Le notifiche per i genitori erano già comparse su Instagram all’inizio dell’anno. Ora Meta le porta anche su Facebook, per gli adolescenti con un account supervisionato da un adulto. E aggiunge un terreno nuovo, le conversazioni con Meta AI, l’assistente che l’azienda ha infilato un po’ ovunque, come il prezzemolo.
Account teen su Facebook: come funzionano le notifiche ai genitori su ricerche e chat con Meta AI
I casi sono due. Se un ragazzo cerca contenuti legati ad autolesionismo e suicidio ripetutamente in un lasso di tempo breve, il genitore riceve un avviso. Succede lo stesso se parla con Meta AI in un modo che lasci pensare a un rischio di suicidio o autolesionismo.
Ripetutamente, quanto? Mistero. Qui la trasparenza di Meta va in vacanza. I criteri esatti restano volutamente sfocati, e le parole “ripetutamente” e “breve periodo” fanno il lavoro di un’etichetta senza ingredienti. L’azienda aveva spiegato in passato di aver scelto una soglia che richiede alcune ricerche ravvicinate, peccando semmai di prudenza, ma cercando anche di non inondare le famiglie di falsi allarmi.
È un equilibrio difficile. Una notifica di troppo trasforma un sistema di protezione in un rumore di fondo che si impara a ignorare. Una di meno può costare molto di più. Difficile capire dov’è il confine.
Cosa riceve il genitore, e cosa no
Superata la soglia, l’avviso arriva per SMS, email o WhatsApp, più una notifica push nell’app del genitore. Non è un dossier. Niente parole cercate, niente stralci di conversazione con il chatbot, il messaggio non svela i dettagli.
Quello che offre è un invito a parlare con il figlio, insieme a risorse e contatti di linee di aiuto. Il resto tocca a chi sta dall’altra parte dello schermo, cioè a un adulto che deve trovare le parole giuste senza avere nemmeno un indizio su cosa dire.
Gli account per gli adolescenti
Questa novità non nasce dal nulla. Fa parte della spinta di Meta per convincere gli adolescenti a passare ai cosiddetti “teen account“, profili supervisionati dai genitori che danno agli adulti più controllo sulle impostazioni di privacy. Gli stessi account dovrebbero anche limitare i contenuti sensibili, compresi i post legati all’autolesionismo, e restringere i contatti con gli adulti.