C’era da aspettartelo: è arrivato il richiamo formale dell’Autorità rivolto ai media. Il Garante Privacy ha pubblicato un comunicato rivolto alla stampa, invitando gli addetti ai lavori a rispettare il principio di essenzialità dell’informazione
nel trattare la vicenda relativa al giro di prostituzione scoperto a Milano che coinvolge, tra gli altri, alcuni calciatori di Serie A.
L’Autorità sul giro di prostituzione a Milano
Sono molte le testate che hanno mandato online e in onda articoli e servizi facendo nomi e cognomi dei professionisti implicati. Dopotutto, l’occasione è ghiotta: sbattere in homepage, in prima pagina sul cartaceo o nei servizi al TG i volti di chi scende in campo ogni settimana è la via d’accesso più breve per ottenere click e audience, per monetizzare. Scrivere e parlare di un atleta non solo per le sue performance sportive, ma per quanto fa nella vita privata, è da sempre una calamita incredibilmente efficace per chi è attratto dal gossip.
Il Garante Privacy riconosce il legittimo esercizio del diritto-dovere del giornalista di informare su casi di interesse pubblico
, ricordando però che la diffusione di dati personali deve essere limitata a quanto strettamente indispensabile per la comprensione dei fatti di cronaca, evitando riferimenti eccedenti o non pertinenti
. Tradotto: è un dovere deontologico evitare di puntare i riflettori su chi non è oggetto d’indagine, anche se coinvolto e se si tratta di un personaggio noto al pubblico.
Questo è l’appello dell’Autorità. Era dovuto? Sì. Sarà ascoltato? No. È sufficiente fare un giro sulle homepage dei più importanti siti di informazioni nazionali o in edicola per trovarli, quei nomi e cognomi, quasi fosse la distinta per l’appello prepartita di un arbitro. È una storia già vista, la stessa dinamica di sempre: il caso Garlasco, quello Raoul Bova, le rivelazioni di Fabrizio Corona e ora i calciatori nel giro delle escort di lusso.