eBay, respinto anche l'appello di Tiffany

La Corte Suprema non ha ritenuto ci fossero le motivazioni per proseguire la controversia sull'eventuale violazione del marchio di gioielli in un nuovo grado di giudizio
La Corte Suprema non ha ritenuto ci fossero le motivazioni per proseguire la controversia sull'eventuale violazione del marchio di gioielli in un nuovo grado di giudizio

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’appello depositato da Tiffany nella causa da lei aperta con la denuncia per violazione di marchio contro eBay .

Il marchio di gioielli Tiffany & Co voleva che il negozio online fosse ritenuto responsabile dei prodotti contraffatti messi in vendita dai suoi utenti: i giudici di primo e secondo grado hanno tuttavia rilevato che da parte di eBay, in quanto semplice intermediario , non vi è responsabilità fintantoché si impegna a rimuovere le imitazioni una volta identificate dagli interessati ( azione per cui impiega , d’altronde, già centinaia di impiegati).

La Corte Suprema ha respinto l’ulteriore richiesta di appello non adducendo commenti ulteriori: non ha ritenuto sufficienti le motivazioni di Tiffany, secondo cui il caso era importante per affrontare la questione della tutela del marchio nell’era di Internet.

Mentre, dunque, in Europa la questione rimane controversa (eBay si è vista dare ragione nel Regno Unito , mentre è stata condannata in Francia nei casi che la vedevano contrapposta a Louis Vuitton e Hermès ) negli Stati Uniti la giurisprudenza sembra aver preso una piega chiara: fintantoché non sarà il legislatore a cambiare (eventualmente) le norme a tutela dei marchi, gli intermediari non potranno essere ritenuti responsabili delle violazioni perpetrate da terzi se adottano adeguate misure ex post quando casi di contraffazioni vengono sottoposti dagli interessati.

Claudio Tamburrino

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