Criptovalute per dimostrare la propria indipendenza finanziaria all'estero

Criptovalute per dimostrare la propria indipendenza finanziaria all'estero

Le criptovalute possono essere utilizzate da chi viaggia oltre confine per dimostrare la propria indipendenza finanziaria all'estero?
Le criptovalute possono essere utilizzate da chi viaggia oltre confine per dimostrare la propria indipendenza finanziaria all'estero?

In questi giorni si è aperto un dibattito in merito alla possibilità di utilizzare le criptovalute per dimostrare la propria indipendenza finanziaria all’estero. È già possibile fare questo quando si viaggia? Oppure ancora oggi in tutti i Paesi è necessario mostrare denaro contante o un estratto conto bancario di valuta fiat? Due domande a cui daremo risposta proprio in questo articolo.

Criptovalute usate per dimostrare la propria indipendenza finanziaria

Si tratta di una questione interessante che potrebbe aprire a nuovi dibattiti. Ormai le criptovalute sono particolarmente diffuse e adottate da molti come ad esempio i millennial, una generazione ancora più incline a viaggiare. Poter mostrare il proprio wallet digitale a conferma della propria indipendenza finanziaria per poter soggiornare in un Paese estero potrebbe rivelarsi un vantaggio. Basti pensare a tutti coloro che attualmente ricevono il loro stipendio in asset digitali.

Dei 195 Paesi riconosciuti nel mondo, diversi hanno lasciato intendere che sarebbero favorevoli. In altre parole potrebbero essere o sono già disposti ad accettare le criptovalute come prova della propria autonomia economica, requisito indispensabile per potervi soggiornare. Un esempio lo troviamo in Nuova Zelanda dove Marc Piercey, responsabile all’immigrazione, ha dichiarato:

Non vi è alcun divieto di utilizzare la criptovaluta come prova dei fondi, ma i richiedenti dovrebbero fornire prove dell’importo e della proprietà. È probabile che i richiedenti il ​​visto trovino più facile mostrare forme di fondi più tradizionali come estratti conto bancari o saldi di carte di credito.

Da questa dichiarazione pare proprio che l’impedimento arrivi solo quando occorre fornire prove tangibili che quelle criptovalute sono di proprietà personale. A conferma che non ci sono regole mondiali in merito a questo argomento arriva la dichiarazione di Laura Bernard, addetta stampa della Commissione Europea:

Poiché ogni domanda di visto viene valutata caso per caso, non esiste una regola unica per quanto riguarda la prova di mezzi finanziari sufficienti. Di conseguenza, potrebbero verificarsi situazioni individuali in cui un consolato potrebbe accettare anche altre prove di beni, come criptovalute, ogniqualvolta ciò sia giustificato dalle circostanze particolari del richiedente e dal viaggio previsto.

C’è chi non è d’accordo

Tuttavia, ci sono ancora diversi Paesi che non sono o non sarebbero d’accordo ad accettare le criptovalute come prova di indipendenza finanziaria da parte di un viaggiatore straniero. Un esempio arriva dalla dichiarazione di Evan James, direttore operativo dell’elaborazione visti e passaporti per la compagnia Penisola Visa:

Nei miei oltre 15 anni, non ho mai visto un consolato accettare documenti finanziari non liquidi, come un portafoglio di partecipazioni, anche se ci sono sette cifre sul conto. Capisco che la crittografia sia liquida, ma penso che dovrebbe essere presentata quasi come un conto bancario. Nel caso in cui un richiedente volesse utilizzare un conto crittografico, avrebbe l’onere di assicurarsi che il consolato sia a suo agio con la liquidità a suo carico.

Si può vedere la conferma a questa situazione direttamente accedendo alle prove finanziarie che il Regno Unito non accetta come indipendenza economica se vuoi fermarti nel Paese:

Quanto segue non è accettato come prova per dimostrare che hai la quantità di denaro richiesta: […] risparmio di bitcoin.

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Pubblicato il 22 feb 2022
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