Dmin.it: P2P a rischio di estinzione?

di Michele Favara Pedarsi - dmin.it è un'opzione per i digital media piuttosto valida, tanto da essere applaudita fino in Cina, ma è la cura per un diritto d'autore malato o solo l'ennesimo tentativo di uccidere il P2P?

Roma – Il tema della proprietà intellettuale diventa sempre più importante mano mano che ci addentriamo nella Società dell’Informazione. Questo perché in quello che è il mondo presente e che sarà sempre più in futuro, i prodotti che trainano l’economia sono le idee.

Guardandoci intorno però possiamo facilmente notare che sia sul fronte del diritto d’autore , sia sul fronte dei brevetti industriali , la normativa vigente non riesce più a coniugare le necessità di chi ha le idee e di chi le acquista. La fuga della popolazione dai canali tradizionali verso i vari commons – IP liberi, open source, Creative Commons, wireless commons – o verso i network P2P, la nascita anni orsono delle cosiddette etichette indipendenti, e l’esplosione dell’autoproduzione in tempi più recenti, sono i segni inequivocabili che il diritto d’autore è malato e abbiamo bisogno di una nuova definizione della proprietà intellettuale. Non sono il primo a dirlo né sarò l’ultimo, dunque sorvolo sui possibili motivi – già ampiamente trattati da PI – in modo da poter arrivare velocemente alla proposta che, per i contenuti e per il livello delle persone coinvolte nel progetto potrebbe uscire dal Parlamento forse proprio durante questa legislatura: dmin.it .

Nella homepage del sito si legge che l’obiettivo è “dare all’Italia una posizione leader nei digital media”. È inoltre importante sottolineare come dmin.it sia un work-in-progress – sono quasi giunti alla seconda versione – che si sta evolvendo mano mano che sopraggiungono nuovi contributi; i promotori stessi si definiscono “un gruppo interdisciplinare, aperto, senza scopo di lucro” e pertanto la partecipazione è benvenuta.

Avventurandosi invece nella Proposta 1 si deduce immediatamente che è “una proposta per massimizzare la circolazione dei digital media”, dove per digital media si intendono “i contenuti espressi mediante tecniche numeriche, trasportabili su reti numeriche ed elaborabili con dispositivi programmabili”: aumentare la diffusione di libri, musica, video, codice morse, cultura. Come ottenere questo risultato? Rimuovendo gli ostacoli attuali, ovvero agendo sui contenuti, sul mezzo di trasporto dei contenuti e sulle modalità di pagamento dei contenuti ovvero, in termini a noi oggi noti: DRM, Internet, Micropagamenti.

In dmin.it ognuna di queste tre componenti assume una forma altamente innovativa, ma è abbastanza rivoluzionaria da poter essere addirittura definita “terza via” come ritengono i suoi promotori? Oppure è solo l’ultima e più sofisticata delle iniziative teleguidate dall’industria per porre fine allo scambio amicale sui circuiti del P2P?

iDRM, Neutralità, PVO
Dmin.it si basa su una nuova forma di DRM chiamato iDRM dove la “i” sta per “interoperabile”; la filosofia di fondo è che acquistare un’opera non deve legare gli acquirenti ad un determinato software (es: Apple iTunes) o hardware (es: il decoder Sky) o circuito economico verticalizzato (es: Alice) creando dunque pericolose sacche monopolistiche in mercati fra loro adiacenti e/o iniquità accessorie come il cosiddetto equo compenso.

È bene specificare che non si tratta necessariamente di una filigrana digitale analoga ai sistemi DRM oggi in commercio. In attesa di ulteriori delucidazioni pensiamo all’iDRM come una autorizzazione d’uso, una per ogni file, gestita con sicurezza di livello crittografico, in un ipotetico server della SIAE. DRM quindi irremovibile perché è “server-side”, non “client-side”: chi ha il file nel proprio computer non ha alcuna possibilità di rimuovere l’iDRM semplicemente perchè questo non è nel proprio computer.

Questo crea i presupposti per riequilibrare il difficile rapporto tra rights holder – le major dell’editoria, della musica, del cinema, del software e via dicendo – che vorrebbero walled-garden ovunque e assicurarsi così anche in futuro le attuali rendite di posizione, e chi lavora invece da anni sulle reti che hanno sempre permesso di trasmettere contenuti in modo neutrale: gli operatori TLC. La proposta dunque include anche un’idea di rete che sia neutrale e simmetrica.

Viene da sé, inoltre, che in un mondo dove ogni file prodotto ha un’etichetta che ne identifica per sempre l’autore e le modalità d’uso consentite, c’è bisogno di un sistema sufficientemente sicuro, flessibile, granulare e automatico – vista l’enorme quantità di files che circolano – atto a gestire adeguatamente i conseguenti movimenti monetari: ognuno di noi è al contempo un acquirente di opere e un potenziale autore, pertanto quella di un “portafoglio virtuale opere” appoggiato su un circuito bancario, assegnato magari alla nascita come è il codice fiscale, che raccolga i proventi delle nostre opere e paghi i nostri acquisti di opere altrui, è un modo estremamente esatto ed efficiente per gestire le transazioni economiche legate alle opere d’autore. Anche questo server-side, a monte, come le tasse per i dipendenti pubblici o i proventi che la SIAE raccoglie per poi versarli agli autori. Veniamo ora all’analisi. Questo articolo è un’idea nata lo scorso settembre; però vista la complessità del progetto e una prima impressione esageratamente negativa, per la pubblicazione mi è sembrato opportuno attendere un po’ e nel frattempo approfondire iscrivendomi al loro riflettore – una mailing list aperta – sul quale in questi mesi ho posto varie domande , sollecitazioni , proposte , provocazioni alle quali sono seguite però solo risposte evasive. In ogni caso dopo l’ intervista di Punto Informatico a Leonardo Chiariglione ho ritenuto importante che dmin.it, proposta normativa rivolta agli italiani e per altro già apprezzata trasversalmente dalla politica, iniziasse a rispondere pubblicamente anche alle domande degli acquirenti di opere, tutt’ora assenti nella lista degli aderenti .

E questo perché dmin.it è un’iniziativa molto valida dal punto di vista tecnologico ma potrebbe rivelarsi al contempo superflua e estremamente pericolosa: non affronta l’unico problema concreto (riformare il diritto d’autore), può concretamente permettere alle major di terminare il fenomeno P2P in due tempi, non ha alcun contatto con la realtà dei milioni di individui oggi collegati ad Internet; e infine perché viene propagandata, operazione di cui le iniziative genuine non hanno bisogno, con tecniche via via più sottili.

No cura, no party
Quando a settembre sono arrivato al riflettore dmin.it , i promotori ripetevano come un disco rotto che l’iDRM serviva soltanto a misurare l’uso ma non a proteggere le opere dallo scambio amicale. Successivamente, come nell’intervista, sono passati a sottolineare come la “R” di DRM stia per Rights e non per Restrictions. Ma come fa notare lo stesso Chiariglione nel riflettore, qualsiasi licenza, anche la Creative Commons, implica delle restrizioni; pertanto è chiaro che la “R” stia per “Restrictions”. Il nocciolo del discorso dunque non è tanto nella gestione delle “R” ma nel definire bene il delicato passaggio che da Restrictions porta a Rights, ovvero quali restrizioni dobbiamo accettare come diritti inalienabili degli autori: occorre ridefinire il diritto d’autore e dmin.it salta a piè pari questo importantissimo passaggio.

L’iDRM poi, dona alle major la soluzione ai loro problemi, soluzione che neanche una vasta associazione di aziende – SDMI , a suo tempo capitanata anch’essa da Leonardo Chiariglione – era riuscita a portare a casa: prima introduce un DRM irremovibile sulla totalità dei dispositivi hw/sw in circolazione senza però modificare le abitudini di fruizione dei consumatori, e poi in un passo successivo questo può essere facilmente trasformato – proprio perché oramai non esistono più dispositivi che non ne onorano le specifiche – nella più efficace misura di limitazione alla libera circolazione delle opere mai vista. Circa 5 mesi fa chiedevo ai promotori di dmin.it: cosa ci guadagnano gli acquirenti e la società civile tutta? Io attendo ancora una risposta ma è il caso che iniziate a chiedervelo anche voi, prima cioè che veniate messi davanti al fatto compiuto.

Attenzione però, l’iDRM – come la rete neutrale e il PVO – è uno strumento di per sé formidabile sul quale io stesso investirei ad occhi chiusi; solo dopo però aver risolto l’unica vera quaestio, che non è tecnologica; semplicemente: prima la riforma del diritto d’autore – gli ammortizzatori sociali – e poi l’etichettatura totalitaria delle opere: se non posso avere la cura, non potete aver il mio consenso. Spostare il controllo dei file dalle mani degli acquirenti alle mani dell’industria, come sta cercando di fare il Trusted Computing Group , e per di più mantenendo il sistema a monte e quindi virtualmente inviolabile, non va bene; per lo meno non senza dare qualcosa in cambio a coloro che prima, pagando le tasse, concedevano agli autori dei privilegi come incoraggiamento alla diffusione del sapere. Dunque, o smettiamo di pagare le tasse per garantire gli autori, o l’iDRM è iniquo; oppure smettiamo di essere obbligati a pagare le opere per qualunque uso non lucrativo (ma rimanendo sempre liberi di pagare i nostri idoli).

Oggi poi, milioni di persone usano quotidianamente, da anni, lo scambio amicale come fonte, spesso unica, di opere d’autore (diuturnitas); tanti , meno dei primi ma in costante aumento, ritengono (opinio iuris seu necessitatis) che il diritto d’autore debba essere ridefinito per consentire la massima divulgazione delle opere d’autore. Realtà sufficiente ad applicare un criterio di legittimità piuttosto che di legalità; quantomeno sufficiente ad integrare le fonti formali (ivi inclusi i trattati internazionali) con questa consuetudine; in ogni caso impossibile da ignorare. Pertanto se dmin.it non risponde anche alle domande di chi oggi usa i sistemi di scambio amicale, non può essere la soluzione concreta al problema della retribuzione degli autori. E l’ennesima normativa che verrà percepita come un’imposizione coatta dai milioni di acquirenti delle opere non può che fallire e anzi alimentare ulteriormente i conflitti già esistenti.

Infine CC e iDRM, è vero, non si escludono a vicenda; ma non sono figlie della stessa cultura .

La licenza Creative Commons , che io considero l’evoluzione naturale del copyright, applica da 1 a 3 restrizioni, seguendo un principio libertario di fair use, e la separazione più vistosa è tra lucro e non lucro. L’iDRM invece applica 1 sola restrizione (non è possibile rimuoverlo), seguendo un principio totalitario di autorità dei rights holder sugli acquirenti, e non c’è alcuna distinzione tra lucro e non lucro. Ma la differenza tra libertario e autoritario è enorme ; ad esempio è la sola differenza tra i paesi scandinavi in testa agli indici che misurano il benessere e tutto il resto dell’Europa.

Michele Favara Pedarsi

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  • sgriso scrive:
    Come il brevetto
    Scusate ma non è come il brevetto? Cioe' se A brevetta un prodotto e B lo copia in toto cambiandone la forma del prodotto ma con le medesime funzioni, B non ha di fatto "creato" un nuovo prodotto (haem.. per la legge italiana.. fosse stato in altri posti tipo usa l'avrebbero bastonato..)(anonimo)
  • ishitawa scrive:
    professionista
    nella sentenza si afferma che uno essendo professionsta informatico ha certe conoscenze di baseebbene, come si definisce, a norma di legge, un professionista dell informatica?laurea? quale? e i matematici non possono ?esame di stato? solo ingegneri?chi ci lavora? chi ha la p. IVA con si scritto "consulente"?chi programma? chi assembla PC da computer discount?
  • Anonimo scrive:
    ottima scelta
    finalmente qualcuno che dice come stanno le cose (o almeno come dovrebbero stare)
  • Anonimo scrive:
    Ha ragione la sentenza
    Da tecnico informatico mi sembra che sia tutto corretto. Il fatto che due programmi facciano la stessa cosa non significa che siano uno la copia dell'altro, ne probabilmente che condividano parti in comune.La parte del prendere e modificare una virgola mi sembra proprio da azzeccagarbugli!!! Qui mi sembra di capire che ci si riferisce a due prodotti diversi che fanno la stessa cosa magari con maschere molto simili ma la cui realizzazione è completamente scollegata. Mentre é invece chiaro che se prendo il codice di qualcun altro e faccio una piccola modifica sto commettendo un reato
    • Anonimo scrive:
      Re: Ha ragione la sentenza
      Da giurista quoto tutto. L'articolo vuole solo suscitare un immotivato flame. La Cassazione infatti ha confermato la ricostruzione del Tribunale e della Corte d'Appello e ciò ha fatto dopo aver disposto una consulenza tecnica che ha sostanzialmente asserito le stesse cose. In pratica il consulente tecnico (evidentemente un esperto di informatica e di programmazione) e i giudici di prime cure e secondo grado dicono la stessa cosa che ha detto la Cassazione. L'unico che dice il contrario (ciò che la Cassazione non si è sognata di dire peraltro) è D'Agostini...
  • Anonimo scrive:
    Le cassette per Commodore 64
    Negli anni 80 succedeva la stessa cosa: molte ditte regolarmente autorizzate dal tribunale prendevano i giochi per C64 e gli altri home computer, li cambiavano di nome e li traducevano in parte, e li spacciavano per propri, vendendoli regolarmente in edicola.Questo però succedeva perché all'epoca non c'erano leggi specifiche sul software, e per evitare l'accusa di plagio e/o violazione di copyright bastava cambiare ben poco del programma originale. Inoltre, in gran parte del mondo (forse anche in Italia) il software non era soggetto a copyright, ma soltanto al brevetto (patent). Anche per questo la modifica di poche parti di codice bastavano a farne un prodotto originale per la legge allora in vigore.Poi la pacchia finì e oggi le cassette da edicola, fenomeno prevalentemente italiano, sono pezzi da collezione per gli appassionati di retrogaming e distribuite in forma gratuita su vari siti come www.edicolac64.com
    • Anonimo scrive:
      Re: Le cassette per Commodore 64

      originale. Inoltre, in gran parte del mondo
      (forse anche in Italia) il software non era
      soggetto a copyright, ma soltanto al brevetto
      (patent).In Italia il software non è mai stato brevettabile.
  • Mazinga@ scrive:
    Giustizia
    Ci mancherebbe che il primo pistola che sbuca fuori cominciasse a dirmi: "guarda che io ho cominciato a fare gestionali 2 mesi prima di te, per cui mi stai copiando..."Per fortuna i brevetti software non sono applicabili (per ora) a livello europeo, per cui sento di essere in un paese fiorente dove gli sciacalli vanno estinguendosi naturalmente.(Lascio la facolta' di replicare aspramente, siamo in democrazia...)Se uno si trova con un macchinario che ha problemi col software e il committente non si trova piu' bene con la software house, sara' pure un suo diritto farsi commissionare un nuovo software (che fa piu' o meno lo stesso) da un altro...--------------Un saluto da Mazinga.
  • Anonimo scrive:
    aboliamo la magistratura
    a che serve? tanto i delinquenti escono dal carcere, loro sono solo oberati di lavoro, e quando lavorano che fanno? cazzate fanno! certo che poi uno si scoraggia anche a programmare qualcosa, se pinco pallino cambia una virgola ed è in regola...bahsempre più deluso
  • AnyFile scrive:
    Perfettamente d'accordo
    Io sono perfettamente d'accordo (con quanto mi pare di aver capito, non avendo letto la sentenza, non posso dare un giudizio piu' preciso).Siamo tutti d'accordo nel ritenere originale un vaso o un quadro fatto da un artista anche se il vasaio ha usato tecniche note da centinaia di anni o se il pittore ha usato colori che sono in commercio da decenni.A mio avviso vi e' originalita' se il programma e' effettivamente stato fatto dalla societa' Beta (e pertanto sa come funziona). Non vi e' originalita' se invece la societa' Beta avesse acquistato in scatola chiusa (e non sto parlando solo metaforicamente, visto che nei negozi le cose vanno cosi') un software e lo avesse rivenduto.E penso che nel concetto di originalita' rientri il fatto che chi ha venduto/scritto il software lo abbia ritenuto valido per lo scopo specifico per cui e' richiesto. Il fatto che possa essere utilizzato per altro o perfino che sia stato successivamente venduta una cosa uguale o simile per altro scopo non fa perdere l'originalita'. E neppure se fosse stato utilizzato prima altrove. Perche' l'originalita' consiste proprio nel fatto di aver avuto l'idea di utilizzarlo per quello scopo (se la ditta Alfa ritiene questa cosa non originale, poteva allora lei, a costo zero, decidere che un software gia' noto le andava bene e comprare lei un software gia' noto, visto che non lo ha fatto vuol dire che il solo decidere che un software gia' esistente e' aggiungere qualcosa di originale).Nulla conta il fatto che il programma possa essere utilizzati da altri o per altro.Il problema di fondo e' che qui la societa' Alfa non ha compato il programma. Se lo avesse fatto, ovviamente la societa' Alfa non avrebbe potuto ne' venderlo a Gamma, ne' usarlo per scriverne un altro. Esattamente come se uno compra un tavolino originale del 18-iso secolo, da uqel momento e' suo e di certo non puo' esser venduto ad un altro (salvo ovviamente truffe).E se io compro un tavolino del 18-iso secolo, non posso certo tornare indietro a brontolare perche' un'altra persona ha comprato un tavolo simile e lo ha usato per fare un fuoco nel caminetto. Il fatto che tale tavolo possa anche essere usato come legna da ardere non toglie che possa essere utilizzato per lo scopo che e' stato venduto a me.Faccio notare che nell'articolo si palesa la situazione che il codice sia stato copiato da altri, soltanto cambiando una virgola. Ma questo non e' quello che sembrerebbe emergere dal resto dell'articolo.
    • Anonimo scrive:
      Re: Perfettamente d'accordo
      - Scritto da: AnyFile
      Io sono perfettamente d'accordo (con quanto mi
      pare di aver capito, non avendo letto la
      sentenza, non posso dare un giudizio piu'
      preciso).

      Siamo tutti d'accordo nel ritenere originale un
      vaso o un quadro fatto da un artista anche se il
      vasaio ha usato tecniche note da centinaia di
      anni o se il pittore ha usato colori che sono in
      commercio da
      decenni.Certo, ma se io copio "L'urlo" di Munch, cambiando leggermente le forme o qualche dettaglio come i colori un po' più chiari di qua, un po' più scuri di là, mi pare di poter essere denunciato per plagio se lo rivendo come opera originale.

      A mio avviso vi e' originalita' se il programma
      e' effettivamente stato fatto dalla societa' Beta
      (e pertanto sa come funziona). Non vi e'
      originalita' se invece la societa' Beta avesse
      acquistato in scatola chiusa (e non sto parlando
      solo metaforicamente, visto che nei negozi le
      cose vanno cosi') un software e lo avesse
      rivenduto.Certo. Questo vuol dire che se io venissi in possesso in qualche modo del codice sorgente di Windows, e lo modificassi, in modo da cambiare leggermente l'interfaccia grafica, e andassi a cambiare alcune funzioni (solo nell'aspetto ma non nella sostanza), io potrei sostenere che quel software, il Wincozz, è una idea originale ed in quanto tale protetta dal diritto d'autore.

      E penso che nel concetto di originalita' rientri
      il fatto che chi ha venduto/scritto il software
      lo abbia ritenuto valido per lo scopo specifico
      per cui e' richiesto. Chi ha venduto? Cioè per il solo fatto che tu prendi un software, lo compri e poi lo rivendi per un altro uso, hai creato una nuova opera d'ingegno? Però. Quasi quasi ci faccio un pensierino.
      Il fatto che possa essere
      utilizzato per altro o perfino che sia stato
      successivamente venduta una cosa uguale o simile
      per altro scopo non fa perdere l'originalita'. Si, ma qui il problema è: è originale, quel software? Se io faccio un software uguale ad un altro, è un'opera originale?
      E
      neppure se fosse stato utilizzato prima
      altrove.
      Perche' l'originalita' consiste proprio nel
      fatto
      di aver avuto l'idea di utilizzarlo per quello
      scopo Certo, immagino che esistano centinaia di applicazioni per un software che si occupa della gestione di un impianto petrolchimico. Se io trovo il modo di usare softice come firewall invece che come debugger, il "softice usato come firewall" diventa un opera protetta dal diritto d'autore?
      (se la ditta Alfa ritiene questa cosa non
      originale, poteva allora lei, a costo zero,
      decidere che un software gia' noto le andava bene
      e comprare lei un software gia' noto, visto che
      non lo ha fatto vuol dire che il solo decidere
      che un software gia' esistente e' aggiungere
      qualcosa di
      originale).Scusa, ma che cosa stai dicendo? Sai che non ho capito una cippa di questa parentesi? Se me la rispieghi in termini più comprensibili posso anche rispondere.

      Nulla conta il fatto che il programma possa
      essere utilizzati da altri o per
      altro.A patto che sia originale alla base. Mi sa che stai saltando questo trascurabile dettaglio su cui verte la sentenza.

      Il problema di fondo e' che qui la societa' Alfa
      non ha compato il programma.
      Se lo avesse fatto,
      ovviamente la societa' Alfa non avrebbe potuto
      ne' venderlo a Gamma, ne' usarlo per scriverne un
      altro. Se la società Alfa avesse comprato il software, la società Alfa stessa avrebbe potuto farne quel che vuole. La Beta non avrebbe potuto. Il problema è che secondo la cassazione, la società Beta, se Alfa avesse comprato il suo software, avrebbe potuto benissimo vendere lo stesso software modificato leggermente, a Gamma, e sarebbe stato considerato un'opera diversa.
      Esattamente come se uno compra un tavolino
      originale del 18-iso secolo, da uqel momento
      e' suo e di certo non puo' esser venduto ad un
      altro (salvo ovviamente truffe).Scusa, ma cosa c'entra questo?

      E se io compro un tavolino del 18-iso secolo,
      non
      posso certo tornare indietro a brontolare
      perche'
      un'altra persona ha comprato un tavolo simile e
      lo ha usato per fare un fuoco nel caminetto. Il
      fatto che tale tavolo possa anche essere usato
      come legna da ardere non toglie che possa essere
      utilizzato per lo scopo che e' stato venduto a
      me.Il problema non è se compri un tavolino del 18ttesimo secolo. Il problema è se compri un mobile disegnato che è identico tranne che per i colori ad un mobile disegnato da Giugiaro, quando io ti chiedo un mobile disegnato da te personalmente.

      Faccio notare che nell'articolo si palesa la
      situazione che il codice sia stato copiato da
      altri, soltanto cambiando una virgola. Ma questo
      non e' quello che sembrerebbe emergere dal resto
      dell'articolo.Non so se hai notato, ma la virgola di cui parla è fra virgolette. Inoltre, il giudizio tecnico della sentenza dice che il software aveva la stessa struttura/architettura di base.E se vogliamo essere pignoli, osere far notare il piccolo dettaglio che il manuale d'uso del software pare essere IDENTICO ad un altro manuale di un altro prodotto. Il manuale non conta forse?---Blackstorm
  • Anonimo scrive:
    Riassumendo
    Azienda A: Mi fai un progamma?Azienda B: Si, eccoloAzienda A: Ma come, è uguale a quello che avevi venduto all'azienda C. E io non ti pago.Giudice: PagaFine.
  • AnyFile scrive:
    Uno che vuole ...
    Uno che vuole un software in esclusiva deve comprarlo, non prenderlo in licenza.Se uno compra interamente il software, comprando tutti i diritti ad esso inerenti e' sicuro che non potra' essere venduto ad altri.Esattamente cosi' come se io compro una bistecca, una volta che ce l'ho in mano e l'ho pagata sono sicuro che sia mia. Ovviamente questo non esclude che un altra bistecca possa essere venduta ad un altro. Ma se io compro solo il diritto a fotografare la bistecca (nel mio paragone la licenza d'uso) e la proprieta' della bistecca rimane di chi era prima non posso certo pretendere che non conceda ad un altro di fotografarla (dal momento che e' ancora il propietario puo' farne quello che vuole, a meno che nel contratto e' stata stipulata una riserva, ovviamente ben remunerata)
  • Anonimo scrive:
    Le sentenze
    Tutte le sentenze che limitano le pretese di un diritto d'autore sempre più onnipotente sono condivisibili e rappresentano una giusta evoluzione del diritto. L'articolo è interessante perché ben chiarisce i termini della questione,ma l'autore, invece di felicitarsi della lungimirante sentenza, si abbandona a critiche preconcette.
  • Anonimo scrive:
    Non capisco il tono
    Non capisco il tono polemico dell'autore dell'articolo. La sentenza mi pare giusta ed equilibrata. Se la sentenza fosse stata diversa avrebbe semplicemente negato la possibilità di esistenza di prodotti simili o analoghi. Esisterebbe quindi un solo programma per la contabilità in quanto tutti gli altri sarebbero mere copie, esisterebbe un solo sistema operativo in quanto tutti gli altri sarebbero mere copie negando quindi ogni possibilità di biodiversità e di sviluppo. Ma non solo parafrasando il concetto fuori dall'informatica esisterebbe una sola marca di fette biscottate, una sola marca di spaghetti e così via. Tornando all'articolo è evidente che è stato scritto da qualcuno che non ha la minima conoscenza di come si produce un software: anche se i due software in questione sono graficamente simili e presentano le stesse funzionalità partono da codici sorgente completamente diversi, forse scritti in linguaggi diversi.Cosa ben diversa sarebbe stato invece il furto del codice e la successiva ricompilazione apportando solo minime modifiche: questo avrebbe implicato una violazione di proprietà intellettuale, ma non è il caso in questione.
  • Anonimo scrive:
    Emh..

    La questione non è di poco conto: in pratica
    prendo un programma, ne cambio una "virgola"
    ed ecco il prodotto nuovo!Windows?
  • Anonimo scrive:
    Cass. : non è la prima volta.
    Ogni tanto la Cassazione ci sconvolge con delle sentenze fuori dal senso comune.A risentirne non sono solo le persone poco esperte di questioni giuridiche, ma anche chi lavora in questo campo (avvocati, magistrati, politici). Vuol dire che la situazione è veramente grave. Per fortuna che le sentenze della Cassazione non vincolano in alcun modo un giudice di appello o di primo grado a uniformarsi nel giudicare.Quando poi dopo l' emissione di una sentenza si sente dagli stessi giudici che la stessa va archiviata e dimenticata (vedi il caso della violenza sessuale con i pantaloni)...riflettiamo un pò da chi siamo giudicati!!!!
    • Anonimo scrive:
      Re: Cass. : non è la prima volta.
      - Scritto da:
      Per fortuna che le sentenze
      della Cassazione non vincolano in alcun modo un
      giudice di appello o di primo grado a
      uniformarsi nel giudicare.Non è così, le sentenze della Cassazione sono le uniche in Italia a costituire precedente giuridico quindi se si pronunciano su un caso i giudici dovrebbero uniformarsi. Se non lo fanno è per ignoranza delle sentenze della Cassazione oppure perché credono di poter fare di testa loro. In entrambi i casi, un ricorso in appello (o stesso in Cassazione se era la Corte d'Appello a pronunciarsi) di fatto invertirebbe la sentenza perché la Cassazione non può contraddire sé stessa, su casi analoghi e di fronte alla stessa legge.
  • Anonimo scrive:
    Il software copiato era di Beta?
    se è così allora la sentenza è in linea con le leggi sul diritto d'autore, il riutilizzo del codice non solo è prassi comune, ma un obiettivo di molti linguaggi di programmazione.
    • AnyFile scrive:
      Re: Il software copiato era di Beta?
      Appunto nessuno ha mai detto che Beta ha copiato da qualcun altro, violando i diritti di quest'ultimo. Anzi il codice potrebbe anche essere stato tutto riscritto, ma prendendo spunto da altri software. In questi casi, ovviamente non ci sarebbe violazione di copyright.occorre fare distinzione tra le due cose. L'articolo, invece, sembra voler mischiare le due cose.
      • Gatto Selvaggio scrive:
        Non mi pare che dica quello
        È la stessa cosa che stavo per scrivere, poi ho preferito leggere i commenti per vedere se qualcun altro l'aveva già detto.Parla di "idee e nozioni semplici", non di codice.E comunque esiste anche il codice libero, il codice di pubblico dominio, il codice altrui che hai la licenza di usare.Ad esempio io posso prendere OpenOffice, cambiare voci del menu, skin e icone, modificare qualcosa, e venderlo nel rispetto della GPL. Con le mie modifiche ho creato un software originale, alla GPL compete definire limiti a cosa ci posso fare e come lo posso distribuire, ma è originale, anche dal punto di vista del senso comune.
        • Anonimo scrive:
          Re: Non mi pare che dica quello
          - Scritto da: Gatto Selvaggio
          Ad esempio io posso prendere OpenOffice, cambiare
          voci del menu, skin e icone, modificare qualcosa,
          e venderlo nel rispetto della GPL. Con le mie
          modifiche ho creato un software originale, alla
          GPL compete definire limiti a cosa ci posso fare
          e come lo posso distribuire, ma è originale,
          anche dal punto di vista del senso
          comune.Quindi se io cambio la cornice ad un quadro di Matisse, è un'opera originale? Il problema della legge italiana è che considera un prodotto software originale in base all'aspetto esteriore. Ovvero due software, con lo stesso identico codice ma due interfacce grafiche diverse, sono considerati due prodotti diversi. Per quanto riguarda la questione Open Office:1- non puoi rivenderlo, perchè la GPL te lo proibisce esplicitamente2- cioè tu ritieni buon senso il fatto che se io cambio interfaccia grafica ad un programma, e SOLO QUELLA, questo diventi un software originale, anche se a parte l'interfaccia grafica, non ho cambiato una riga che sia una di codice? Qui siamo nel paradosso. Secondo questa cosa che hai detto, io potrei prendere un libro (facciamo Terra! di Benni), cambiarne l'aspetto grafico, lasciare intatto il testo, e poi sbandierarlo come opera originale. Bello. Quasi quasi lo faccio.---Blackstorm
          • Gatto Selvaggio scrive:
            Re: Non mi pare che dica quello

            1- non puoi rivenderlo, perchè la GPL te lo
            proibisce esplicitamenteCi sono aziende che lo fanno. C'era un post su PI qualche tempo fa. A quanto pare puoi rimpacchettarlo, cambiargli il nome e rivenderlo, purché sia menzionato che si tratta di Open Office e che è soggetto alla licenza GPL.
            io potrei prendere un libro [...]Originale non è sinonimo di lecito.Posso scrivere un libro ispirato ai Promessi Sposi che va a finire in un altro modo, o che ha altri personaggi. Quel che ottengo è un'opera originale.Posso scrivere una canzone molto simile a una esistente. È un'opera originale e quel che faccio si chiama plagio.Posso scrivere fumetti Disney porno. Creo un'opera originale e verrò perseguito dalla Disney.Nel senso menzionato 'originale' è distinto da 'copia' e comprende ogni tipo di rielaborazione, non significa originale nel significato comune di opera nuova tutta farina del tuo sacco.L'equivoco nasce dal comune significato del termine.Un fork crea un'opera originale.Se prendi un programma e ne cambi una virgola hai un programma originale, nel senso che è un nuovo programma - non una copia del primo - soggetto alla legge sul diritto d'autore, la quale dirà che si tratta di un plagio, se il programma di partenza è protetto da diritto d'autore.
  • Anonimo scrive:
    NON SI PARLA DI COPYRIGHT !
    Nell'articolo, alquanto confuso, non si parla di violazione di copyright.Semplicemente la società 'Alfa' pensava di aver ottenuto un programma scritto apposta interamente per lei (per questo 'originale'...), solo che poi ha scoperto che il software era stato ottenuto modificando programmi (evidentemente già di proprietà di 'Beta') o algoritmi esistenti. E che poi è stato in seguito venduto anche ad un'altra società concorrente di 'Alfa'.In questo contesto il termine 'originale' non vuol dire assolutamente nulla, visto che normalmente in un programma è prassi comune reimpiegare parte del codice. Questo è ben noto da qualsiasi ragazzino che ha imparato a scrivere un programmino di poche righe. Ma evidentemente la società 'Alfa' ha preferito farselo dire da un giudice (a costo molto più alto...).Se poi voleva la prerogativa sul codice prodotto avrebbe semplicemente dovuto acquistare il copyright sul sorgente...Magari 'Beta' ha venduto fumo, ma di certo 'Alfa' ha peccato di ingenuità, almeno fino a quando non dimostra una violazione di copyright, e faccio nuovamente notare che nell'articolo non se ne parla.La sentenza quindi mi sembra ineccepibile.
    • Anonimo scrive:
      Re: NON SI PARLA DI COPYRIGHT !
      Concordo pienamente.La discussione riportata sembra vertere sull'esistenza di differenze, e quindi la presenza di originalita', tra due programmi destinati al medesimo uso; ad esempio Microsoft Word ed OpenOffice Writer: entrambi svolgono la medesima funzione, ma con differenze tali da essere due prodotti distintamente originali.Probabilmente la societa' fornitrice ha dato in licenza una versione modificata di un proprio prodotto...proprio come fanno *tutte* le societa' informatiche del mondo.Addirittura nei richiami fatti della sentenza mai si fa cenno alla "copia" di alcunche'. Probabilmente l'autore avrebbe dovuto documentarsi meglio.
      • Anonimo scrive:
        Re: NON SI PARLA DI COPYRIGHT !
        - Scritto da:
        Concordo pienamente.

        La discussione riportata sembra vertere
        sull'esistenza di differenze, e quindi la
        presenza di originalita', tra due programmi
        destinati al medesimo uso; ad esempio Microsoft
        Word ed OpenOffice Writer: entrambi svolgono la
        medesima funzione, ma con differenze tali da
        essere due prodotti distintamente
        originali.

        Probabilmente la societa' fornitrice ha dato in
        licenza una versione modificata di un proprio
        prodotto...proprio come fanno *tutte* le societa'
        informatiche del
        mondo.

        Addirittura nei richiami fatti della sentenza mai
        si fa cenno alla "copia" di alcunche'.
        Probabilmente l'autore avrebbe dovuto
        documentarsi
        meglio.Adesso pretendi troppo dallo scriba di consulenteinformatico.it, addirittura documentarsi meglio e perfino comprendere ciò che legge.
  • Anonimo scrive:
    C'era di mezzo un petrolchimico
    Che vi credevate?Il petrolchimico ha la precedenza sulla "piccola" software house.Fosse stata una SAP, Microsoft, IBM, Oracle non so come sarebbe finita, ma di certo in Itaglia comandano banche, petrolieri e case farmaceutiche, soprattutto se americani.
    • Anonimo scrive:
      Re: C'era di mezzo un petrolchimico
      - Scritto da:
      Che vi credevate?

      Il petrolchimico ha la precedenza sulla "piccola"
      software
      house.
      Fosse stata una SAP, Microsoft, IBM, Oracle non
      so come sarebbe finita, ma di certo in Itaglia
      comandano banche, petrolieri e case
      farmaceutiche, soprattutto se
      americani.
      Già! Il denaro è al di sopra di tutto, anche della legge. Meno male che la legge dovrebbe essere uguale per tutti, invece lo è solo per i pari grado (se si è fortunati).
      • Anonimo scrive:
        Re: C'era di mezzo un petrolchimico
        veramente però il petrolchimico ha perso la causa in tutti i tre gradi di giudizio...
        • Anonimo scrive:
          Re: C'era di mezzo un petrolchimico
          - Scritto da:
          veramente però il petrolchimico ha perso la causa
          in tutti i tre gradi di
          giudizio...Appunto, questo semmai e' uno dei casi in cui Davide ha battuto Golia.
  • Anonimo scrive:
    LINUX SCONFITTO DA SE STESSO
    adesso ci saranno migliaia di distro chiamate taddeo capuri e figlio srl - Linux Pizza 2007 XPah ah la rivincita degli sparagestional VB
    • Anonimo scrive:
      Re: LINUX SCONFITTO DA SE STESSO
      Ahahah che commento stupido!Linux già permette ampiamente tutto ciò e nel suo caso non è un male. Le numerose distribuzioni hanno giovato alla sua diffusione e la morte di alcune o la sopravvivenza è stata una cosa fisiologica...Semmai dovranno piangere gli sparagestionaliVB perché gli si può copiare pari pari un software ed un'idea e farla franca cambiando un pixel o una voce di menu.
    • Anonimo scrive:
      Re: LINUX SCONFITTO DA SE STESSO
      Perche' fino ad oggi non potevi forse farlo?
  • Anonimo scrive:
    Anche i DVD dei marocchini sono original
    Cambia la destinazione d'uso: film originale al cinema, film "copiato" a casa.Basta cambiare una "virgola" per avere un prodotto "originale": Il disco non è argentato, il case non è quello standard dei DVD, la copertina porta scritto "Fac Simile" e dimenticavo dentro non ci sono pubblicità.Voglio rigirare la cosa sul software ?Prendiamo un Software craccato da qualche team ed all'avvio avremo una simpatica intro che nel prodotto originale non esiste, quindi ecco un nuovo programma originale !
    • Anonimo scrive:
      Re: Anche i DVD dei marocchini sono orig
      - Scritto da:
      Cambia la destinazione d'uso: film originale al
      cinema, film "copiato" a
      casa.

      Basta cambiare una "virgola" per avere un
      prodotto "originale": Il disco non è argentato,
      il case non è quello standard dei DVD, la
      copertina porta scritto "Fac Simile" e
      dimenticavo dentro non ci sono
      pubblicità.

      Voglio rigirare la cosa sul software ?

      Prendiamo un Software craccato da qualche team ed
      all'avvio avremo una simpatica intro che nel
      prodotto originale non esiste, quindi ecco un
      nuovo programma originale
      !Lo stesso dicasi se viene rippato un brano musicale da CD e codificato in mp3: la sequenza dei bit è completamente diversa, ergo si tratta di un nuovo originale.
  • Anonimo scrive:
    Sulla base di questa sentenza
    un software crackato per mezzo di una patch che altera alcune delle sue funzionalità, come la data di scadenza o il blocco di alcune funzioni o il riconoscimento di una chiave registrata, dovrebbe essere considerato non solo software originale, ma perfino tutelato dal diritto d' autore.Sopratutto alla luce del fatto che retroingegnerizzando il software patchato ben difficilmente si potrà ottenere un originale licenziato.
    • Anonimo scrive:
      Re: Sulla base di questa sentenza

      Sopratutto alla luce del fatto che
      retroingegnerizzando il software patchato ben
      difficilmente si potrà ottenere un originale
      licenziato.
      Ricorda che il reverse engineering secondo l'EUCD è REATO.
      • Anonimo scrive:
        Re: Sulla base di questa sentenza
        E se la persona che opera la modifica al programma fosse diversa da quella che fa reverse engineering?Del tipo, se su internet trovi scritto "per attivare questo programma devi modificare i byte agli offset X, Y e Z con dei NOP" ("conoscenza pregressa"), tu pigli il tuo editor esadecimale (codice macchina == assembler == linguaggio di programmazione) e fai a mano la modifica... che succede?Una modifica microscopica che rende il programma addirittura originale... che scompiscio!
    • Anonimo scrive:
      Re: Sulla base di questa sentenza
      E' una delle prime cose che mi sono venute in mente.Fantastico, hanno appena trovato la strada giusta per rapare a zero il software illegale.
    • AnyFile scrive:
      Re: Sulla base di questa sentenza
      Presumo che la sentenza sia nell'ipotesi che la societa' Alfa avesse tutto i diritti di accedere al codice. Anzi l'articolo inizialmente non parla di codice. La questione di originalita' si pone anche sugli scopi e sul metodo utilizzato. Uno puo' fare un programma che usi uno stesso metodo riscrivendo il codice. L'articolo su questo fa un po' di confusione e sarebbe interessante sapere se la questione e' che sia stato copiato integralmente il codice e cambiata solo una virgola oppure se la questione e' sul metodo o sulle finalita' che si prefigge il software.Anche perche' come farebbe la societa' Alfa a conoscere il codice. Come e' prassi nei software proprietari di cui viene venduta solo una licenza d'uso, il codice non viene mica rivelato.
  • Anonimo scrive:
    giudici dementi
    in italia dilaga la demenza tra i giudici, speriamo tutti di non doverne mai incontrare uno....
    • riddler scrive:
      Re: giudici dementi
      Questa sentenza e' veramente gravissima :s
    • Anonimo scrive:
      Re: giudici dementi? forse estremi.
      Un attimo, aspettate, se ne può parlare, la cosa di per se non è stupida come sembra.La prima cosa a cui ho pensato è il ripping di brani audio noti, per farne nuove opere, mixandoli.La teoria che sta dietro a un brano musicale:l'armonia, lo stile, e cosi via sono not5i o comunque potenzialmente disponibili, o comunque se studio bach per 5 anni dopo anche se non mi intendo di musica potrei prendere una fuga (di bach) e muturla.Ora nel punto in cui dice:[quote]a patto che residui un qualcosa diverso e nuovo che non comporti esatta riproduzione del programma originario.[/quote]La definizione è labile poiche credo che parlando di software (qualcosa di inconsistente e volatile) sia gia difficile definireconfini netti e muoversi su di essi con disinvoltura.Magari la differenza di una virgola è un po eccessivo ma la cosa in se nn mi pare stupida.Certo estrema.Prendo windows, faccio un reverse enginneering, ci lavoro 2 anni cambio un po qua e un po la e lo rimetto in commercio come software open!!!Yaggdrasill
    • Anonimo scrive:
      Re: giudici dementi
      La demenza dovuta all'ignoranza e alla superficialità con cui si leggono cose complesse è una piaga ahimè di pari grado. E purtroppo vedere certi giudizi su sentenze che mi paiono impeccabili pronunciati non da un anonimo lettore che definisce dementi persone che vantano un patrimonio scientifico e professionale che molto probabilmente lui non raggiungerebbe neanche in un millennio di studio matto e disperatissimo ma da un avvocato con tanto di sito Internet desta maggiori preoccupazioni.Il dott. D'Agostini infatti mette in bocca alla Cassazione cose che la Cassazione non dice. La Cassazione infatti ha semplicemente detto che se la piattaforma di base di vari software è la stessa e costituisce patrimonio comune a tutti sfruttarla non costituisce plagio se il prodotto ha sufficienti caratteristiche di originalità. La qual cosa mi pare francamente la palissiana e non riesco ad intendere donde escano tutte le conclusioni cui il D'Agostini arriva. Non dico altro, ho letto anche il testo sul sito dello studio legale Fediani che contiene deliri simili, mi limiti a sottolineare che la Cassazione s'è mossa nello stesso senso della perizia di un tecnico e delle conclusioni del Tribunale e della Corte d'Appello... Prima di parlare meditate.
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