Se lavori da casa hai diritto a 5 euro in più al giorno, ma non in Italia

Germania: 5 euro in più al giorno se lavori da casa

In Germania si discute di come riconoscere a chi lavora da casa un bonus utile a coprire le spese legate allo smart working: e in Italia?
In Germania si discute di come riconoscere a chi lavora da casa un bonus utile a coprire le spese legate allo smart working: e in Italia?

La grave crisi sanitaria che in questo martoriato 2020 ha tenuto sotto scacco l’intero pianeta ha imposto un repentino cambio di abitudini anche in ambito professionale. A ciò che fino a qualche tempo fa chiamavamo telelavoro oppure lavoro da remoto abbiamo appiccicato l’etichetta decisamente più elegante di smart working, passando dall’adozione in massa di soluzioni quali Meet, Zoom o Teams basate sul cloud per rimanere connessi con i colleghi e i clienti senza uscire dalla nostra abitazione. Tutto perfetto, un passo in avanti nell’ottica dell’innovazione, un’opportunità da cogliere guardando con ottimismo a ciò che qualcuno ha iniziato a chiamare New Normality, una nuova normalità. Rimane però un semplice quesito a cui rispondere, ma che abbiamo fin qui nascosto sotto al tappeto: chi paga?

Smart working: 5 euro al giorno per i lavoratori

Una domanda che in molti si sono già posti, soprattutto fra coloro che operano con questa modalità da tempo, da ben prima che si rendesse necessaria a causa di COVID-19. Ora che il fenomeno non è più circoscritto né un’eccezione, adesso che anche le aziende dal modello di business più tradizionale iniziano a intravederne le potenzialità (e i vantaggi connessi, in primis quelli economici), la discussione non potrà nuovamente essere posticipata a lungo. In Germania ci si sta già pensando, tanto da formulare una prima proposta: un bonus da 5 euro al giorno riconosciuto a chi collabora dalle proprie mura domestiche.

A riportarlo è il quotidiano FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung) citando un accordo che parrebbe già siglato tra SPD e CSU. La misura potrebbe essere presto introdotta col placet di Angela Merkel, rendendo così il governo tedesco il primo a muoversi in questa direzione. Potranno e dovranno seguire gli altri, Italia compresa.

A Berlino il termine smart working non viene impiegato per descrivere il lavoro da casa in relazione alla misura discussa: si preferisce home office. Un distinguo corretto e condivisibile, poiché solo nel momento in cui le soluzioni adottate sono davvero smart si può parlare di una dinamica intelligente e virtuosa per entrambe le parti in causa.

Ad ogni modo i termini per l’erogazione del contributo sono ancora da stabilire. La proposta avanzata prevede che il bonus possa essere riconosciuto per un massimo di 100 giorni all’anno (dunque non oltre il tetto dei 500 euro complessivi), mentre qualcuno chiede di innalzare la soglia fino a 120 giorni.

C’è però anche chi si muove nella direzione esattamente opposta. Rimanendo in Germania, la Deutsche Bank ha lanciato l’idea di tassare i lavoratori ritenendo la collaborazione da casa un privilegio e non un onere, forse non considerando le spese legate tra le altre cose alla connessione nonché all’acquisto e all’utilizzo dei dispositivi nei casi in cui non è il datore a fornirli.

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