La crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente è grave a tal punto che la Commissione europea starebbe chiedendo agli stati membri di consumare meno energia, soprattutto nel settore dei trasporti. È quanto riporta POLITICO, sulla base di un documento riservato finito nelle mani della redazione. Utilizzare il condizionale è d’obbligo fino a un annuncio ufficiale.
L’Europa chiede di consumare meno energia
Dan Jørgensen, commissario per l’energia, si sarebbe messo in contatto con i ministri responsabili dei singoli paesi (inclusa l’Italia), invocando una riduzione nell’utilizzo di petrolio e gas, attuando tutte le procedure necessarie in vista di una prolungata interruzione delle forniture. Il rischio concreto è quello di passare dalla situazione attuale, già difficile, a un vero e proprio blocco degli approvvigionamenti.
Al momento non sarebbero previste imposizioni, ma è fortemente consigliata l’adozione di misure volontarie, come già detto con un’attenzione particolare nel settore dei trasporti che per natura richiede parecchia energia.
È possibile una stretta sugli spostamenti
Cosa comporterà per i cittadini? È troppo presto per dirlo, ma non è da escludere che il governo possa chiedere di spostarsi meno, in auto così come con altri mezzi privati o pubblici. Sta già accadendo in alcuni paesi asiatici. È previsto per oggi un meeting di tutti i ministri europei in cui discutere la crisi attuale ed eventuali iniziative da intraprendere.
Oltre il 40% dei carburanti che alimentano il settore dei trasporti europeo proviene dall’area del Golfo tenuta in ostaggio dalla guerra in Iran. Il vecchio continente rischia di pagare il prezzo del conflitto voluto da Stati Uniti e Israele, ormai esteso a buona parte del Medio Oriente. Anzi, lo sta già facendo, considerando i rincari registrati per benzina, diesel e bollette. Queste le parole di Jørgensen.
Gli stati membri dovrebbero astenersi dall’adottare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue.
Ritornano le domeniche a piedi?
Il nostro paese ha vissuto qualcosa di molto simile nella prima metà degli anni ’70, in concomitanza con la crisi del petrolio. Allora il primo ministro Mariano Rumor decise di imporre un piano nazionale di austerity con misure come le cosiddette domeniche a piedi oltre al taglio dell’illuminazione stradale.
A disincentivare l’utilizzo dell’auto fu anche un forte aumento per i prezzi dei carburanti. Sappiamo che il taglio delle accise deciso nelle scorse settimane avrà effetto solo fino al 7 aprile. È solo una coincidenza, sia chiaro.