FIEG rispolvera l'ipotesi Google Tax

Dopo Germania e Spagna, anche gli editori italiani cercano di far pressione per far pagare a Google il link ai loro contenuti. Il Belpaese seguirà invece la strada francese?
Dopo Germania e Spagna, anche gli editori italiani cercano di far pressione per far pagare a Google il link ai loro contenuti. Il Belpaese seguirà invece la strada francese?

Il presidente FIEG Maurizio Costa torna ad attaccare Google. In un’ intervista rilascia a La Repubblica Costa dice che Google dovrebbe pagare le tasse sul fatturato che realizza in Italia e che tali fondi dovrebbero essere destinati per la realizzazione di infrastrutture tecnologiche e digitali, come la banda larga e il WiFi : l’interesse, insomma, non è solo degli editori che si ritrovano a dover competere con l’offerta di Google (o almeno dall’idea degli editori che vedono in Google News un competitor), ma della collettività che sarebbe defraudata.

Nonostante l’esperienza tedesca abbia dimostrato ai giornali locali che hanno più bisogno loro di Google che viceversa, inoltre, il vertice degli editori italiani continua a chiedere che la legge imponga a Google di pagare “il giusto” per “l’utilizzo dei contenuti editoriali di proprietà di altri”. E continua: “È ora che questo gigante, come qualsiasi aggregatore di notizie di Internet, riconosca il diritto d’autore per gli articoli, le foto, i video linkabili da Google News” dice, infilando nel calderone anche la proprietà intellettuale degli articoli che non viene certo intaccata dalla pubblicazione del semplice titolo o del link, e dimenticando quanto in realtà il lavoro degli aggregatori di notizie faccia gioco ai giornali stessi, che possono trovare una vetrina per i propri prodotti .

D’altra parte Costa sente di avere dalla sua parte la politica: “In Parlamento la discussione è aperta. E tutte le autorità di garanzia del Paese hanno piena coscienza di quanto sia importante intervenire”. L’auspicio è una norma analoga a quella appena approvata in Spagna , e immediata arriva la sponda dell’onorevole Boccia che già si era fatto paladino del provvedimento poi affossato dal Governo Renzi denominato Google Tax: “Se il governo vuole, la Google tax si fa in un attimo – ha dichiarato l’onorevole a CorCom – Da molte parti mi viene chiesto di ripresentare la proposta, ma questa volta non lo faccio, perché tocca al governo decidere”. E poi ha aggiunto: “La cosa più seria sarebbe fare la norma quadro che disciplina tutto, così come ho sempre proposto io, dal commercio elettronico alla raccolta pubblicitaria, dalla musica al cinema”.

Nonostante l’iter della cosiddetta Google Tax sia stato lungo e travagliato in Italia, tanto che al momento tale proposta appare tramontata, tra le novità introdotte con il pacchetto normativo intitolato Destinazione Italia figurano comunque diverse modifiche atte ad aiutare l’editoria, tra cui proprio disposizioni di “tutela del diritto d’autore quale strumento per la soluzione delle controversie derivanti dall’utilizzo dei contenuti giornalistici da parte dei motori di ricerca o di aggregatori di notizie”. Le stesse che ha già introdotto il legislatore tedesco e su cui sta lavorando anche quello spagnolo.

Per il resto nell’intervista di Costa vige un po’ di confusione sul tema: il presidente chiede chiarezza sul fatturato Google (quando, su pressione di AGCOM, questo è già stato divulgato ) e non parla, per esempio, né dell’esperienza tedesca finita con gli editori tornati con la coda fra le gambe tra le braccia di Google, né quella spagnola dove la nuova legge è circondata dalle polemiche. Al contrario viene citata la Francia, di cui si critica tuttavia la soluzione con la quale si è previsto un pagamento una tantum da parte di Mountain View a favore degli editori come rimborso per i contenuti utilizzati/citati dai suoi servizi.

Claudio Tamburrino

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