Google, Microsoft e Intel nel mirino degli antitrust

Mountain View è sotto stretta osservazione negli USA, e Redmond consiglia all'UE di vigilare anche sulla posizione del suo concorrente. Nel mentre Intel si preparerebbe a ricevere una mazzata a dir poco clamorosa in Europa
Mountain View è sotto stretta osservazione negli USA, e Redmond consiglia all'UE di vigilare anche sulla posizione del suo concorrente. Nel mentre Intel si preparerebbe a ricevere una mazzata a dir poco clamorosa in Europa

Roma – Nubi scure si ammassano all’orizzonte per i più attivi operatori del mercato tecnologico e informatico: su entrambe le sponde dell’Atlantico le autorità antitrust sono in piena attività nella loro azione di analisi, osservazione e, se occorrerà, di contenimento di comportamenti incompatibili con i principi del libero mercato. E se contenimento ci sarà ci saranno multa, che promettono di essere tutto fuorché simboliche.

A Bruxelles e a Washington le autorità di garanzia sono una cosa seria, e quando colpiscono fanno parecchio male anche al più gigantesco dei colossi: l’infinita vicenda che vede contrapposti UE e Intel si avvia alla sua conclusione, e tutto lascia presagire che a Santa Clara verrà presentato un conto salatissimo da pagare per pratiche giudicate anticompetitive.

Questa settimana il Commissario Europeo per la Concorrenza Neelie Kroes presenterà la decisione finale della Commissione: sarà una decisione dura considerando che si prevede una multa e Kroes potrebbe permettersi di sanzionare Intel per un decimo del giro d’affari annuale della multinazionale vale a dire 3,8 miliardi di dollari, un nuovo record che batterebbe di molte lunghezze la precedente stangata su Microsoft da 1,35 miliardi (di euro).

La Commissione con Intel ci andrà giù duro, come dura era d’altronde stata la risposta nei confronti della precedente richiesta del chipmaker di avere più tempo per rispondere alle obiezioni europee, richiesta poi rifiutata. Se la multa sarà confermata, AMD potrà dichiararsi soddisfatta e Intel sarà costretta non solo a pagare una quantità enorme di quattrini ma anche e soprattutto a modificare il suo approccio al mercato, i contratti con i fornitori e più in generale il modo di operare sin qui seguito nel Vecchio Continente.

Intel rischia grosso in Europa, mentre su Microsoft non si sono ancora chiusi i giochi: la decisione sulla presunta posizione monopolistica di Redmond nel mercato del browser web è attesa per il 3-5 giugno, e tra i punti trattati dalla risposta dell’azienda alle accuse della Commissione c’è la dubbia legalità di un’eventuale obbligo a fornire un software di rete “alternativo” a Internet Explorer preinstallato in Windows, una scelta che a detta di Microsoft potrebbe non già sanzionare bensì favorire posizioni monopolistiche nel settore, giacché due dei suoi principali competitor , Opera e Mozilla, hanno stretto accordi con Google per la scelta del motore di ricerca di default del browser.

La situazione potrebbe ulteriormente peggiorare, suggerisce Microsoft all’Europa, se Google stringesse accordi con i produttori OEM come si prevede possa fare in qualsiasi momento. Microsoft chiede insomma alla Commissione di posare il suo sguardo anche su quello che combina Mountain View , che già nelle parole di Ballmer era stato definito un gigante inarrivabile nel business di rete, il cui aumento di market share non potrebbe certo non impattare sul libero mercato.

D’altronde Google è un “osservato speciale” al di là dell’oceano, e la FTC già indaga sui legami tra Apple e Google e la relativa compresenza di Eric Schmidt nei consigli di amministrazione delle due aziende. Se la Commissione Europea tenesse in debita considerazione le affermazioni di Microsoft, è verosimile che dopo Microsoft e Intel l’antitrust di Bruxelles potrebbe decidere di fare le pulci anche agli uffici del Googleplex.

Alfonso Maruccia

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11 05 2009
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