Come sarà la nuova identità digitale

di Lorenzo Viscanti (NoosFactory) - Si lavora su Identity 2.0, un insieme di concetti, procedure e tecnologie condivise per risolvere uno dei più grandi problemi per lo sviluppo dei servizi Internet e la sicurezza degli utenti. Il quadro


Roma – Nel Web ogni servizio, dal sito di commercio elettronico, all’instant messaging, ai forum, utilizza un proprio sistema per l’identificazione e l’autenticazione degli utenti. Questa situazione è determinata dalla mancanza di una piattaforma comune, condivisa da tutti i soggetti, dal fornitore di servizi all’utente finale. In questi mesi si sta cercando di porre le basi per la creazione di una tecnologia che colmi questo gap, tra i nodi più delicati che la Rete si trova ad affrontare in questo momento.

La situazione attuale è quella di un mondo in cui la verifica di ogni transazione (con questo termine indichiamo qualsiasi rapporto online, dalla visita ad un sito web all’acquisto di un prodotto) è lasciata agli stessi attori, con evidenti lacune nella sicurezza e nell’affidabilità. Chi viene maggiormente penalizzato in questa situazione sono gli utenti: mentre i fornitori di servizi riescono a raggiungere il loro scopo, ovvero riconoscere gli utenti e determinare se hanno un grado di affidabilità sufficiente a procedere alle transazioni richieste, gli utenti sono totalmente esposti : per ottenere il livello di sicurezza richiesto dal fornitore del servizio è necessario esporre tutti i dati personali che vengono richiesti, senza poterne celare alcuno.

Questo diventa più pericoloso se consideriamo che l’affidabilità di chi richiede i dati non è in alcun modo garantita dai sistemi utilizzati. La protezione offerta agli utenti dal legislatore o dallo stesso sito, esposta nelle condizioni di utilizzo, è molto spesso troppo debole, come ben sappiamo.

La prima controindicazione, ancora più evidente delle considerazioni precedenti, di un modello di identificazione totalmente basato su credenziali specifiche per ogni servizio è il proliferare di username e password , che costringe l’utente a dover memorizzare una grossa mole di dati, creando un evidente problema di scomodità e, ancor più grave, di sicurezza.

Partendo dalla situazione che abbiamo descritto, un gruppo di aziende ed istituzioni sta compiendo in questi mesi un grosso sforzo per giungere alla definizione di una tecnologia che superi questi limiti. Parafrasando una delle buzzword più in voga sulla Rete in questo periodo, il nome scelto per indicare questi standard nascenti è identity2.0 .

Un paragone col mondo reale può aiutarci a chiarire meglio la situazione: quando dobbiamo iscriverci ad una biblioteca presentiamo le nostre credenziali al gestore del servizio, sotto forma di un documento d’identità. Questo documento è emesso da un’autorità, lo Stato, che garantisce l’affidabilità e la correttezza dei dati in esso contenuti (almeno pensando di essere in un mondo perfetto, in cui non esistano documenti contraffatti); per essere riconosciuti non è però necessario che il documento contenga tutta la conoscenza che lo Stato ha su di noi: nel caso della biblioteca (e di moltissimi altri servizi) è solitamente sufficiente rivelare il proprio nome ed il proprio indirizzo, mentre non è necessario comunicare altri dati, ad esempio il proprio reddito degli anni precedenti.

L’intervento dello Stato nel procedimento di identificazione ed autenticazione che ci permette di avere la tessera della biblioteca è assolutamente indiretto: i soggetti coinvolti nell’operazione di iscrizione sono solamente due, che si appoggiano in maniera asimmetrica ad un autorità terza, che non partecipa, ed anzi spesso nemmeno viene a conoscenza dell’utilizzo delle credenziali da essa emesse. Al centro di ogni transazione che richieda l’identificazione degli utenti è posto lo stesso utente, insieme alle credenziali che gli vengono fornite da un’autorità esterna, universalmente riconosciuta.
La situazione attuale sulla Rete è drasticamente diversa: continuando a ragionare sulla scorta dell’esempio appena riportato, è come se ogni sito emettesse un propria carta d’identità ad ogni utente , che sarà riconosciuta solamente da chi la ha rilasciata.

Abbiamo già accennato alla proliferazione di identificativi utente e password, una grossa scomodità per gli utilizzatori, ma dobbiamo concentrarci su un ulteriore livello per individuare il rischio maggiore: ogni servizio al quale ci iscriviamo richiede parecchi dati personali, senza che sia garantita l’affidabilità del gestore del servizio, e quindi la correttezza nel trattare i nostri dati. Questo è necessario per poter identificare l’utilizzatore e poter assicurare l’affidabilità necessaria a portare a termine la transazione; ma in questo processo viene tutelato il fornitore di servizi, mentre è evidente che l’utente è penalizzato , non potendo in alcun modo tutelare i propri dati e la propria affidabilità (sotto forma di reputazione, solitamente considerata un attributo dell’identità stessa).

La presenza di una autorità che certifichi l’identità degli utenti eliminerebbe la necessità di rivelare alcuni dei nostri dati personali , aumentando allo stesso tempo sicurezza e riservatezza. Ad esempio non sarebbe più necessario rivelare ed autenticare (solitamente rispondendo ad una mail di conferma) il proprio indirizzo e-mail per accedere ad un servizio.


Questa situazione ha fatto nascere l’idea di un sistema di identificazione aperto ed affidabile per tutti gli utenti Internet. Un primo tentativo è stato fatto da Microsoft nel 2001, con il nome di Passport : si trattava di un sistema per gestire l’autenticazione su più siti, avvalendosi di un protocollo comune. Applicazioni di questo tipo vengono dette SSO (Single Sign On), perché l’autenticazione viene eseguita una sola volta ed è poi valida su tutti i siti che utilizzano lo stesso sistema. La proposta rispondeva ad una necessità effettiva degli utenti ed il sistema era estremamente avanzato dal punto di vista tecnico, ma alcuni mesi fa, dopo quasi cinque anni di agonia, la casa di Redmond ha annunciato la fine dell’esperienza.

Quali sono le ragioni di questo fallimento? La risposta a questo problema, molto sentito dagli utenti, non può venire che sotto forma di un sistema aperto e totalmente affidabile . Passport, pur essendo per tanti motivi un sistema valido, prevedeva la gestione esclusiva da parte di una sola società del protocollo e di tutta l’infrastruttura di autenticazione: ovviamente questo non è tollerabile, ed è all’origine del fallimento dell’iniziativa.

Prima di ripartire dopo l’esperienza di Passport ed incorrere in giustificate obiezioni, bisogna specificare che il tentativo di introdurre queste tecnologie deve avere come unico obiettivo la protezione di tutti i soggetti , includendo sotto questo nome sia gli utilizzatori che il fornitore di servizi. L’utente deve essere portato al centro e messo nella condizione di controllare totalmente la propria identità in ogni transazione cui prende parte; la necessità di questo layer aggiuntivo è innegabile, per evitare in futuro l’ingigantirsi di problemi già presenti, sotto forma di phishing ed identity theft , tanto per fare un esempio.

Proprio in questo momento di definizione delle tecnologie che saranno usate è importante che tutte le parti coinvolte partecipino attivamente, per assicurare il rispetto dei diritti di ognuno. Solo così si potrà scongiurare un utilizzo differente di queste tecnologie, ad esempio per controllare meglio chi usa la Rete.

Uno dei soggetti più importanti impegnati nella battaglia per la definizione di standard di gestione dell’identità è, come prevedibile, Microsoft , che in Windows Vista dovrebbe integrare la tecnologia Infocard ; Kirk Cameron, il responsabile della casa di Redmond per questo settore, ha enunciato sette leggi divenute oramai famose, nelle quali sono contenuti i principi sulla base dei quali procedere alla definizione degli standard. Il cuore delle sette leggi risiede nel dare il pieno controllo all’utente sulle proprie informazioni, garantendone al contempo la minima diffusione.

Creando infatti un protocollo aperto ed affidabile, la necessità di diffondere i nostri dati diminuirà, ma sarà lo stesso sistema a garantire la nostra affidabilità ai soggetti con cui veniamo in contatto.

Ma quali sono i principi che determineranno il funzionamento di queste tecnologie? Quasi tutti i protocolli finora proposti prevedono l’utilizzo di un URL univoco per identificare gli utenti, fornito dal servizio di identificazione cui si è iscritti, che risulterà quindi del tipo www.identitymanager.com/username.
I siti che si avvarranno di questa tecnologia riconosceranno il gestore di identità sulla base della prima parte dell’URL (ovvero il dominio del fornitore del servizio di gestione dell’identità) e si appoggeranno ad esso per autenticare l’utente. Naturalmente è previsto che i soggetti che forniscono i servizi di autenticazione siano più di uno, assicurando comunque la piena interoperabilità dei protocolli.

In pratica una volta autenticati sul proprio identity provider, sarà sufficiente inserire il proprio URL in qualsiasi sito per essere rediretti al proprio identity manager e quindi riconosciuti. Dietro le quinte un sistema di redirect e cookie garantirà il funzionamento del protocollo.

Tra le varie tecnologie che sono state proposte e che si contendono la leadership, le più interessanti sono probabilmente Sxip e Lid . Il primo protocollo è stato creato dall’omonima società e si contraddistingue per essere estremamente potente e versatile, ma è affetto da una grave mancanza di interoperabilità con i concorrenti. Al contrario Lid, sviluppato da Netmesh, è un protocollo più semplice (lo dice il nome stesso, Lightweight IDentity), ma si è fatto promotore di Yadis, un tentativo di avvicinare, tramite uno strato uniforme di interoperabilità, i vari protocolli. Recentemente Sxip ha intrapreso il processo di standardizzazione presso IETF del proprio protocollo.

Un altro approccio interessante, e che promette di dare un miglior feeling all’utente è quello di pass.net, che prevede di utilizzare gli indirizzi esistenti di posta elettronica come URL di identificazione . I vantaggi per gli utenti in questo tipo di soluzione sono evidenti, mentre è richiesta una complicazione a livello dei protocolli necessari al funzionamento del procedimento di autenticazione. inoltre probabilmente non tutti i fornitori di indirizzi e-mail supporteranno il protocollo, impedendone l’uso ad alcuni utenti.

Indipendentemente da quella che sarà la proposta che avrà la meglio e sarà quindi alla base dei sistemi che fra pochi mesi potremo cominciare ad usare, possiamo già ipotizzare con una certa sicurezza che i protocolli per la gestione dell’identità giocheranno un ruolo prioritario nella Internet del futuro, difendendo i diritti di tutti i soggetti, siano questi utenti finali oppure fornitori di servizi.

Lorenzo Viscanti
http://www.noosfactory.com/blog

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  • Santos-Dumont scrive:
    Proposta
    Non so se sia possibile tecnicamente ottemperare da parte di Google a questa richiesta di oblio. Non so neppure se in termini assoluti sia giusto.Ma qualcuno ha giustamente osservato che, limitandoci ai media cartacei, alla televisione e alla radio, l'impatto di una notizia negativa come l'incriminazione ha sempre un peso maggiore dell'assoluzione.Purtroppo é un male a cui non si può rimediare a meno di introdurre forme di censura e/o revisione "cinesi". Ma una contromisura in un certo qualmodo preventiva é possibile. I giornalisti che si renderanno colpevoli di aver pubblicato notizie infondate e che si trincerino dietro "fonti non rivelabili" e simili per giustificare una pubblicazione prematura di dati falsi, verranno inseriti in una pubblica gogna disponibile via internet cui tutti avranno accesso per valutare l'attendibilità della persona. Per ogni notizia falsa il giornalista riceverà un punteggio negativo senza scadenza che andrà a sommarsi ai precedenti. Cosa ne dite? 8)  
  • Anonimo scrive:
    Si risponde con la tecnologia.
    Un vero motore di ricerca non avrebbe questi problemi. Per esempio msn search ha un motore molto potente, aggiorna quasi giornalmente le pagine e quindi non soffre di questo problema.Quindi google e' indietro e chi e' causa del suo male pianga se stesso.
    • Anonimo scrive:
      Re: Si risponde con la tecnologia.
      Cosa c'entrano MSN e tecnologia nello stesso post???
      • Anonimo scrive:
        Re: Si risponde con la tecnologia.
        - Scritto da: Anonimo
        Cosa c'entrano MSN e tecnologia nello stesso
        post???Centra perche' MSN non ha di questi problemi e ti ho spiegato il perche'. Quindi il problema e' di Google che ha pensato e realizzato male le cose.
        • Anonimo scrive:
          Re: Si risponde con la tecnologia.
          - Scritto da: Anonimo


          - Scritto da: Anonimo

          Cosa c'entrano MSN e tecnologia nello stesso

          post???

          Centra perche' MSN non ha di questi problemi e ti
          ho spiegato il perche'. Quindi il problema e' di
          Google che ha pensato e realizzato male le cose.(troll) (troll1) (troll2) (troll3) (troll4) Non ha capito cosa intendevi con la frase "Cosa c'entrano MSN e tecnologia nello stesso post???"... Lascialo perdere!
        • Anonimo scrive:
          Re: Si risponde con la tecnologia.
          - Scritto da: Anonimo


          - Scritto da: Anonimo

          Cosa c'entrano MSN e tecnologia nello stesso

          post???

          Centra perche' MSN non ha di questi problemi e ti
          ho spiegato il perche'. Quindi il problema e' di
          Google che ha pensato e realizzato male le cose.Guarda che il problema non sono le pagine aggiornate ma come vengono presentate nei risultati.Con Google una pagina che soddisfi i criteri di ricerca e con molti riferimenti in entrata ottiene un buon punteggio anche se datata. Il motivo dovrebbe essere ovvio.Per datata intendo ancora presente nel sito e pubblicata diverso tempo fa.MSN utilizza sicuramente altre regole. A quando il giochetto del nano bastardo anche su MSN?Altro problema la cache, che entrambi mantengono. Per sfizio fai una ricerca su entrambi i motori, confronta ordine dei risultati e data della cache.Io l'ho fatto e, a parte l'ordine (ovvio), la cache era aggiornatissima per entrambi sui risultati comuni.Mauro
  • Anonimo scrive:
    Perchè obliare??
    allora obliamo pure la "lotta partigiana", l'olocausto, la guerra mondiale, eccetera eccetera.....o si oblia solo quello che fa comodo??intanto la "cittadinanza attenta" ha obliato pure questo (cito da un post su PI copiato tempo fa):Milano del 22 febbraio 1996 - ANSA:«Il vicepresidente della Techint, Paolo Scaroni, ha patteggiato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per le tangenti pagate per gli appalti nelle centrali Enel. La sentenza è stata emessa dai giudici della sesta sezione penale del Tribunale di Milano. Scaroni era accusato di corruzione dal Pm Paolo Ielo per una serie di tangenti versate al Psi quando era amministratore delegato della Techint».Roma 24 maggio 2002 - Ansa:«L'assemblea dell'Enel ha approvato le liste dei nomi proposti dall'azionista di maggioranza e da quelli di minoranza per il rinnovo del cda del gruppo, nominando alla presidenza - su proposta del Tesoro - Piero Gnudi. Nel pomeriggio è prevista la nomina di Paolo Scaroni ad amministratore delegato».21 ottobre 2004 ? Adnkronos: «Ecco l'elenco dei Cavalieri del Lavoro, nominati dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, su proposta del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano, di concerto col ministro per le Politiche agricole Gianni Alemanno, con l'indicazione del settore economico e della regione di attività: (...)...Paolo Scaroni (elettrica, Lombardia)».e l'avventura continua: il prode Scaroni è passato dall'elettricità al gas, diventando amministratore delegato dell'Eni....
    • Anonimo scrive:
      Re: Perchè obliare??
      Il problema riguarda principalmente notizie false che rovinano la reputazione di un individuo, che se pure vengono eliminate dal sito originale, rimangono nella cache di Google.Ti faccio un esempio. Ti accusano di omicidio e violenza carnale, sbattono il mostro in prima pagina e anche in home page. Poi si scopre che sei innocente e il colpevole era un altro. I giornali eliminano la notizia, ma tu per Google sei sempre un mostro.Qualcuno che ti ha conosciuto da poco cerca il tuo nome su Google e trova nelle pagine in cache che tu hai commesso degli orrendi delitti.Io penso che ci siano tutti gli estremi per denunciare Google per diffamazione.
      • avvelenato scrive:
        Re: Perchè obliare??
        - Scritto da: Anonimo
        Il problema riguarda principalmente notizie false
        che rovinano la reputazione di un individuo, che
        se pure vengono eliminate dal sito originale,
        rimangono nella cache di Google.

        Ti faccio un esempio. Ti accusano di omicidio e
        violenza carnale, sbattono il mostro in prima
        pagina e anche in home page. Poi si scopre che
        sei innocente e il colpevole era un altro. I
        giornali eliminano la notizia, ma tu per Google
        sei sempre un mostro.
        Qualcuno che ti ha conosciuto da poco cerca il
        tuo nome su Google e trova nelle pagine in cache
        che tu hai commesso degli orrendi delitti.

        Io penso che ci siano tutti gli estremi per
        denunciare Google per diffamazione.Bisogna fare chiarezza: ciò che si può pretendere è che i risultati di google privilegino versioni aggiornate, e nel caso non accada, su segnalazione possano essere aggiornate.Penso che invece sia illogico pretendere che la cache non conservi o restituisca vecchi risultati, ma credo (ho letto l'articolo velocemente) che non sia questo ciò che vien richiesto.Nel tuo esempio, trovo perfettamente giusto che google sia obbligato a far si che ad una ricerca del mio nome presenti per prima cosa la notizia più aggiornata, ovvero l'assoluzione; mentre pretendere che non venga visualizzata alcuna traccia dell'accusa mi sembrerebbe stupido, l'accusa effettivamente c'è stata.
      • teddybear scrive:
        Re: Perchè obliare??
        - Scritto da: Anonimo
        Ti faccio un esempio. Ti accusano di omicidio e
        violenza carnale, sbattono il mostro in prima
        pagina e anche in home page. Poi si scopre che
        sei innocente e il colpevole era un altro. I
        giornali eliminano la notizia, ma tu per Google
        sei sempre un mostro.
        Qualcuno che ti ha conosciuto da poco cerca il
        tuo nome su Google e trova nelle pagine in cache
        che tu hai commesso degli orrendi delitti.

        Io penso che ci siano tutti gli estremi per
        denunciare Google per diffamazione.Ti faccio un altro esempio. Nella tua biblioteca comunale ci sono i quotidiani. Tu finisci sulla prima pagina per un aaccusa di pedofilia. Il giorno dopo il giornale ritratta. Ma la tua biblioteca non ha più il giornale (non è mai arrivato, qualcuno lo ha rubato, o meglio, quel quotidiano ha smesso le pubblicazioni, ecc).Denunci la biblioteca per diffamazione?
        • Anonimo scrive:
          Re: Perchè obliare??
          - Scritto da: teddybear
          Ti faccio un altro esempio. Nella tua biblioteca
          comunale ci sono i quotidiani.Bisogna tenere conto della maggiore fruibilità di Google.1. una biblioteca ha un pubblico più limitato2. non è certo semplice trovare tutte le informazioni su una persona, inserendo nome e cognome come in un motore di ricerca.
          • Anonimo scrive:
            Re: Perchè obliare??
            - Scritto da: Anonimo
            - Scritto da: teddybear

            Ti faccio un altro esempio. Nella tua biblioteca

            comunale ci sono i quotidiani.

            Bisogna tenere conto della maggiore fruibilità di
            Google.

            1. una biblioteca ha un pubblico più limitato
            2. non è certo semplice trovare tutte le
            informazioni su una persona, inserendo nome e
            cognome come in un motore di ricerca.Bisogna tener conto della struttura dei media rispetto a Google.1. Le notizie, che poi spesso sono ipotesi, accusatorie vengono pubblicate in prima pagina per vendere copie2. Le rettifiche, o i fatti, vengono, se vengono, pubblicate dopo la quarta pagina3. Non ho mai letto di giornalisti scusarsi per 'aver capito male' ed aver rovinato la reputazione ad una persona.Ne consegue che nella memoria collettiva, quindi il pubblico di bibblioteche, bar, e qualsiasi altro locale ove si trovi un giornale, l'immagine negativa è più forte della redenzione.Anche i giornali hanno i loro motori di ricerca ed esistono bibblioteche con servizi di pseudo-ricerca su "keyword" fornite dalle case editrici e dai giornali.Google cerca, esamina ed indicizza con delle regole abbastanza intuibili. Ricordate il gioco della ricerca sul "nano"?Il buon senso e l'intelligenza umana dovrebbe far nasce in ogni "utente" la consapevolezza che il risultato di un motore di ricerca non è la bibbia e non è la verità assoluta.Purtroppo vedo che l'uomo applica al virtuali gli stessi schemi mentali del reale, rimanendone spiazzato. Vedere sotto la voce "legislatori"Mauro
    • Gatto Selvaggio scrive:
      Re: Mii che pistino, che micragno!

      Milano del 22 febbraio 1996 - ANSA:

      «Il vicepresidente della Techint, Paolo Scaroni,
      ha patteggiato la condanna a un anno e quattro
      mesi di reclusione per le tangenti pagate per gli
      appalti nelle centrali Enel. La sentenza è stata
      emessa dai giudici della sesta sezione penale del
      Tribunale di Milano. Scaroni era accusato di
      corruzione dal Pm Paolo Ielo per una serie di
      tangenti versate al Psi quando era amministratore
      delegato della Techint».

      Roma 24 maggio 2002 - Ansa:

      «L'assemblea dell'Enel ha approvato le liste dei
      nomi proposti dall'azionista di maggioranza e da
      quelli di minoranza per il rinnovo del cda del
      gruppo, nominando alla presidenza - su proposta
      del Tesoro - Piero Gnudi. Nel pomeriggio è
      prevista la nomina di Paolo Scaroni ad
      amministratore delegato».

      21 ottobre 2004 ? Adnkronos:

      «Ecco l'elenco dei Cavalieri del Lavoro,
      nominati dal presidente della Repubblica Carlo
      Azeglio Ciampi, su proposta del ministro delle
      Attività produttive Antonio Marzano, di concerto
      col ministro per le Politiche agricole Gianni
      Alemanno, con l'indicazione del settore economico
      e della regione di attività: (...)

      ...Paolo Scaroni (elettrica, Lombardia)».

      e l'avventura continua: il prode Scaroni è
      passato dall'elettricità al gas, diventando
      amministratore delegato dell'Eni....Una memoria lodevole! Spesso adottiamo un'opinione positiva di qualcuno perché ci siamo dimenticati di ciò che ha combinato in passato. E, se vediamo qualcuno incazzato perché han dato la nomina a quel tale, tendiamo a dargli del paranoico, "ma tu ce l'hai con tutti", "ma non ti va bene proprio nessuno" e così via.Più volte ho accarezzato l'idea di creare un sito dedicato alle magagne, che non perdona e non dimentica, s'attacca come un segugio dietro certi personaggi e non li molla, che tiene traccia di come vanno a finire le cose. Se fossi in condizioni di farlo, ti assumerei.
  • Anonimo scrive:
    che vordi' nicchia?
    cdo
    • Anonimo scrive:
      Re: che vordi' nicchia?
      che vuol dire "vordi'"? -.-
    • Anonimo scrive:
      Re: che vordi' nicchia?
      Un dizionario accanto alla tastiera a volte può supplire le ignoranze linguistiche più banali:nicchiare v.intr. (nìcchio, ecc.; aus. avere) 1. Indugiare in un atteggiamento di irresolutezza ed esitazione prima di prendere una decisione o assumersi un impegno: ha nicchiato a lungo prima di decidersi. 2. Nel linguaggio dei cacciatori, l?abbaiare rauco e affannoso dei cani da seguito, tipico dei segugi cui si affievolisce la voce per la fatica dell?inseguimento. 3. arc. Il gemere di una donna alle prime doglie del parto; tosc., respirare affannosamente, ansare (come donna che partorisce) fig. Manifestare, spesso lamentevolmente, ostilità o diffidenza. [Lat. volg. *nidiculare ?far l?uovo?, verbo iterativo tratto da nidus ?nido?]. (dal Devoto-Oli)Se l'utilizzo di un dizionario ti sembra un esperienza eccessivamente complessa puoi provare qui:http://www.demauroparavia.it/73990o quihttp://www.garzantilinguistica.it/
      • soulista scrive:
        Re: che vordi' nicchia?
        - Scritto da: Anonimo
        Un dizionario accanto alla tastiera a volte può
        supplire le ignoranze linguistiche più banali:

        nicchiare
        v.intr. (nìcchio, ecc.; aus. avere) 1. Indugiare
        in un atteggiamento di irresolutezza ed
        esitazione prima di prendere una decisione o
        assumersi un impegno: ha nicchiato a lungo prima
        di decidersi. 2. Nel linguaggio dei cacciatori,
        l?abbaiare rauco e affannoso dei cani da seguito,
        tipico dei segugi cui si affievolisce la voce per
        la fatica dell?inseguimento. 3. arc. Il gemere di
        una donna alle prime doglie del parto; tosc.,
        respirare affannosamente, ansare (come donna che
        partorisce) fig. Manifestare, spesso
        lamentevolmente, ostilità o diffidenza. [Lat.
        volg. *nidiculare ?far l?uovo?, verbo iterativo
        tratto da nidus ?nido?].
        (dal Devoto-Oli)

        Se l'utilizzo di un dizionario ti sembra un
        esperienza eccessivamente complessa puoi provare
        qui:
        http://www.demauroparavia.it/73990
        o qui
        http://www.garzantilinguistica.it/penso che in questo contesto nicchiare significhi "abbaiare rauco e affannoso di cani da segugio (...) "
    • Anonimo scrive:
      Re: che vordi' nicchia?
      - Scritto da: Anonimo
      cdote lo spiego con un esempioNatalino Balasso, attore di NICCHIA anzi, porno, piuttosto porno, negli anni bui di tangentopoli lavora per la Lurido film girando una media di otto lungometraggi al giorno.Come attore, Balasso non entra nei personaggi, sono i personaggi ad entrare in lui. Lavoratore instancabile, quando il regista dice: "Ciak si gira!", lui si gira e comincia il film.E' stato protagonista di pellicole come La lampo di Aladino, Lanterne grosse, A qualcuno piace Aldo e Il silenzio dei tubi innocenti.http://www.lycos.it/pr/graphics/balasso/16a.jpg
    • Anonimo scrive:
      Re: che vordi' nicchia?
      - Scritto da: Anonimo
      cdonicchiare: essere evasivi, titubanti, menare il can per l'aia, tergiversare, non dire né si né no, fare orecchie da mercante, non dare una risposta chiara e decisa ...un po' di tutto questo :)
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