Cina, Google oltre la Grande Muraglia

A 25 anni dai fatti di Piazza Tienanmen Pechino rafforza la sua censura e blocca il motore di ricerca ed i servizi di Mountain View
A 25 anni dai fatti di Piazza Tienanmen Pechino rafforza la sua censura e blocca il motore di ricerca ed i servizi di Mountain View

Continuano le schermaglie tra USA e Cina: nei giorni del venticinquesimo anniversario dei fatti violenti di Piazza Tienanmen le autorità cinesi hanno fatto capire che non hanno alcuna intenzione di fermare la macchina del controllo e della censura , a partire dai servizi di Google.

Dopo la denuncia di reati informatici portata avanti da un magistrato a stelle e strisce contro cinque militari cinesi, Pechino ha operato delle scelte che appaiono come una ritorsione nei confronti delle aziende statunitensi che agiscono sul suo territorio: uno dei mercati nazionali più grandi e – quindi – ricchi. Innanzitutto ha tolto dai computer utilizzati dal suo apparato burocratico Windows 8, poi ha messo sotto stretta osservazione tutti i prodotti informatici di produttori stranieri, infine ha fatto pressione sulle banche cinesi contro l’utilizzo dei server gestiti da IBM.

Ora il Governo cinese continua ad attaccare le aziende statunitensi, accusate di rappresentare una “minaccia informatica” e, da ultimo, probabilmente per impedire la diffusione delle immagini della repressione violenta delle proteste per la democrazia tenutesi nel 1989 a Piazza Tienanmen , ha reso in questi giorni inaccessibile il motore di ricerca di Mountain View, nonché altri suoi servizi tra cui Gmail, Calendar e Translate.

Proprio come aveva fatto in concomitanza degli altri anniversari della famosa protesta, dunque, Pechino ha serrato i ranghi della sua Grande Muraglia digitale sui motori di ricerca stranieri.

La sfida tra Mountain View e Pechino si consuma da anni, con una netta presa di posizione da parte di della Grande G nel 2010 : le pagine internazionali di Google che erano ancora disponibili nei giorni scorsi ora risultano completamente inaccessibili dal paese. Stessa sorte sembra poi toccata a LinkedIn, accessibile dagli utenti cinesi solo nella versione locale.
Oltretutto, Pechino gioca a rimpiattino e mostra di voler scaricare le responsabilità: si tratterebbe di “problemi tecnici” da parte di Mountain View.

Claudio Tamburrino

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti