Nei giorni scorsi iliad ha lanciato una campagna promozionale con una testimonial che non è passata inosservata: Megan Gale. Chi all’inizio del millennio aveva già tra le mani un telefonino non faticherà a ricordarla come volto delle pubblicità Omnitel e Vodafone. A qualcuno questo ritorno non è piaciuto e ora minaccia di ricorrere a vie legali.
Lo spot di iliad con Megan Gale e la lettera di Fastweb
Benedetto Levi, CEO di iliad, ha condiviso su LinkedIn la lettera ricevuta da Fastweb, che all’inizio dell’anno ha definitivamente incorporato Vodafone Italia. Si apre riconoscendo il valore evocativo del personaggio, molto forte presso il target di riferimento
. Che poi, guarda caso, sarebbe proprio il motivo per cui l’attrice e modella è stata scelta per il nuovo spot. Prosegue citando alcune frasi pronunciate da chi la vede camminare per le vie di Milano
, riconosciuta dalla gente come protagonista di un’altra pubblicità
: Megan, cosa ci fai in questo spot?
, Ho deciso di cambiare
, Eh sì, è passata in iliad anche lei
. Il dito è poi puntato contro la scelta dell’abbigliamento: Peraltro, Megan Gale è vestita di rosso, il colore che identifica Vodafone sin dal suo uso nel mercato italiano a partire dal 2003
.

Fastweb cita la possibile violazione di numerose norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e del codice civile
, poiché realizza infatti un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale Vodafone, oggi Fastweb
, con effetti denigratori nei confronti del marchio
, abbandonato persino dalla sua storica testimonial
. Anche se purtroppo non ci è mai successo, comprendiamo bene che essere lasciati da una come Megan possa spezzare il cuore.
La lettera va avanti chiamando in causa una comparazione meramente suggestiva fra Vodafone e iliad a tutto vantaggio di quest’ultima
. Va detto che non c’è mai alcun riferimento diretto a Vodafone, né un confronto tra le tariffe dei due operatori. Insomma, che fosse una frecciatina alla concorrenza l’abbiamo capito tutti dal primo frame, ma ce n’è abbastanza per chiedere l’immediata cessazione della diffusine della campagna
?
Ciò che sta già avvenendo è il più classico effetto boomerang (o effetto Streisand): più si cerca di affondare un contenuto, in questo caso un messaggio pubblicitario, più gli si dà rilievo. Basta dare un’occhiata ai profili social di Gale per capire quanto la mossa sia stata efficace.