Dati personali, incauti baratti

Il Pew Research Center ha chiesto agli americani di dare un valore al monitoraggio. In pochi dicono di voler cedere al controllo fra le mura domestiche, anche in cambio di certi servizi, in molti già hanno ceduto senza battere ciglio

Roma – Il Pew Research Center ha condotto un nuovo studio sulle abitudini degli utenti online e, dopo aver affrontato nella precedente analisi la percezione relativa alla privacy e le abitudini dei cittadini statunitensi, ha cercato di dare un valore ai dati che quotidianamente vengono resi accessibili online .

Per farlo, i ricercatori hanno trasposto le condizioni di utilizzo dei servizi online in un ambiente diverso, quotidiano e familiare, ovvero chiedendo ai propri intervistati, per esempio, quali informazioni darebbero in casa – ed in quale stanza – in cambio della promessa di bollette scontate, se sarebbero disposti a veder registrati i propri acquisti dal supermercato di fiducia e veder inviati i dati ad una parte terza in cambio di una scheda di sconti, o se accetterebbero di veder monitorata velocità di guida e destinazioni raggiunte in cambio di uno sconto sull’assicurazione dell’auto. Inoltre hanno chiesto se scambierebbero tali informazioni anche nel caso fossero inviate ad una distante azienda tecnologica.

Il risultato di tale sondaggio – redatto sulla base di questionari che hanno visto coinvolti 461 adulti – è che anche se appena il 17 per cento non accetterebbe nessuno di questi scambi , più della metà degli intervistati non vorrebbe essere monitorato in ambienti considerati molto privati come casa , e che – in generale – la maggior parte vorrebbe considerare “caso per caso lo scambio”.

Si tratta di un risultato, in questo senso, che sorprende: esistono già termostati intelligenti (come Nest di Google) ed altri prodotti della domotica che di fatto funzionano in questo modo. Lo studio mette inoltre in luce le incongruenze legate alla non comprensione da parte degli utenti delle informazioni che quotidianamente scambiano per accedere ai servizi che utilizzano online, ignorando l’adagio che “se è gratis, il prodotto sei tu”.

Come spiega uno dei ricercatori a capo dello studio, “la vita moderna è fatta continuamente di transazioni di questo tipo”.

Ad una conclusione simile, peraltro, era arrivato già uno studio condotto dai ricercatori della Scuola di Comunicazione Annenberg dell’Università della Pennsylvania che nel titolo della loro ricerca hanno ben definito questo fenomeno “The Tradeoff Fallacy”.
Mentre, infatti, i benefici sono evidenti in quanto basati su servizi scontati o addirittura gratuiti, il costo non è immediatamente comprensibile: ovvero capire come i dati concessi verranno utilizzati e cosa questo comporterà rispetto alla sfera della privacy dell’utente.

Claudio Tamburrino

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