Denunciati i link a pagamento di Google

A prendersela sull'esposizione dei collegamenti sponsorizzati è un organismo australiano, secondo cui BigG abusa del sistema e si arricchisce alle spalle della buona fede dei navigatori

Roma – I link sponsorizzati di Google provocano ancora mal di pancia, sopratutto agli antipodi. Agence France-Press ha fatto balzare agli onori delle cronache l’ultima denuncia per “truffa” depositata ai danni del colosso statunitense. L’ Australian Competition and Consumer Commission ( ACCC ) presume che Google abusi del suo sistema di link a pagamento, e quindi ha richiesto che venga immediatamente bloccata la pubblicazione di quegli annunci, a suo dire indistinguibili dai risultati non sponsorizzati .

L’organizzazione australiana è imbufalita per la questione: a suo parere la condotta di Google è disonesta e truffaldina. ACCC cercherà di convincere la Corte Federale che Google e Trading Post hanno violato le normative commerciali, e tenterà di ottenere un’ingiunzione che vieti a la pubblicazione di link sponsorizzati simili ai risultati delle ricerche online.

“Il caso avrebbe maggiori effetti se la corte confermasse che il motore di ricerca è responsabile di ogni contenuto che viene pubblicato dagli inserzionisti”, ha dichiarato Shara Evans, responsabile della società di consulenza IT Market Clarity. “Se questo si concretizzasse sarebbe un brutto colpo per il settore”.

Alla sbarra, per il momento, sono stati convocati Google, Google Ireland, Google Australia e Trading Post. Si tratta a tutti gli effetti del primo caso mondiale di questo genere che finisce in tribunale. In passato si sono spese un po’ di chiacchiere sulla questione dei link sponsorizzati: a memoria, già nel 2001 Yahoo venne attaccata blandamente per il suo operato. Poi dopo la presa di posizione della Federal Trade Commission, nel 2002, la bolla si è decisamente sgonfiata.

“Google Australia sostiene che la denuncia sia priva di fondamento e quindi ci difenderemo vigorosamente” ha dichiarato Rob Shilkin, portavoce di Google. “Rappresenta un attacco a tutti i motori di ricerca e ai business australiani, piccoli e grandi, che utilizzano le piattaforme online per mettersi in contatto con i clienti del resto del mondo”.

Secondo Peter Coroneos, CEO dell’ Internet Industry Association australiana, ACCC avrebbe dovuto consultarsi con l’ambiente business prima di portare avanti la causa . “È una sfortuna che ACCC abbia deciso di perseguire una strategia così dura contro un’unica realtà, invece che consultarsi maggiormente sua una questione che riguarda l’intero settore”, ha dichiarato Coroneos.

La prima udienza è stata fissata per il prossimo 21 agosto.

Dario d’Elia

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