Copyright UE, tra geoblocking e tassa sui link

Un nuovo documento emerge nel processo di riforma del diritto d'autore in Europa: sembra fare marcia indietro su questioni che sembravano ormai superate. Ma si tratta per il momento di indiscrezioni

Roma – A Bruxelles si continua a parlare di Mercato Unico Digitale e inquietudine è generata ora dall’ultima riforma per la modernizzazione del copyright trapelata online, che sembra voler riaprire alla cosiddetta “snippet tax” invisa a Google (e agli altri aggregatori di notizie), ma anche attribuire maggiori poteri agli aventi diritto.

Si tratta in realtà ancora di indiscrezioni, frutto di oltre 180 pagine di un documento di lavoro della Commissione Europea pubblicato da Statewatch , tuttavia sono bastate per mettere in allarme alcuni soggetti protagonisti del mercato della Rete e gli osservatori perché vanno ad affrontare alcune interpretazioni del copyright che influiscono direttamente su diverse attività di aziende IT, dallo streaming agli aggregatori di notizie passando per l’e-commerce e le piattaforme di user-generated content .

Accordi tra i detentori dei diritti e i social network
La novità più rilevante della proposta di riforma ora trapelata riguarda la complicata questione dell’estrazione di valore dai contenuti protetti da diritti da parte dei loro detentori: in particolare il problema viene individuato dalle istituzioni nella possibilità da parte degli utenti di caricare contenuti in violazione su piattaforme di user-generated content (da YouTube ai social network) che non hanno alcun obbligo di monitoraggio se non ex-post, ovvero solo dopo che un contenuto ritenuto in violazione sia stato segnalato loro dagli aventi diritto. Secondo le istituzioni europee questa continua condivisione illecita abbassa il valore dei contenuti per gli aventi diritto che si ritrovano senza potere contrattuale nei confronti delle grandi piattaforme online.

La soluzione offerta dalla proposta rischia tuttavia di fare più danni di quelli che intende risolvere: prevede l’obbligo da parte delle piattaforme di raggiungere, in buona fede, accordi privati con i detentori dei diritti in modo tale da mettere “in pratica sistemi appropriati e proporzionati di identificazione dei contenuti” (ovvero qualcosa sulla scia del sistema Content ID di YouTube o dell’analogo di Facebook).

Sul punto la Commissione sembra ignorare , come sottolinea la rappresentante Pirata Julia Reda, non solo “i difetti del sistema di identificazione di YouTube” che regolarmente, per esempio, colpisce video di fan, recensioni e home video che includono parti di contenuti protetti da copyright anche quando tale utilizzo è minimo o comunque rientrante nelle limitazioni ai diritti di proprietà intellettuale previsti dalla legge, ma anche i devastanti effetti che tale obbligo potrebbe avere su realtà meno colossali, come SoundCloud, che con tali oneri non potranno mai arrivare a competere con YouTube e compagnia.

Snippet tax di ritorno
L’ altra grande novità della proposta ora divulgata è in realtà un ritorno: la proposta di aiutare a fermare il declino del fatturato degli editori di giornali prevedendo l’estensione dei loro diritti sui contenuti.

In questo senso, da un lato la proposta prevede l’estensione ai giornali dei cosiddetti “diritti connessi”, ovvero diritti d’autore già riconosciuti in ambito musicale per esempio agli esecutori e alle emittenti e che riguardano non lo spunto creativo dell’opera stessa quanto l’attività che ne permette la fruizione, dall’altra del potere di impedire il riuso online di determinati contenuti “anche nel caso si possa applicare una specifica eccezione al copyright”, ovvero se tale riuso rientri in quelli legittimi previsti dalla legge.

Gli osservatori, naturalmente, hanno immediatamente guardato a tale modifica come alla cosiddetta “Tassa sui link”, nonostante le istituzioni si siano affannate a chiedere di non usare tale termine: d’altra parte – come sottolinea EFF – se i giornali avessero la possibilità di impedire la pubblicazione dei loro contenuti da parte degli aggregatori di notizie o dei motori di ricerca, questi sarebbero costretti a sottoscrivere accordi specifici per la loro pubblicazione.

Si tratta di un’ipotesi già imposta con la forza in Germania e Spagna e superata di fatto dalla pratica che ha visto gli editori tentare di tornare sui propri passi nei confronti degli aggregatori di notizie: ma le istituzioni sembrano aver ignorato anche l’esperienza fatta dai propri Paesi membri, nonché tutti i pericoli che incarna la riforma. Come sottolinea per esempio Julia Reda, tale riforma minaccerebbe non solo le aziende ICT che fanno dell’accesso a tali contenuti una risorsa, ma in primis il giornalismo stesso (gli aggregatori di fatto aiutano gli editori più piccoli ad ottenere visibilità) e di conseguenza l’accesso alle notizie da parte degli utenti.

Inoltre, come sottolinea Communia, maggiore potere agli editori significa conseguenze negative per educatori, istituzioni culturali, utenti e creatori di contenuti .

Ancora geoblocking
Il documento sembra inoltre riaprire alla vituperata pratica del geoblocking , fino a qualche mese fa messa al bando seppur con qualche esenzione non trascurabile relativa ai prodotti protetti dal copyright: proprio su questo aspetto si concentravano le critiche alla riforma, giudicata per esempio dall’europarlamentare Pirata Julia Reda “anacronistica, anti-europea e anti-digitale”. Nonostante ciò il documento sembra contenere ancora tale limitazione territoriale per i beni digitali protetti da diritto d’autore.

Claudio Tamburrino

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  • silvan scrive:
    Spiacevole politica.
    Purtroppo questa amministrazione americana, pilotata da più alti burattinai, punta sempre più verso una nuova guerra fredda, a scapito dei paesi europei e dell'umanità in generale.
  • Verzasoft scrive:
    ...
    E ti sei dimenticato del blocco UE che tiene i piedi in tre/quattro scarpe (in puro stile blocco americano peraltro).
  • morfeo scrive:
    manovre sospette
    Ho notato che da qualche tempo la parola 'russo' è molto frequente, e quasi sempre in senso negativo, sui media.Sembra che sia in atto qualche operazione di social engineering per creare un nemico.E magari si cerca anche di ridimensionare il Putìn nel giro internazionale, per fargli accettare le condizioni del cartello multinazionale occidentale.Non sono daccordo con il neo-zarismo di Putin, ma sono contento che esista un blocco russo, uno cinese e uno indiano (da fanfaroni ma pur sempre un (semi) blocco) che impedisca una globalizzazione che ormai abbiamo capito giova solo a pochissimi e impoverisce tutti gli altri.
    • Nome e cognome scrive:
      Re: manovre sospette
      - Scritto da: morfeo
      Non sono daccordo con il neo-zarismo di Putin, ma
      sono contento che esista un blocco russo, uno
      cinese e uno indiano (da fanfaroni ma pur sempre
      un (semi) blocco) che impedisca una
      globalizzazione che ormai abbiamo capito giova
      solo a pochissimi e impoverisce tutti gli
      altri.La globalizzazione ormai non la ferma piú nessuno purtroppo.
      • morfeo scrive:
        Re: manovre sospette
        Si, la tendenza è quella, ma non è detto che persista.Ci sono forti spinte al frazionamento, in tutto il mondo.La globalizzazione è arrivata per imposizione dall'alto, non per una crescita spontanea dal basso (che forse richiederà millenni), ed è per questo che genera le storture che vediamo.E la gente ha delle crisi di rigetto.Il caso USA, finora esempio di possibilità costrutitva di globalizzaizone (ristretta) è un caso unico, perché l'unione è avvenuta prima che i campanilismi e le differenze linguistico-culturali potessero mettere radici.Tuttavia anche loro stanno avendo a che fare da anni con forti spinte 'secessionistiche', e se l'economia peggiorerà, ci sarà rischio di fuoriuscita di alcuni stati.
      • collione scrive:
        Re: manovre sospette
        - Scritto da: Nome e cognome
        La globalizzazione ormai non la ferma piú nessuno
        purtroppo.sicuro? se fai due conti ti accorgi che i globalizzatori occidentali hanno sotto il loro controllo 1.5 miliardi di persone, mentre ce ne sono altre 5.5+ che vivono nei Paesi nemici dei globalizzatori
    • xyz scrive:
      Re: manovre sospette
      Questo è pure il mio punto di vista. Direi poi che i giornali, i telegiornali, i web giornali e le varie testate giornalistiche specializzate hanno recepito la direzione verso cui andare un po' come la RAI si raddrizza all'unisono e punta in direzione diversa appena cambia il Governo.L'Italia è 77esima come libertà di stampa, siamo un paese semilibero ma quando si parla di destabilizzare la Russia tutti i pesi del blocco occidentale cadono più in basso della 77esima posizione.Veramente non c'è speranza.
    • collione scrive:
      Re: manovre sospette
      - Scritto da: morfeo
      Non sono daccordo con il neo-zarismo di Putin, mama esiste davvero? Putin ha affermato che la Russia ha problemi ben piu' grossi di mettersi a giocare alla guerra e infatti hanno un territorio che e' il doppio di quello USA, tre volte quelle dell'UE, increbilmente difficile da domare e per il 90% ancora vergineun Paese cosi' ha bisogno di espandersi? e per cosa? per acquisire disoccupati, clandestini, smog e rifiuti tossici?
      sono contento che esista un blocco russo, uno
      cinese e uno indiano (da fanfaroni ma pur sempreescludi pure il blocco cinese, visto che ormai esiste lo SCO, che ingloba Russia e Cina ( tra gli altri )ormai questi due sono XXXX e camicia, tanto che Xi Jinping ha di recente proposto alla Russia un'alleanza militare formalequesta cosa e' la ragione per cui stai vedendo sempre piu' propaganda antirussa nei media, ovvero la NATO/USA ha una paura folle di queste due potenze
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