Ai prossimi rinnovi degli abbonamenti cloud potremmo trovarci a dover fare i conti con una brutta sorpresa: un aumento dei prezzi. Questa volta non imposto da provider come Google o Microsoft, ma dal Ministero della Cultura. È la conseguenza diretta delle nuove tariffe stabilite dal dicastero per il compenso per copia privata, quella tassa anacronistica che continuiamo (e continueremo) a pagare cara perché potremmo utilizzare i supporti di memoria per salvare contenuti protetti dal diritto d’autore.
Cloud più caro con il compenso per copia privata
Nei giorni scorsi il ministro Alessandro Giuli ha firmato il decreto che fa scattare i rincari. Per un’incredibile coincidenza temporale, lo ha fatto proprio nelle ore in cui l’attenzione del grande pubblico era monopolizzata dall’inizio del Festival di Sanremo. E, ipotizziamo per un disguido tecnico, non ne hanno dato notizia né i suoi profili social né il sito istituzionale. Alcuni anni fa, qualcuno avrebbe malignamente parlato di un sigillo apposto col favore delle tenebre
(cit).
Qualcuno esulta, altri annunciano ricorsi. Quale sarà la spesa extra per un abbonamento cloud? Ce lo dice il documento stesso (PDF): fino a 2,40 euro al mese in più per ogni utente, seguendo la tabella qui sotto.

Nuvola a parte, gli aumenti interessano tutte le unità di archiviazione, da hard disk e SSD interni ed esterni alle pendrive, inclusi i dispositivi che li integrano come i lettori multimediali. Come se non bastassero i rincari che già affliggono il settore dello storage.
Il modulo per il rimborso: burocrazia al potere
Nello stesso documento che illustra il decreto c’è un modulo da compilare per chiedere un rimborso. Questi i dati richiesti. E fin qui sembra facile.

Disclaimer: qui ha inizio il mal di testa
È poi necessario specificare l’importo e (saltare al paragrafo successivo per evitare emicranie) descrivere in maniera dettagliata la fattispecie con indicazione dei riferimenti normativi
, presentare la domanda entro e non oltre 120 giorni dalla fine del trimestre solare nel quale è stata emessa la fattura di acquisto volta a dimostrare l’effettivo pagamento del compenso di copia privata
e indicare la documentazione allegata a seconda della fattispecie di rimborso richiesta
. Non basta, bisogna allegare quanto necessario tra scheda tecnica fornita dal produttore dalla quale si evinca che la funzione di registrazione sia inibita e non più riattivabile
, copia delle fatture di acquisto per la fornitura o la messa a disposizione della memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud
e Dichiarazione con cui attestare, sotto la propria responsabilità, la tipologia di utilizzo della memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud, che l’utilizzo è esclusivamente professionale e che la memoria in cloud o spazio di memorizzazione in cloud non è oggetto di rivendita
. Tutto questo tenendo conto delle responsabilità e delle conseguenze civili e penali previste in caso di dichiarazioni mendaci e/o formazione od uso di atti/documenti falsi, anche in caso di esibizione di atti/documenti contenenti dati non corrispondenti a verità, nonché delle sanzioni previste dalla legge
.
Semplice, no? Per di più dentro a un PDF e non tramite modulo online. Nel 2026, mentre qualcun altro sbandiera i successi raggiunti con la digitalizzazione della PA, sembra di stare nel palazzo della burocrazia di Asterix e Obelix.