Pavel Durov, fondatore e numero uno di Telegram, è sotto inchiesta penale in Russia con l’accusa di aver favorito attività terroristiche. La motivazione non è difficile da immaginare: l’applicazione sarebbe stata usata dall’Ucraina (e da altre forze occidentali) come strumento di intelligence, per comunicare ed eventualmente per coordinare attacchi sul territorio nazionale.
Telegram e Russia: Durov accusato di terrorismo
Ricordiamo che Mosca ha imposto il ban del servizio nel paese un paio di settimane fa, riservando la stessa sorte anche a WhatsApp. L’obiettivo non dichiarato è quello di spingere la popolazione a utilizzare un’alternativa sviluppata internamente, Max. A differenza delle due citate in precedenza è priva di qualsiasi forma di crittografia e di conseguenza più semplice da monitorare e da intercettare.
Non tutti al Cremlino e tra i sostenitori della Federazione hanno accolto positivamente la notizia. Lo stesso esercito russo sta usando da tempo Telegram per coordinare le proprie azioni al fronte, ad esempio per distribuire avvisi a proposito di imminenti attacchi messi a segno con i droni in territorio ucraino, così che i soldati possano mettersi al sicuro. Lo stesso Vladimir Putin lo ha fatto per interagire con i media, attraverso un canale ufficiale.

L’app nelle mani della NATO e di Kiev
Ciò nonostante, la Russia accusa Telegram di essere diventato uno strumento nelle mani della NATO e dei servizi segreti di Kiev. Il quotidiano ufficiale di stato Rossiiskaya Gazeta afferma che l’app è impiegata per intercettare dati di geolocalizzazione, vendere informazioni segrete e intimidire i soldati e le loro famiglie
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Tornando a Durov, non si è pronunciato sull’accusa che gli è stata rivolta. Riguardo al blocco dell’applicazione, ha però parlato di una mossa finalizzata solo a imporre sorveglianza e censura. Nato nel paese, lo ha lasciato dopo che il Cremlino ha fatto pressioni perché vendesse la sua quota del social network VK, il più diffuso tra la popolazione.
RUNet è un’idea che pian piano prende vita
Il graduale distacco della Russia dal resto del mondo online è un processo che si osserva da ben prima che iniziasse l’invasione dell’Ucraina. Già nel 2019, Putin ha firmato una legge che permette in qualsiasi momento di disconnettere i cittadini da internet, confinandoli in RUNet, una rete sovrana controllata direttamente dalle autorità di Mosca.