Facebook, guerra ai like fasulli

Si intensificano gli sforzi per rimuovere quei mi piace generati in automatico attraverso malware e bot. Il sito in blu vuole tutelare le identità reali per evitare che le pagine siano pompate in maniera fraudolenta
Si intensificano gli sforzi per rimuovere quei mi piace generati in automatico attraverso malware e bot. Il sito in blu vuole tutelare le identità reali per evitare che le pagine siano pompate in maniera fraudolenta

Quello dei falsi like è un problema che attanaglia da tempo i responsabili di Facebook. Numerose pagine in blu vengono infatti pompate dai mi piace prodotti in automatico dai sempre insidiosi signori dello spam online, armati di strumenti per la moltiplicazione di pollici fraudolenti sugli spazi dedicati a marchi o piattaforme web .

Nel continuo tentativo di proteggere le identità reali, gli stessi tecnici del gigantesco social network hanno annunciato una nuova tecnologia per la rimozione automatica dei like fasulli. Uno specifico algoritmo che faciliterà l’eliminazione dei mi piace generati da malware o pericolose campagne di likejacking .

Con un post pubblicato dal security team , Facebook intensifica la guerra alla proliferazione di click per aumentare indebitamente la popolarità delle pagine. Assicurando allo stesso tempo che nessuna attività di compravendita dei mi piace è permessa sulla piattaforma social . “In media, meno dell’1 per cento di like su ciascuna pagina verrà rimosso”, si legge.

Sforzi che serviranno a tutelare l’integrità del sito in blu, rassicurando utenti e inserzionisti sulla presenza di mi piace legati a reali identità digitali. Le pagine di marchi e prodotti saranno dunque popolate dai soli profili davvero interessati, e dunque non dai bot sfruttati in violazione dei termini di servizio.

I legali di Facebook si erano già scagliati contro la società del Delaware Adscend Media, accusata di aver guadagnato più di 1 milione di dollari con una serie di pagine fraudolente per la presunta visione di contenuti incredibili. Gli stessi vertici di Adscend Media avevano trovato un accordo, versando oltre 100mila dollari in spese processuali.

Mauro Vecchio

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04 09 2012
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