Google: la musica in streaming non soffocherà gli acquisti

I due modelli possono convivere, secondo i numeri di Mountain View basati sui download e gli abbonamenti di Play Music. Ai tempi della corsa allo streaming, YouTube Music Key cambierà gli equilibri di Google?

Roma – Il terremoto originato dall’avvento dei servizi di streaming non crea sconquasso presso tutte le piattaforme dedicate all’acquisto di musica digitale: Google, che offre dal 2013 il servizio di streaming Play Music All Access, pronto ad integrarsi nell’offerta di YouTube Music Key , e che può soppesare le tendenze sulla base dei propri dati relativi ai download dell’offerta di Play Music, afferma di non percepire i turbamenti che stanno mobilitando gli operatori di settore nella corsa allo streaming.

Se è vero che i numeri del mercato della musica digitale stanno iniziando a pendere a favore dello streaming e di un modello di fruizione della musica basato sul consumo piuttosto che sul possesso, la dirigente della divisione Global Music Partnerships di Google, Zehavah Levine, disegna una quadro meno radicale: “Non crescono solo i sottoscrittori di abbonamenti – ha dichiarato nel corso di un’intervista rilasciata a Techcrunch – ma crescono anche i numeri dei nostri download nonostante i trend in atto sul mercato”.

Levine illustra le proporzioni tra i due servizi imitandosi a spiegare che lo scorso anno il 67 per cento del fatturato in ambito musicale è stato rappresentato dai download, non spiega se i successi dei download siano determinati da uno zoccolo duro di appassionati o se la loro crescita sia determinata da un diffuso interesse da parte di tutti gli utenti, né se i download premino particolari categorie di opere. Raffigura però la posizione di Google spiegando che, fra coloro che si sono abbonati a Play Music All Access, sono di più gli utenti che hanno cominciato a comprare musica dopo essersi registrati al servizio di streaming rispetto a coloro che hanno smesso di acquistare musica dopo essersi abbonati. “Non c’è cannibalizzazione” tra i due diversi tipi di fruizione, sostiene Levine, “c’è spazio per entrambi”.

Ma Google rappresenta un soggetto del tutto particolare sul mercato: rispetto ad attori come Apple detiene il vantaggio di poter contare contemporaneamente su un servizio di download e un servizio di streaming, oltre al magmatico contenitore di musica rappresentato da YouTube, e il potere totalizzante della propria presenza in Rete non consente di confrontare la sua iniziativa musicale con altri operatori che si muovono nel solo mercato musicale. Tuttavia, lo ha spiegato la stessa dirigente di Google, lo streaming diventa profittevole solo se declinato su larga scala e Mountain View, proprio come Apple con Beats e proprio come SoundCloud , da tempo si sta attrezzando per proporre lo streaming in grande stile e per concretizzare le enormi potenzialità musicali della propria piattaforma di videosharing: in parallelo alla riorganizzazione dell’offerta musicale gratuita di YouTube, ha appena lanciato YouTube Music Key, proposta su abbonamento che si combinerà a Play Music All Access per una fruizione di contenuti audio e video capace di prestarsi a una fruizione meno macchinosa e più fluida rispetto a quella del Tubo.

Anche uno degli ostacoli principali al lancio del servizio, vale a dire la ferma opposizione delle etichette indie, che rivendicano eque retribuzioni per l’utilizzo delle opere, sembra essere stato scavalcato: secondo indiscrezioni raccolte dal Financial Time alla vigilia del lancio di YouTube Music Key, Merlin avrebbe strappato a Google un accordo più favorevole di quello che le era stato sottoposto nei mesi scorsi. La Grande G ha dunque ceduto laddove sembrava incrollabile , a dimostrazione della urgenza con cui ha perseguito l’allineamento con la concorrenza degli altri importanti fornitori di musica a consumo.

Solo dopo il rodaggio di YouTube Music Key si potranno verificare le previsioni di Levine, e si potrà osservare se il nuovo servizio rosicchierà la base di utenza che ora spende per acquistare la musica con la mediazione di Google Play. Mountain View per ora mostra di non temere per il mercato dei download: la dirigente spiega che per solleticare l’interesse degli utenti è possibile proporre certe offerte premium, così come è nei programmi di Apple , quali formati di alta qualità, probabilmente capaci di far pendere la scelta dei musicofili verso il possesso della musica e invitarla a non limitarsi al semplice consumo.

Gaia Bottà

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  • massimowski scrive:
    Sempre lo stesso problema
    Minischeda raspberry-style, ma x86. Bene.La compatibilità con Windows e DOS, bene.Però 200 euro contro i 30 del Pi. Inoltre:Windows XP non è più disponibile; seven vuole due giga, e qui ce n'è solo uno. Metterci il DOS? E dover reinventare la ruota da zero, visto che le librerie sotto DOS sono rimaste quelle del tempo di Noé?A questo punto meglio metterci una distro Linux che almeno c'è tutto quello che serve come sviluppo software... ma se devo metterci Linux, a pensarci bene non mi serve manco che sia x86... bah, meglio risparmiare 170 sacchi e prendermi un PI...Io non so perché le micro-board x86 abbiano questi prezzi, ma se non riescono ad abbassarli di brutto non credo che sfonderanno mai. E poi: compatibili? Siamo sicuri?? A parte la poca RAM, con un hardware tanto particolare io non sono per niente sicuro che windows (qualunque versione) ci giri bene sopra: IMHO darà dei problemi.
    • Free Climber scrive:
      Re: Sempre lo stesso problema
      - Scritto da: massimowski
      Minischeda raspberry-style, ma x86. Bene.
      La compatibilità con Windows e DOS, bene.

      Però 200 euro contro i 30 del Pi. Inoltre:
      Windows XP non è più disponibile; seven vuole due
      giga, e qui ce n'è solo uno. Metterci il DOS? E
      dover reinventare la ruota da zero, visto che le
      librerie sotto DOS sono rimaste quelle del tempo
      di
      Noé?

      A questo punto meglio metterci una distro Linux
      che almeno c'è tutto quello che serve come
      sviluppo software... ma se devo metterci Linux, a
      pensarci bene non mi serve manco che sia x86...
      bah, meglio risparmiare 170 sacchi e prendermi un
      PI...

      Io non so perché le micro-board x86 abbiano
      questi prezzi, ma se non riescono ad abbassarli
      di brutto non credo che sfonderanno mai.


      E poi: compatibili? Siamo sicuri?? A parte la
      poca RAM, con un hardware tanto particolare io
      non sono per niente sicuro che windows (qualunque
      versione) ci giri bene sopra: IMHO darà dei
      problemi.Concordo il problema è sempre il prezzo per gli x86 se si parla di devboardper 200dollari paradossalmente prendo lo zotac zbox pi320.
  • maxsix scrive:
    Non male
    Però la differenza di prezzo è un po' troppa, e il cantinaro amico di gigi qui sostiene che con quei soldi si fa di meglio con un assemblato, cacciavite a stella e pane, amore e fantasia.Gli devo credere?
    • bubba scrive:
      Re: Non male
      - Scritto da: maxsix
      Però la differenza di prezzo è un po' troppa, e
      il cantinaro amico di gigi qui sostiene che con
      quei soldi si fa di meglio con un assemblato,
      cacciavite a stella e pane, amore e
      fantasia.

      Gli devo credere?se e' un cantinaro serio, probabilmente e' mejo se prende la intel edison, SENZA frizzi e lazzi... che gli viene 50-60$/eu. (il target/scopi della board son cmq diverso ... )
    • FreeBSD scrive:
      Re: Non male
      Io non vedo i sistemi SoC come concorrenti ai tradizionali PC e server.SoC è un'evoluzione dei microcontrollori o se vuoi una involuzione dei microproXXXXXri. Sistemi as is non espandibili e di performance moolto limitate.Poi mi sembra evidente che con 200 Euro non ci prendi nemmeno mezza scheda madre di qualità, o alternativamente un quarto di solo una delle 4 CPU che ci vanno sulla scheda madre di prima. Se punti a un PC Desktop trovi di sicuro qualcosa di usato o rigenerato o di nuovo e scadente.Un SoC x86 puo' andare per sostituire quei sistemi che puoi fare con ARM o che si facevano col MIPS. Con tutta la linea di vantaggi e svantaggi che un x86 si porta dietro, dalla compatibilità di applicazioni alle prestazioni ai consumi.Eppure personalmente trovo questi sistemi embedded su x86 del tutto inutili. Non sono né carne né pesce.Per sistemi dove c'è una singola micro applicazione da eseguire (tipico dei piccoli sistemi embedded indipendenti) dove non serve nemmeno un OS un microcontrollore è più veloce, meno costoso e consuma meno. Se serve un OS e hai uno o più programmi da eseguire un ARM o MIPS vanno bene: più ram, costi ridotti, consumi ridotti, hardware con supporto feature extra (network ethernet wifi ecc..) alla portata di tutti, però prestazioni scarse per essere dei RISC puri nonostante la propaganda pro-ARM. Se usi x86/AMD64 è perché ti serve una CPU general purpose full-featured con una grande potenza di calcolo. Quindi un sistema x86 SoC che nasce tutto dall'idea di essere un sistema limitato e confinato in sé solo per fare 2 cosette da nulla è inutile per qualsiasi cosa. Tanto vale per un embedded prefabbricato usare il Raspberry Pi cioè un ARM. Oppure se vuoi un x86 è meglio il sistema x86 tradizionale e ci fai quello che vuoi senza tanti limiti.
      • msfan scrive:
        Re: Non male
        - Scritto da: FreeBSD
        Io non vedo i sistemi SoC come concorrenti ai
        tradizionali PC e
        server.ma infatti se lo chiedi a lui, saranno i pad a distruggere pc, notebook, server, supercomputerp.s. ovviamente tutti ipad (rotfl)
    • bla scrive:
      Re: Non male
      - Scritto da: maxsix
      Però la differenza di prezzo è un po' troppa, e
      il cantinaro amico di gigi qui sostiene che con
      quei soldi si fa di meglio con un assemblato,
      cacciavite a stella e pane, amore e
      fantasia.

      Gli devo credere?pussa via non hai la competenza per capire di cosa parla l'articolo :)
    • Sigmund scrive:
      Re: Non male
      - Scritto da: maxsix
      Però la differenza di prezzo è un po' troppa, e
      il cantinaro amico di gigi qui sostiene che con
      quei soldi si fa di meglio con un assemblato,
      cacciavite a stella e pane, amore e
      fantasia.

      Gli devo credere?Ok, abbiamo capito che sei un cantinaro e quello che hai espresso sui cantinari in realtà è la vocina del tuo preconscio: in realtà il giocattolo è caro per i tuoi gusti.
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