HP e i supercomputer raffreddati a liquido

Il colosso statunitense presenta una nuova linea di sistemi HPC parlando di efficienza energetica superiore e potenza da vendere. L'ideale - per l'azienda - sarebbe costruirci sopra un po' di supercomputer da competizione, suggerisce HP

Roma – Hewlett-Packard si dà ai supercomputer e al mercato HPC (High Performance Computing) con la nuova linea di sistemi Apollo 8000, una tecnologia che stando a quanto sostiene la corporation è molto più efficiente nella dissipazione termica grazie al raffreddamento a liquido con acqua trattata.

I server Apollo 8000 usano un sistema di raffreddamento “dry-disconnect”, dove le condutture sigillate deputate al trasporto dell’acqua sono a diretto contatto con le CPU del sistema per un’efficienza – sostiene HP – 1.000 volte superiore rispetto al raffreddamento ad aria .

I processori adottati da HP per i sistemi Apollo 8000 sono – prevedibilmente – CPU x86 Xeon prodotte da Intel, e grazie al raffreddamento a liquido la corporation è riuscita a compattare ben 144 server in un singolo rack con fabbisogno energetico da 80kw.

La serie Apollo 8000 è il risultato delle ricerche condotte da HP nell’ambito del progetto pilota “Peregrine” assieme al National Renewable Energy Lab (NREL) statunitense, mentre i singoli componenti del sistema includono il rack HP Apollo f8000, una Cooling Distribution Unit (iCDU) “intelligente”, il server HP ProLiant XL730f, e uno o più switch HP InfiniBand. L’arrivo di Apollo 8000 (o la meno performante serie Apollo 6000, raffreddata ad aria) sul mercato è previsto per l’ultimo trimestre del 2014.

Alfonso Maruccia

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