoravano al G1, qualcuno a Cupertino ha sfornato un prodotto touch che fa già molto di quello che Android è in grado di fare: navigazione online prima di tutto.

Uno degli sviluppatori per Android BigG, in ogni caso, ci tiene a puntualizzare di essere entrata in gioco avendo in mente soprattutto il principio dell’ open source : per dimostrarlo sono stati invitati due gruppi di entusiasti sviluppatori che hanno già scelto di programmare per Android, e che hanno già pronte interessanti applicazioni in grado di stimare il “carbon footprint” dell’utilizzatore, o di trasformare il telefono in un lettore di codice a barre che recupera automaticamente i prezzi dei prodotti su Internet e consente al consumatore di valutare l’acquisto in base al prezzo dei concorrenti.

Motivazioni diverse per HTC , azienda taiwanese all’avanguardia nella produzione di smartphone, che punta su Android per farsi conoscere dal grande pubblico . E poi, naturalmente, c’è T-Mobile: che con G1 punta a tentare di accaparrarsi il ruolo di “pioniere dell’Internet mobile”, o che più semplicemente vede nel OS per cellulari di Google un valido strumento per differenziare la sua offerta e allargare la schiera dei concorrenti di iPhone.

L’investimento di T-Mobile, in ogni caso, in questa operazione è tutt’altro che trascurabile: stretto riserbo su chi pagherà per la pubblicità del terminale, che porta impressi i marchi di Google, HTC e dell’operatore, ma il prezzo molto invitante del G1 non mancherà di attirare compratori. Bastano 179 dollari per dotarsi del cellulare, che ha una memoria espandibile fino a 8 giga, più un abbonamento per il traffico dati a partire da 25 dollari (senza limiti) da sommare a quello per le conversazioni (obbligatorio).

Ed è proprio a questo punto che si svelano le vere carte di G1: niente navigazione via computer utilizzando il cellulare come modem (come iPhone), niente Skype (e quindi niente VoIP per il momento, come iPhone ), sim-lock per garantire a chi ha sovvenzionato l’acquisto di rientrare del proprio salasso (come iPhone), Application Store dove comprare PacMan e un sacco di altra roba (come iPhone). Strano a dirsi, non c’è un software pensato per la sincronizzazione con il computer: a detta dei presenti il G1 non ne ha bisogno, poiché è pensato per fare tutto da solo ed esclusivamente online.

Non c’è molto altro da aggiungere, se non che tra i punti forti del G1 spicca il client per Google Maps, che integra una bella versione di Street View che interagisce con accelerometro e GPS per mostrare in tempo reale gli oggetti presenti sulla mappa, e che si potrà acquistare l’intero catalogo Amazon MP3 attraverso lo schermo del telefonino. Il terminale sarà disponibile il 22 ottobre in piccole quantità negli USA, da novembre nel Regno Unito e poi dal 2009 nel resto dei paesi europei raggiunti dal segnale T-Mobile. Tutto finito? Non proprio.

Brin e Page, fondatori di Google Alle 10:40, dulcis in fundo, scatta l’ora di Brin e Page . I due fondatori di Google fanno il loro ingresso a sorpresa (sic) sul palco e spiegano quale occasione fantastica sia per la loro azienda Android, che nel mondo ci sono 3 miliardi di cellulari che potrebbero trasformarsi tutti in una finestra su Internet, e che il loro G1 personale è un telefonino fantastico che fa cose fantastiche. Come quelli della concorrenza: guai però a nominarla.

Luca Annunziata

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23 09 2008
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