Geoblocking e videogame: l'Europa sul caso Valve

Valve (la software house che gestisce la piattaforma Steam) e cinque publisher nel mirino della Commissione Europea per le pratiche di geoblocking.

Geoblocking e videogame: l'Europa sul caso Valve

L’Europa ha compiuto nel mese di dicembre un passo in avanti significativo nel percorso di creazione del cosiddetto Mercato Unico Digitale, con l’introduzione di un nuovo regolamento che prevede per tutti i cittadini del vecchio continente la possibilità di fare acquisti in uno qualsiasi degli stati membri senza limitazioni dettate dai confini territoriali. In altre parole, una spallata decisiva al geoblocking.

Oggi la Commissione Europea torna sul tema, focalizzando l’attenzione sul settore dei videogiochi, con una comunicazione degli addebiti indirizzata a Valve e ad altri cinque publisher impegnati nel segmento dei titoli destinati ai PC: si tratta di Bandai Namco, Capcom, Focus Home, Koch Media e ZeniMax.

Valve-Steam: videogame e geoblocking

Valve è la software house che gestisce la piattaforma Steam, la più nota e utilizzata al mondo per l’acquisto di videogame destinati ai sistemi operativi Windows, macOS e Linux. La comunicazione riguarda le misure attuate al fine di impedire o rendere difficoltoso l’acquisto dei giochi beneficiando delle offerte praticate in paesi membri dell’Unione differenti da quello in cui si trova l’utente. Un comportamento ritenuto in violazione della normativa vigente citata in apertura. Queste le parole del Commissario Margrethe Vestager.

In un vero Mercato Unico Digitale, i consumatori europei dovrebbero avere il diritto di acquistare e giocare i videogame di loro scelta in modo indipendentemente da dove vivono all’interno dell’Unione Europea. Ai consumatori non dovrebbe essere impedito acquistare liberamente negli stati membri trovando il miglior affare disponibile.

Il catalogo di giochi per PC proposto dalla piattaforma Steam di Valve

La palla passa ora nelle mani dei soggetti interessati, chiamati a dettagliare la loro posizione e a fornire spiegazioni in merito alla condotta che ha attirato l’attenzione della Commissione.

Valve e cinque publisher di videogiochi per PC ora hanno la possibilità di replicare alle nostre preoccupazioni.

Chiavi di attivazione e blocchi

Valve, attraverso il negozio digitale Steam, commercializza i titoli provenienti dal catalogo dei cinque publisher, distribuendo loro al tempo stesso le chiavi di attivazione poi fornite all’acquirente e necessarie per l’esecuzione dei titoli, anche se comprati da altre piattaforme o su supporto fisico. Una volta inserito il disco nel computer, infatti, prima o dopo l’installazione, viene chiesto di digitare il codice per autenticare la copia.

Questo avverrebbe in seguito alla sottoscrizione di accordi bilaterali tra Valve e i publisher, impedendo di fatto ai consumatori di acquistare i giochi da paesi europei differenti rispetto a quello in cui si trovano. L’indagine della Commissione ha dunque l’obiettivo di far luce su due questioni:

  • la possibilità che le chiavi di attivazione siano uno strumento utilizzato per impedire la vendita dei giochi in diversi stati membri;
  • l’inclusione di restrizioni nei contratti sottoscritti da tre dei publisher citati (Bandai Namco, Focus Home, Koch Media e ZeniMax) con piattaforme diverse da Valve per impedire la vendita dei titoli in stati membri diversi da quelli specificati.

L’indagine proseguirà in seguito alla comunicazione odierna. Se confermate, le pratiche in esame costituirebbero una violazione dell’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea che vieta la costituzione di accordi dannosi ai fini della concorrenza.

La scheda di Jurassic World Evolution su Steam

Anche per il cloud gaming

Una doverosa precisazione: quella relativa ai videogiochi è una delle (poche) categorie specificate dalla Commissione Europea come non oggetto della normativa introdotta a dicembre, per motivi legati al copyright. Potrebbe essere questa una delle ragioni da far valere, per Valve e i cinque publisher, di fronte alle accuse mosse.

Se ne parlerà ancora a breve, considerando l’entrata in scena nei prossimi mesi di piattaforme dedicate al cloud gaming come Stadia di Google e xCloud di Microsoft. Anche PlayStation Now di Sony, già accessibile, risulta al momento disponibile in 19 paesi europei, ma non in tutti gli stati membri. In ogni caso, l’offerta è di natura differente poiché si tratta di servizi che non prevedono l’acquisto dei titoli, ma una sorta di noleggio mediante la sottoscrizione di un abbonamento.

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Fonte: Commissione Europea
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