Facebook, pensare prima di postare

I social network sono un pessimo canale da sfruttare per scagliarsi contro il proprio datore di lavoro e contro i propri clienti. Il licenziamento è dietro l'angolo
I social network sono un pessimo canale da sfruttare per scagliarsi contro il proprio datore di lavoro e contro i propri clienti. Il licenziamento è dietro l'angolo

Hanno dato in pasto a Facebook dettagli poco rassicuranti su Virgin Atlantic, hanno offuscato la reputazione dei loro datori di lavoro, hanno inscatolato in uno stereotipo l’utenza della compagnia aerea: sono stati licenziati.

Virgin Atlantic Sono 13 i membri del personale di Virgin Atlantic ad aver dato voce su Facebook alla propria avversione contro l’azienda che gli dava da vivere: hanno rivelato che i motori di un velivolo che fa base a Gatwick sono stati sostituiti quattro volte in un anno, hanno illustrato con dovizia di particolari la fauna che popola gli aerei della compagnia, definendo tamarri i viaggiatori che devono accudire quotidianamente e facendo esplicito riferimento a scarafaggi che si aggirerebbero nelle cabine.

Virgin ha immediatamente avviato le indagini per rintracciare i partecipanti della discussione: non è dato sapere se siano stati coinvolti intermediari, certo è che i membri del personale di bordo sono stati licenziati per aver tenuto un “comportamento inappropriato”. Non hanno semplicemente espresso un parere, non hanno semplicemente affidato alla rete un’opinione perché i potenziali utenti potessero scegliere con oculatezza la compagnia con cui volare: a detta di Virgin Atlantic i 13 dipendenti hanno attentato alla reputazione dell’azienda , hanno insinuato che volare con Virgin è un rischio per la sicurezza e una rinuncia alla norme igieniche, hanno affibbiato ai suoi utenti un’etichetta in cui non tutti potrebbero riconoscersi. Per questo motivo, e per essersi incautamente affidati ad un canale offerto dalla rete, sul loro capo pende un imminente licenziamento.

“Ci sono tempi e occasioni per usare Facebook – ha spiegato un portavoce dell’azienda – ma non c’è giustificazione perché lo staff di una azienda lo utilizzi come una cassa di risonanza per criticare gli stessi passeggeri che pagano loro lo stipendio”. Certe affermazioni e certe rimostranze, sottolinea il portavoce, non vanno riversate in rete ma segnalate all’azienda affinché provveda a rimediare: “abbiamo numerosi canali nei quali il nostro staff può fornire il proprio feedback riguardo a questioni interne”.

Si è già proceduto alla rimozione dei messaggi incriminati, entro breve i dipendenti dovranno trovare altre fonti di sostentamento. Nonostante siano in molti a ricordare la validità della ricetta che prescrive di pensare prima di postare, sono altrettanti i casi di dipendenti traditi dalla fulminea concatenazione di pensiero e azione che l’informalità dei social network sembra innescare. Succede a insegnanti traditi dall’affievolirsi delle convenzioni sociali nelle relazioni mediate dalla rete, succede a dipendenti che non si sono ancora resi conto del fatto che i loro datori di lavoro pattugliano la rete per valutare i comportamenti della forza lavoro e per valutare l’immagine che questi comportamenti riverberano su di loro.

Dal controllo alla proibizione il passo è breve: ci sono istituzioni che sconsigliano ai lavoratori di riversare i propri pensieri nei social network, ci sono aziende che vietano esplicitamente ai propri dipendenti di partecipare alla conversazione che si intesse in rete. Non si sono ancora resi conto del fatto che i mezzi di comunicazione disponibili online consentono di consolidare team di colleghi e di manifestare in rete la presenza di un’azienda trasparente. Ammesso che questa trasparenza sia gestita in maniera opportuna .

Gaia Bottà

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02 11 2008
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