La Commissione europea ha annunciato il Digital Networks Act, un regolamento che sostituisce quattro precedenti norme per armonizzare, modernizzare e semplificare le disposizioni relative alle reti di connettività digitale. Contrariamente a quanto ipotizzato da diversi anni, nel testo non c’è nessun obbligo di pagamento per le aziende che “consumano” più traffico.
Principali novità del Digital Networks Act
Il Digital Networks Act (DNA) combina quattro atti legali in un regolamento, sostituendo European Electronic Communications Code (EECC), regolamento BEREC, Radio Spectrum Policy Programme e parti principali del regolamento Open Internet. Il DNA prevede innanzitutto il rafforzamento del mercato unico della connettività attraverso una serie di misure per:
- facilitare le aziende nella fornitura di servizi in tutta l’UE con la registrazione in un solo Stato membro (passaporto unico)
- incentivare la creazione di servizi di comunicazione satellitare paneuropei istituendo un quadro di autorizzazione dello spettro a livello UE, anziché nazionale
- aumentare la coerenza normativa nelle autorizzazioni nazionali dello spettro, concedendo agli operatori licenze di spettro più lunghe e rendendo le licenze rinnovabili automaticamente per aumentare la prevedibilità
- garantire che tutto lo spettro disponibile venga utilizzato rendendo più comune la condivisione dello spettro tra gli operatori
- introdurre un meccanismo di cooperazione volontaria tra i fornitori di connettività e altri attori, come i fornitori di applicazioni di contenuti e cloud
L’ultimo punto è quello più “critico”. Molti operatori di telecomunicazione avevano chiesto di imporre alle Big Tech (Amazon, Google, Microsoft, Meta, Apple, Netflix e altre) un contributo economico (denominato fair share) alla realizzazione, aggiornamento e manutenzione delle reti, in quanto generano enormi quantità di traffico con i loro servizi.
Il DNA prevede invece un meccanismo di “conciliazione” volontaria per facilitare gli accordi commerciali tra operatori di telecomunicazione e fornitori di contenuti sulla base delle linee guida del BEREC. La relativa procedura, gestita dalle autorità nazionali (AGCOM in Italia), potrebbe portare all’introduzione di commissioni di rete, equivalenti al criticato fair share. Questa “tassa” verrebbe ovviamente girata ai consumatori.
Altre novità del DNA sono l’obbligo di dismettere le reti in rame entro il 2035, la semplificazione delle procedure amministrative e una piano per garantire la connettività in caso di disastri naturali o attacchi informatici. La proposta di regolamento dovrà essere discussa e approvata da Parlamento e Consiglio.