Contrappunti/ Google non trova. Orienta

di Massimo Mantellini - Tutti, a partire dai grandi siti dell'informazione, devono fare i conti con la centralità del search. La home page non vale più nulla. Jakob Nielsen parla di utenti egoisti. Ma è davvero così?
di Massimo Mantellini - Tutti, a partire dai grandi siti dell'informazione, devono fare i conti con la centralità del search. La home page non vale più nulla. Jakob Nielsen parla di utenti egoisti. Ma è davvero così?

Ci sono molti segnali differenti della grande prevalenza del search nella rete Internet attuale. Nel suo annuale report sulla usabilità, Jakob Nielsen, oltre che sostenere che gli utenti della rete sono sempre più egoisti ci racconta che “Search rules”, “la ricerca comanda”. È solo l’ultimo di una lunga lista di autorevoli commentatori che pongono l’accento sulla centralità delle ricerche sul web nell’ambito delle attività quotidiana dei navigatori della rete. Secondo Nielsen la percentuale dei navigatori che accede alla front page dei siti web si è radicalmente ridotta negli ultimi anni. Nel 2004 circa il 40% degli utenti della rete visitava la homepage di un sito web per poi, da lì, accedere alle pagine internet interne seguendo i propri gusti ed interessi; oggi tale percentuale di “esploratori a naso” si sarebbe ridotta al 25%. Gli utenti sanno insomma già dove andare quando accedono ad una risorsa in rete e lo sanno perché in molti casi un motore di ricerca glielo ha indicato esattamente: sostanzialmente – sostiene Nielsen con qualche ragione- “i motori di ricerca governano il web”.

Certo non si tratta di una novità, anche se molteplici differenti notizie degli ultime settimane concordano con questa analisi. Google, per fare un esempio, ha recentemente superato Yahoo nel ranking dei siti più visitati in rete secondo le stime di Nielsen e Comscore.

Durante il recente convegno londinese degli editori online OPA 2008, Jeff Jarvis ha raccontato sul suo blog come ormai la centralità del search nell’ottica commerciale dei grandi editori online sia diventata impossibile da ignorare. Si calcola che i 2/3 del traffico internet verso i siti web dei grandi quotidiani americani sia oggi governato da Google, che è diventata, da tutti i punti di vista, la nuova edicola dei tempi moderni.

Osservando questi numeri non meraviglia la strategia recente del gigante di Mountain View che ha iniziato ad inserire le notizie di attualità in testa alle proprie classifiche. Tutto questo da un lato ostacola gli interessi degli utenti tipici del motore di ricerca che vedono “sporcata” ogni ricerca di tipo bibliografico da eventuali news recenti sul medesimo argomento, presentate in genere con maggior evidenza, dall’altro avvicina Google al liveweb raccontato da altri motori di ricerca come Technorati, in grado di accorciare i tempi di emersione delle news all’interno dei tool di ricerca.

Personalmente avrei preferito che Google non mescolasse informazioni tanto differenti (sostanzialmente quelle derivanti dal pagerank con quelle delle news recenti) o che dedicasse a due tipologie di ricerca molto differenti strumenti diversi (un motore dedicato solo alle news, per esempio) ma la sottolineatura degli editori di cui vi davo conto poco fa racconta evidentemente la bontà di simili scelte per lo meno in termini numerici.

Nello stesso tempo è evidente che se oggi provate a tentare una ricerca sul paesino campano di Chiaiano (al centro delle cronache per la questione rifiuti), Google restituisce quasi esclusivamente record che hanno attinenza con la cronaca di questi giorni e questo, di fatto, non mi pare un buon risultato in termini di efficienza della ricerca, anche se moltissimi navigatori utilizzeranno simili link per accedere ai siti informativi sulla questione discariche in Campania.

Il search quindi orienta potentemente la navigazione sul web ma non solo. Nel mondo dei social network è ben viva da qualche mese una discussione ampia sulle ragioni per cui la grande maggioranza dei siti come Facebook e Myspace sembrerebbero invogliare poco gli utenti al click sui collegamenti pubblicitari, un problema cruciale per la sussistenza prossima ventura di simili utilizzatissime piattaforme. Pur non essendoci ancora alcuna chiarezza al riguardo, alcuni analisti sostengono si tratti una questione fortemente ambientale: il click sui link di AdSense o sui banner pubblicitari è una azione di rete che ha qualche attinenza col search (ed infatti funziona discretamente bene sui motori di ricerca e sui siti web convenzionali) ma che viene percepita come innaturale e fuori luogo nel momento in cui gli utenti decidono di “fare rete”, collegandosi ai contenuti di altri utenti, come avviene dentro le reti sociali. Fino a quando – come sostiene iMediaconnection – non si troverà la maniera di interfacciare il “vero marketing del passaparola” (un ossimoro dal mio umile punto di vista) con i contenuti delle reti sociali, non sarà possibile adattare efficacemente l’esposizione pubblicitaria ai nuovi strumenti della rete. Come qualcuno di voi ricorderà, ci ha provato Facebook qualche mese fa con il suo progetto Beacon (rapidamente chiuso nel giro di pochi giorni) con i risultati disastrosi che tutti abbiamo visto e poi null’altro.

Anche dal punto di vista della pubblicità insomma è possibile individuare una grande prevalenza del search perfino rispetto alle ultime frontiera della presenza in rete tipo Facebook o MySpace. Questo probabilmente indica quali saranno i percorsi di ricerca più utili per le grandi aziende Internet nel prossimo futuro che potrebbe essere descritto con pochissime parole: creare un motore di ricerca che funzioni meglio di Google. In bocca al lupo.

Massimo Mantellini
Manteblog

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