Contro il pedoporno serve una soluzione finale

Il procuratore generale dello stato di New York invita i provider a intercettare il traffico degli utenti per bloccare il traffico di immagini di abusi sui minori. La legge? Superflua
Il procuratore generale dello stato di New York invita i provider a intercettare il traffico degli utenti per bloccare il traffico di immagini di abusi sui minori. La legge? Superflua

Le immagini che documentano gli abusi sui minori vanno imbrigliate, possono circolare in rete solo per fare da esca. Il procuratore generale dello stato di New York crede nelle strategie radicali: gli strumenti della deep packet inspection potrebbero incarnare la soluzione.

il procuratore Cuomo, paladino della lotta al racket della pedopornografia che ferve online, non ha mai creduto alle mezze misure: dopo aver sguinzagliato nelle reti sociali online squadre di investigatori sotto copertura e dopo aver costretto Facebook a collaborare per rendere Internet un posto più sicuro, aveva intimato ai provider di rimboccarsi le maniche. Dopo aver messo di nuovo in moto la squadra di investigatori per setacciare la rete alla ricerca di immagini di abusi sui minori veicolate dai provider, Cuomo ha messo gli ISP spalle al muro: uno dopo l’altro, i principali provider statunitensi si sono piegati ad interrompere la fornitura dell’accesso ai newsgroup ai propri utenti.

Ma Usenet non è che un protocollo: il fervore di Cuomo si riversa su tutto quanto è Internet . Il procuratore si sta infatti mobilitando per suggerire ai provider strumenti per tutelare i propri utenti e per trasformare la rete in un ambiente ameno, nel quale l’utente possa razzolare senza pensieri. Cuomo ha snocciolato la prima soluzione ad AOL: MSNBC è entrata in possesso di una presentazione che Cuomo avrebbe mostrato ai vertici del provider, la presentazione di un pacchetto hardware per la deep packet inspection , CopyRouter di Bright Digital Networking.

segnalazione Bright Digital Networking, un’azienda australiana dal passato tumultuoso , deve aver intuito la direzione verso cui muove il business della sicurezza online : CopyRouter permetterebbe a AOL, e a tutti i provider che fossero interessati, di monitorare i contenuti che scorrono attraverso la propria rete. Contando su una lista nera che annoveri il materiale proibito, CopyRouter bloccherebbe qualsiasi tentativo di download di questi contenuti o li sostituirebbe con la voce delle autorità: “Il materiale a cui hai tentato di accedere è stato identificato come pedopornografico – così potrebbe suonare il messaggio che comparirà sugli schermi degli utenti – il possesso di questo materiale è punito con il carcere”. In questa contingenza, impossibile rifiutare l’invito a denunciare l’abuso e a inviare una segnalazione completa del proprio indirizzo IP direttamente alla polizia.

Cuomo ha mostrato CopyRouter a AOL, ma ha negato di aver fatto pressioni o di aver raccomandato il sistema a scapito di altre soluzioni: semplicemente, la presentazione è apparsa nel quadro di un brainstorming condotto dall’azienda per sondare il terreno in vista di eventuali obblighi che dovessero essere previsti dal quadro normativo. La proposta di Cuomo si incuneerebbe infatti di misura nel SAFE Act , che se dovesse diventare legge moltiplicherebbe le responsabilità degli intermediari della rete che veicolano contenuti frutto dell’abuso sui minori.

Ma Cuomo ha già dimostrato di non aver bisogno di alcuna nuova legge per epurare la rete: nel tentativo di responsabilizzare i provider nei confronti degli scambi di pedopornografia che si intrattengono sulle loro reti, Cuomo ha ravvisato un grimaldello nelle condizioni di utilizzo del servizio che gli ISP sottopongono ai propri utenti. I provider si impegnano a denunciare alle autorità i siti che ospitano traffici di materiale pedopornografico e devono quindi mettersi all’opera per proteggere i loro utenti: in caso contrario, ha sottolineato Cuomo, si macchierebbero dei reati di frode e di pratiche commerciali ingannevoli.

L’insurrezione dei difensori dei diritti del netizen è stata pressoché immediata: dal Center for Democracy and Technology ricordano che l’introduzione di filtri a livello di provider potrebbe cozzare con un’infinità di leggi che tutelano la privacy dei netizen e si rivelerebbe una intercettazione a tutti gli effetti . Lo stesso tipo di intercettazione sulla quale Cuomo aveva espresso delle perplessità quando fu impugnata dagli ISP per arginare il P2P.

Gaia Bottà

fonte immagini: qui e qui

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21 10 2008
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