Chrome Privacy Sandbox, le proposte di Google

Google ha illustrato alcune proposte dell'iniziativa Privacy Sandbox di Chrome che dovrebbero portare all'eliminazione dei cookie di terze parti.
Google ha illustrato alcune proposte dell'iniziativa Privacy Sandbox di Chrome che dovrebbero portare all'eliminazione dei cookie di terze parti.

Google ha annunciato un anno fa l’intenzione di eliminare il supporto dei cookie di terze parti in Chrome e adottare nuove funzionalità che permettono di raggiungere gli stessi obiettivi, senza minacciare la privacy degli utenti. L’iniziativa denominata Privacy Sandbox è stata criticata dagli inserzionisti, ma l’azienda di Mountain View promette soluzioni efficaci, come quelle attualmente in sviluppo.

Privacy Sandbox: FLoC e altre proposte

Una delle proposte più interessanti si chiama FLoC (Federated Learning of Cohorts). Questa tecnologia consente di visualizzare inserzioni pubblicitarie rilevanti raggruppando più persone con interessi simili. Questo approccio nasconde i singoli utenti nella “folla” e sfrutta l’elaborazione sul dispositivo per mantenere privata la cronologia di navigazione.

In base ai test effettuati da Google, FLoC fornisce un’efficacia simile (95%) a quella dei cookie di terze parti. Utenti, editori e inserzionisti potranno testare la tecnologia con Chrome 89 (disponibile a marzo). Nella versione 90 del browser (disponibile da aprile) verrà invece inclusa l’opzione per attivare/disattivare la Privacy Sandbox.

Un’altra proposta, denominata FLEDGE, prevede l’uso di un “trusted server” per conservare le informazioni sulle campagne di advertising da utilizzare per raggiungere i precedenti visitatori dei siti web (remarketing). Google ha inoltre sviluppato specifiche API che permettono di misurare le performance delle campagne pubblicitarie (conversioni) senza l’uso dei cookie di terze parti.

Con Chrome 89 inizieranno anche i test delle API Trust Token che permettono di prevenire le frodi attraverso le inserzioni pubblicitarie. Infine, Gnatcatcher consente di mascherare l’indirizzo IP del dispositivo per proteggere l’identità degli utenti dal cosiddetto “fingerprinting“. L’obiettivo finale di Google è lavorare con il W3C per rendere standard le proposte della Privacy Sandbox.

Fonte: Google
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25 01 2021
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