C’è una novità appena lanciata da OpenAI e che vale la pena segnalare. Si chiama Computer History ed è una funzionalità che trasforma l’attività svolta nelle app e sui siti web in una sorta di memoria, una cronologia che può essere sfruttata da ChatGPT e Codex. Al momento è disponibile solo nell’applicazione desktop per macOS, disabilitata di default e come esclusiva per chi ha un abbonamento Pro, Business o Enterprise.
Cos’è Computer History per ChatGPT e Codex
È l’evoluzione di ciò che nei mesi scorsi è stato introdotto in anteprima come Chronicle, ma a differenza di quest’ultima non cattura screenshot dello schermo per analizzarli ed estrapolarne le informazioni. Ciò che fa è proprio registrare le interazioni dell’utente. Qui sotto un esempio, un riepilogo delle azioni archiviate, con tanto di riferimenti temporali.

L’obiettivo dichiarato è quello di abilitare un uso ancora più efficace dell’AI, chiedendo di riprendere da dove si era interrotto prima di fare una pausa (nello screenshot di seguito), trovando dati inclusi in un documento modificato di recente o automatizzando le operazioni ripetitive.

Ricorda tanto Recall di Windows 11, ma ora è ok
A conti fatti, ricorda tanto Recall di Windows 11, che al suo primo lancio attirò parecchie critiche per le sue implicazioni sulla privacy. Questa volta non ci saranno polemiche: evidentemente, la concezione di ciò che è conveniente lasciar fare all’intelligenza artificiale è cambiata in un paio di anni.
Abbiamo messo un piede (ormai quasi due) nell’era degli agenti AI e concedere l’accesso a tutti i propri dati e alle proprie risorse è diventato una prassi, un’esigenza per chi vuole ottimizzare, automatizzare e velocizzare il flusso di lavoro. La vera rivoluzione forse è da ricercare proprio in questo: non tanto nei progressi della tecnologia, che inevitabilmente arrivano con gli investimenti in ricerca e sviluppo, ma nel modo in cui si è trasformata la nostra percezione di essa e, in un certo senso, in come stiamo abbassando la guardia.