Google, non essere sessista

L'algoritmo per proporre pubblicità su misura presenta le offerte di lavoro più remunerative agli utenti di sesso maschile. Asseconda indirettamente gli stereotipi di genere o si limita a rispecchiarli?

Roma – Google mostra agli uomini advertising che invece non propone alle donne: l’accusa di sessismo è dietro l’angolo, dal momento che le offerte più interessanti sono indirizzate agli utenti di sesso maschile.

In particolare, le donne alla ricerca di lavoro avranno molte meno possibilità di visualizzare tra le inserzioni dell’advertising Google offerte di lavoro remunerative e di alto profilo rispetto ai colleghi maschi, se avranno specificato il sesso al momento delle impostazioni di profilo del loro account per l’advertising. A riferirlo è uno studio condotto dai ricercatori della Carnegie Mellon University, che per monitorare le capacità di profilazione di Google e le sue politiche legate all’Ad Setting ha sviluppato AdFisher, uno strumento automatico che esplora le intersezioni tra i comportamenti degli utenti online e l’advertising di Mountain View .

Tra le situazioni individuate dagli studiosi vi è, in particolare, una certa libertà di manovra al momento di compiere le scelte delle inserzioni mostrate ai singoli utenti e quella che sembra configurarsi come una discriminazione di genere: gli annunci di lavoro particolarmente remunerativi appaiono più facilmente sugli schermi degli utenti maschi.

Secondo i commentatori, si tratta dell’indizio di un’impostazione etica che svaluta il ruolo della donna all’interno della società. Una visione che separa tra ruolo delle donne e degli uomini che incidentalmente si riflette nelle statistiche di impiego a Mountain View.

Per il momento Google non ha commentato direttamente la questione, ma in seguito alla divulgazione dei risultati della ricerca ha introdotto un disclaimer alla pagina delle impostazioni del suo advertising, nel quale si legge che tale parametro influenzerà solo le inserzioni visualizzate in base ai dati di Google e non quelle supportate da quelli raccolti dagli inserzionisti.

D’altra parte, le statistiche mostrano come il lavoro delle donne sia ancora valutato meno dal mercato, su cui grava ancora il peso della discriminazione di genere compiuta dalla società: Google, che nella sua raccolta costante di dati ed informazioni della società restituisce il riflesso, finisce solo per rappresentare questa situazione.

Claudio Tamburrino

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